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A ridosso della frontiera : lo spazio del transito a Ventimiglia

Conti, Gaia

A ridosso della frontiera : lo spazio del transito a Ventimiglia.

Rel. Angelo Sampieri, Quirino Spinelli. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2017

Abstract:

INTRODUZIONE

La condizione di crisi che nell’ultimo decennio ha segnato e cambiato radical-mente il territorio europeo, ha svariati volti ed è frutto di una combinazione di eventi: un generale arretramento del livello d’integrazione finanziaria tra i paesi della comunità europea, una ripresa economica quanto mai incerta e stagnante, l’instabilità catalizzata dagli attentati terroristici, per citarne alcuni. Uno stato di crisi che ha penalizzato il territorio europeo dal punto di vista economico, produttivo, dei servizi e della risorse. In generale ne ha conseguito un rallentamento nello sviluppo, ha accresciuto il fenomeno delle disuguaglianze sociali, che sempre più si rivelano e si consolidano attraverso la formazione di nuove ingiustizie spaziali, e inciso su ambiente e mobilità. In questo quadro complessivo si inserisce la forte pressione migratoria che in Europa esercitano i popoli provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente. Entro un quadro di questo tipo, si assiste all’in-capacità da parte dei paesi europei di fornire una concreta risposta ai problemi legati al tema dell’accoglienza e dell’abitare, che piuttosto ha presentato il tema delle migrazioni come una minaccia al benessere e alla sicurezza interna dell’Unione Europea , innescando l’esplosione di nuovi sistemi di intolleranza dettati da sentimenti di paura e insicurezza. Le istituzioni europee, incapaci di adottare una politica coordinata e di elaborare iniziative comuni, si limitano a modificare il complessivo disegno legislativo in tema d’asilo, attraverso nuove rigide norme create ad hoc per contenere i nuovi arrivi e regolamentare le permanenze sul territorio. Una serie di dighe e sbarramenti interni oggi ordinano l’afflusso di migranti e richiedenti asilo nel territorio europeo, in quello che sembra essere diventato un processo di inclusione differenziale dei migranti, rilevando in modo drammatico altri punti di debolezza del progetto europeo, sul piano della mobilità secondaria dei migranti nei diversi paesi europei.

Le conseguenze più amare, si riscontrano nelle città di frontiera. Qui, i molti migranti in transito verso altri paesi europei, arrivano in città, ma inaspettatamente rimangono bloccati dal ripristino dei controlli effettuati alle frontiere. Questo flusso, sempre più ampio, crea degli addensamenti all’interno delle città, rifugi dove poter trovare un riparo, assistenza, e avere la possibilità di relazionarsi.

Uomini, donne, minori non accompagnati e famiglie, in attesa di proseguire il viaggio, popolano la città, le cui esigenze e pratiche (più o meno transitorie) si sovrappongono a quelle esistenti di una città già di per se molteplice, come quella di frontiera. I fenomeni migratori, quelli contemporanei come quelli del passato, fanno emergere nuovi spazi nei territori attraversati dai migranti, spazi di appartenenze multiple, capaci di tessere molteplici connessioni a scale differenti, rinnovare la centralità dei territori ove gli spazi emergono, aprendo in questi stessi territori dibattiti attorno al carattere costitutivamente plurale delle città di transito. Le città lungo le rotte, infatti, crocevia di mobilità, sono plasmate nelle loro caratteristiche sociali, ma anche morfologiche, dal fenomeno dei transiti. Questa tesi prova a restituire i mutamenti che i migranti, forzati nella città, mettono in atto in rapporto con lo spazio urbano e i luoghi in cui transitano, concentrandosi sul caso di Ventimiglia

Ventimiglia è stata nel novecento palcoscenico di ingenti flussi migratori. Flussi in entrata con geografie di provenienza complesse e differenziate, ma anche di emigrazioni, come d’altra parte lo è stato tutto il territorio italiano nell’arco del novecento. Questi flussi hanno continuamente rimescolato la popolazione cittadina, andando a connotare nella città non solo nuovi immaginari, paradigmi, pregiudizi, rappresentazioni, ma anche portando trasformazioni fisiche nei suoi spazi, nei suoi quartieri e nelle sue architetture. Nata come luogo di confine, storicamente interessata dai fenomeni migratori, è in particolare negli ultimi anni che la situazione dei migranti nella città si è trasformata in un problema. L’attuale crisi migratoria della città si inserisce infatti, in un quadro più ampio, fatto di scelte geopolitiche europee in materia di immigrazione, che hanno avuto delle conseguenze di straordinaria importanza alla scala locale. La città già duramente colpita dalla chiusura dei confini negli anni ‘90 e dalla globalizzazione, è stata ulteriormente indebolita dalla forte crisi economica, che ha visto svuotarsi interi territori agricoli, industriali, costieri e interni. Nella ricostruzione di un’identità persa nel tempo, mutando in funzione dei nuovi usi e delle nuove pratiche, che si è inserita l’attuale crisi migratoria. È in questo quadro, fatto da asimmetrie e nuove pratiche, in cui diverse forme di urbanità si confrontano e si scontrano, che l’attuale crisi delle migrazioni si inserisce, fungendo da catalizzatore a questo processo di metamorfosi della città. Nuove forme di occupazione del territorio, nuovi dispositivi spaziali, si inseriscono e attraversano la città e i tessuti urbani esistenti in modalità differenti, aprendo una nuova questione urbana.

Dalla cronaca è evidente come Ventimiglia non sia la destinazione finale del viaggio. La città è comunque una tappa fondamentale del percorso di molti, nodo obbligatorio della rotta che porta verso la Francia e gli altri paesi del nord Europa; quasi mai essa riesce però a garantire, specie in questa fase di crisi economica, opportunità occupazionali che garantiscano un inserimento duraturo di nuove persone. Così i migranti, dopo un breve periodo in cui è loro garantita, nella maggioranza dei casi, un’assistenza all’interno di campi di accoglienza temporanea, lasciano la città nel tentativo di proseguire il proprio viaggio. Durante la permanenza nei luoghi di Ventimiglia la provvisorietà e lo spaesamento delle condizioni dei migranti è evidente: sospesi in una condizione di non-esserci , le giornate trascorrono nell’attesa di trovare una persona che li faccia varcare il confine, e il momento giusto per provare a farlo. Di conseguenza, emergono pochi riferimenti territoriali dalle narrazioni dei migranti: la relazione con la città si rivela frammentata, isole collegate tra loro da qualche esplorazione a piedi o, in casi eccezionali, in bici. In città, i parchi, la stazione e gli spazi lungo il fiume Roia, sono gli elementi che spiccano nelle narrazioni; in questi luoghi si assiste ad una riappropriazione dello spazio pubblico da parte dei migranti: sono gli spazi dove si può passare del tempo insieme, dove si può ritrovare un’autonomia personale, al di fuori dello spazio obbligato del campo di accoglienza, dove l’elemento del controllo e della sorveglianza è spesso molto forte. Queste pratiche di socializzazione e spazializzazione restano però al di fuori del contesto sociale locale, le interazioni tra migranti e popolazione locale sono ancora molto poche e la percezione della loro presenza rimane ancora una manifestazione di un fenomeno del tutto transitorio. In mancanza di leggi che ne tutelino i diritti e ne garantiscano le istanze, l’esclusione sociale e territoriale dei migranti è forte, tanto da costituire una presenza “fuori luogo”, operando così una di serie di esclusioni selettive, secondo un principio di autodifesa che attraverso dispositivi spaziali mira a tenere “il nemico” a distanza. La cittadinanza attiva nel territorio costituisce solo una piccola parte della totalità, la maggioranza, che non sembra più di tanto essere toccata da quello che sta avvenendo, concentra le preoccupazioni su quelle che potrebbero essere le ricadute sulle attività di turismo e terziario.

La ricerca si riferisce principalmente ad un periodo di alcuni mesi a cavallo tra il 2016 e il 2017, periodo in cui si sono succeduti molti cambiamenti nelle politiche sovranazionali e locali, che hanno avuto conseguenze sulle pratiche spaziali e sociali dei migranti nel territorio. Le domande di questa tesi, le successive ipotesi e risposte, hanno preso forma e significato durante la ricerca e, in parte, in fasi assai avanzate della stessa, trattandosi al principio di un’intuizione apparentemente interessante da investigare. Risulta difficile tracciare una mappa dei luoghi attorno ai quali si sviluppa il fenomeno, questo perché è l’intero territorio ad esserne coinvolto, implicato in pratiche mutevoli e per questo difficilmente indirizzabili; in questo senso questa ricerca è un tentativo di reinterpretazione di spazi esistenti, intercettati da nuove abitudini che si inseriscono e attraversano la città in modalità differenti. La tesi si sviluppa in tre parti che indagano le relazioni tra processi migratori e spazio urbano a scala e da punti di vista differenti, cercando di cogliere, almeno in parte, la complessità. Il primo livello di analisi restituisce un ambito più globale, macro, che coinvolge le scelte geopolitiche europee in tema di securitizzazione delle frontiere e migrazioni transnazionali, cercando di delineare quelle che sono le conseguenze nel territorio italiano. Nella parte successiva, la tesi si concentra sul racconto di un contesto urbano specifico, la città di Ventimiglia, la sua descrizione attraverso mappe e schemi del territorio, l’esplorazione dei luoghi, le tracce che l’influenza di un forte flusso migratorio ha lasciato nella città e come questa abbia reagito, trasformandosi e modellandosi con esso. All’interno del tessuto urbano la presenza dei migranti ha generato una ricca rete di spazi, in particolare campi urbani, più o meno formali, e piccoli nuclei disseminati sull’intero territorio, che contribuiscono nel loro insieme alla definizione di nuove questioni che riguardano il tema dell’accoglienza e dell’abitare. Infine la tesi elabora alcune riflessioni, immaginando futuri, più o meno probabili, di una nuova urbanità, auspicando in scenari alternativi a quella che sembra essere, nel presente, l’unica forma di racconto. I cambiamenti nei rapporti tra società e territorio, nella struttura economica ed istituzionale del nostro continente, la spazializzazione del fenomeno migratorio, hanno aperto la strada ad una “nuova questione urbana”, nella quale, compito dell’architetto, è quello di ripensare ad una città aperta, che si possa finalmente riconoscere come un progetto sostenibile e condiviso, tenendo conto delle cause che hanno provocato questa crisi e nella consapevolezza che essa è destinata a durare per anni ed avere delle conseguenze strutturali sugli equilibri demografici, economici, sociali e politici dello spazio europeo.

Relatori: Angelo Sampieri, Quirino Spinelli
Tipo di pubblicazione: A stampa
Soggetti: SS Scienze Sociali ed economiche > SSG Sociologia
U Urbanistica > UA Analisi dei rischi
U Urbanistica > UK Pianificazione urbana
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città
Classe di laurea: Nuovo ordinamento > Laurea magistrale > LM-04 - ARCHITETTURA E INGEGNERIA EDILE-ARCHITETTURA
Aziende collaboratrici: NON SPECIFICATO
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/6150
Capitoli:

Introduzione

1 LA QUESTIONE DEL TRANSITO IN EUROPA

1.1 Norme e paradigmi di frontiera

1.2 Entrare, uscire, attraversare l’Italia

1.3 Violazioni

1.4 Ricadute spaziali

2 CRONACHE DA VENTIMIGLIA

2.1 Spazi di transito

2.2 Diario di un’esplorazione

2.3 Eventi 2017/2015

2.4 II ruolo delle politiche e della società civile

3 VENTIMIGLIA CITTA’ DI FRONTIERA

3.1 Breve storia di una frontiera

3.2 Topografie

3.3 Popolazioni

3.4 Economie

4 ALTRI SPAZI

4.1 Nodi

4.2 Addensamenti

4.3 Strade

4.4 Rifugi

Note conclusive

Bibliografia

Appendice

Bibliografia:

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