Ipotesi di salvaguardia del sito archeologico di Hierapolis di Frigia
Cecilia Guiglia
Ipotesi di salvaguardia del sito archeologico di Hierapolis di Frigia.
Rel. Donatella Ronchetta, Piergiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2008
Abstract
PREMESSA
Ipotizzare la salvaguardia di un sito archeologico, anche restando all'interno dei confini disciplinari dell'architetto, significa operare nella complessità. Non è infatti possibile immaginare un parco archeologico solo come insieme di sentieri che collegano tra loro monumenti artistici e naturali e relativi cartelli segnaletici, come non si può vederlo come un'area rigidamente vincolata, senza tenere conto delle conoscenze e delle metodologie proprie della comunità scientifica impegnata nello scavo. I vari livelli tendono a sovrapporsi e a generare circolarità sempre più complesse. Ciò è in parte dovuto alo sviluppo proprio dei fenomeni e delle discipline che interagiscono nello scavo ed in parte all'esercitarsi sul sito di esigenze che superano quelle strettamente locali ma anche nazionali, divenendo spesso internazionali. Se si leva al sito archeologico la sua aura romantica esso ci apparirà come luogo di scontro tra esigenze archeologiche-artistiche-turistiche ed è conseguente immaginare come questi ambiti di senso abbiano rapporti diversi con le politiche nazionali e ricadute sulla struttura delle missioni ed anche sulla qualità globale della risposta alle diverse esigenze. Sono queste esigenze a definire i confini specifici dell'architettura in ambito archeologico, in quanto generano l'organizzarsi nello spazio di forme come prodotto di sistemi tecnici e volontà economiche. Il primo gruppo di esigenze individuato, quelle archeologiche, può essere visto come l'insieme delle caratteristiche tecniche proprie della scienza dello scavo in generale ed, in particolare, della comunità scientifica che nel sito opera. A livello generale dovranno essere predisposti luoghi di stoccaggio delle attrezzature e dei reperti, come anche di alloggio e di studio degli operatori. Inoltre dovranno essere definiti dei confini fisici in modo da predisporre una specifica regolamentazione direttamente connessa alle caratteristiche tecniche dello scavo. Sarà necessario circoscrivere aree operative dove il contatto tra il turista e l'operatore genera reciproco disturbo. Sarà anche opportuno ragionare circa le tecnologie da adottare tenendo conto delle specificità tecnico artistiche del materiale archeologico, definendo competenze e soluzioni possibili. Anche all'interno dell'ambito del restauro si deve tenere conto delle differenze che passano tra il restauro, per esempio di un vaso, che impiega un singolo restauratore e quello di un edificio per il quale ci si deve affidare alla situazione di uno specifico mercato edilizio locale. Molto spesso è possibile applicare sofisticati strumenti di analisi ma più raramente si riescono ad adottare le idonee soluzioni tecniche. In quest'ottica la tecnologia si presenta come una prima ipotesi di salvaguardia. A livello particolare ogni comunità scientifica avrà poi esigenze diverse relative ai propri metodi di ricerca e di comunicazione. Si dovrà scegliere sé e come dotarsi di un museo o di sale convegno o di laboratori, etc.. Certo è che questo tipo di scelte istruiscono il progetto. Il secondo gruppo è quello relativo alle esigenze artistiche ovvero alla ricerca di equilibrio tra l'impatto simbolico dell'Opera e quello dell'intervento futuro e degli interventi esistenti in un continuum narrativo. `E quindi propriamente un fatto simbolico cioè la ricerca di un linguaggio allo scopo di raccontare collegando temi diversi: il monumento, visto come portatore di significati il cui senso è necessario mantenere senza modificare o falsificare il succedersi degli eventi; la restituzione delle opere (scavo e restauro) a cui l'archeologo o l'architetto in una disputa non conclusa ha già messo mano, si pone come documento materiale dello scontro tra dibattiti ed esigenze nello spazio e nel tempo di un sito archeologico; la sempre attuale disputa naturalistico-ambientale che nell'ambito del parco deve conciliare la fruizione e l'integrità a cui, nel caso del parco archeologico, si deve aggiungere la distruttività aratteristica dello scavo. Non sembra essere possibile interpretare questi temi da un unico punto di vista. (facendo, per esempio, delle scelte di principio a favore del restauro puramente conservativo o del riuso oppure ribaltare la questione interpretandola in maniera ecologista) non tenendo conto della complessità della situazione la cui unica forma di garanzia pare essere quella dell'esistenza di una comunità scientifica che opera attraverso una continua. progettazione. `E questo agire progettuale di un gruppo in un luogo che determina la possibilità di controllare e verificare gli esiti di ciascuna azione. La garanzia è costituita. dall'interazione di individui che esprimono propri valori ed esperienze all'interno di una comunità, scientifica che di volta in volta può accettare o rifiutare delle ipotesi attraverso il processo scientifico della. verifica. Tutto ciò per dire che una comunità, scientifica, per il semplice fatto di esistere, è un modo di salvaguardare non solo i contenuti ma anche i processi di trasformazione di un sito archeologico. Le esigenze turistiche sono il terzo ed ultimo gruppo individuato. Potrebbe apparire fuori luogo considerare anche il punto di vista del turismo, accanto a quelli più nobili già citati, se non fosse che nella realtà questa è spesso l'unica voce in attivo del bilancio di un parco archeologico. Inoltre l'insieme dei movimenti economici che si generano attorno al sito è ~ gran parte indipendente dal controllo della comunità scientifica e le
esigenze poste in campo dall'attività turistica sono spesso in concorrenza con quelle artistiche, ambientali ed archeologiche. Queste caratteristiche di indipendenza e di concorrenza fanno sì che le logiche con cui si muove la macchina turistica non siano sempre trasparenti e prevedibili. A livello generale si può dire che se un sito è una località turistica sarà inserito in itinerari organizzati da varie agenzie in tutto il mondo e quindi sarà collegato con località e percorsi turistici. Le strategie di consumo del sito archeologico possono essere divise in escursione o visita con pernottamento: la prima esige parcheggi, la seconda alberghi ed entrambe inducono la comparsa di ristoranti, bai., negozi, ambulanti, etc.. la cui organizzazione, anche se notevolmente complessa, deve interessare il progetto. Infine vi è da considerare le modalità di presentazione prodotto-servizio il cui impatto non è certo interesse esclusivo dei turisti. Anzi, quest'ultimo aspetto è di interesse fondamentale nell'ottica del nuovo peso attribuito mondialmente alle specificità locali. La comunicazione delle scoperte si pone ormai come modalità di salvaguardia e valorizzazione delle conoscenze acquisite salvando la comunità scientifica dall'isolamento intellettuale che costituirebbe ottimo
terreno per la crescita di speculazioni economiche felici di sbarazzarsi di ogni fardello culturale. E' importante sottolineare come, anche se in forma indiretta, questa premessa sia riferita al sito di Hierapolis di Frigia. In Turchia e non sia quindi una generalizzazione tesa a formalizzare un modello di intervento.
Relatori
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