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Il Pian della Mussa e la sua ricostruzione nel catasto Rabbini. Ipotesi interpretative della struttura storica dell'insediamento

Graneri, Arianna

Il Pian della Mussa e la sua ricostruzione nel catasto Rabbini. Ipotesi interpretative della struttura storica dell'insediamento.

Rel. Chiara Devoti, Costanza Roggero. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2018

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Studio del contesto storico entro cui si inserisce il Pian della Mussa e analisi delle trasformazioni avvenute nel tempo, con l'ausilio delle mappe ottocentesche del catasto Rabbini reperite presso l'Archivio di Stato di Torino.

Per comprendere un territorio è indispensabile conoscere la sua storia e le trasformazioni avvenute nel corso degli anni, la tesi vuole documentare l’area del Pian della Mussa

basandosi su analisi e interpretazioni del catasto Rabbini (1866).

Il sito interessato si colloca pienamente in un contesto di tipo alpino, a 1850 metri di quota, il comune si trova al confine con la Francia e in quelle che vengono chiamate le Valli di Lanzo (area a Nord-Ovest di Torino). Il territorio oggi risulta ricco di pascoli e in un contesto alpino incontaminato, attraversato dalle sue purissime e rinomate acque è oggi luogo d’interesse turistico, il cui successo è riscontrabile dalle trattorie e dai rifugi che accolgono l’afflusso di visitatori durante tutto l’anno.

Già dall’’800 le Valli di Lanzo ed in particolare il Pian della Mussa godettero di una grande villeggiatura specialmente nei mesi estivi, ciò è documentato dalle numerose guide turistiche e pubblicazioni riguardanti la zona. La sempre crescente domanda portò alla

costruzione di rifugi, ville e alberghi, questi ultimi spesso anche molto lussuosi e all’avanguardia considerando l’epoca e le difficili condizioni di vita generate dalla

montagna. Il ‘900 si aprì con un generale interessamento verso la risorsa idrica, molto presente e di grandissima qualità in alta valle; sorsero così i primi stabilimenti per la produzione di energia idroelettrica e parallelamente, il Municipio di Torino iniziò i lavori di

captazione delle acque, allo scopo di servire i rubinetti della città di Torino. Negli anni ’70 del ‘900 l’idea brillante di due imprenditori valligiani rese possibile la nascita dello stabilimento di imbottigliamento dell’Acqua del Pian della Mussa. Per le sue proprietà

organolettiche nel 2002 venne firmato un contratto per il rifornimento della stazione spaziale internazionale, la NASA per le sue missioni si affidò all’acqua del Pian della

Mussa, considerata più leggera e povera di sali.

Il fulcro del lavoro si è sviluppato in seguito a numerose ricerche in archivio, grazie alle quali è stato possibile ricostruire la struttura di questo luogo nel 1866.

Le mappe catastali dell’epoca e i relativi Sommarioni, hanno mostrato come il Pian della Mussa fosse già a metà dell’’800 un luogo con vocazione agro-silvo-pastorale; le

infrastrutture presenti all’epoca erano poche, tanto che quelle oggi visibili ricalcano gli antichi tracciati per espandersi. I piccoli e diffusi insediamenti sono simili a quelli ancora oggi esistenti, di carattere compatto e chiusi su se stessi; molto interessante anche il

rilievo nel catasto Rabbini di tutti gli alpeggi in alta quota, a sottolineare ancora quanto la pastorizia fosse un’attività fondamentale. I campi coltivati oggi sono quasi assenti, mentre i pascoli costituiscono la maggior parte degli usi del suolo, in parte anche contaminati dai

parcheggi o dalle aree camper; così anche i boschi, risultano più selvaggi ed estesi rispetto al 1866, questo a causa del venir meno del loro aspetto produttivo.

Anche il turismo è molto cambiato rispetto a quello che invase il Pian della Mussa nell’’800, le famiglie oggi si rivolgono a mete lontane e non usano più trascorrere l’intero periodo di ferie in Val di Lanzo, si assiste quindi ad un turismo “pendolare”, concentrato

nei fine settimana.

Nel panorama alpino in generale declino, il Pian della Mussa può vantare una pressione turistica non particolarmente preoccupante, a vantaggio dell’ambiente ancora intatto e incontaminato. Proprio questi presupposti hanno reso possibile l’inserimento del luogo nei Siti d’Interesse Comunitario. Questo appellativo favorisce in maniera consistente la valorizzazione del luogo, riconosciuto a livello europeo per le sue peculiarità naturalistiche e ambientali, inoltre tra le varie prescrizioni sono regolamentati tutti gli interventi che

possano in qualche modo compromettere l’integrità del sito.

Purtroppo l’atteggiamento comune di chi si reca in montagna resta il saccheggio e l’appropriazione di ogni cosa come fosse un suo diritto, ciò però arreca un danno a tutti in

quanto va a ledere l’integrità ecologica oltre all’eventuale attività agricola.

Per ulteriori informazioni contattare:

Arianna Graneri, ariannagraneri@gmail.com

Relatori: Chiara Devoti, Costanza Roggero
Anno accademico: 2017/18
Tipo di pubblicazione: Elettronica
Soggetti: A Architettura > AS Storia dell'Architettura
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio
Classe di laurea: Nuovo ordinamento > Laurea magistrale > LM-04 - ARCHITETTURA E INGEGNERIA EDILE-ARCHITETTURA
Aziende collaboratrici: NON SPECIFICATO
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/8208
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