Pianta, ambienti, arredi: le trasformazioni dello spazio domestico nel primo Novecento
Valentina Negro
Pianta, ambienti, arredi: le trasformazioni dello spazio domestico nel primo Novecento.
Rel. Rosa Rita Maria Tamborrino. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008
Abstract
Oggetto di questa tesi e la casa, I'organismo fisico-funzionale dove le persone abitano, contenitore della loro vita quotidiana, rifugio dall'esterno e luogo dell'anima. La casa che si adegua al mutare delle abitudini di vita delle persone, ai gusti del tempo, alle tecniche costruttrice esistenti, o che viceversa li condiziona. La casa con i suoi spazi, i suoi arredi, le sue atmosfere, che il tempo rende riconoscibili e distanti proprio attraverso il mutare del gusto. Paesaggio domestico, territorio composito dove dialogano diverse stanze, ognuna con una sua funzione, ognuna con un suo fascino. L'obiettivo della mia tesi e state quello di descrivere le forme e i mutamenti, i modelli e le variazioni delle case dei primi anni del Novecento, più specificatamente nell'epoca compresa tra la prima e la seconda guerra mondiale, e raccontare come e perche in quel periodo le caratteristiche dello spazio domestico sono cambiate in modo cosi evidente..
Per esporre la mia ricerca non ho sempre seguito un filo cronologico, ma ho fatto in modo che la significatività di alcuni elementi, diventasse tema da affrontare, da arricchire con richiami e confronti. La mia attenzione si e rivolta soprattutto alle case realizzate dai grandi maestri
dell'architettura moderna operanti nel contesto europeo, specificatamente quello francese, tedesco, austriaco e italiano, come quelle di Adolf Loos, Bruno Taut. Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe, Le Corbusier, Giuseppe Terragni, Luigi Figini e Gino Pollini, con brevissimi accenni all'esperienza americana di Frank Lloyd Wright.
Ho da subito avuto a disposizione mollo materiale e nella fase iniziale della ricerca non e state facile muoversi tra la molteplicità I'intreccio di tutte le componenti coinvolte in questo tema. Inoltre, c'e da considerare un altro fatto: la storia della casa, è stata quasi sempre ricondotta in modo univoco o alla storia dell'architettura o con quella dell'arredamento, quando in realtà lo spazio domestico si muove esattamente a cavallo tra questi ambiti, senza per questo coincidere con il risultato derivante dalla loro giustapposizione. E' soprattutto negli anni Venti che architettura e arredamento non sono più due entità distinte, ma si uniscono nella stessa progettazione; e proprio in questo stesso periodo che la casa e il modo di abitare delle persone subiscono notevoli cambiamenti.
Cia che maggiormente influenza tali trasformazioni ha le sue origini nella Rivoluzione Industriale. Essa, infatti, oltre a cambiare radicalmente I'assetto del territorio, delle città e degli stili di vita, introdusse importanti invenzioni tecnologiche, causando forti mutamenti in tutti i campi della produzione, compreso quello dei materiali da costruzione e nel campo delle tecniche costruttive. Fu a partire dalla seconda meta del XIX secolo che si ebbe una svolta cruciale nella storia del rapporto tra spazio, struttura e involucro. Da quel momento in poi, i nuovi materia li, ferro e calcestruzzo armato, furano sperimentati nei loro molteplici utilizzi, e mutarono profondamente gli esiti formali e concettuali dell'architettura.
Grazie all'utilizzo della struttura a scheletro in cementa armato o acciaio, la casa cambia completamente in tutto il suo essere: il muro non aveva pili funzione portante e le partizioni murarie interne potevano essere posizionate come si desiderava; lo spazio all'interno poteva svilupparsi liberamente e le aperture in facciata erano ampie e di tutte le forme che si desideravano. Le fasi pionieristiche di sperimentazione di queste nuove tecniche costruttive presero strade diverse, e quasi tutte ebbero in comune una repulsione nei confronti degli stili del passato. Nonostante questo, le trasformazioni furono lente e la cultura architettonica internazionale tra Otto e Novecento si mosse a piccoli passi. Inizialmente infatti lo scheletro in cementa armato non era concepito a vista. Architetti come Otto Wagner, Josef Hoffmann, Joseph Maria Olbrich, Adolf Loos e August Perret, interpretarono la modernità cominciando a sperimentarne I'utilizzo senza farne esibizione, nascondendolo sotto un ordinario rivestimento. L'introduzione dei nuovi materiali da costruzione e i conseguenti cambiamenti nelle modalità di esecuzione delle costruzioni diedero il via a vere e proprie rivoluzioni. Determinante all'esito dei risultati che si ottennero fu anche il particolare periodo storico che l'Europa stava vivendo. Con la prima guerra mondiale si era infranta la fiducia incondizionata nel progresso, lasciando iI posto alla delusione e alla sofferenza. I primi anni cosi tragici e difficili della ricostruzione condizionarono molto I'architettura di quel periodo, soprattutto quella residenziale. L'emergenza abitativa fece in modo che molti architetti approfondissero una cospicua serie di studi, progetti e riflessioni sui tema della casa, ed in particolar modo sulla casa a basso costo.
Tutto questo diede anche vita alla sperimentazione di quei nuovi sistemi costruttivi edilizi prefabbricati che già da tempo stavano prendendo piede nella pratica architettonica. Pur nella diversità degli orientamenti e delle condizioni economiche nelle quali si trovarono ad operare, essi tentarono di offrire una risposta a un problema che non era soltanto di natura progettuale, ma anche politico e sociale. Spesso il problema abitativo si risolse in interventi frammentari, non sostenuti da seri studi progettuali e urbanistici; altre volte, invece si affronto la situazione in modo empirico e razionale, dando origine a degli esempi residenziali di grande forza innovativa, sia concettuale sia forma le come avvenne per Ie Siedlung di Francoforte di Ernst May, Ie Britz-Siedlungen di Berlino di Bruno Taut, o il quartiere operaio Kiefhoek a Rotterdam di J.J.P.Oud. In quel periodo si tennero anche i ClAM' che avevano il compito di «proteggere il diritto dell'esistenza dell'architettura contemporanea, nel suo contrapporsi alla tradizione accademica e nel suo adattarsi in modo attivo al contesto economico e sociale» e definire le modalità di progettazione di questi alloggi. Tenendo conto dell'evoluzione sociale che vedeva fa presenza di nuclei familiari sempre più contenuti, a volte costituiti anche solo da una persona 0 da una madre sola con figli, si decise di tener conto di diversi fattori dell'evoluzione socia le e ci si oriento per progettazioni di alloggi Le Corbusier, nel giugno del 1928, organizzò, insieme a Helene de Mandrot, il 1° Congresso Internazionale di Architettura Moderna (ClAM). II congresso si tenne a La Sarraz , nei pressi di Losanna, in Svizzera, nel castello di proprietà di Madame de Mandrol. e vide la partecipazione di un gruppo selezionato di architetti di diverse nazioni, dove Karl Moser fu nominato presidente. Vedi A. Baudin, Helene de Mandret et la Maison des Artistes de La Sarraz. Editions Pyot. Lausanne 1998.
S. Gedion, Die intemationalen Kongresse fOr neues Bauen. citato in Le Corbusier, La Ville Radieuse, Editions Vincent Freal, Paris 1935, p. 19. minimi. La richiesta di case di dimensioni ridotte non rappresento però soltanto un'emergenza, ma divento una vera e propria esigenza per certe famiglie. La salubrità dell'alloggio divenne sempre più al centro di tutte le questioni, insieme a quello della razionalizzazione degli spazi, della comodità degli stessi, del benessere generico delle persone, sia fisico, sia psicologico. Questa attenzione al comfort, all'igiene, alla funzionante distribuzione interna di una casa, non era altro che una vera e propria esigenza di rompere con il passato, derivante dal bisogno di creare dei modelli di abitazione che potessero essere più in armonia con lo" stile moderno, e con lo spirito dell' "era delle macchine". Tutto infatti venne condizionato dalla macchina e dalle scoperte tecnologiche. Si viveva in un nuovo mondo, dove i progressi nel campo dei mezzi di trasporto, dell'elettricità, delle comunicazioni cambiavano sempre di più le vite delle persone e non ci si poteva sottrarre a tutti i cambiamenti in atto.
Un'indicazione sulla portata delle innovazioni tecnologiche e data dallo spoglio delle riviste internazionali di architettura come «Domus», «Casabella», «L'Architecture d'Aujourd'hui», «L'Architecture Vivante»; Gli articoli e le immagine che vi si trovano all'intermo mostrano uno spaccato molto reale delle tendenze architettoniche del tempo, con 3 Nel 1929, si tenne il secondo congresso del ClAM, a Francoforte, dal titolo Die Wohnung fUr das Existenzminim, che sviluppava il tema dell'alloggio minimo. Ai fini degli esiti della ricerca architettonica abitativa di questi anni questo passaggio fu fondamentale. All'incontro parteciparono anche Gropius e Alvar Aalto, e offre a tutti gli altri architetti c'erano anche igienisti, sociologi e specialisti, e tutti furono tutti concordi che per rifondare la società bisognasse partire dalla cellula base. Vedi M.De Benedetti, A. Pracchi. Antologia dell'Architettura Moderna. Testi, manifesti, utopie, Zanichelli, Bologna 1988, pp. 579.582.
particolare attenzione a quelle della casa. Anni di trasformazioni sociali, ed economici, anni di cambiamenti di concezioni, gusti, mentalità. Per esempio, vi si trovano all'interno le presentazioni del progetto urbanistico di Stoccarda, e voltando pagina, articoli sull'arte di apparecchiare tavola, ricamare, curare la disposizione delle piante sui terrazzo. Si trovano moltissimi articoli riguardanti I'organizzazione razionale degli spazi, dal bagno, alle cucine. ai guardaroba, fin dentro i cassetti. Spunti interessanti . so no anche dati dalle pubblicità: oltre alle porcellane Villeroy, ai grammofoni "E.M.G." e alle bambole Lenci, si trovano immagini dei frigoriferi Frigidaire, dei radiatori Ideal Classic, delle prime whashing machine della W.H.Dean & Son, delle prime caldaie della Johnson Philips, per continuare con le sedie Thonet, le poltrone Frau ruolo per citarne alcuni. Questi aspetti, riletti alla luce del loro ruolo nella trasformazione delle spazio domestico, sono stati molto importanti e hanno condizionato le scelte progettuali degli architetti. In questo percorso di ricerca che ho compiuto ho cercato sempre di porre particolare attenzione anche agli elementi percettivi, legati alle persone che vivevano dentro le case e a quelli legati alle piccole abitudini quotidiane che cambiavano. La casa pub essere vista infatti come risultato di due piani espressivi distinti, seppur continuamente intrecciati: da una parte il piano dell'individuo con le sue abitudini, i suoi modi di essere e di sentire, dall'altra, invece, il piano dell'esperienza storica e sociale, condensata di mentalità presenti o passate.
Georges Teyssot, autore del libro iI progetto domestico: fa casa dell'uomo: archetipi e prototipi, analizza I'architettura domestica a partire dalla fine del XVII secolo fino ai primi anni del Novecento e analizza come lo spazio della casa si sia evoluto nel tempo in funzione di diversi fattori, in particolar modo tecnologici e sociali. Anche il libro di Monique Eleb-Vidal e Anne Debarre-Blanchard, dal titolo L'invention de I'habitation modeme: Paris 1880-1914: architectures de fa vie prive, tenta di ripercorre le fasi delle trasforrnazioni domestiche, fomendo descrizioni molto dettagliate delle diverse stanze della casa.
L'approfondimento di questo teste ha ispirato parte della mia impostazione della tesi.
Nella prima parte del mio elaborato ho analizzato il panorama delle architetture domestiche degli anni compresi tra Ie due guerre mondiali e · M. Eleb-Vidal, A.Debarre-Blanchard, L'invention de I'habitation modeme: Paris 18801914: architectures de la vie prive, suite, Archives d'architecture modeme, Paris 1995.
Nei testi si racconta che nei palazzi seicenteschi gli aristocratici vivevano secondo i rituali di corte, in ambienti molto grandi. suddivisi in camere, anticamere, saloni, tutti collegati gli uni agli altri, con il sistema delle auliche enfilades, e separati completamente dagli ambienti destinati alla servitù. Nel Settecento si comincia a dare sempre più importanza alla privacy, che porta a un sempre più diversa suddivisione degli spazi, caratterizzata dalla disposizione di una sequenza di piccole stanze separate da corridoi. Tutto diventa tendenzialmente meno grandioso, ma piu intima e più tattile. La pittura settecentesca spesso documenta questo primo articolarsi delle spazio abitativo in un sistema di partizioni spaziali e di graduale privatizzazione degli ambienti5. Molti quadri documentano I'apparizione di questi ambienti più confortevoli: salottini, piccole sale da pranzo, alcove e boudoirs. Invece I'abitazione dell'Ottocento si trasforma in un organismo sempre più complesso e specializzato, che definisce ed individua le diverse funzioni, che separa ed isola i protagonisti della vita domestica: gli uomini, le donne, i bambini, la servitù. A partire da quegli anni di rivolta si tornano dei gruppi di donne libertarie che, prendendo a prestito la grande ventata di aria repubblicana, incominciarono a tarsi sentire come soggetti di diritto. Per tutta la fine dell'Ottocento e nei primi anni del nuovo secolo, le donne continuano ad esprimere il loro malcontento per quanta riguarda la loro disposizione all'interno della famiglia, della società, della politica, determinando una sempre più cosciente appropriazione della propria condizione in senso negativo. Cominciano a sentire esigenze di maggiore rispettabilità, iniziano a proclamare il loro diritto al voto, e cominciano a tornare dei movimenti pronti ad attaccare. seppur a passi un po' titubanti. la società maschile dell'epoca. ne ho selezionalo dieci casi a parere mio molto significativi: villa La Roche- Jeanneret di Le Corbusier (1923-24), casa Schroder di Gerrit Rietveld (1923-24), casa di abitazione di Walter Gropius a Dessau (1925-26), casa progeltata da J.J.P. Dud a Stoccarda (1927), la E 1027 di Eileen Gray (1926-29), villa Savoye di Le Corbusier(1928-31), la Maison de Verre di Pierre Chareau (1928-31), villa Muller di Adolf Loos (1928-30), casa Tugendhat di Mies van der Rohe (1928-30), la casa Elettrica di Figini e Pollini (1930). Queste case hanno tulle rappresentato qualcosa di veramente importante per I'evoluzione delle spazio domestico. Esse sono state interessanti laboratori di crescila e di riflessione per gli stessi architetti che vi hanno dedicato le loro fatiche, e hanno contribuito a determinare una vera e propria rivoluzione del concetto di casa e di habitat.
E' stato importante entrare nel dettaglio di ogni progetto, indagare la relazione tra gli architetti e i clienti, la storia materiale ed economica del cantiere, I'evoluzione dei disegni progettuali.
Approfondendo questi casi-studio ho capito quanto. proprio a partire dalla fine della prima guerra mondiale, la casa e studiata e progetta con più attenzione. Si specializza in luoghi appropriati. seguendo una geografia domestica umana e funzionale insieme, ed e proporzionata alla grandezza della famiglia. La casa diventa più abitabile e accogliente, e gli ambienti al suo interne iniziano a relazionarsi bene tra loro, per permettere più comfort possibile. Gli spazi si razionalizzano, soprattutto quelli all'interno degli alloggi che per necessita spaziali ed economiche
devono essere "minimi", ma totalmente attrezzati. C'e più cura e più attenzione per gli ambienti di servizio, in particolare per la cucina, che vicina sempre di più agli spazi di soggiorno. Particolare attenzione e rivolta alle dimensioni degli ambienti, scompaiono le suddivisioni in stanze quadrate, gli spazi, condizionati dalla pianta libera diventano unici, e so no gli arredi a determinare le partizioni e le funzioni, i quali sono pensati in funzione delle spazio e dei bisogni delle persone. La luce diventa padrona di ogni casa; le grandi vetrate caratterizzano gli ambienti e permettono la relazione con I'esterno. Dopo il "facciatismo' dell'Ottocento, molto attento al decoro e all'uniformità delle facciate esterne, e I'architettura della casa del Movimento Moderno a dissolvere questa distinzione fra interne e esterno. Non esiste spazio senza margine, e non esiste esterno senza interno. Questi due aspetti sono legati profondamente e mai nella storia dell'architettura domestica degli anni precedenti agli anni Venti del Novecento, gli interni e gli esterni delle case sono
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