Fabrizio Loretto
Una nuova legge per il governo del territorio del Piemonte : la copianificazione come metodo del nuovo pianificare : la perequazione come strumento operativo del piano.
Rel. Carlo Alberto Barbieri. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Ambientale, 2009
Abstract
La Tesi si prefigge di studiare la proposta di nuova Legge regionale per il Governo del Territorio del Piemonte (ddl. 488), analizzando le motivazioni che rendono necessaria l'approvazione di una Legge che sostituisca la 56/77, (la "Legge Astengo'), confrontando quest'ultima e la nuova proposta sia in termini di principi e finalità che in termini di contenuti, strumenti urbanistici e metodologie.
La scelta di affrontare ed approfondire questa tematica è emersa, accrescendosi via via, durante il percorso di studi del Corso di l,aure:I in Pianificazione Territoriale, Urbanistica ed Ambientale (sia di primo livello che magistrale), sviluppato presso la Facoltà di Architettura II del Politecnico di Torino. Le esperienze maturate inoltre durante lo svolgimento dei due tirocini operativi, il primo presso il Comune di Asti, il secondo presso il Comune di Torino, hanno contribuito anch'esse a consolidare l'interesse per la tematica trattata.
La Tesi è articolata in tre parti:
- la prima volta ad affrontare, sia in termini generali che di analisi dettagliata, il contesto ed i contenuti della proposta di nuova Legge per il governo del territorio del Piemonte;
- la seconda, invece, con l'obiettivo di approfondire il tema della
Copianificazione, intendendolo quale metodo necessario del pianificare;
- la terza parte volta a dimostrare e far emergere il metodo perequativo
quale principale strumento operativo del piano.
INTRODUZIONE
Gli ultimi 15 anni sono stati caratterizzati dall'adozione, anche se solo per alcune Regioni, di una seconda e (dopo la modifica del Titolo V della Costituzione nel 2001) di una terza generazione delle Leggi regionali in materia urbanistica e territoriale, che ha tentato di superare, ancor più di quanto non fosse accaduto con le leggi di prima generazione (circa venti anni prima), la vecchia Legge urbanistica nazionale (Legge 1150/42), proponendo alcune indispensabili innovazioni, ormai mature nel mondo disciplinare e amministrativo, che a livello di legislazione nazionale non si sono sapute ancora affrontare.
Seppure non siano infatti mancate a livello statale numerose ed articolate proposte di nuova Legge nazionale, contenenti aspetti spesso interessanti, provenienti da diversi schieramenti politici, ma anche dall'INU stesso, non si è ancora "archiviata" la vecchia Legge 1150/42, ormai generalmente ritenuta inadeguata al proprio ruolo, in funzione dei contenuti, delle modalità, e della concezione stessa dei rapporti tra i soggetti istituzionali (la forma stessa dello Stato, che è passato da monarchia/dittatura a repubblica democratica parlamentare e profilo di Welfare state, l'organizzazione amministrativa degli enti, che non è più centralista e centralizzata, la maggior rapidità dei cambiamenti della vita urbana rispetto ad un tempo, che richiede una maggior flessibilità degli strumenti urbanistici).
Le suddette nuove leggi regionali, alle quali è interamente dedicato il capitolo 3 (e parte del capitolo 6, relativamente alle Conferenze di Pianificazione) della Tesi di laurea, hanno in particolare sviluppato due contenuti principali:
-la riforma (anche procedurale) del piano comunale, con la definizione delle due componenti strutturale e operativa (in molti casi anche una componente regolativi riferita alla città esistente), la prima,
volta ad individuare i principi guida della trasformazione del territorio, avente validità almeno decennale, la seconda tendenzialmente correlata al mandato delle amministrazioni locali e volta alla realizzazione ed all'applicazione delle linee guida del piano strutturale;
-la disciplina della pianificazione provinciale, in attuazione appunto della Legge 142/90; quest'ultimo aspetto riguarda in vario modo la maggioranza delle Regioni, con alcune eccezioni assai rilevanti come il Piemonte e la Lombardia, che invece nel passato avevano sperimentato la pianificazione sub-regionale con l'esperienza dei Comprensori.
La Legge Regionale piemontese attualmente in vigore, ossia la cosiddetta Legge Astengo del 1977, tra le più avanzate al momento della sua promulgazione, è stata un'ottima Legge di prima generagione, riformista della suddetta Legge Nazionale del 1942 (e delle successive modificazioni, sino alla cosiddetta Legge ponte del 1967 e successivo decreto interministeriale del 1968 sugli standard urbanistici.
Nonostante negli anni si siano susseguite costanti modifiche ed integrazioni, la Lur 56/77 si presenta inadeguata al recepimento di ulteriori modifiche, in funzione dei cambiamenti legislativi nazionali nonché del contesto generale. In particolare, già dal momento in cui si presentò la necessità di dover recepire i principi della sussidiarietà e il federalismo amministrativo (in seguito alle riforme Bassanini del 1997-1998), fu condivisa la necessità di un progetto legislativo di
nuova generazione.
La strada pertanto scelta dalla Regione è stata quella di provvedere all'elaborazione di una Legge completamente nuova, che non fosse soltanto un maquillage della 56, ma che si presentasse organica e strutturata, anche in relazione alle intercorse modifiche del Titolo V della Costituzione, che hanno determinato l'introduzione del concetto di governo del territorio in sostituzione del termine urbanistica. Il passaggio infatti dall'urbanistica, intesa nella sua accezione tradizionale, al Governo del Territorio, come si vedrà in modo dettagliato nel successivo paragrafo '1.1, non è infatti soltanto una variazione di tipo nominale, ma un cambiamento reale, significativo ed imprescindibile della concezione stessa di pianificazione e governance territoriale.
La Tesi (condividendo l'impostazione della futura Legge piemontese) intende quindi sostenere la necessità di questa nuova visione del territorio, che perciò non deve essere soltanto rigidamente regolato e gerarchicamente strutturato, ma deve invece essere governato in modo processuale, cooperativo, negoziale e condiviso, basandosi sul principio della sussidiarietà e superando le frammentazioni delle pianificazioni settoriali.
Obiettivo della Tesi è pertanto esplicitare e sostanziare la necessaria adozione di metodi e strumenti adeguati per perseguire la finalità di un Governo del Territorio condiviso ed adeguato alle esigenze di sviluppo delle popolazioni, tenendo in conto e valorizzando però il paesaggio e l'ambiente (da considerarsi in modo unitario e complementare rispetto al territorio). Si ritiene quindi che il Governo del Territorio per dimostrarsi efficacie ed efficiente debba basarsi:
-sulla copianificazione, da ritenersi il metodo necessario della nuova concezione del pianificare (in funzione del governo del territorio), che tenga conto, in modo paritetico, dei pareri, dei contributi, delle specificità e delle competenze di tutti i soggetti interessati e che sia in grado di valorizzare ed integrare i contributi settoriali e specialistici delle diverse discipline materie che incidono sulla gestione del territorio;
-sulla perequazione, intesa come principale e possibile strumento operativo del piano, in funzione (lei superamento di (lite problematiche tipiche del processo attuativo tipico dell'urbanistica tradizionale: da un Iato la disparità di trattamento dei proprietari dei terreni in funzione della destinazione d'uso privata o pubblica; dall 'altra l'inapplicabilità dell'istituto dell'esproprio per l'acquisizione delle aree destinate a servizi in funzione delle varie sentenze della Corte Costituzionale relative a tempistiche e indennizzi economici.
Relatori
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