Ecoresort tropicale a Cape Tribulation, Australia
Stefania Basile
Ecoresort tropicale a Cape Tribulation, Australia.
Rel. Paolo Mellano. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture, 2012
Abstract
Attraverso i viaggi che si svolgono durante gli anni in luoghi remoti e incontaminati, si riescono a cogliere gli interessanti dettagli dei tesori naturali che il nostro pianeta ci offre tra foreste tropicali, vulcani, spiagge, e tanti altri luoghi selvaggi. In simili posti, è facile trovare strutture turistiche come stupendi hotel, lodges, fino a umilissime tende da campeggio, alternativa che occupa piccole aree e offre discrezione con una costruzione leggera che si appoggia delicatamente sulla terra.
Da qui nasce il concetto chiave: il dovere predominante di realizzare costruzioni il più possibile sostenibili in luoghi in cui la natura è la prima ed unica protagonista. Spinta dalla grande passione per la natura, e per i luoghi tropicali, ho iniziato a fare ricerche a proposito delle strutture esistenti in questi luoghi, pronta ad affacciarmi ad un mondo a dir poco affascinante. Si scopre, quindi, che la realtà degli Eco-Lodge, termine non ancora così conosciuto, sembra essere la soluzione più ragionevole a livello ambientale, e quella politicamente più corretta ed appropriata. Ed un altro fattore interessante entra in gioco: il fascino per il selvaggio.
Si accede così al tema turistico delle zone costiere protette, e si cercano riferimenti e progetti il più naturali possibili, si approfondisce l'utilizzo di energie rinnovabili, e dei materiali da costruzione raccolti in maniera sostenibile o riciclati, la soluzione che prevede di utilizzare alberi piantati in aree precedentemente ripulite, la protezione della flora e della fauna selvatica, e tutto ciò che mitiga l'impatto dell'intrusione umana nell'ambiente.
La svolta del progetto è nata dal momento in cui è entrato un nuovo elemento da prendere in considerazione: la cultura aborigena, gli antichi abitanti del mondo. Credo venga automatico, almeno parlo personalmente, provare un sentimento di profondo rispetto per una generazione umana molto, molto più antica di noi, che sembra non avere, al contrario, molto spazio all'interno della società contemporanea.
Da qui il forte desiderio di creare un progetto che aiuti a ricordare, e scavare nelle tradizioni di una popolazione a poco a poco dimenticata, o, ancora peggio, messa da parte. Disegnare un'architettura che marchi la loro impronta, i loro ideali e la loro cultura, con materiali e decorazioni locali e regionali, ed incaricare persone locali per la sua costruzione.
Questa volta non si ricercano le linee guida per un lussurioso resort, ma per un alternativo, insolito, modo di viaggiare, di scoprire, di costruire, di vivere.
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