Immigrazione meridionale e sviluppo edilizio a Torino negli anni del boom economico
Mauro Mele
Immigrazione meridionale e sviluppo edilizio a Torino negli anni del boom economico.
Rel. Riccardo Bedrone, Elisabetta Forni. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2008
Abstract
Il presente lavoro affronta i temi dell'integrazione sociale attraverso le politiche dell'abitare nello sviluppo economico e della cultura urbana della città di Torino, nel secondo dopoguerra.
Nell'approfondimento della questione dell'integrazione socia le, e state trattato il tema dello spaesamento, che l'immigrato dovette affrontare, cioè il processo di configurazione e modellamento delle spazio di vita, che un individuo attua quando, lasciato il proprio ambiente d'origine, si inserisce in uno nuovo, diverse dal proprio, per realtà fisica, sociale, economica e politica, mediante le proprie capacita di adattamento ed inserimento, unitamente alle competenze e decisioni di chi crea e governa il nuovo ambiente. A riguardo, e state presentato un esempio che mostra il difficile processo di integrazione attuato dalla gente di un intero quartiere. nel trasferirsi dal proprio ambiente abitativo ad un altro, completamente diverso, progettato come un quartiere modello, ma discutibile nella sua realizzazione e gestione. II caso del quartiere di Monterusciello, periferia di Pozzuoli Napoli.
Nel caso di Torino, importante fu il ruolo che le amministrazioni pubbliche ebbero nella difficile situazione che il capoluogo piemontese attraversa, nel fronteggiare il tema dell'incalzante sviluppo industriale. Questo con sacra la grande rinascita economica della città e dell'intero stato, che rivoluziona gli usi e costumi della società, nel raggiungimento della condizione di benessere. fino ad allora oscurata dallo scenario bellico delle due guerre mondiali.
In tale contesto, significativa fu la Figura dell'immigrato, in particolare quello proveniente dal Sud, ed interessante e esaminare le motivazioni che lo spinsero a lasciare la propria terra d'origine e migrare verso la grande città industriale, la realtà che vi trova e come questa cambia dopo il suo arrivo.
In questa tesi verrà analizzato, a tale proposito, l'operato delle istituzioni locali nell'affrontare il fenomeno dell'immigrazione meridionale, la cui entità determina un preoccupante aumento demografico della città, impreparata ad accogliere tali masse, dal punta di vista dello spazio, dei servizi e della mentalità dei propri abitanti, abituati fino ad allora a vivere la città limitatamente al contesto locale.
Infatti, con il progresso industriale e l'immigrazione, Torino sconvolse la tempistica di sviluppo economico. sociale e spaziale che regolava la città fino a quel momento. innescando un processo di evoluzione. tale da trasformare Torino nella città che oggi conosciamo nella sua complessità di aspetti positivi e negativi. Nell'intenso processo di sviluppo industriale del paese, emerse l'egemonia dalla grande azienda automobilistica torinese, la FIA T, la cui scalata "accompagno", per molti anni le scelte economiche e politiche, attuate dalle amministrazioni pubbliche, nel panorama locale e nazionale.
Ho poi tentato di valutare se la "grande industria" indirizzo tali scelte verso i propri interessi, e se queste decisioni influenzarono lo sviluppo edilizio e sociale della città, in quale maniera e in quale misura.
Ho cercato di capire, quindi, quali furono le politiche e le strategie intraprese dalle amministrazioni locali. nel riorganizzare la vita economica e sociale di Torino ed if suo sviluppo edilizio, e valutato se tali iniziative furono attuate nel rispetto delle condizioni dei nuovi arrivati e nel soddisfacimento dei loro bisogni.
I problemi che afflissero la quasi totalità degli immigrati furono molti. In particolare: il problema della casa (infatti furono spesso costretti a vivere in condizioni malsane in alloggi di fortuna. come scantinati o soffitte di fatiscenti edifici del centro storico cittadino) le ingiustizie subite a causa della loro condizione precaria. come le speculazioni sugli affitti e sull'inserimento nel mercato del lavoro, o l'alienazione vissuta nell'ambiente lavorativo dopo la nascita dell'operaio massa; il difficile processo di integrazione sociale.
Nel corso della trattazione sono state prese in esame le prime azioni che le amministrazioni pubbliche hanno avviato. in risposta al problema della casa.
AI fine di restituire una più degna e decorosa condizione abitativa agli immigrati. agli operai, ed in generale alle classi meno abbienti. nacquero i PEEP (Piani di Edilizia Economica Popolare). grazie alla Legge 167 del '62, la quale imponeva,Ia tutti i comuni di realizzare i quartieri popolari da destinare a tali classi, utilizzando, per una parte dei costi, finanziamenti pubblici, erogati dall'Ente statale Ges.Ca.L, (Gestione Case per Lavoratori).
All'interno di Torino ho analizzato un quartiere popolare nato in tale contesto, le "Vallette Nuove", conosciuto come "le Torri", considerato poi uno dei quartieri ghetto della periferia della città, realizzato osservando attentamente gli standard edilizi di quel periodo e le scrupolose norme di attuazione emesse dalla GescaI, al fine di ottenere dall'Ente i necessari finanziamenti per la costruzione.
Ho cercato di individuare le ragioni che hanno portato "le Torri" ad assumere la forma di ghetto, cosi come molte delle periferie delle più grandi città italiane, e di capire se era possibile evitare per il quartiere tale condizione, proponendo in tal senso il caso del "Condominio Pitagora", complesso residenziale nato a Torino negli stessi anni e nello stesso contesto, con finanziamenti pubblici e per la classe dei lavoratori, ma conseguendo una realtà abitativa decisamente differente rispetto a quella raggiunta dalle Vallette Nuove.
Ho messo in luce la successiva presa di coscienza delle amministrazioni pubbliche riguardo ai negativi risultati ottenuti nella realizzazione dei quartieri popolari come quello delle "Torri", e l'analisi delle motivazioni che le spinsero ad operare in quel modo.
In seguito fu sviluppata una nuova concezione della pianificazione urbana e territoriale, prevedendo la rielaborazione dei principi che regolavano il processo di progettazione e gestione edilizia, sia nei progetti ex novo, che in quelli di recupero e riqualificazione, considerando la partecipazione degli stessi abitanti per il raggiungimento di risultati più idonei, e le risposte ai loro bisogni, evitando di riprodurre realtà di ghetto e di malessere sociale.
In tale direzione sono nate molte iniziative di recupero urbano e sostegno sociale come i PRU (Piano di Recupero Urbano), in particolare quello di Corso Grosseto che sta operando sui quartiere delle "Torri", i PRIU (Piano di Riqualificazione Urbana), e i PAS (Piano di Accompagnamento Sociale), che appoggiano i vari piani, accostando agli interventi fisici, opere di sostegno e rieducazione sociale, in quanta non basta riqualificare soltanto fisicamente uno spazio abitativo, ma occorre educare gli abitanti a tali cambiamenti,ad avere una nuova (e più positiva) concezione del proprio spazio, poiché sana loro a doverlo vivere e gestire, altrimenti il nuovo volto del quartiere rimarrebbe soltanto un temporaneo miglioramento estetico.
Presa coscienza del contesto economico e sociale, progettuale e gestionale e non ultimi, politico e amministrativo, in cui nascono e si gestiscono i quartieri, popolari delle periferie cittadine, ma anche i normali quartieri residenziali ho cercato di valutare ed attribuire le varie responsabilità e competenze, meriti e demeriti, per i risultati ottenuti. facendo riferimento sia agli aspetti negativi, che a quelli positivi, limitatamente alla mia preparazione in materia, alle informazioni e testimonianze ottenute durante lo sviluppo della tesi e i relativi approfondimenti, ai particolari casi studiati. Mi sana altresì impegnato a mantenere un adeguato livello di oggettività nella visione dei fatti.
In tal senso ho approfondito il lavoro dei progettisti e le loro responsabilità nel processo progettuale, i loro meriti e le loro mancanze, cercando di far emergere quale strada bisognerebbe intraprendere per un corretto processo di progettazione degli spazi abitativi, per evitare di realizzare quartieri residenziali che diventano, poi, casi problematici come quelli analizzati.
Relatori
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