Lo scorso autunno ho avuto occasione di recarrai sul Monte Rocciamelone, in Val Susa (Torino), in compagnia di mio fratello e un'amica. Durante il cammino, nei pressi del Rifugio "Cà d'Asti", scambiammo due chiacchiere con un signore di Colonia. Il discorso si incentrò sulla passione per la montagna e sul rapporto che ognuno di noi instaura con essa: secondo il parere del turista tedesco, gli italiani prediligono giungere «il più in alto possibile con l'automobile, per poi preparare un pic-nic a pochi passi!». Sul momento nessuno di noi riuscì a controbattere e tutto si concluse con una gran risata.
Sulla strada del ritorno (lo sguardo 'rapito' dalla corona di monti biellesi in lontananza), continuai a rimuginare sull' impressione avuta dal signore tedesco nei confronti degli abitanti del Bel Paese...
Lentamente, quei pensieri si andarono a incrociare ai ricordi dei vari dibattiti organizzati in occasione del Workshop di progettazione "Winter Workshop Oropa 2007 [W207]", organizzato dal Politecnico di Torino (Dipartimento Casa-città) e tenutosi presso il Santuario di Nostra Signora di Oropa (Biella) nel febbraio 2007. Il tema che venne principalmente affrontato fu la riqualificazione del comprensorio di Oropa Sport (stazione in quota della funivia); ma altri furono presi in considerazione: la proposta di un museo della montagna, il recupero dei sentieri, il sistema degli alpeggi, ecc. Tutto ciò per sottolineare la molteplicità di aspetti caratterizzanti la Conca di Oropa (devozionali e culturali, naturali e sportivi), che hanno portato ali' istituzione della "Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Oropa" nel 2005, in seguito ali' iscrizione dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia alla Lista Mondiale UNESCO. Peculiarità non a tutti evidenti se a partire dagli anni ottanta del Novecento la montagna d'Oropa viene progressivamente abbandonata limitando l'offerta e lasciando oggi spazio esclusivamente agli sport estremi e alternativi2.
Qual è il motivo di questo abbandono? Come mai gli italiani (in questo caso i biellesi) non sentono 1' esigenza di 'andare più in là' ? Probabilmente perché è venuta a mancare nel corso degli anni un'identità culturale e territoriale3, tassello essenziale per 'leggere' un paesaggio ed essere in grado di sapersi orientare e muovere in esso.
La presente tesi indaga il caso studio della "Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte di Oropa" (Biella) proponendo un' analisi paesaggistica appositamente elaborata per interpretare i caratteri peculiari di un paesaggio montano, al fine di individuare le linee guida necessarie alla creazione di un'immagine ambientale. Quest' ultima, risulta infatti utile alla comprensione del territorio e consente di stabilire tra sé e il mondo circostante una relazione armoniosa*. L'immagine così tracciata, è fondamentale per due diversi attori coinvolti: la popolazione (che riscopre il proprio senso di appartenenza a un luogo) e i progettisti/pianificatori (come supporto valido alle azioni di tutela e valorizzazione del paesaggio).