Lo sferisterio Mermet di Alba : da tempio della pallapugno a spazio per la città
Alessandro Toschino
Lo sferisterio Mermet di Alba : da tempio della pallapugno a spazio per la città.
Rel. Andrea Del Piano. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture, 2012
Abstract
“Tu non puoi comprendere
quanto noi godiamo
coi sensi e con lo spirito,
noi che impugnammo il bracciale
nei nostri begli anni,
allo spettacolo di una partita di pallone
giocata da artisti di polso!”
(Edmondo de Amicis, Gli azzurri e i rossi, 1897)
Un piccolo pallone bianco, alte torri che lo incorniciano, rigogliose colline che fanno da sfondo. In poche parole sono racchiusi secoli di storia, di tradizioni, di passioni e di emozioni. Un mondo, quello della pallapugno. Sport sferistico che trova origine nei giochi con la palla praticati già ai tempi dei Greci e dei Romani, raggiunse una prima codifica nel Cinquecento, quando era al centro dell'educazione del perfetto gentiluomo. Nel secolo successivo la diffusione raggiunse ogni parte d'Italia e la pratica si allargò anche ai ceti più bassi, ma il vero periodo d'oro per la pallapugno sarebbe arrivato solo nell'Ottocento, quando da semplice gioco diventò vero e proprio sport, con tanto di campioni professionisti, tifoserie e scontri epici per l'assegnazione dello scudetto. L'avvento di nuovi sport come il tennis, il ciclismo ed il calcio sottrassero pian piano praticanti ed appassionati, ma non sancirono il definitivo termine dell'epopea della pallapugno: questa, infatti, diventò uno sport di nicchia, che ancora oggi sopravvive arroccato tra le colline di Langhe e Monferrato e l'entroterra ligure, continuando come un tempo, ad essere una delle espressioni più autentiche delle tradizioni e dei valori di quei luoghi e riuscendo tuttavia ad appassionare ed emozionare un gran numero di persone.
Forte fin dalle origini è stato il rapporto tra gli sport sferistici e l'architettura, intesa qui nella declinazione di spazialità urbana. Giocati all'aperto, su strade e piazze senza particolari requisiti, sopravvissero al medioevo proprio grazie alla loro capacità di adattarsi agli angusti spazi delle città del tempo. L'evoluzione portò all'introduzione dell'uso del muro d'appoggio e alla conseguente ricerca di nuovi campi da gioco: gli spalti delle cinte murarie o gli alti muri dei palazzi nobiliari erano perfetti per assolvere tale compito. Pallapugno che si adatta agli spazi della città, ma allo stesso tempo forza in grado di modificarla: spesso e volentieri, infatti, nelle piazze e nelle vie prescelte per essere i luoghi degli incontri era impossibile realizzare qualunque attività potesse intralciare le partite, fosse questa la costruzione di un balcone o il posizionamento di una bancarella. Diffusissima poi era la chiusura di tutte le finestre prospicienti il campo da gioco per evitare che i vetri fossero rotti dalle pallonate, con la conseguente apparizione di alti muri ciechi perfetti per la pratica di questo sport, oppure ancora la rettificazione e la sopraelevazione delle mura di cinta per ottimizzarle al nuovo utilizzo. Ma quando a causa dei sempre maggiori problemi di ordine pubblico causati da schiamazzi, danni alle attività commerciali nei dintorni del campo da gioco e incidenti anche mortali ai passanti, le autorità si videro costrette ad impedire la pratica di questo sport negli spazi pubblici, ecco la nascita degli sferisteri, impianti sportivi ad esso dedicati. Solitamente erano i fossati lungo le mura o una porzione delle mura stesse ad essere scelti come luogo per la costruzione poiché presentavano le grandi dimensioni richieste per il campo nonché l'essenziale muro d'appoggio.
In questa casistica rientra anche lo sferisterio Mermet di Alba, che inaugurato nel 1857, è uno dei più antichi impianti sportivi europei ancora in funzione, secondo nel nostro Paese solo all'Arena di Milano (1807) e allo sferisterio di Faenza (1777). Progettato dall'architetto Giorgio Busca con pregevoli fatture neoclassiche, era un impianto all'avanguardia per il suo tempo e nel periodo d'oro della pallapugno diventò indiscutibilmente il tempio di questo sport; terreno di sfide epiche, ancora oggi, chiunque pratichi quest'attività, sogna un giorno
di poter calcare il suo campo. Una disinteressata gestione da parte dei proprietari, unita ad una crisi nell'interesse suscitato da questo sport, non ha saputo porre rimedio all'avanzare del tempo; piccoli lavori di manutenzione hanno fatto sì che il Mermet non chiudesse mai i battenti, ma ora, non rispondendo più alle norme vigenti e versando in un sempre peggiore stato di conservazione, ha bisogno di una profonda ristrutturazione. Nel 2003 la Pallonistica Albese acquistò l'impianto, salvandolo dalla demolizione per lasciare spazio ad un parcheggio e cominciando a progettare la sua rinascita, sostenuta da tutto il movimento pallonistico che vede nello sferisterio albese il massimo rappresentante della propria storia.
La ristrutturazione del Mermet non è però un fatto meramente sportivo: è una vera e propria occasione d'architettura, una preziosa opportunità che la città di Alba non può lasciarsi sfuggire. La città delle cento torri, capitale economica e culturale delle Langhe, sta subendo in questi anni un importante processo di trasformazione, che vede protagonista l'elaborazione di un nuovo Piano Regolatore, adottato nel luglio 201114. Individuato dal nuovo strumento urbanistico come un edificio di grande valore storico e culturale, la trasformazione del Mermet dovrà seguire una normativa particolarmente stringente.
La questione non è però di facile soluzione. Per gli Albesi, così come per tutti gli appassionati ed i praticanti di pallapugno, è impensabile non vederlo più protagonista di appassionanti scontri, ma gli scarsi introiti derivanti da questo sport di nicchia rendono irrealizzabile, da parte della sola Pallonistica albese, la ristrutturazione ed il successivo mantenimento dell'impianto. L'unica strada percorribile per attrarre nuovi finanziatori è quella di edificare parzialmente l'area e di inserire nuove attività remunerative che sfruttino la posizione privilegiata all'interno della città, ma allargando lo sguardo, anche al centro di un territorio prezioso come le Langhe.
Le Langhe, colline famose in tutto il Mondo per le loro eccellenze, dal vino al tartufo passando per la nocciola; una terra ricca di storia e di tradizioni all'interno delle quali perfettamente si inserisce quella della pallapugno. Negli ultimi anni questi luoghi sono stati letteralmente travolti dallo sviluppo di un turismo particolare, di nicchia, che mira a valorizzare il territorio attraverso la riscoperta di paesaggi naturali unici, antichi insediamenti di valore artistico -culturale, eccellenze enogastronomiche, usi e costumi. Un'attività nuova che nel suo svilupparsi porta i segni dell'urbanizzazione e delle attività umane a modificarsi, a trasformarsi per esaltarlo e non contaminarlo: chiari esempi sono le cascine trasformate in agriturismi, le cantine vinicole riprogettate per meglio fondersi con il paesaggio, la crescita di attività ricettive come bed & breakfast e resort.
Il lavoro qui presentato mira quindi a dimostrare come un'eccellenza quale il Mermet è possa davvero essere un'occasione imperdibile per una città ed un territorio che sulle eccellenze si basano. Sarà necessario capire come la pallapugno si sia nei secoli relazionata con lo spazio urbano; apprendere cosa abbia significato lo sferisterio per gli Albesi e cosa ancora oggi rappresenti; individuare come esso si inserisca all'interno del tessuto cittadino e come questo si sia evoluto nel tempo. Infine, individuate le necessità cui il progetto potrebbe rispondere, sarà necessario trovare una forma adatta che possa ospitarle e che bene si relazioni con un'area di pregio come il centro storico albese.
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