Universal design: l'abitazione per l'utenza anziana
Mirella Minini
Universal design: l'abitazione per l'utenza anziana.
Rel. Delfina Comoglio Maritano, Angela Lacirignola. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2007
Abstract
Con il ridursi delle nuove leve e il sempre più accentuato permanere in vita delle vecchie generazioni, uno dei principali problemi dei Paesi a sviluppo avanzato è diventato quello dell'invecchiamento della popolazione, per l'incremento sia numerico delle persone anziane, sia della loro proporzione sul complesso della popolazione.
Si tratta di un processo demograficamente inevitabile che deve il suo essere a fatti straordinariamente positivi, quali considerevoli progressi della scienza medica attraverso il controllo delle malattie epidemiche ed infettive, la riduzione della mortalità infantile, l'evoluzione della chinirgia e della diagnostica, i progressi nella prevenzione e nella terapia ed un generale innalzamento del livello qualitativo di vita, soprattutto dal punto di vista igienico-sanitario e dell'alimentazione.
L'invecchiamento, quindi, nei Paesi occidentali sviluppati, è il risultato del verificarsi di due eventi: il sensibile allungamento della durata media della vita e la contrazione delle nascite, fenomeni che hanno modificato profondamente nel corso degli ultimi decenni la struttura della popolazione.
In forza della consapevolezza circa il sempre maggior peso occupato dalla classe anziana nella società e della condizione di vecchiaia quale una delle diverse fasi d'età caratterizzanti inevitabilmente l'esistenza di ogni individuo, appare logico e necessario non relegare i bisogni degli anziani ai margini del dibattito sociale, ma riportarli invece all'interno di quelli della società globale.
Non è possibile attribuire alla popolazione anziana caratteristiche univocamente definite, poiché la vecchiaia fisica, biologica, e psicologica spesso non coincidono. Infatti, gli anziani possono conservare una notevole efficienza psichica e, spesso, buone capacità di memoria, attenzione, logica e creatività anche se accompagnate ad un fisico in avanzato stato d'involuzione senile, oppure talvolta si osservano persone anziane, che pur mantenendo caratteristiche fisiche relativamente giovani, mostrano i segni del deterioramento mentale.
Qualunque sia la specifica situazione, la persona anziana può trovarsi in uno stato di disabilità a causa di molteplici fenomeni, condizione definita come limitazione o perdita delle capacità di svolgere attività nel modo o nei limiti considerati normali per un individuo.
Tuttavia, si può guardare alla disabilità da due punti di vista diametralmente opposti: considerando il disabile unicamente in funzione di ciò che non può fare a causa delle sue limitazioni, oppure in funzione di ciò che può fare in modo autonomo, positivo, scoprendo e vagliando anche modalità inedite. Questa ultima accezione, in linea con la "Classificazione Internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute" (ICF) che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha promulgato nel 2001, pare la più coerente con il nuovo modo di concepire la persona caratterizzata da difficoltà fisiche o sensoriali.
Il progettista, al fine di elaborare con coscienza e spirito interdisciplinare le caratteristiche dell'ambiente costruito, deve scegliere consapevolmente da quale punto di vista guardare, ma in ogni caso è indispensabile che maturi la conoscenza delle molteplici condizioni e limitazioni legate alle specifiche disabilità che condizionano l'uomo nel suo rapporto con il mondo. Una relazione da valutare necessariamente anche in funzione dei mutamenti di disabilità progressive nel tempo e dell'inarrestabile processo di invecchiamento.
Spesso, infatti, il peggiorare della condizione patologica dell'anziano richiede che vengano eseguiti adattamenti dello spazio domestico, se si vuole evitare che l'individuo venga allontanato dalla propria abitazione e inserito in una struttura assistenziale. Questi interventi di adeguamento devono tuttavia essere preliminarmente previsti in sede di progetto, al fine di minimizzare le opere necessarie.
Il tema della permanenza degli anziani nella propria abitazione, salvaguardando le abitudini consolidate, restando partecipi dell'ambiente e dei luoghi con i quali si hanno legami affettivi, mantenendo saldi i rapporti con parenti e amici della vita quotidiana, si oppone come una sfida progettuale per l'architetto, chiamato a riscoprire il valore sociale della propria professione e motivato dalla volontà di trovare soluzioni realizzabili per innalzare la qualità della vita nella terza e quarta età.
Occorre, quindi, che il progettista adotti uniforma mentis proiettata al futuro, la quale gli consenta di non elaborare progetti validi solo nel breve periodo, bensì flessibili ed adattabili agevolmente nel corso del tempo a seconda del bisogno.
Emerge evidente, comunque, soprattutto nel caso dell'edilizia residenziale datata, che un intervento di adeguamento è condizionato in maniera determinante dallo stato di fatto dell'abitazione, spesso purtroppo lontana dai minimi requisiti di accessibilità. Molti vincoli, infatti, possono imbrigliare il progettista nella predisposizione del piano di adeguamento, ma devono anche risultare stimoli per la ricerca di soluzioni alternative specifiche.
Andare oltre gli standard per migliorare la qualità della vita degli anziani, e più in generale di tutti gli individui, è perciò non solo possibile, ma altamente auspicabile al fine di formare quella cultura progettuale indispensabile agli architetti.
La continua evoluzione del progresso tecnologico, inoltre, consente oggi agli addetti ai lavori di rispondere in modo sempre più efficace e all'avanguardia alle problematiche connesse alla disabilità, attraverso la fornitura di attrezzature sofisticate, impianti di automazione e domotica.
L'accessibilità generalizzata degli spazi costruiti può essere intesa come una disciplina mirata al massimo potenziamento dell'autonomia di ciascun individuo, attraverso la progettazione attenta dello spazio, indipendentemente dalla condizione psicofisica in cui si trova, in modo temporaneo o permanente, garantendo una fruizione agevole ed allargata di tutto l'habitat in cui si svolge la vita quotidiana dell'uomo.
Il progettista nasce proprio come figura professionale capace di farsi interprete e mediatore delle necessità e dei bisogni delle persone, ma il suo compito non può risolverei nel far prevalere attenzioni estetiche, economiche o specifiche di una categoria su quelle funzionali e d'impegno sociale, rischiando di realizzare progetti che mal si adattino ai bisogni espressi dall'utenza.
A questo proposito, l'innovativo concetto di Universa! Design, in relazione al fare progettuale, non consiste in un nuovo genere di progettazione, né di una specializzazione, ma in una metodologia progettuale attraverso cui il progettista garantisce che i propri prodotti o servizi rispondano ai bisogni del maggior numero possibile di persone, indipendentemente dalle condizioni psico-fisiche di ognuno. Esso sfida gli architetti ad andare oltre alla conformità degli standard minimi e delle caratteristiche di utenti specifici, per trovare soluzioni che includano i bisogni di diversi destinatari. Le persone che hanno ridotte capacità motorie o sensoriali devono poter disporre comodamente, al pari di quelle normodotate, di tutto lo spazio fisico, con una positiva riduzione delle fonti di pericolo, delle situazioni di disagio e di affaticamento.
L'esigenza che emerge, quindi, è quella di un atteggiamento che sappia prestare maggiore attenzione all'utente, a colui che sarà il fruitore del progetto stesso.
E' necessario ripensare all'uomo, o meglio all'essere umano: al suo essere uomo o donna, soggetto che evolve da bambino ad anziano, persona che nel corso della vita può andare incontro a cambiamenti temporanei o permanenti, e presentare caratteristiche differenti da quella "normalità" definita da convenzioni che si sono dimostrate inadeguate.
Per definire le caratteristiche dimensionali e morfologiche dell'ambiente in modo da contemperare esigenze eterogenee, infatti, è necessario definire un quadro esigenziale esteso che consideri un profilo di "utenza ampliata".
Occorre non riferirsi soltanto ai dati antropometrici di un individuo "normodotato" ideale, ma esaminare gli aspetti esigenziali che riguardano tutti coloro che, in maniera permanente o temporanea, hanno dei bisogni particolari. Con questo si intende mettere in evidenza la necessità che il progettista adotti un nuovo approccio al progetto, un approccio olistico che consideri le problematiche nella logica dell'utenza ampliata.
Punto cardine dell'Universal Design, o Design for all, è proprio la possibilità di disporre di luoghi ed attrezzature configurati in modo da poter essere utilizzati generalmente da un'ampia fascia di popolazione, privi di barriere architettoniche, fonti di pericolo e di affaticamento. In special modo le abitazioni, gli spazi urbani e le loro attrezzature devono poter rispondere efficacemente ed in modo agevole alle reali necessità dell'uomo, dall'infanzia all'età avanzata, via via adattandosi col passare degli anni.
Questa forma mentis implica, quindi, il raggiungimento di una maggiore consapevolezza degli architetti circa il loro ruolo sociale, e la necessità di rapportarsi con l'offerta commerciale di un mercato quanto più variegato possibile. Perché si verifìchi un reale cambiamento ed una condivisione di questo obiettivo, è necessario condurre una vasta opera di sensibilizzazione sul tema nei confronti degli architetti e dei progettisti in genere.
A partire dalle considerazioni relative al problema dell"invecchiamento della popolazione, ed alla diffusione sempre maggiore dei canoni dell"Universa! Design, si è deciso di concentrare il lavoro sulla categoria delle persone anziane, proprio perché l'involuzione senile può presentare un ventaglio molto ampio e variegato di patologie e limitazioni funzionali, le quali ben si adattano al generale obiettivo di progettazione per un'utenza ampliata.
Relatori
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