L'Architettura tra coscienza e immaginazione
Simona Rizzo
L'Architettura tra coscienza e immaginazione.
Rel. Piegiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2004
Abstract
Nella prima parte della tesi si è messo in evidenza come spesso i numeri e la matematica possano contribuire alla comprensione di certi aspetti della realtà che sono, o sembrano lontani dalla scienza. In particolare si è rilevato che la sezione aurea, numero molto speciale e per certi versi misterioso, è rintracciabile in realtà molto differenti tra loro. La disposizione dei petali di una rosa, il celebre "Sacramento dell'Ultima Cena" di Salvador Dalì, la spirale di alcune conchiglie, le Modulor di Le Corbusier condividono un numero, una proporzione geometrica, noti sin dai Pitagorici e designati nell'Ottocento con una serie di definizioni che alludono all'oro, simbolo di ciò che è nobile, inalterabile e prezioso: "numero aureo", "rapporto aureo"e "sezione aurea".
Ampliando il concetto di armonia nelle proporzioni architettoniche, in Tracciati armonici (Capitolo 2), attraverso il pensiero dei due filosofi greci del VI sec A.C: Pitagora e Fiatone, si approda alla definizione di alcuni principi universali che indicano la via dell'Armonia.
Gli stessi principi diventano i criteri compositivi di ogni genere d'arte: in pittura, in scultura, in poesia come in architettura e in musica.
In epoca medievale, Sant'Agostino, partendo proprio dallo studio delle opere dei pitagorici e di Fiatone, approfondisce lo stretto legame tra architettura e musica. Egli le intende come espressioni "sorelle" entrambe generate dal "numero" e aventi pari dignità, giacché "l'architettura rispecchia l'etema armonia, così come la musica la riecheggia".
Secondo il musicologo Marius Schneider, alcune architetture medievali, si combinano con la musica, seguendo però, percorsi differenti: è il caso di due chiostri catalani romanici del XII secolo. San Cugat e la Cattedrale di Gerona. Partendo dalla suggestiva tesi di
Schneider, i due chiostri sarebbero animati da raffigurazioni in pietra di animali che avrebbero una funzione non soltanto simbolica, ma sarebbero le note di uno spartito di cui la cattedrale stessa è il canto perenne.
Operando un notevole salto temporale in avanti, il tema del terzo capitolo è l'incredibile esperienza del padiglione Philips all'Expo di Bruxelles del 1958. Prima architettura multimediale, il padiglione diventa uno dei più singolari «oggetti a reazione poetica» ideati da Le Corbusier. Importante passo in avanti nella ricerca di una forma d'arte totale, segreto obiettivo della ricerca lecorbuseriana, il padiglione Philips diventa occasione di ricerca, luogo di contatto tra coscienza e immaginazione, sovrapposizione di musica e architettura, in una sostanziale identificazione dello spazio con il suono.
Concludendo, un capitolo a parte ha meritato il tema dell'immaginazione, qui pensata come rielaborazione creativa della realtà e in particolar modo come chiave della rilettura della produzione artistica-architettonica dell'ultima metà del secolo fino ad arrivare alle esperienze architettoniche contemporanee. Partendo dalle architetture di Terragni e di Sant'Elia e ripercorrendo il processo di progressiva materializzazione, si giunge al crescente processo di dematerializzazione in cui l'architettura contemporanea sembra oggi essere approdata. Alcuni tra i più interessanti interpreti di questo cambiamento epocale (da Toyo Ito a Zaha Hadid, passando per le transarchitetture fluide e virtuali di Marcos Novak) forniscono "immagini" e suggestioni su cui riflettere e meditare.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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