Refusi, dimenticanze e sovrapposizioni : il racconto della città contemporanea
Niccolò Suraci
Refusi, dimenticanze e sovrapposizioni : il racconto della città contemporanea.
Rel. Silvia Gron. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture For The Sustainability Design, 2015
Abstract
Il lavoro che segue è il frutto di un processo di ricerca e approfondimento durato circa due anni.
La forma in cui questo viene restituito, all’interno del testo che segue, mutua la sua struttura dalla teoria dei costrutti personali *: “Un costrutto, come la stessa radice semantica lascia intuire, è l'unità elementare di discriminazione attraverso la quale si attua il processo di costruzione. È una dimensione di senso, "un asse di riferimento, un criterio fondamentale di valutazione" che può essere “esplicitamente formulato o implicitamente agito, verbalmente espresso o totalmente inarticolato, intellettivamente ragionato o vegetativamente sentito ma che, in ogni caso, permette di riconoscere due cose come simili e, allo stesso tempo, differenti da una terza. I costrutti sono le chiavi di lettura che rendono il mondo intelligibile: se non disponessimo di tali criteri di discriminazione, il fluire degli eventi ci apparirebbe indifferenziato e di conseguenza privo di significato.”
L’articolazione in tre elementi, quindi, non si rifà ad una strategia di superamento di matrice hegeliana, di un testo rispetto a un altro. I tre testi sono da considerarsi autonomi, seppure l’uno affondi le proprie radici nell’altro in una sequenza di ragionamenti legati da concatenazioni aperte.
L’obiettivo di questa ricerca è proporre una moltitudine di chiavi di lettura sul problema dell’intervento nella città contemporanea. In particolare il bacino di analisi è stato quello delle città europee, più nello specifico quelle che hanno subito notevoli trasformazioni legate all’industrializzazione.
La struttura di analisi che si propone è quella di sfruttare al massimo le opportunità di accesso ai dati. Queste rappresentano la specificità del mondo contemporaneo. La letteratura prima di tutto, le mappe come documenti, i dati (spesso ottenuti in tempo reale), ma soprattutto l’osservazione diretta del territorio. Quest’ultimo punto è fondamentale: dando per conclusa l’epoca delle grandi trasformazioni urbane, dobbiamo affrontare lo sviluppo della città in una dimensione più diffusa che concentrata; all’interno della città densa e consolidata.
Il punto di partenza è riassegnare ai concetti di morfologia e tipologia un valore culturale e antropologico. Irrobustirne il significato, inserendo all’interno dei paradigmi disciplinari tutto il dibattito contemporaneo, sia esso sul piano filosofico politico o su quello tecnologico.
Troppo spesso gli indirizzi di lavoro sulla città si rifanno a paradigmi ideologici, che contrappongono visioni non di fatto opposte nel proprio significato intrinseco. Chi afferma il valore capitale della forma, chi identifica nel processo tecnologico l’univocità di mezzo e fine per lo sviluppo della città del futuro.
La letteratura è vasta e disomogenea, questo rafforza una questione, se già l’osservazione diretta dei luoghi ci obbliga a scontrarci con il tema della soggettività, anche la complessificazione degli spunti bibliografici ci mette nella condizione di essere contradditori.
La città va studiata e progettata caso per caso, ma se l’analisi è sufficientemente attenta e libera da sovrastrutture ideologiche, ci accorgeremo che i casi possono accostarsi. Che esiste la possibilità di costruire delle considerazioni esportabili, a patto che sia chiaro il dominio di intervento; che il paradigma di lettura sia ben definito.
Questo si è tentato di fare con questo breve e sintetico lavoro. Non tanto proporre un paradigma universale, nè offrire una chiave univoca e oggettiva per la lettura della città contemporanea. Questo è l’inizio possibile e probabile di un lavoro di ricerca che vorrebbe rimettere in gioco la figura dell’architetto come attore capace di integrare i processi, di raggruppare i contenuti, di dialogare con coloro che partecipano della vita urbana. Tutto questo assumendosi la responsabilità della forma, unico documento realmente incancellabile, ma sempre interpretabile, che la mano dell’architetto lascia attraverso i secoli.
Relators
Publication type
URI
![]() |
Modify record (reserved for operators) |
