Il potenziale innovativo degli edifici pubblici: il caso studio della nuova Casa dell'Opera di Oslo
Giorgio Pasini
Il potenziale innovativo degli edifici pubblici: il caso studio della nuova Casa dell'Opera di Oslo.
Rel. Paolo Tombesi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Costruzione), 2009
Abstract
1.1 Progetto ed innovazione
Sono almeno quaranta anni che la letteratura sull'economia e l'innovazione tecnologica in edilizia ha chiarito che la natura strutturale del settore delle costruzioni é quella identificata dall'unità `progetto', e come tale caratterizzata da prodotti (edifici e infrastrutture), impianti di produzione (i cantieri) e gruppi di lavoro (le coalizioni di progetto) sempre diversi (Turin 1980, Nam e Tatum 1989).
La frammentazione socio-tecnica e la relativa specificità di intenti che sembrano caratterizzare il settore della costruzione hanno contribuito a razionalizzare un'immagine di tale ambito come un campo complesso ma relativamente poco produttivo, sotto-capitalizzato e avverso al rischio. Tale settore, inoltre, risulta gravato da un'eccessiva diversità non riconducibile a nessun altro tipo di sistema produttivo e, come tale, incapace di fornire garanzie che le conoscenze sviluppate su un progetto possano essere trasmesse al progetto successivo.
Per tali motivi si pensa che le imprese che popolano il settore edilizio non possano avere la capacità o la volontà di investire adeguatamente in ricerca e sviluppo. Il progresso nel settore delle costruzioni, infatti, è stato descritto per lo più come il risultato di pressioni estrinseche generate tanto dalle trasformazioni sociali, che vanno ad influenzare la domanda di prodotto, quanto dagli avanzamenti tecnologici esterni all'industria specifica (Bowley 1960, Pries e Janszen 1995).
Lo scarso interesse che la letteratura sull'innovazione ha dimostrato verso il potenziale innovativo del campo specifico del progetto edilizio è giustificato dalla sua difficoltà di definizione, valutazione e quantificazione. La produzione a progetto, infatti, non può fornire garanzie per il riutilizzo di soluzioni tecnologiche sviluppate per progetti precedenti. In aggiunta a ciò, è da considerare che la definizione di tali progetti avviene spesso all'interno di contesti e strutture sociali in cui le responsabilità possono essere definite contrattualmente ma dove l'informazione non è codificata, registrata o registrabile rigidamente. All'interno di questo contesto, la conoscenza tecnica prodotta attraverso il processo di progettazione collettiva o mediante l'integrazione di diverse discipline e sottosistemi non può essere facilmente ricondotta ad un'entità precisa, acquisita o trasformata in brevetto. Contrariamente a quanto accade per la progettazione e la definizione del prodotto industriale, in campo edilizio tale conoscenza rimane per molti aspetti evanescente. Inoltre, il bagaglio di conoscenze utili sviluppato attraverso la realizzazione di un'opera edilizia è facilmente acquisibile anche da chi non ha partecipato direttamente alla sua generazione. La natura collaborativa del lavoro progettuale, infatti, unita al carattere esemplificativo proprio di ogni elemento costruito, fa sí che sia molto difficile prevenire la diffusione della conoscenza ottenuta attraverso lo sviluppo e la realizzazione del progetto oltre i confini amministrativi del progetto stesso.
Come ha spiegato Seaden (1996), questo crea un divario tra `ritorno privato', cioè il guadagno realizzato dall'organizzazione che ha investito direttamente nello sviluppo dei progetto, e `ritorno collettivo', cioè i benefici totali di natura tecnologica prodotti attraverso l'esperienza diretta. L'aspetto contraditorio di tale situazione è che tanto maggiori sono i benefici che possono essere prodotti dalla diffusione delle conoscenze create, tanto minore é il vantaggio di creare tali conoscenze da parte dell'imprenditore, in particolare quando l'attività necessaria per produrre nuovo sapere tecnico implica costi di produzione aggiuntivi.
La relativa riduzione della quota di guadagno esclusivo destinata ai soggetti che si sono fatti carico in prima persona di investimenti destinati alla ricerca e allo sviluppo tecnologico rivela come l'impulso all'innovazione possa essere gravemente condizionato da fattori di sottoefficienza economica proprio laddove sarebbe più utile. Da ciò si evince che, più alto é il divario tra ritorno sociale e ritorno privato, minore é la probabilità che il lavoro di ricerca venga sviluppato commercialmente. In questo caso, "attività inventive che potrebbero generare effetti di diffusione importanti migliorando di fatto la qualità del prodotto offerto ai consumatori del bene edilizio o facilitando lo sviluppo di nuovi processi e prodotti, non verrebbero nemmeno prese in considerazione" (Seaden 1996).
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