Luciana Rinaldi
Bra: Palazzo di Città : stato di fatto, cronologia dei principali interventi edilizi e analisi delle più significative situazioni di degrado.
Rel. Maria Ida Cametti, Francesco Bonamico. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2009
Abstract
PREMESSA METODOLOGICA
Vivere a Bra, essersi la mia famiglia stabilita qui da molte generazioni hanno fatto in modo che, l'interesse per quella che è la "Casa di tutti", diventasse l'oggetto della presente tesi di laurea. Non solo, anche uno stage in tempi remoti all'ufficio anagrafe nonché una frequentazione, per motivi di lavoro, dell'ufficio tecnico e urbanistico, hanno accresciuto la curiosità per la conoscenza della storia di Bra e del suo edificio più rappresentativo. Inoltre ci sono motivi, oggettivamente qualificabili, per cui si è arrivati a questo risultato: è il caso di rivolgersi a tutti gli studi relativi al Palazzo Comunale, che pur essendo numerosi, sono frammentari e trattano, o solo alcune fasi temporali, o solo alcuni aspetti dell'edificio. Con il presente lavoro si intende verificare gli eventi accaduti all'edificio simbolo della Città di Bra, dal medioevo all'epoca moderna; portare alla luce gli eventi non ancora conosciuti; chiarirne altri per tracciare una sorta di storia delle principali fasi edilizie del palazzo.
Luogo privilegiato per il reperimento delle fonti documentarie è stato l'Archivio Storico Comunale di Bra. Quivi in particolare sono stati analizzati i Fondi relativi agli Ordinati Civici per le annate dal 1539 al 1896. Molte notizie, legate a motivi giuridici, sono state dedotte dal fondo Cause e liti. Altre ancora, di tipologia amministrativa, sono derivate dal Fondo Mandati e dal Fondo Conti esattoriali. Né vanno dimenticate quelle reperite nel Fondo Lavori pubblici, che indicano con certezza ciò che è stato realizzato.
Fin dal principio, l'oggetto dell'approfondimento della tesi è stato il progetto dell'ampliamento della Casa della Comunità, redatto dall'architetto Bernardo Antonio Vittone nel 1730. Questo, già nell'Archivio Comunale di Bra sicuramente fino al 1947, fu infatti pubblicato da Carlo Brayda in quell' annoi, anche se purtroppo monco di legenda e di note. Poi, l'originale è andato disperso e allora, per proseguire l'indagine, si è cercata la copia appartenente all'autore. Si è così sondata la fototeca del G.A.M. a Torino, per il Fondo Vittone, che raccoglie la maggior parte della produzione grafica dell'omonimo architetto, si sono seguite le obbligatorie procedure elettroniche per la ricerca, ma il personale addetto ha comunicato che il risultato era negativo. Consigliati dalla stessa responsabile di Palazzo Madama, dott. Stefania
Capraro, che gestisce il patrimonio grafico contenuto nella fototeca del G.A.M., si è verificata la presenza del disegno in questione all'Archivio Storico della città di Torino, nella Collezione Simeom, per la sezione ID, purtroppo anche qui con risultato negativo. Si è spostata poi l'attenzione sulla Biblioteca Reale, pensando che l'ambìto disegno potesse trovarsi in una delle sue raccolte; nella Raccolta D non c'era nulla di Vittone, nella Raccolta Saluzzo si sono trovate le esercitazioni eseguite dall'architetto all'Accademia di San Luca a Roma, ma nemmeno lì è presente l'oggetto della ricerca. Il progetto di questa opera giovanile del Vittone sembra sparito nel nulla e senza lasciare alcuna traccia.
A questo punto si è tentato di rinvenire la documentazione archivistica della corrispondenza dell'amministrazione braidese intercorsa con l'Intendente di provincia di Alba, di cui allora Bra faceva parte. Era importante poterla consultare perché, essendo l'intendente la figura che autorizzava le opere pubbliche e i finanziamenti per esse, avrebbe dato una serie di indicazioni utili e chiarificatrici per la ricerca. Tale documentazione è mancante sino al 1814 e i funzionari dell'Archivio di Stato di Cuneo, a cui ci si è rivolti, non sono stati in grado di indicare dove fosse reperibile. Si è venuti poi a conoscenza che Bra, dal 1723 al 1749, faceva parte della provincia di Mondovì4 e anche in questo caso mancano i riferimenti archivistici fino a tutto il 1814. Mossi dal dubbio che potesse essere stata lasciata nella città monregalese, si è provato a cercare la documentazione direttamente alla fonte. Il responsabile dell'archivio storico di Mondovì, Alessandro Bracco, è stato categorico: <Non c'è niente a riguardo> e anche il prof. Giancarlo Comino ha confermato che in quell'archivio non c'è nulla relativo alla città di Bra ed ai rapporti con l'intendente di provincia, perché li aveva già cercati lui senza alcun risultato. Si è contattato anche l'archivista di Cherasco, il quale ha chiarito che in quel periodo, la corrispondenza in arrivo veniva eliminata ed è per questa ragione che non c'è più traccia di quanto che si è cercato. Si è allora verificato all'Archivio di Stato a Torino la corrispondenza negli anni 1730 e 1731 tra l'Inten lente di Mondovì, Carlo Benedicti e la Corte dei Conti, e qui in una letterati egli spiegava che doveva posticipare una visita a Bra, ma nulla di più.
Considerando che, non sono stati fruttuosi i tentativi di ricerca del progetto vittoniano e delle scritture dell'Intendente, ci siamo basati sulle notizie recuperate all'ASC Bra di cui sopra. La trascrizione degli ordinati relativi ai diversi eventi edilizi del Palazzo Comunale e lo studio delle carte del faldone degli atti della causa tra l'ammistrazione comunale e la famiglia Valfrè, sono state operazioni necessarie per trovare informazioni utili a ricostruire la distribuzione planimetrica prima e dopo l'intervento vittoniano. La lettura degli Statuti di Bra dal 1356 al 13888 e la traduzione del manoscritto del canonico Giovanni Battista Bonino, sono state utilizzate per poter formulare ipotesi relative alla collocazione spaziale della Domus Comunis dal XIV al XVII secolo. L'impiego di fonti letterarie di storia, di architettura e di politica amministrativa ha consentito di delineare i contesti in cui sono avvenute le diverse vicende che hanno caratterizzato le trasformazioni del Palazzo di Città di Bra. Quello che fu il Palazzo del Pretore o Podestà, divenuto poi la Casa della Comunità e fino a diventare, oggi, il Palazzo Comunale, con passare dei secoli, si è trovato sempre nello stesso sito. Visto che l'edificio ha subito ricostruzioni, ampliamenti e poi ancora nuove plasmazioni porta in sè traccia di tutte le azioni e quindi le informazioni che si cercano.
Il lavoro dello storico è quello di scovare indizi, unirli, contestualizzarli, compararli, destrutturarli, rileggerli e infine... "trovare il colpevole". Certo, si deve trovare chi ha causato tali cambiamenti, per quali motivi, qual è il significato e quali conseguenze ha avuto sulla comunità di Bra. E per capire le mosse del "colpevole", che tornerà sulla scena del delitto almeno una volta per il collaudo, dobbiamo capire l'ambito storico in cui vive oltre l'ambiente di lavoro, ciò a cui si ispira e le sue ambizioni.
Lo storico è un buon Sherlock Holms se ha intuizione, tanta pazienza oltre ad una gran dose di fortuna, ma alla base di tutto ci dev'essere una metodologia scientifica!
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