Pannelli industrializzati in bambù in Cina : la strada verso la sostenibilità
Rosaria Jessica Savarese
Pannelli industrializzati in bambù in Cina : la strada verso la sostenibilità.
Rel. Delfina Comoglio Maritano. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2008
Abstract
INTRODUZIONE
Motivazioni
II rapido aumento della popolazione e la diminuzione delle risorse naturali hanno influenzato negativamente sulle condizioni di vita di milioni di persone nei paesi in Via di Sviluppo. Report delle Nazioni Unite (www.unhabitat.org) rivelano che all'inizio del terzo millennio nelle sole aree urbane sono state stimate circa 11 miliardi di persone che vivono in condizioni abitative inadeguate. Sono sempre più le donne e i bambini senza un'abitazione. II fabbisogno annuale di abitazioni nelle aree urbane è stato stimato intorno ai 35 milioni di unità. I disastri naturali, come lo tsunami del 2004 ad esempio, lasciano alle spalle ogni volta un gran numero di senza tetto. Allo stesso tempo l'uso indiscriminato delle risorse forestali sta diventando un problema ambientale piuttosto rilevante, ogni anno vengono deforestati circa 7.5 milioni di ettari di foreste, l'equivalente di 0,2% del totale delle foreste presenti nel mondo. Tutti questi problemi sono la causa principale della carenza di abitazioni e per questo motivo che è necessario trovare una soluzione sostenibile alternativa. II bambù è uno dei più antichi materiali da costruzione, ha una buona resistenza, flessibilità e versatilità e si è dimostrato un'ottima alternativa al legno. Le case in bambù sono economiche, veloci da costruire, durature, ecologiche e resistenti ai terremoti. E' stato stimato che più di un miliardo di persone nel mondo vive in una casa in bambù, per esempio in solo in Bangladesh più del 70% delle case sono fatte in bambù.
Costruire con il bambù proteggerebbe le foreste da uno sfruttamento
indiscriminato. E' stato calcolato, in una ricerca fatta in Costa Rica, che appena 70 ettari di piantagione di bambù sarebbero sufficienti per la costruzione di 1000 case all'anno. Se queste case fossero costruite utilizzando il legno, verrebbero distrutti ogni anno circa 600 ettari di foresta naturale. La sua versatilità offre diverse possibilità tecnologiche dalle molto economiche a edifici lussuosi e costosi. Fino ad ora la maggior parte degli studi sul bambù si sono concentrati sull'uso dei culmi di bambù per costruire case. Come è ormai noto costruire con i culmi ha 1 suoi vantaggi tra i quali una scarsa necessità di lavorazione, non richiede grandi investimenti iniziali di denaro, apparenza piacevole ecc. In ogni caso l'efficienza di produzione è molto bassa e la qualità non sempre è assicurata. Non bisogna poi trascurare il grande scarto di bambù dovuto al fatto che è molto difficile trovare bambù delle stesse dimensioni. Questa tesi si propone di risolvere alcuni di questi problemi esplorando le possibilità di trasformazione del bambù in pannelli che possono essere prodotti industrialmente in larga scala. Da qui la stretta collaborazione con INBAR in occasione del workshop internazionale "design di case modulari basate su pannelli in bambù: II principale vantaggio di poter produrre a scala industriale unità abitative modulari è che queste possono essere prefabbricate in grande quantità e facilmente trasportate sul luogo di costruzione. Nel caso di grandi disastri ambientali possono quindi essere facilmente spedite sotto forme dei cosiddetti "pack fiat" e assemblati rapidamente. Oltre ai benefici di un veloce approvvigionamento di case in grande quantità, lo sviluppo di una catena di produzione di case modulari in bambù beneficerà inoltre direttamente i coltivatori e raccoglitori di bambù e impiegati dell'industria costruttrice generando posti di lavoro. Infine l'utilizzo del bambù per la produzione di pannelli piuttosto che l'uso del legno potrà salvare centinaia di ettari di foreste.
Obbiettivi
II problema quantitativo dell'abitazione mondiale, deriva, direttamente, oltre che dal continuo aumento demografico, da quello qualitativo: infatti, cresce continuamente il numero di abitazioni che devono essere fornite in sostituzione di quelle esistenti, inaccettabili per la dignità dell'uomo. La qualità delle abitazioni tradizionali dei paesi del Terzo Mondo, non è più sufficiente, e ciò (oltre che per il modificarsi naturale delle società tradizionali)a causa dell'azione dirompente dell'informazione e dei suoi innumerevoli canali: urbanizzazione, televisione, scolarizzazione ecc... II contatto con livelli standard abitativi elevati, sovente in modo assurdo, (come nelle zone ex-europee delle città africane) rende più urgente e più difficilmente risolvibile il problema per l'introduzione violenta e acritica di aspirazioni e modelli di comportamento opposti e disgregati dei valori più significativi delle culture tradizionali. Di qui l'énorme importanza di trovare strumenti che, permettendo soluzioni specifiche coerenti ai diversi contesti, consentano però approcci che siano unificanti a livello mondiale. Al problema dell'abitazione nella sua dimensione mondiale, resa drammatica dal Terzo mondo che spesso non dispone che di 100-200 dollari di reddito annuo pro-capite, non si può rispondere unicamente con grandi previsioni, speranze o ipotesi culturali.
A questo fine la ricerca scientifica e tecnologica è indispensabile e il momento progettuale diventa la sintesi del quadro contestuale con i suoi apporti specifici verso soluzioni alternative.
Infatti il problema non è sostanzialmente modificato dalle piccole riduzioni, cioè da quegli approcci che tendono a comprimere il costo diminuendo i mc. costruiti fino a giungere fino anche agli standard di 18-22 mq per alloggio, che risulteranno presto del tutto inaccettabili, o che tendono ad abbassare la qualità riducendo genericamente la durata dell'abitazione. Per quanto riguarda la riduzione degli standard dimensionali si ricorda che essa, pur incidendo gravemente sulla qualità, non ha pari significato economico: infatti 1 mq in più di una "taglia" prestabilita può costare anche solo 0,45 del mq iniziale. Sarebbe grave infatti la creazione di vaste aree di habitat rapidamente sottointegrato e comunque contrastante con le elementari esigenze di spazio delle famiglie e delle persone singole. Non si può costruire per l'oggi, si deve costruire per il domani, per le esigenze di qualità che domani saranno irrinunciabili. Ma costruire per il domani non può voler dire e non deve voler dire costruire più caro oggi, eliminando ancor di più le fasce marginali di popolazione, bensì costruire in modo che gli organismi edilizi possano evolversi nel tempo. È ovvio che l'industria e la tecnologia devono fornire il loro contributo e l'approccio sostanzialmente nuovo sta, a nostro parere, proprio nella corretta impostazione del rapporto fra industria e abitazione, fra tecnologia e utente. Industria come strumento per ridurre drasticamente i prezzi, per aumentare la qualità, per ridurre il consumo di materiale. Aumentare la qualità, intesa come "qualità alternativa": si pensi al prodotto di !, serie, coperto largamente dalle garanzie della produzione nella sua itercambiabilità, sostituibilità, miglioramento, che, proprio per ciò, permette nuove proposte abitative, flessibilità, evolutività, risposte adeguate ai requisiti essenziali del fatto abitare pur con costi accettabili.
L'obbiettivo di questa tesi è quindi quello di esplorare il bambù come materiale da costruzione ma non più inteso come culmi ma come materiale elaborato e trasformato in pannelli, materiale adatta per la costruzione di case prefabbricate e modulari per i paesi in via di sviluppo. II bambù non deve essere visto solo come sostituto al legno ma come valida alternativa per quei paesi in cui la risorsa di legno proviene principalmente dalle foreste tropicali.
Metodologia
Questa tesi nasce dalla mia esperienza con INBAR nella sede centrale di Pechino. Durante il mio soggiorno in Cina sono state tante le opportunità di indagare il mondo del bambù industrializzato.
Fondamentale è stata la partecipazione a due workshop nternazionale. Il primo, "Intemationa Bamboo Housing Design Workshod', si è tenuto dl 28 al 30 di Agosto del 2006, si proponeva di delineare le linee guida per la progettazione di alcuni prototipi di abitazioni modulari in pannelli di bambù. Nonostante la breve durata è stato interessante interagire con architetti provenienti da tutto il mondo tutti accomunati dalla passione per questo materiale.
Il secondo, International Training Workshop on Industrial Processing Tecnologies", si è tenuto dal 6 al 20 Settembre, nella provincia dello Zheijing, più precisamente nella contea di Anji. Durante questo workshop ho avuto l'opportunità di visitare le numerose fabbriche di bambù della contea di Anji. Anji è considerata uno dei principali centri di produzione di bambù in Cina e da tempo si contraddistingue per il suo modello di produzione "contadino-fabbrica". Interessante è stato vedere la catena di produzione di queste fabbriche in cui il nulla viene sprecato e grazie alla vicinanza tra esse i costi di trasporto vengono considerevolmente abbassati. Grazie ad INBAR ho avuto accesso a una bibliografia sull'argomento pressochè inesistente da altre parti, a cui si è aggiunto il materiale raccolto durante il viaggio. Durante la mia internship in INBAR significativa è stata la partecipazione alla prima fase della progettazione del sito dimostrativo a nord di Pechino in collaborazione con Beijing Architectural and Research Institute. Nel 2008, mi si è inoltre presentata l'opportunità di seguire una conferenza internazionale a Nuova Delhi in cui hanno preso parte tutti i principali enti di promozione del bambù: ministro dell'agricoltura, gli alti responsabili della National Bamboo Mission e'INBAR.
Relatori
Tipo di pubblicazione
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