Umberta Pansoya Di Borio
Architectural design. 1953-1964.
Rel. Michela Rosso. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2009
Abstract
Quando si parla o si discute di architettura non bisogna mai dimenticare i legami, soprattutto oggi, con le sue varie forme di rappresentazione che spesso tendono ad identificare del tutto un progetto architettonico direttamente con le sue riproduzioni.
Queste forme di rappresentazione possono essere: fotografie, riviste, esposizioni, libri, film e teorie critiche, tutti mezzi di comunicazione che ruotano attorno alla parola architettura.
Oggi molto spesso si assiste a una vera e propria sostituzione dell'oggetto architettonico in sé attraverso, per esempio, la sua riproduzione in una foto e la sua rappresentazione diventa più definitiva o nota dell'opera stessa. L'architettura tende ad essere discussa, illustrata e spiegata molto di più attraverso la sua immagine e un edificio viene così definito non solo dalla realizzazione in sé ma dall'elaborato sistema di rappresentazione dei media costruito intorno ad esso che tende a privilegiare cosa è più alla moda o le parti più evidenti e spesso più superficiali (come la facciata o una particolare vista fotografica) condizionando l'interpretazione e il valore dell'architettura stessa. E molto spesso la rappresentazione, attraverso la discussione e pubblicazione che ne segue, sorpassa l'architettura medesima influenzandone l'interpretazione e determinando implicitamente la definizione dell'opera stessa.
Diventa così oggi importante, quando si vuole parlare di architettura, l'analisi di tutte quelle forme di rappresentazione che tendono a influenzare la critica architettonica. Una di queste è il panorama giornalistico e delle riviste specializzate che hanno sempre dato un contributo importante alle discussioni e alla diffusione dell'opera architettonica.
La mia tesi si interessa al contesto giornalistico e architettonico inglese del secondo dopoguerra e cerca di indagare, attraverso la lettura analitica di una rivista nell'arco di tempo di undici anni, la "nuova avanguardia" che si sviluppa in quegli anni e che ha per un approfondimento sulle varie forme di rappresentazione in architettura si rimanda al testo 772/5 is not architecture di Kester Rattenbury. Cfr. Rattenbury 1996.
Nella lettura critica delle riviste d'architettura inglesi ci si riferisce ad un panorama molto diverso da quello italiano, quest'ultimo caratterizzato infatti da un pubblico specialistico e interessato soprattutto alla teoria e critica dell'architettura. In Inghilterra si assiste invece anche allo sviluppo di settimanali o quotidiani, come Io stesso "Architect's Journal" o il "Building Design", e di giornali non specializzati, come "The Guardian" o "The Times", volti più alla periodicità dell'informazione e alla cronaca professionale. influenzato diversi architetti che ancora oggi rivestono un ruolo importante nel panorama architettonico mondiale .
Un decennio che segue la seconda guerra mondiale, con tutti i fenomeni e le conseguenze ad essa associati, viene spesso visto nell'ambito architettonico come un periodo di transizione e superamento del cosiddetto Movimento moderno per una ricerca di nuove forme e linguaggi in architettura: il dopoguerra segna infatti la nascita di una nuova opposizione alla rigidità del Movimento moderno dell'inizio del XX secolo culminante negli anni '70 nella ricerca di più forti simbolismi sociali e storici e che in parte connoterà la cosiddetta stagione postmoderna. In questa visione, si tende però a ridurre ad un'esperienza unitaria la critica al Movimento moderno tralasciando le varie diversità e complessità che contraddistinguono tutti quei movimenti e neo-avanguardie (come il Team X, gli Archigram, il New Brutalism, i Metabolist...) che hanno avuto un ruolo fondamentale nella cultura architettonica non solo inglese negli anni '50 e '60.
Non bisogna mai dimenticare come il secondo dopoguerra, soprattutto in Europa, abbia portato a drammatiche trasformazioni culturali, sociali, economiche e politiche che si ripercuoteranno anche nell'ambito architettonico. Il periodo postbellico viene infatti segnato da una sempre più disperata difesa della democrazia, consumata dai regimi fascisti e nazisti, e in seguito sfociata nel tentativo di fermare l'espansione dell'Unione Sovietica e dell'avanzata del Comunismo, che culminerà poi nella Guerra Fredda e nella corsa agli armamenti nucleari. Questa tensione politica tra le due superpotenze mondiali, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, investirà tutta l'Europa e lascerà nei paesi in via di sviluppo, come in Africa ed in Asia, dei governi deboli e instabili che molto spesso incoraggeranno (o comunque non potranno ribellarsi) agli interventi delle superpotenze e dei loro alleati.
Nonostante questa instabilità creata dal clima politico internazionale, nell'ambito culturale si assiste a una sempre più crescente speranza in un futuro migliore aiutata dagli sviluppi tecnologici, scientifici e culturali che interessano quegli anni. Questo ottimismo è alimentato dal boom economico del dopoguerra, dalla conseguente accresciuta possibilità di scambi tra l'Europa e l'America del Nord e dall'esplosione della cosiddetta società dei consumi.
Nell'ambito architettonico si cerca di adeguarsi a questa nuova condizione attraverso l'indagine e la ricerca di un nuovo linguaggio adatto alla società sviluppatasi: ciò porterà alla nascita di una serie di dibattiti incentrati sulla direzione presa in quegli anni in architettura che si tradurrà, come scrive Sarah Williams Goldhagen, in una vera e propria anxiety tra gli architetti . Questa ansietà verso il discorso sul modernismo, secondo Goldhagen, traspare sia nel lavoro dei grandi maestri del XX secolo che, in maniera ancora più marcata, in quello delle nuove generazioni ed è determinata da una internazionalismo reso sempre più forte grazie ai frequenti viaggi, scambi di idee e di teorie, attraverso una maggiore diffusione di giornali, riviste in tutto il mondo e da una comune convinzione che il Movimento moderno non sia più sufficiente a rispondere ai nuovi atteggiamenti nella società e nella cultura del dopoguerra. Oltre che l'attenzione verso il Movimento moderno (e in particolare la ricerca di una risposta verso la sua schiacciante supremazia) l'attenzione degli architetti si volge verso l'indagine sui mezzi della comunicazione di massa, in particolare sul loro potere di influenzare la vita quotidiana, e sul nuovo ruolo assunto dagli architetti nella società.
Nella scelta della rivista ho deciso di interessarmi a quella che ha dato maggiore spazio, nell'Inghilterra di quegli anni, alla voce degli studenti e alla nuova generazione di architetti incoraggiando la polemica contro i grandi maestri del Movimento moderno: la rivista Architectural Design (d'ora in avanti AD). Si possono infatti considerare gli anni '60 come il periodo della svolta radicale nella storia delle avanguardie, periodo sottolineato soprattutto da un cambiamento all'interno dei Congrès Internationaicc d'Architecture Moderne (d'ora in avanti CIAM) e di una generale denuncia di una situazione di confusione nel campo architettonico.
La rivista AD si diffonde in questo periodo proprio grazie al suo acceso tono polemico e al suo lasciare grande spazio di espressione a queste nuove avanguardie che fino ad allora erano rimaste del tutto marginali nel panorama inglese. Il programma originario della rivista è semplice: "Mostrare la buona architettura e tentare di stimolare la riflessione sull'arte dell'architettura e sulla direzione che questa deve prendere per completare il rapido sviluppo della scienza" ; in questa frase già si nota l'accento posto sulla scienza e la fiducia nelle nuove prospettive aperte dallo sviluppo tecnologico.
Durante la redazione di Monica Pidgeon, AD cresce di popolarità ma la sua circolazione non sarà mai confrontabile rispetto alle altre grandi riviste d'architettura inglesi di quel tempo7. Pidgeon stessa ripeterà spesso nei suoi editoriali come la rivista sia infatti indirizzata più ai giovani e: "Avendo una prospettiva finanziaria limitata, non poteva sperare di competere in termini di produzione e nuova fotografia con le altre pubblicazioni come Architectural Review, che tendeva ad essere considerata la rivista di lusso di architettura, e The Architects ' Journal, una pubblicazione di media serie. AD soddisfo la richiesta dei suoi giovani lettori con approfondimenti sull'arte e sulle nuove costruzioni, inclusi articoli sulla pratica tecnica, come le tabelle sulle dimensioni dei mattoni, e una serie di parti introduttive sul drenaggio e gli impianti. ' .
Proprio negli anni '50 AD inizia a proporsi come la rivista promotrice di quegli architetti e artisti le cui idee erano del tutto in disaccordo con la cultura architettonica dominante e che non trovavano quindi spazio nelle pagine della più famosa Architectural Review (d'ora in avanti AR). La rivista AR è infatti considerata in quegli anni la più prestigiosa godendo ancora della stessa autorevolezza conquistata negli anni '30. Tuttavia la stessa perde i lettori più giovani a causa delle sue simpatie verso il New Empiricism, stile originario della Svezia visibile nelle New Towns inglesi.
AD, grazie soprattutto all'impostazione datale dal 1953 da Theo Crosby e Monica Pidgeon, cerca invece di adattarsi di più al gusto delle giovani generazioni guardando con entusiasmo al futuro e interessandosi ai nuovi temi che stanno emergendo in quegli anni come l'ossessione per la tecnologia, la fantascienza, i viaggi, le nuove forme di comunicazione e le nuove tecnologie e riflettendo il pensiero di due importanti scuole londinesi: V Architectural Association (d'ora in avanti AA) e PInstitute of Contemporary Arts (d'ora in avanti ICA). Lo stesso Theo Crosby è membro dell'Tndependent Group e nel 1956 curerà la mostra This is t amarro w alla Whitechapel G alien di Londra, importante esposizione che inaugura due movimenti che influenzeranno molto tutta la produzione artistica degli anni '60: il Pop e il New Bruialism \ Lo stesso Charles Jencks, che collaborerà a lungo con Al), sottolineerà l'importanza di quest'ultima in quegli anni come portavoce del Movimento moderni) degli anni *60: "Arrivai in Gran Bretagna nel 1965'in parte motivato dal fatto che qui ci fosse un forte movimento d'architettura. Esso era guidato da due riviste: l'Architecturul Review e, in particolare, VArchitectural Design. AD era un luogo di discussione per architetti come gli Smithson, il Team X e i loro amici, e per critici d'architettura- come Ken Frampton, il più importante..." .
Il tono polemico della rivista traspare nei vari editoriali e nelle parole di Monica Pidgeon che sostiene, nei suoi scritti, come sia indispensabile riguadagnare l'ormai perduto rapporto tra la scienza e l'arte, e tra le varie arti stesse (ritornando alla stretta collaborazione tra queste) che aveva caratterizzato la cosiddetta "fase eroica" del Movimento moderno. La colpa, secondo Pidgeon, è da ricercare nello sviluppo in quel tempo di un debole romanticismo e nella mancanza di un senso classico e di una passione per l'ordine: vengono infatti progettate, secondo la redattrice, insensate strade curve o incroci irrisolti a cui viene attribuito il nome di "Pittoresco" .
All'inizio degli anni '60, in particolare, la rivista assumerà sempre di più un carattere critico e confuso seguendo la direzione presa dairarchitettura inglese di quel periodo: saranno gli anni in cui AD verrà associata all' AA, in particolare sotto la direzione di Alvin Boyarsky e alle Summer school di Robin Middleton, mantenendo così sempre il suo carattere iniziale di rivista indirizzata ai giovani e agli studenti.
Non bisogna però dimenticare il grande interesse per la comunicazione visiva che caratterizza all'epoca le nuove generazioni, aspetto che si può notare tra le pagine della rivista e che porta gli architetti a invadere e tentare campi vicini al loro, dando vita ad una nuova tendenza già visibile nella mostra This is Tomorraw: l'integrazione pratica tra l'architettura, la pittura, la scultura e la grafica. Non solo, ma anche il grande uso dell'immagine fotografica segna la fine della "forzata semplicità" del Movimento moderno; un esempio è dato dalle fotografie scattate da Nigel Henderson di alcuni bambini che giocano nelle strade londinesi, immagini che gli Smithson stessi useranno nel IX CIAM mettendo in discussione la rappresentazione schematica e astratta che si aveva fino a quel momento dell'habitat umano.
Non si vuole però far coincidere del tutto AD con una rivista d'avanguardia considerando che negli anni '60 i veri strumenti di espressione del pensiero delle avanguardie sono più i fascicoli, i cataloghi delle mostre, i numeri speciali e tutte le attività editoriali di breve respiro che popolano il panorama culturale di quegli anni (come ad esempio il giornale Archigram edito dal gruppo omonimo). Interessante invece è la considerazione di Franco Raggi sulla rivista AD come uno strumento"a doppio taglio" che confronta allo stesso tempo la pratica reale e il pensiero di avanguardia . Non solo, ma sempre nello stesso articolo (proprio sulle riviste d'avanguardia del '900) si tende a far coincidere il lavoro di AD negli anni '60 e '70 con quello della rivista italiana Casahella di Rogers sia nel promuovere e documentare l'attività dei nuovi gruppi emergenti che nell'attenzione critica al progetto storico soprattutto nel periodo 1962/64 quando Kenneth Framptondiventa technical editor della rivista .
La mia tesi consiste nella lettura analitica della rivista dal 1953 al 1964. L'arco di tempo scelto riprende la prima fase sotto la redazione di Monica Pidgeon. il capo redattore a mio avviso più importante di AD e responsabile della radicale trasformazione da semplice rivista specializzata a portavoce del Team X e della nuova architettura contemporanea.
Lo scopo del lavoro è da un lato quello di offrire una documentazione dell'attività della rivista per l'arco temporale considerato e dall'altro di approfondire la riflessione su alcune tematiche legate ad AD e ai personaggi che hanno fatto parte della sua redazione.
L'analisi è partita quindi dalla lettura analitica della rivista, con l'elenco degli indici completi di quest'ultima. Per poter compilare ciò è stata utile la consultazione della rivista presso il Royal Institute of British Architects (RIBA) di Londra dove ho potuto trovare i primi numeri di AD non disponibili nelle biblioteche di architettura di Torino e Milano.
Durante il mio soggiorno a Londra è stato anche molto utile il colloquio avuto con il professore Adrian Forty che mi ha dato alcuni consigli su come impostare la ricerca e strutturare la mia tesi . Nella ricerca della bibliografia e della rivista mi sono riferita inoltre alle Biblioteche Centrale delle Facoltà di Architettura di Torino e di Milano.
In questa lettura ho cercato di sintetizzare alcuni dati per me interessanti per l'analisi della rivista sotto forma di alcune tabelle riassuntive.
A partire da questo primo lavoro è stato possibile delineare poi una storia generale della rivista soffermandosi sugli anni che a me più interessavano e su due tematiche principali:
- il ruolo attivo di AD come "rivista a doppio taglio" sia da un lato nel dare spazio ai pensieri delle "nuove avanguardie" che nel pubblicare i maggiori progetti in architettura di quegli anni;
- il rapporto sempre più stretto nel dopoguerra tra l'Inghilterra e gli Stati Uniti che si consolida anche in campo architettonico con i continui viaggi dei giovani architetti nelle grandi città americane;
Nello sviluppo di queste due tematiche ho voluto soffermarmi inoltre sul difficile rapporto tra la giovane AD e la più consolidata AR, che si trovano spesso a confrontarsi e soprattutto a scontrarsi su alcuni dei più importanti e problematici aspetti della cultura architettonica inglese di quegli anni.
- Abstract in italiano (PDF, 150kB - Creative Commons Attribution)
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