Palazzo Granafei a Brindisi: storia, proporzioni, motivi del linguaggio tardorinascimentale pugliese
Cristiano Cervino
Palazzo Granafei a Brindisi: storia, proporzioni, motivi del linguaggio tardorinascimentale pugliese.
Rel. Francesco Paolo Di Teodoro. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
Introduzione al "Rinascimento Salentino":
Non si può certo negare che, nel Quattrocento, e soprattutto a partire dagli anni venti del secolo successivo, il Salento fosse stato al centro di una fioritura architettonica che ha pochi eguali in Italia, ma questa è stata sempre considerata come prima, significativa manifestazione di ciò che, alla stregua di un vero e proprio fuco d'artificio, sarebbe esploso successivamente: il cosiddetto "barocco" leccese e, più generalmente salentino. Se in questa ottica è facilmente comprensibile che il progettista della basilica di Santa Croce a Lecce, Gabriele Ricciardi, sia stato annoverato fra gli esponenti di spicco degli "albori" del barocco nonostante la sua attività copra gli ani centrali del Cinquecento (morirà fra il 1568 e il 1571), lo è meno il fatto che persino Nuzzo Barba, scultore galatinese attivo già a partire dagli ultimi tre decenni del Quattrocento oltre che in Salento, in Terra di Bari, a motivo dell'esuberanza dell'ornamentazione plastica profusa senza risparmio nelle sue opere, sia stato sempre considerato un ben "curioso" artista, la cui collocazione artistica risultava incerta.
L'adesione alla poetica rinascimentale e lo stile "moderno" sono stati oggetto di meraviglia di una Puglia che è stata vista sempre ai margini, tanto che il movimento rinascimentale non è mai stato giudicato o apprezzato come tale, ma solo in quanto espressione della transizione al "barocco". Dunque, il Rinascimento, per gli studiosi, non esisteva, o per lo meno non esisteva come momento autonomo e significante, dotato di una sua realtà storica e di una sua dignità espressiva e stilistica. Oggi però si può affermare che, in Puglia, qualcosa è fortunatamente cambiato; nonostante sinora non siano state condotte catalogazioni sistematiche dell'esistente e solo un numero molto esiguo di edifici sia stato argomento di indagini monografiche così che molto resta ancora da approfondire o addirittura da scoprire, dagli studi più recenti emerge una certezza: ed è che la Puglia, nei centocinquanta anni che intercorrono tra il 1450 e il 1600, non ebbe affatto un ruolo periferico né fu isolata o marginale, come si è ritenuto fino ad oggi sulla base di pregiudizi puntualmente smentiti dalle vicende storiche. La particolare conformazione morfologica della regione, simile a una lunga appendice che si incunea tra l'Appennino e l'Adriatico, se già nel medioevo (ma, si può aggiungere, ben prima, dall'epoca preistorica e classica) ne aveva .fatto un luogo di straordinaria ibridazione culturale, continuò a determinare analoghi effetti anche nel Quattro e Cinquecento e a renderla una sorta di crogiolo in cui le componenti culturali più disparate, che affluivano dal settentrione (un settentrione vasto e composito che va dalle Fiandre alla Borgogna alla Provenza al salisburghese alla Lombardia al Veneto), ma anche dall'Oriente e dall'opposta sponda dalmata, attraverso il facile tramite del mare Adriatico (l'antico «golfo di Venetia», una sorta di lungo lago chiuso all'altezza di Otranto e Valona) s'intersecarono, secondo forme, modalità e tempi talvolta diversi da zona a zona, con il solido sostrato locale. Ma influssi e mode culturali giungevano anche, seppur in minor misura, dal Mediterraneo occidentale, in primis da Napoli ma persino dalla Sicilia. Le influenze napoletane furono nella maggior parte dei casi mediate dalle grandi famiglie feudali, quasi tutte legate alla capitale dove possedevano residenza e cappelle gentilizie, menavano vita di corte e apprendevano, come diremmo oggi, le più moderne tecniche della comunicazione e dell'organizzazione del consenso. Dai dei Balzo, feudatari di Andria, di Venosa e di Locorotondo, ai del Balzo Orsini principi di Taranto, dagli Acquaviva d'Aragona conti di Conversano, marchesi di Bitonto e duchi di Nardò agli Orsini duchi di Gravina, dagli Sforza duchi di Bari a più modeste casate, come quella dei Ferrillo, Signori di Muro Lucano e di Acerenza ma imparentati con gli Orsini di Gravina e con i de Noya di Bitetto, fino ai "forestieri" Granafei di Brindisi, Marchesi di Serranova, Carovigno e Sternatia, nel Quattrocento e nella prima metà del Cinquecento la Puglia è tutta un pullulare di più o meno importanti corti rinascimentali o "pseudorinascimentali", alle quali soltanto doveva riuscire relativamente agevole intrattenere costanti rapporti con Napoli, la capitale (e non solo con questa, vista l'impressionante rete di parentele che legava dinastie sparse in varie zone d'Italia), a causa del notevole impegno economico e dei numerosi rischi che tali rapporti comportavano. ,Infatti, raggiungere Napoli via mare compiendo il periplo dell'italia meridionale fu per molto tempo sconsigliabile a motivo della costante minaccia rappresentata dagli Ottomani (che nel 1480 cingeranno d'assedio Otranto provocandone la caduta, accompagnata dall'eccidio di quasi tutti gli abitanti)2. Non meno arduo e rischioso doveva risultare, per chi non potesse fruire dei sistemi di protezione e di sicurezza messi in atto dalle corti, l'attraversamento degli Appennini, a causa del frequente manifestarsi del fenomeno della delinquenza comune (ladri, briganti, saccheggiatori di strada). Le varie componenti culturali che, sull'onda dei rapporti dinastici, dei commerci, dei trasferimenti motivati da soggiorni di studio o altro, affluivano in Puglia, si incontravano poi e interagivano con una cultura autoctona ricca e sedimentata, nella quale la componente classica e mediterranea, rinterrata e arricchita dal classicismo "gotico" federiciano e protoangioino, non aveva cessato di alimentare e stimolare, la creatività dei magistri locali, eredi dell'ininterrotto e straordinario magistero tecnico che, dall' Xl al XIV secolo, si era espresso nei castelli e nelle cattedrali pugliesi. Si è detto che il Salento, nel Cinquecento, recita un ruolo da protagonista nella scena architettonica pugliese; quel che colpisce immediatamente l'osservatore, anche a un primo sguardo, è la varietà della sperimentazione architettonica applicata, oltre che ai generi canonici della chiesa, del palazzo, della porta di città, dell'architettura fortificata, anche a tipologie che non trovano riscontro in altre zone della Puglia e che riflettono il grado di civiltà e di diffuso benessere raggiunti: si fa riferimento, ad esempio, ai ninfei, luoghi di piacere e di delizia privati,di cui e sopravvissuto più di un esemplare tra cui, di eccezionale rilievo, quello all'interno della villa di Fulgenzio della Monica a Lecce, o alle piazze ' mercato, come la spettacolare piazza S. Giorgio a Melpignano. La straordinaria fioritura architettonica che caratterizza Lecce e tutto il Salento nel XVI secolo, e che si esprime nella bianca, tenera pietra leccese o nel più duro carparo locale, è per lo più entrata a far parte, spesso con eccellenti esiti critici, della nutrita letteratura relativa al "barocco" leccese, o salentino che dir si voglia, e studiata più in relazione agli sviluppi famiglie agiate e nobili (i Bove, i Vulpano, i Rogadeo) si adoperavano per arricchirsi ed arricchire le proprie dimore. Nel ventennio dal 1490 al 1510, grazie anche ai rapporti non solo commerciali con le grandi casate fiorentine, venete e lombarde, il centro urbano si popolò di nobili palazzi e grandi opere. Di notevole rilevanza, in questo contesto, è la componente dell'arte rinascimentale che viene intesa come un'arte per compiacere i ricchi signori e che serve a manifestare la propria autorità ed agiatezza sia nella propria abitazione che negli edifici di Culto arricchiti con solenni monumenti sepolcrali o stemmi gentilizi. Un esempio dello stretto rapporto tra artista e ricco mecenate è quello del, già citato, architetto - scultore Nuzzo Barba, favorito dagli Acquaviva d'Aragona, che fu nominato Capomastro della fabbrica della Cattedrale , di Bitonto e di diverse opere scultoree nella Chiesa di S. Domenico. Vale la pena dunque di vedere più nel dettaglio alcune tra le architetture più importanti del periodo, in particolar modo quelle legate ai palazzi signorili del '500 pugliese. [...]
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