Cascina “la Grangia” di Torino: storia di un vuoto urbano
Giulia Vecchio
Cascina “la Grangia” di Torino: storia di un vuoto urbano.
Rel. Enrico Moncalvo. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture Heritage Preservation And Enhancement, 2014
Abstract
La città è un luogo di mescolanza e improvvisazione, che si modella e si rimodella di continuo anche grazie alla sua porosità al passato: “a tutto si lascia lo spazio per divenire teatro di nuove costellazioni mai viste prima. Si evita il definitivo, il codificato. Nessuna situazione, così com’è, sembra pensata per sempre, nessuna forma impone così e non altrimenti (Walter Benjamin 1971)
Qui l’architettura si dimostra la più sensibile al cambiamento proveniente dall’esterno e la chiave della sua sopravvivenza è sia “tattile” sia “ottica”, basata sull’ “uso” e sulla “percezione”. Premettendo quindi che le città odierne costituiscano un insieme di processi disgiunti e siano prive di una coerenza interna, sarebbe compito dell’essere umano conservare e soprattutto riutilizzare efficacemente tutte le tracce significative che costituiscono le varie fasi di tale trasformazione, in ragione della solida base storica che le sostiene. Il caso della demolizione della cascina “La Grangia”, nel quartiere di Santa Rita a Torino, rappresenta un esempio del progressivo svilupparsi di queste dinamiche, che hanno inglobato nel tessuto di espansione una preesistenza rurale per poi raderla al suolo al fine di realizzare un edificio ex-novo.
Certo ristrutturare può risultare più costoso, ma una valutazione meramente economica non tiene conto di quanto la collettività pagherebbe in termini di impoverimento del proprio patrimonio culturale qualora tali atteggiamenti divenissero una prassi comune. Sarebbe lo Stato il primo incaricato alla difesa dei beni appartenenti a tale patrimonio, che non si esaurisce nei complessi monumentali maggiori ma comprende tutto il tessuto capillare di piccoli borghi, abbazie, castelli e ville di campagna, i quali concorrono a costituire l’ineguagliabile ricchezza storica e artistica dell’Italia.
Nel caso della “Grangia” non è più possibile intervenire in alcun modo, anche se ciò che verrà edificato sul suo lotto potrebbe in ogni caso rievocare maggiormente la preesistenza di quanto non stia facendo il progetto che la città qui vuole realizzare. Quest’ ultimo è nello specifico lo scopo di questa tesi, ovvero riconsiderare le intenzioni su di un’area della città dove sorgeva un edificio ricco di storia e che l’avvicendarsi della storia stessa ha concorso a cancellare. Non si tratta di una ricostruzione ma piuttosto di un’evocazione tangibile, concreta e palese agli occhi di chi osserva e pratica questa zona, con l’intento di riportare anche quel poco di rispetto che la storia dell’economia agricola piemontese merita.
Relators
Publication type
URI
![]() |
Modify record (reserved for operators) |
