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I 20 anni del Piano Regolatore Generale di Torino : analisi e proposte per un nuovo piano strutturale

Iacopo Loreti

I 20 anni del Piano Regolatore Generale di Torino : analisi e proposte per un nuovo piano strutturale.

Rel. Carlo Alberto Barbieri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2016

Abstract:

INTRODUZIONE

LA PRESENTE TESI AFFRONTA LA TRATTAZIONE DI UNA FASE DI TRANSIZIONE PARTICOLARMENTE SENTITA NELL'AMBIENTE URBANISTICO, SOPRATTUTTO NELL'AREA TORINESE: NEL 2015, ANNO DI INIZIO DEGLI STUDI PROPEDEUTICI ALLA REDAZIONE DEL PRESENTE TESTO, IL PIANO REGOLATORE GENERALE DI TORINO HA COMPIUTO I 20 ANNI DI VIGENZA, DIMOSTRANDO IN MANIERA SEMPRE MAGGIORE LA PROPRIA VETUSTÀ. SI È QUINDI AFFRONTATA UN'ANALISI DI QUESTO STRUMENTO, INCENTRATA SOPRATTUTTO SU DUE ASPETTI: DA UN LATO IL DIBATTITO PUBBLICO E IL CONTESTO STORICO CHE HA FORMATO UN SIFFATTO PIANO, DALL'ALTRO UNO STUDIO ABBASTANZA APPROFONDITO SULL'EVOLUZIONE DELLA CITTÀ PUBBLICA E DEI SERVIZI NEL PERIODO DI VIGENZA.

IL DIBATTITO PUBBLICO E LA FORMAZIONE DEL PIANO FIRMATO DAGLI ARCHITETTI GREGOTTI E CAGNARDI RISALGONO AGLI ULTIMI ANNI OTTANTA: È STATO DECISAMENTE INTERESSANTE RIPERCORRERE TALE MOMENTO PARTICOLARMENTE COMPLESSO, INDAGANDO TRAMITE RICERCHE NEGLI ARCHIVI STORICI DE LA STAMPA E DE LA REPUBBLICA I PRIMI SEGNI DI UNA TORINO CHE, DI LÌ A POCO, AVREBBE CAMBIATO PROFONDAMENTE I PROPRI PARADIGMI DI SVILUPPO E DI VITA URBANA. COSÌ COME È STATO FONDAMENTALE PER LA FASE PROPOSITIVA DELLA PRESENTE TRATTAZIONE L'ANALISI DI COME LA CITTÀ PUBBLICA, I SERVIZI E GLI STANDARD SI SIANO EVOLUTI IN QUESTI VENTI ANNI, RISCONTRANDO ANCHE, COL SENNO DI POI, DIVERSE CURIOSITÀ E PREVISIONI SBAGLIATE. LO STUDIO DELLE ACQUISIZIONI, INVECE, HA RESO POSSIBILE CAPIRE IN QUALE MISURA LE DINAMICHE (ASSAI INNOVATIVE) ADOTTATE DAL PIANO SIANO STATE EFFICACI NEL REALIZZARE LE PREVISIONI DEL PIANO STESSO. È EMERSO CHIARAMENTE COME IL P.R.G. DEL 1995 SIA STATO UNO STRUMENTO FLESSIBILE E CAPACE DI SEGUIRE LO SVILUPPO DELLA CITTÀ DI TORINO, NONOSTANTE IL SUO IMPIANTO PIUTTOSTO DETTAGLIATO E SPECIFICO: QUESTO GRAZIE AD UN FIORIRE DI MODIFICHE E VARIANTI (STRUTTURALI E PARZIALI) CHE SONO ANDATE AD INTERVENIRE NELL'IMPIANTO ORIGINALE DEL DISEGNO PIANIFICATORIO. UNA TALE SOVRAPPOSIZIONE DI PROVVEDIMENTI HA PORTATO, COME È NORMALE, AD UNO STRUMENTO PIÙ SIMILE AD UN MOSAICO CHE AD UNA VISIONE ORGANICA E COERENTE DELLA CITTÀ. SE A QUESTO FENOMENO SI AGGIUNGE IL CAMBIAMENTO RADICALE DELLA SOCIETÀ E DELL'ECONOMIA (SEMPRE PIÙ VELOCE NELLE ESIGENZE E NELLO SVILUPPO), SI GIUNGE CHIARAMENTE AL BISOGNO DI UN NUOVO STRUMENTO ATTRAVERSO IL QUALE GOVERNARE LA CITTÀ.

PER QUESTO MOTIVO, DOPO LA PRIMA FASE DI ANALISI, LA TRATTAZIONE PROSEGUE PRESENTANDO UN CASO STUDIO RECENTE, OVVERO LA NUOVA PIANIFICAZIONE COMUNALE COSÌ COME DISCIPLINATA DALLA LEGGE REGIONALE DELL'EMILIA ROMAGNA N. 20 DEL 2000, APPLICATA NELLA FATTISPECIE DAL COMUNE DI BOLOGNA. CI SI SOFFERMERÀ MAGGIORMENTE SULLA COMPONENTE STRUTTURALE, RAPPRESENTATA DAL PIANO STRUTTURALE COMUNALE, CERCANDO DI SPIEGARE IL METODO APPLICATO DALLAMMINISTRAZIONE COMUNALE E I CONTENUTI DELLO STESSO. L'APPROCCIO "TRIPARTITO" (NELLE TRE COMPONENTI STRUTTURALE, OPERATIVA E REGOLATIVA) RAPPRESENTA UN NUOVO METODO DI GOVERNO DEL TERRITORIO URBANO PRESENTE ORMAI IN NUMEROSE REGIONI D'ITALIA GIUNTE ALLA SECONDA GENERAZIONE DI LEGGI URBANISTICHE, ED È PRESENTE ANCHE NEL DISEGNO DI LEGGE NAZIONALE "LUPI" (LA TANTO NECESSARIA RIFORMA DELLA LEGGE URBANISTICA NAZIONALE) CHE, A DIRE IL VERO, RISULTA ANCORA IGNORATO DAL DIBATTITO PARLAMENTARE. TALE APPROCCIO, NORMALE PER QUASI LA TOTALITÀ DELLE REGIONI, IN PIEMONTE NON HA TROVATO ANCORA UNA VERA REGOLAMENTAZIONE, COME SI POTRÀ VEDERE NEI CAPITOLI DEDICATI AL TEMA. A VALLE DEI RAGIONAMENTI SIN QUI PRESENTATI, SI È SCELTO DI PROPORRE UNO SCHEMA E DELLE LINEE GUIDA PER LA STESURA DI UN PIANO STRUTTURALE PER TORINO CHE AWII LA SOSTITUZIONE DEL P.R.G. VIGENTE. L'ISPIRAZIONE È OVVIAMENTE DERIVATA DAL P.S.C. DI BOLOGNA (STORNATO DA UNA SERIE DI APPROCCI CHE SI RITIENE SIANO TROPPO "CONFORMATIVI", RESIDUATI DELLA PIANIFICAZIONE DEL 1942), COSÌ COME DALLE PROPOSTE DI RIFORMA DELLA LEGGE URBANISTICA PIEMONTESE N. 3 DEL 2013, CHE SI ILLUSTRERANNO IN UN CAPITOLO DEDICATO.

A RIGUARDO DEL "NUOVO PIANIFICARE" PER TORINO, SI TRATTERANNO DAPPRIMA DEI PRINCIPI ISPIRATORI, VOLTI AD INNOVARE LE POLITICHE TERRITORIALI DA IMPLEMENTARE IN AMBITO COMUNALE: UNO SVILUPPO URBANO ATTENTO AL RAFFORZAMENTO DELLA "RESILIENZA URBANA", UN APPROCCIO ALLE POLITICHE DEL SUOLO LEGATO ALLA VALORIZZAZIONE DEI SERVIZI ECOSISTEMICI E UN'ATTENZIONE PARTICOLARE, IN FASE DI TRASFORMAZIONE URBANA, ALLE FUNZIONI E ALLE QUALITÀ DELLE AREE LIBERE. NON SI AFFRONTERANNO, PER MOTIVI DI SPAZIO E DI NECESSARIO APPROFONDIMENTO, TUTTI GLI ASPETTI CARATTERIZZANTI UN PIANO STRUTTURALE, MA CI SI SOFFERMERÀ SU QUELLI CHE SI RITIENE SIANO DI INPUT PER UNO STUDIO SUCCESSIVO PIÙ APPROFONDITO. LA TRATTAZIONE DI DIVIDERÀ IN UN QUADRO STRUTTURALE E UN QUADRO TERRITORIALE: IL PRIMO PRESENTERÀ IL TELAIO DELLA CITTÀ, INDIVIDUANDO QUEI SISTEMI FONDANTI IL TERRITORIO URBANO (E.G. IL SISTEMA DELLA MOBILITÀ), INDIVIDUANDO LE STRATEGIE DI SVILUPPO (ECONOMIA DELLA CONOSCENZA, NATURALITÀ, AMBIENTE COLLINARE E PRODUTTIVITÀ) E DISEGNANDO LO SCHEMA STRUTTURALE PER OGNI QUARTIERE (PARTICELLA PRIMARIA DELLO SCHEMA DIRETTORE); IL SECONDO SARÀ L'INQUADRAMENTO GENERALE DELLA MORFOLOGIA URBANA, INDIVIDUANDO GLI AMBITI DELLA CITTÀ CONSOLIDATA E GLI AMBITI DELLA CITTÀ DELLA TRASFORMAZIONE, PARTICELLE PRIMARIE DELLA PIANIFICAZIONE OPERATIVA CHE VERRÀ.

IN ALLEGATO SI TROVERANNO LE SCHEDE DI ALCUNI QUARTIERI ETEROGENEI, IN MODO DA PRESENTARE IL FORMAT PENSATO ALL'INTERNO DELLA PRESENTE TESI, E LE TAVOLE RELATIVE AL TRASPORTO

PUBBLICO LOCALE E ALLA SUDDIVISIONE IN QUARTIERI, ALLA SUDDIVISIONE IN AMBITI E, IN ULTIMO, LA TAVOLA STRUTTURALE GENERALE DEL PIANO.

COME SI VEDRÀ, GLI ARGOMENTI TRATTATI SONO VASTI E PIUTTOSTO ETEROGENEI, COSÌ COME VASTO È STATO IL PERIODO DI RICERCA SOPRATTUTTO IN MERITO AL CASO STUDIO E AI PRINCIPI DI BASE: SI È CERCATO QUINDI DI PORTARE QUANTI PIÙ ELEMENTI DI RIFLESSIONE POSSIBILE, IN MODO DA PRESENTARE NEL MODO PIÙ COMPLETO IL PERCORSO CHE HA PORTATO ALLA REDAZIONE DELLE PROPOSTE RELATIVE AL PIANO STRUTTURALE PER TORINO. CIONONOSTANTE, NON TUTTO HA TROVATO SPAZIO NELLA PRESENTE TRATTAZIONE, POICHÉ L'OBIETTIVO ERA QUELLO DI RAGGIUNGERE UNA OMOGENEITÀ DEL RAGIONAMENTO LOGICO E UNA ORGANICITÀ NELLA LETTURA: SI È AGITO, SOTTO CERTI ASPETTI, "PER SOTTRAZIONE", AFFINCHÉ SIA CHIARAMENTE LEGGIBILE LO STUDIO E IL PERCORSO DI RICERCA E DI PROPOSTA FATTO.

Relatori: Carlo Alberto Barbieri
Tipo di pubblicazione: A stampa
Soggetti: U Urbanistica > UH Pianificazione regionale
U Urbanistica > UK Pianificazione urbana
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale
Classe di laurea: NON SPECIFICATO
Aziende collaboratrici: NON SPECIFICATO
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/4724
Capitoli:

0.INTRODUZIONE

LA PIANIFICAZIONE COMUNALE E LA CITTÀ PUBBLICA

1.EVOLUZIONE NORMATIVA DELLA PIANIFICAZIONE COMUNALE

2.LA CITTÀ PUBBLICA, GLI STANDARD E I SERVIZI

3.I NUOVI METODI DI PIANIFICAZIONE

3.1.IL PIANO STRUTTURALE

3.2.IL PIANO OPERATIVO E IL REGOLAMENTO URBANISTICO EDILIZIO

4.LA RESILIENZA URBANA: ALCUNE DEFINIZIONI

4.1.DALLA SOSTENIBILITÀ ALLA RESILIENZA

4.2.5 PILASTRI PER LA RESILIENZA URBANA

120 ANNI DI P.R.G. DI TORINO

5.LA GENESI DEL PIANO DI GREGOTTI E CAGNARDI

6.LE TRASFORMAZIONI URBANISTICHE E I METODI DI ATTUAZIONE

6.1.LE ZONE URBANE DI TRASFORMAZIONE

6.2.LE AREE DI TRASFORMAZIONE A SERVIZI

7.L'EVOLUZIONE DELLA CITTÀ PUBBLICA NEI 20 ANNI DEL PIANO

7.1.LE 373 VARIANTI E IL LORO IMPATTO

7.2.ANALISI DEI DATI QUANTITATIVI E DELLE ACQUISIZIONI

7.3.CRITICITÀ DELL'ATTUAZIONE

IL CASO DELLA PIANIFICAZIONE "TRIPARTITA" DI BOLOGNA

8.LA LEGGE REGIONALE N. 20 DEL 2000 E ¡1 PIANO TRIPARTITO

9.IL PIANO STRUTTURALE COMUNALE DI BOLOGNA

9.1.LE "FIGURE DELLA RISTRUTTURAZIONE": LE SETTE CITTÀ

9.2.LE "STRATEGIE PER LA QUALITÀ E REGOLE": SISTEMI SITUAZIONI

A)AMBITI

B)I SISTEMI

C)FOCUS: IL SISTEMA DELLA CITTÀ PUBBLICA

D)LE SITUAZIONI

E)GLI AMBITI

9.3.LE FORME DI ATTUAZIONE

A)LA PEREQUAZIONE

10.IL P.O.C. E IL R.U.E. DI BOLOGNA E LE LORO EVOLUZIONI

UN NUOVO PIANIFICARE PER TORINO

11.LA LEGGE N. 3 DEL 2013 E LE SFIDE DELLA PIANIFICAZIONE DELLA CITTÀ METROPOLITANA TORINESE

12.UN NUOVO PIANO STRUTTURALE PER TORINO

12.1.I PRINCIPI BASE DELLA NUOVA PIANIFICAZIONE TORINESE

A)LA RESILIENZA URBANA

B)SERVIZI ECOSISTEMICI

C)LE AREE UBERE

12.2.I CONTENUTI DEL PIANO STRUTTURALE

A)QUADRO STRUTTURALE

B)LA CITTÀ DELLA CONOSCENZA

C)LA CITTÀ DELLE ACQUE

D)LA CITTÀ DELLA COLLINA

E)LA CITTÀ PRODUTTIVA

F)IL SISTEMA DELLA MOBILITÀ

G)I QUARTIERI

H)QUADRO TERRITORIALE

I)GLI AMBITI DI CONSERVAZIONE E VALORIZZAZIONE.... GLI AMBITI DI TRASFORMAZIONE

13.RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

14.ALLEGATI DI ESEMPIO: QUARTIERI

15.ALLEGATI DI ESEMPIO: TAVOLE

Bibliografia:

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LEGISLAZIONE

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PIANO OPERATIVO COMUNALE DI BOLOGNA, 2009

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GEOPORTALE DEL COMUNE DI TORINO

PORTALE WEB URBAN CENTER DI TORINO

PORTALE AMBIENTE REGIONE EMILIA ROMAGNA

PORTALE WEB URBAN CENTER DI BOLOGNA

100 RESILIENT CITIES PROGRAM, ROCKEFELLER FOUNDATION

PORTALE WEB ASSOCIAZIONE ITALIANA GREENWAYS

LIFE SAM4CP (SOIL ADMINISTRATION MODEL FOR COMMUNITY PROFIT), PORTALE WEB PORTALE WEB URBANPROMO

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