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Tree building in città : sviluppo di uno spazio residuale a Torino

Spingor, Alberto Maria

Tree building in città : sviluppo di uno spazio residuale a Torino.

Rel. Gustavo Ambrosini, Grazia Brunetta. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2015

Abstract:

PREFAZIONE

"Otto metri quadrati al secondo è il ritmo con cui viene asfaltata e cementificata la bellezza, lA biodiversità, l’agricoltura e la cultura del nostro paese.[…] E’ urgente ora allargare a macchia d'olio la presa di coscienza dei cittadini. Perché anche la terra, la nostra terra, è un Bene Comune da preservare…"

Domenico Finiguerra

È ormai riconosciuto universalmente l'impossibilità di mantenere il nostro stile di vita ancora a lungo, in quanto quella che è stata chiamata "l'era del petrolio economico”, cominciata nel 1859, è vicina al termine.

Le due grandi problematiche contemporanee, il cambiamento climatico ed il picco del petrolio, definiti come “i problemi gemelli degli idrocarburi”, saranno la causa di un profondo mutamento della nostra civiltà.

Proprio questi due fenomeni spingono Rob Hopkins alla stesura di un “manuale pratico della transizione" in cui analizza le problematiche globali e descrive la creazione delle “Transition Town”, comunità nate appunto come soluzioni a questi problemi, sorte nel Regno Unito a Totnes (oggi contano più di 2.000 comunità ufficialmente riconosciute sparse in gran parte del mondo).

Il concetto fondamentale del suo libro è quello di resilienza1 , cioè la capacità di qualsiasi sistema (dall’individuo al sistema ambientale, a quello economico), di resistere e di mantenere ¡I proprio funzionamento nonostante un cambiamento o uno shock subito dal sistema dall’esterno.

Per una società la resilienza si ottiene tramite la creazione di una cultura capace di funzionare a prescindere dalle condizioni esterne, di essere autosufficiente e di essere quindi in grado di prosperare autonomamente.

Solitamente i luoghi artificiali edificati, altamente antropizzati, possiedono una capacità molto ridotta sia di resistere agli shock ambientali (ondate di caldo, inondazioni, eventi meteo estremi) sia di recuperare in seguito ai danni, come ad esempio un uragano o un incendio. Questi ambienti artificiali restano danneggiati e non recuperano le loro condizioni iniziali perché possiedono un basso o addirittura nullo valore di resilienza.

Al contrario i luoghi naturali hanno un’alta resilienza infatti gli alberi resistono ed il tessuto delle loro radici frena valanghe e siccità, le piante ricrescono o rinascono e gli animali ripopolano la zona: la vita si rigenera.

Vivendo oggi in un’era di cambiamenti climatici in cui i fenomeni naturali (causati sia da eventi naturali, sia da attività antropiche) sono e diverranno ancora più frequenti, sempre più esperti si confrontano, studiano e collaudano modalità per aumentare la resilienza degli ambienti in cui viviamo.

Secondo le prime indicazioni, le città di minori dimensioni e con maggior presenza di vegetazione sarebbero favorite in quanto gli alberi aumentano la resilienza (essendo elementi naturali) e quindi la creazione e l’aumento di aree verdi e alberate in città deve essere incoraggiata per diventare la nuova prassi quotidiana.

Questa controtendenza, soprattutto in Italia, dovrebbe portare ad un notevole miglioramento delle condizioni se venisse effettuata in quanto, a fronte di una media UE del 4,3%, il nostro territorio presenta una percentuale di suolo impermeabilizzato del 7,5% e secondo i dati dell'lspra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) 8 mq al secondo è la velocità con cui si costruisce in Italia .

Lo scopo di questa tesi è quello di colmare un vuoto urbano situato nella Città di Torino che oggi versa in condizioni di abbandono ed è fonte di degrado per il quartiere, le cui caratteristiche naturali ed ambientali (oltre che geografiche) lo rendono una risorsa di notevole valore, da valorizzare e da tutelare.

Proprio in questi anni e a fronte della crisi che sta investendo tutti ¡ sistemi (da quello ambientale a politico, economico ecc), una delle maggiori sfide contemporanee, come dimostrano i numerosi eventi workshop e articoli (un esempio è l’articolo "Homes of the future” della nota rivista americana Forbes) è rappresentata dalla realizzazione di una nuova tipologia di sviluppo sostenibile .

La tematica sul recupero di aree dismesse all’interno di confini urbani assume oggi sempre più peso e rilevanza non soltanto riguardo la qualità architettonica del progetto, ma anche e soprattutto sulle ripercussioni dovute al consumo di suolo e sulle ricadute in termini sociali che l’intervento genera.

Il progetto in tale ambito propone la trasformazione ed un processo di rinnovamento sodale dell’intero quartiere grazie alla riprogrammazione di funzioni e l’integrazione di nuove attività, col fine di generare una comunità vivace e a misura d'uomo all’interno di un eco-sistema urbano sostenibile.

Nel progetto la preesistenza vegetale viene considerata quale fonte di pregio per il contesto ed essa viene tutelata e valorizzata tramite un progetto in grado di "inserirsi” nell'area con il minimo impatto ambientale evitando l’abbattimento degli alberi.

Proprio la risorsa vegetale diventa il tema centrale del progetto, con la quale interagiscono sia l'architettura sia le nuove attività previste nel sito. 

Tale intento è sostenuto dalla realizzazione di un centro polifunzionale e sportivo dotato di spazi, servizi e attrezzature accessibili ai cittadini, capace di integrare gli aspetti ecologici (in un contesto fortemente urbanizzato) mediante una struttura in cui gli ambienti naturali e quelli artificiali coesistono e dove energia/salute/verde diventano gli elementi capaci di riqualificare un’area degradata tutelando quelle che sono le sue specificità. Lo scopo di tale lavoro è quello di mostrare come alcuni spazi residuali da fonte di degrado per le zone limitrofe, se attentamente analizzati in tutte le loro caratteristiche, possano divenire aree eco-efficienti, verdi ed animate, complessi organici attivi che fungono da aggregatori sociali mediante processi di valorizzazione e di tutela della vegetazione presente in essi.

Tale sperimentazione dimostra come la volontarietà, l’auto organizzazione e la fiducia reciproca (tutti elementi caratterizzanti la gestione dei commons), possano venire applicati col fine di recuperare simili vuoti urbani, ma solo se efficacemente supportati dalle istituzioni e dagli appositi strumenti normativi.

È proprio in questi giorni che la Città di Torino si sta attivando per lo sviluppo di un quadro giuridico specifico per tali beni, capace di regolamentare i processi di interazione cooperativa (e talvolta conflittuale) tra le amministrazioni e le organizzazioni sodali che sostengono o generano la spinta propulsiva.

Relators: Gustavo Ambrosini, Grazia Brunetta
Publication type: Printed
Subjects: A Architettura > AD Green architecture
A Architettura > AO Design
U Urbanistica > UK Pianificazione urbana
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città
Classe di laurea: UNSPECIFIED
Aziende collaboratrici: UNSPECIFIED
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/4349
Chapters:

INDICE

PREFAZIONE

CAPITOLO 1 - L'AREA

1.1 INQUADRAMENTO TERRITORIALE

1.2 INQUADRAMENTO STORICO

1.3 CARTOGRAFIE URBANISTICHE

1.4 INQUADRAMENTO FOTOGRAFICO

CAPITOLO 2 - NECESSITAT OPPORTUNITÀ

2.1 CIRCOSCRIZIONE 3 E 4

2.2 FUNZIONI MANCANTI E QUELLE PRESENTI

2.3 I BENI COMUNI

2.4 ANALISI POTENZIALITÀ E CRITICITÀ

CAPITOLO 3 - IL VERDE DA TUTELARE

3.1 TUTELARE LE RISORSE NATURALI

3.2 SPECIE ARBOREE PRESENTI

3.3 LA GESTIONE DEL VERDE

3.4 NORME DI TUTELA DEL VERDE

3.5 AMBITI CON CARATTERISTICHE SIMILI

CAPITOLO 4 - ABITARE LA NATURA

4.1 ARCHITETTURA & VEGETAZIONE

4.2 TREE-HOUSE

4.3 RAPPORTO TRA EDIFICIO-ALBERO

CAPITOLO 5 - IL PROGETTO

5.1 RELAZIONE

5.2 ALLEGATI

BIBLIOGRAFIA

Bibliography:

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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