La rete ecologica nel governo del territorio : l'esperienza piemontese
Valentina Bergantin
La rete ecologica nel governo del territorio : l'esperienza piemontese.
Rel. Fabio Minucci, Francesca Finotto. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Ambientale, 2009
Abstract
L'azione antropica sul territorio si è manifestata nei secoli in maniera sempre crescente, ma negli ultimi decenni, si è intensificata in maniera esponenziale, in relazione alle accresciute potenzialità offerte dalla tecnologia.
Si sono così verificati intensi fenomeni di trasformazione dell'uso del suolo dovuti ai processi di urbanizzazione, industrializzazione e coltivazione di vaste aree che hanno comportato macroscopici interventi sul territorio.
Tutto ciò ha portato alla nascita dei cosiddetti neo-ecosistemi (campi coltivati, aree urbane...), alla "banalizzazione" degli ecosistemi extraurbani e all'alterazione dei fattori di equilibrio utili al mantenimento delle specie animali e vegetali spontanee, causando un drastico decremento della biodiversità rispetto alla situazione originale.
E' in questo contesto che si sta affermando la cultura del recupero ambientale e della mitigazione dell'impatto degli interventi antropici quale nuova filosofìa per una moderna pianificazione e gestione territoriale.
Per tale motivo, pianificare mediante le Reti Ecologiche, ovvero tenendo conto di quel complesso sistema di interrelazioni che regola gli scambi di energia, di materia e di vita tra le specie animali e vegetali, sta diventando un'esigenza sempre più sentita nel nostro Paese, anche in seguito alle pressioni derivanti dalle iniziative mondiali e della Comunità Europea.
Programmi e direttive maturate nel contesto continentale, come Natura 2000, EEconet, la Pan European Ecological Network, Emerald Network, unitamente alle indicazioni provenienti da iniziative sull'argomento, hanno costituito uno stato di riferimento concettuale ed operativo al quale è decisamente diffìcile sottrarsi per gli enti locali che vogliano cogliere occasioni innovative di governo delle trasformazioni nel senso più ampio della sostenibilità.
Partendo dalle direttive e dai programmi, sopra citati, si può affermare che, al fine di contenere la riduzione di biodiversità, causata dalla frammentazione dei territori per mano dell'uomo, è fondamentale conservare o addirittura allestire reti ecologiche creando strutture naturali che uniscano le zone separate.
Può trattarsi di boschi rivieraschi, prati estensivi, maggesi fioriti, siepi di piante Indigene e viali alberati. Oltre ad essere favorevoli allo spostamento della fauna, queste misure valorizzano anche il paesaggio.
Un passaggio per la fauna può essere costituito da un ponte o una galleria che attraversa strade o binari del treno permettendo agli animali di attraversare l'ostacolo. In effetti, la grande fauna ha bisogno di spostarsi per molte ragioni.
Tutti questi movimenti contribuiscono agli scambi genetici tra animali di popolazioni
vicine, garantendo il mantenimento della biodiversità e delle popolazioni stesse. I passaggi per anfibi (lunghi tunnel che si sviluppano al disotto delle strade), funzionano allo stesso modo e permettono a rane, rospi, tritoni, ecc. di raggiungere i punti d'acqua durante le migrazioni riproduttive evitando di venire schiacciare dai veicoli. Anche i fiumi e i corsi d'acqua possono contenere barriere insormontabili quali grandi cascate o dighe. Le scale per i pesci sono soluzioni efficaci che permettono ai pesci e alla fauna acquatica in generale, di risalire i corsi d'acqua, ad esempio durante il periodo riproduttivo.
Le Reti Ecologiche rappresentano una risposta a problematiche quali il consumo di suolo, la frammentazione territoriale e lo sviluppo sostenibile, inoltre, possono essere viste come un'occasione per promuovere a livello delle amministrazioni locali le buone pratiche di gestione del territorio rurale.
L'introduzione delle reti ecologiche nella pianificazione territoriale ha un'ampia valenza strategica sia dal punto di vista tecnico, sia dal punto di vista politico, poiché permette di pensare e progettare in maniera integrata il territorio, partendo dalle caratteristiche locali. La realizzazione di reti ecologiche è un processo progressivo di riqualificazione che, partendo dagli ambiti già riqualificati, si può estendere andando a inglobare nel reticolo altre aree vicine.
Partendo da quanto detto precedentemente, lo scopo di questa tesi è quello di fornire un quadro di riferimento, teorico e applicativo, sul tema del miglioramento della qualità ecosistemica del territorio ai fini della realizzazione di reti ecologiche e di come ridurre gli impatti ambientali.
La tesi è organizzata in quattro macro aree.
La prima fornisce alcuni riferimenti scientifici introduttivi essenziali per la comprensione dei processi di frammentazione, come i concetti di base dei sistemi ambientali.
La seconda parte, invece, tratta del concetto di Rete ecologica dalla sua nascita a livello
normativo agli elementi essenziali, che la compongono, dal punto di vista strutturale.
Nella terza parte, viene descritto e analizzato il progetto della Rete di Valorizzazione
Ambientale realizzato dall'IPLA1 per la Regione Piemonte.
Nella quarta parte, partendo dalla RVA, si è pensato, attraverso l'utilizzo
dell'ingegneria naturalistica, di dare delle indicazioni di intervento (gli ambiti di intervento sono il sistema fluviale, le aree estrattive e le infrastrutture), per mitigare gli
impatti ambientali, su come intervenire nelle aree degradate... interventi che servono per arrivare alla totale realizzazione o al consolidamento della Rete ecologica presente nel
territorio.
Relatori
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