Dalla composizione alla progettazione per tre proposte sul lago di Garda
Elisa Barzoi
Dalla composizione alla progettazione per tre proposte sul lago di Garda.
Rel. Silvia Gron. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2007
Abstract
PERCHE' QUESTO PROGETTO
Ho deciso di ritornare alle origini, dopo aver compiuto un percorso
durato cinque anni lontano da casa.
Sono nata a Malcesine, per abbandonarla dopo soli due anni e
ritornarci a frequentare le scuole elementari e medie superiori.
Quando dovetti scegliere quale argomento affrontare per la tesi ero
molto indecisa, soprattutto perché sapevo che non sarebbe stato
facile tornare nel luogo dove sono nata e dove andavo a trovare la
nonna, che ricordo parlare in tedesco con quelli che io chiamavo
"crucchi".
L'albergo l'abbiamo ereditato io, mio fratello e le mie due cugine,
Simona e Michela, con le rispettive madri qualche anno fa.
Da allora non è stato cambiato praticamente nulla. I lavori tardano a
cominciare poiché il passaggio di proprietà ha rilevato alcune
incoerenze tra lo stato di fatto ed il progetto approvato in Comune.
Ho iniziato nel momento in cui stavamo facendo la "domanda di
Sanatoria" e sto terminando con il progetto approvato e con
l'intenzione di sfruttare l'edificio.
L'abbattimento è obbligatorio come spiegherò più avanti, e spero che
questa tesi sia utile per il nuovo progetto che andremo a fare.
L'approccio iniziale al sito ha comportato uno sforzo emotivo notevole,
ma ora, dopo i rilievi, dopo i continui sopralluoghi e il "nuovo progetto"
proposto mi sento più serena.
PRINCIPI PER UN PROGETTO
Penso che il rapporto lettura/interpretazione sia un principio costitutivo del processo di progettazione dell'architettura, nel senso del ruolo attivo che, rispetto al progetto, svolge la fase della lettura di un luogo. Un luogo in questo caso non pensato come un dato in sé con un aspetto stabile, quale quello che ad oggi si manifesta, ma inteso come "il risultato di una condensazione" di tutti gli elementi diversi, naturali ed antropici, degli avvenimenti, delle trasformazioni d'uso, delle memorie che si sono fissate in forme fisiche, in segni e tracce. E' quindi una visione dinamica, comprensiva di un quadro in cui l'assetto fisico è un dato temporaneamente definitivo, in realtà mai fissato in un'immagine conclusa: il rapporto si stabilisce con il luogo ad oggi, ma già ogni nuovo ragionamento progettuale, ogni intervento, ne prefigura una trasformazione, un passaggio da una forma ad un'altra diversa.
Il progetto di architettura si misura dunque con tutti i materiali legati alla costruzione del luogo, e che ora si identificano strettamente con esso: il luogo diviene un "elemento tecnico-pratico del progetto", ma anche un "metodo", una fondamentale componente dell'azione di progettazione, quella che può dare elementi di individualità e di appartenenza, ed il rapporto con esso diviene un momento qualificante dell'operazione di tasformazione. Perché si definiscono i motivi di una perimetrazione dell'area di intervento, si esplicita la necessità di determinate localizzazioni e posizionamenti, si effettuano dimensionamenti nati insieme alle misure del territorio, si determinano orientamenti e giaciture, si fissano prospettive e vedute, si stabiliscono nuove gerarchie coinvolgendo nella trasformazione le preesistenze selezionate, ecc..
L'indispensabile rapporto con il contesto, per l'architettura, è in realtà
un "commento critico" che stabilisce rapporti ma definisce le distanze
dall'esistente, e "il modo di essere dì tali distanze è la qualità del
progetto".
La fase della descrizione, dunque sceglie e seleziona criticamente gli
elementi che costruiscono la forma dell'area indagata: non si tratta
quindi di un inventario dell'esistente, né della sola ricerca archeologica
di tracce e memorie passate, ma della selezione consapevole delle
trame e punti, episodi e luoghi, emergenze geografiche e antropiche,
e soprattutto una evidenziazione delle relazioni che esistono tra di
essi, e del ruolo che queste assumono nelle declinazioni locali.
Il momento dell'interpretazione, il momento del progetto, tende poi a
ricomporre in nuove figure sintetiche gli elementi osservati, tende ad
esaltarne alcuni e a metterne sul fondo altri, a dare nuovo ruolo
complessivo ai punti su cui interviene ed a interpretare i rapporti tra le
parti, a riorentare infine il territorio interessato in una nuova trama di
relazioni.
Le considerazioni generali fatte finora sono legate all'idea di
trasformazione della città e del territorio esistente, nel senso che la
struttura della struttura urbana esprime dati e indicazioni che
orientano la trasformazione, evidenziando nodi irrisolti e problemi
ancora aperti, ed il progetto di architettura è lo strumento in grado di
manifestarli e interpretarli compiutamente ed in modo sistematico
rispetto alla complessità degli elementi che concorrono ad essa.
Non il progetto da solo, né con una soluzione dedotta direttamente
dall'osservazione, come si è detto. Ma vogliamo intendere che l'aver
individuato i meccanismi di di costruzione propei di un'area, i suoi
particolari elementi costitutivi e caratterizzanti fa si che il tema dell'intervento debba misurarsi inevitabilmente con questi dati, anche senza accoglierli direttamente nella propria soluzione, ma sicuramente ponendosi in relazione dialettica con essi.
E così all'osservazione e alla descrizione si accompagnano l'interpretazione e il giudizio, cioè le scelte che esprimiamo con il progetto.
E quindi l'interpretazione progettuale da a questo insieme un senso urbano, definisce una forma ed un ordine diversi e leggibili, creando dialettica e tensione tra punti e parti, attribuendo gerarchle e chiarezza di ruolo agli elementi presenti (qualunque sia la loro natura, e quindi inserendo anche termini come istanza, vuoti, natura), impostando un consapevole confronto con i segni e la morfologia dei luoghi, e un motivato raccordo con i tracciati e le giaciture del suolo. Al di là di una più ampia logica strategica che deve sempre coordinare i singoli interventi, quello che comunque ci interessa nel presente ragionamento è la costruzione, in questi ambiti, di luoghi precisi: cioè di luoghi in cui sia svolto un tema urbano chiaro, luoghi con un ruolo definito ed una volontà di rappresentare anche delle valenze emblematiche. In cui ci sia la riconoscibilità dell'intervento di architettura (edifici comprensibili, accoglienti, utili e durevoli), il suo radicamento al suolo: nel senso che devono essere chiari i motivi del posizionamento dell'edificato nel lotto e rispetto all'intorno, e quelli della localizzazione che tiene conto del territorio, delle sue strade e delle sue trame, del paesaggio, dell'orografia, e così via. Sono argomenti questi che vogliono misurarsi al positivo con le numerose osservazioni critiche che sono state svolte sulla realtà attuale: vediamo comunemente architetture tendenzialmente tutte simili tra loro, indifferenti al sito in cui sono collocate, slegate da un disegno del suolo, meri contenitori di attività le più svariate. Il tutto accompagnato da "segnali", luci, colori, pubblicità, immagini in movimento, scritte che tendono a sostituire la fatica della costruzione reale di un luogo.
Al di là del giudizio tendenzialmente negativo espresso generalmente su questa serie di fenomeni, vogliamo invece misurarci con l'oggettività delle situazioni cui derivano, ricavare i dati reali per interventi adeguati e compatibili con l'attualità, rispondendo a tutte le necessità che esprime il mondo contemporaneo, senza la pretesa di possedere formule valide per ogni occasione, ma con la consapevolezza dell'indispensabilità del continuo corto circuito che si deve stabilire tra realtà e architettura.
Continuando a credere che compito dell'archittettura sia quello di dare comunque un "ordine" con la propria presenza, (pensiamo che nessun tipo di operazione progettuale possa esimersi dall'esprimersi su tale ruolo). E che il rapporto con l'esistente non possa mai tradursi linearmente in una trasposizione della lettura dei caratteri dell'area nei caratteri del progetto di architettura: ad un'area discontinua un progetto discontinuo, ad un'area spezzettata un progetto frammentario, ad un'area indefinita un progetto vago, ad un'area di risulta in progetto marginale, e così via. L'architettura non produce immagini, produce edifici e "l'arte urbana consiste nel trovare luoghi nel caos della città, nel dare loro un nome e nello sviscerare la loro peculiarità. Si tratta quindi di un'arte urbanistica della scoperta e non dell'invenzione".
Inoltre, in questo panorama, le architetture dovrebbero continuare ad essere degli edifici con una propria logica compositiva, una chiarezza tipologica, una coerenza costruttiva (compatibile con qualsiasi nuova tecnologia), e che nessuno di questi aspetti possa essre gestito autonomamente fino a diventare l'unico pretesto del progetto. Se quindi non pensiamo che la sola scelta tipologica possa essere garante del risultato formale, analogamente le "invenzioni" tecnologiche o le novità materiche non sono sufficienti a giustificare le scelte complessive, e restano fini a se stesse. Puntiamo dunque su un'architettura legata al suolo, che entra nella definizione di un luogo, interpretandolo, che si manifesta in maniera comprensibile e adeguata al proprio ruolo, che ha caratteri di accoglienza e un senso comprensibile, al di là della meraviglia e dell'effimero.
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