Architettura a Torino tra il 1900 e il 1940 : procedure e pratiche di vincolo
Carlotta Matta
Architettura a Torino tra il 1900 e il 1940 : procedure e pratiche di vincolo.
Rel. Costanza Roggero, Cecilia Castiglioni, Cristina Natoli. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture, 2012
Abstract
Le ragioni dell'analisi per la procedura dei vincoli
Dal 1984, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha predisposto una serie di maschere per la redazione di schede per la catalogazione, al fine di acquisire qualsiasi informazione utile relativa ai beni mobili o immobili presi in esame.
“L'idea di raccogliere in indici sistematici dati e notizie su monumenti e opere d'arte, ai fini della loro salvaguardia, si ritrova puntualmente in diversi momenti storici". Ad oggi, sull'intero territorio nazionale, la procedura utilizzata dalle diverse Soprintendenze per la realizzazione di un vincolo su un manufatto di tipo architettonico, passa attraverso la redazione della scheda "A", creata partendo da modelli di catalogazione precedentemente in uso per i beni storico-artistici. È importante sottolineare, però, come i beni immobili catalogabili non siano esclusivamente emergenze architettoniche ma attingano dai repertori territoriali e urbani, coinvolgendo architetture "minori" qualora ne venga riconosciuta la valenza sul piano culturale, storico e territoriale. "La vera unicità dell'Italia, non dimentichiamolo, non è in una lista più o meno lunga di isolate opere "alte" da salvaguardare ad ogni costo nel generale sfacelo, ma nel prodigioso continuum fra opere "alte" e tessuto connettivo delle città che le ospitano, nel rapporto fra patrimonio evidente e patrimonio latente".
All'affermazione di Salvatore Settis, si possono facilmente agganciare due discorsi più che mai attuali e pertinenti all'argomento oggetto di tesi: il concetto di "tutela trasversale" e l'attenzione alle periferie urbane, nel caso specifico a quelle che, nella Città di Torino, si sono trasformate tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento.
Realizzare un vincolo ha in sé il riconoscimento, a un determinato bene o insieme di beni, di una valenza storica e sociale, tale da far ritenere indispensabile la sua conservazione e tutela come simbolo e testimonianza di un passato e di un popolo, che in esso ha vissuto e in cui si è riconosciuto.
Il dibattito contemporaneo tende a individuare questo valore non più esclusivamente nel singolo edificio ma ad estenderlo allo spazio che lo circonda. Ciò implica che viene riconosciuto degno dell'azione di vincolo anche il contesto in cui il bene è inserito, poiché al mutare di esso varierebbe sia la percezione del luogo sia quella dell'architettura stessa.
In tal senso, ritengo particolarmente significativi alcuni stralci del testo di Bruno Zevi, "Saper leggere l'architettura", in cui l'autore fu anticipatore del cambiamento del concetto di tutela, da puntuale a trasversale. Egli, nel 1948, scrisse: "il carattere precipuo dell'architettura [..] sta nel suo agire con un vocabolario tridimensionale che include l'uomo", e ancora, "L'esperienza spaziale propria dell'architettura si prolunga nella città, nelle strade e nelle piazze, nei vicoli e nei parchi, negli stadi e nei giardini, dovunque l'opera dell'uomo ha limitato dei «vuoti», ha cioè creato degli spazi racchiusi. [..] Allora è evidente che tutti quei temi che abbiamo escluso dall'architettura vera e propria, tutti rientrano in giuoco nella formazione degli spazi urbanistici. Anche qui non ha importanza il loro valore artistico particolare, o non ha preminente importanza; ciò che interessa è la loro funzione come determinanti di uno spazio racchiuso".
Gli stessi temi toccati da Zevi saranno poi ripresi, trattati e riconosciuti a livello Europeo, nella Convenzione del Paesaggio, documento adottato dal Comitato dei Ministri della Cultura e dell'Ambiente del Consiglio d'Europa il 19 luglio del 2000. In esso viene data una definizione del termine "Paesaggio" che in qualche modo giustifica e impone la tutela non unicamente alle architetture in quanto tali ma allo spazio in cui sono inserite. Il testo recita: "«Paesaggio» designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni". Come si può leggere nella porzione di testo riportata e in altri frammenti, oltre a dare importanza all'ambiente nella sua totalità, qualsiasi sia la sua natura d'origine, il documento impone l'attenzione su un ulteriore fattore significativo: la imponente percettiva e psicologica dell'utenza, che è parte fondamentale della procedura di vincolo. Se vincolare significa tutelare porzioni di territorio al fine di conservare la memoria di un luogo, allora questo concetto è applicabile a qualunque porzione di città che tramandi un pezzo di storia: che sia essa il nocciolo centrale dell'abitare urbano o la periferia industriale, l'antico palazzo senatorio o il quartiere di case popolari dei primi anni del XX secolo.
L'innovazione del pensare moderno in materia di vincoli è proprio questa: dato per assunto il fatto che il centro storico sia costituito da un insieme di luoghi e di edifici singoli da salvaguardare, si sta cercando di indagare sul quando e sul perché sia necessario preservare anche le parti da sempre considerate meno nobili. Il caso studio di Torino è emblematico in tal senso, data l'importanza storica, politica, economica e sociale di quelli che sono nati come borghi più o meno autonomi e separati e che oggi sono stati inglobati nel tessuto urbano, tanto da essere talvolta difficilmente individuabili.
Proprio perché, come scritto, l'attenzione e il rispetto per le architetture "minori" è una tendenza relativamente nuova, è importante far luce su quanto è stato costruito nel recente passato, nel caso specifico nei primi decenni del Novecento.
In questa tesi di laurea ci si pone, quindi, l'obiettivo di indagare un pezzo di storia che caratterizza gli ampliamenti della città di Torino e i linguaggi architettonici, ad essi legati, ancora, purtroppo, sottovalutati.
Perché è importante l'analisi per la procedura dei vincoli in tale frangente? In primo luogo perché, trattandosi di costruzioni recenti e, nel caso di proprietà privata, non ancora soggette a politiche di controllo, i beni immobili in esame sono spesso oggetto di demolizioni, parziali o totali, o di rifunzionalizzazione brutali, che non tengono in considerazione il potenziale valore culturale e sociale, il "valore latente" come definito da Settis, lavorando esclusivamente nell'ottica del rinnovamento cittadino. È quello che in parte è accaduto, e sta ancora accadendo, nel Comune di Torino con i piani urbanistici legati alle Spine, in particolare nel caso dell'asse di Corso Mortara e Via Borgaro, dove il passato industriale dell'area rischia di essere cancellato a fronte della nascita di un quartiere, a parer mio, sterile poiché non appartenente al luogo in cui è stato inserito.
Se è vero quando scritto da Victor Hugo nelle pagine di Notre-Dame De Paris, "L'architettura è stata la grande scrittura del genere umano", e anche vero che essa non può e non deve rimanere immobile ad osservare un passato più o meno glorioso: esattamente come la città non deve congelarsi, né rimanere immune al passare del tempo, allo stesso modo i cambiamenti e le trasformazioni urbane devono rispettare l'identità del luogo in cui vanno ad inserirsi, valutando caso per caso le modalità d'intervento. A tal proposito credo che il ruolo delle Soprintendenze sia indispensabile.
Inoltre, ritengo che la discussione in materia di vincolo sia importante per preservare alcuni manufatti simbolo di linguaggi architettonici ad oggi ancora parzialmente denigrati. Nelle pagine che seguiranno verranno prese in considerazione e studiate architetture eclettiche, decò e razionaliste: si tratta di edifici più o meno di pregio, sorti dal fervente dibattito che si sviluppa nel capoluogo torinese, e non solo, prima del II conflitto mondiale. Come è già successo più volte nel corso della storia, è necessario che intercorra un lasso di tempo affinché un linguaggio venga metabolizzato, compreso e apprezzato dall'opinione pubblica. L'esempio dell'architettura medievale, screditata per tutto il rinascimento e oltre, è forse il caso più eclatante, ma lo stesso è successo al liberty, che, nel nostro paese, solo di recente è stato rivalutato.
Nel caso della corrente eclettica, ma ancora di più del movimento razionalista, sto tempo, che trasforma un edificio in un "classico", probabilmente, non è trascorso. Le architetture del primi anni del Novecento tendono ancora ad essere considerate "brutte", tralasciando l'indagine circa le motivazioni che ne hanno portato la nascita e il radicamento nel territorio italiano ed europeo.
Alla luce delle considerazioni fatte finora, nelle pagine che seguiranno saranno sviscerate tanto le tematiche riguardanti il quadro descrittivo della Torino dei primi quattro decenni del Novecento, quanto l'iter burocratico che parte dal concetto di tutela fino ad arrivare alla redazione di vere e proprie relazioni di vincolo. La presente tesi di laurea, se si esclude questa introduzione, è articolata in cinque capitoli, ognuno dei quali è incentrato sull'indagine di tematiche differenti ma sempre correlate dalla limitazione geografica, il capoluogo piemontese, dall'arco temporale, il periodo compreso tra il 1900 e il 1940, e dal filo conduttore dell'elaborato, la pratica di vincolo. Nel capitolo iniziale, "II - Torino nei primi decenni del Novecento", ci si è posti l'obiettivo di delineare, in maniera sintetica, il panorama storico, architettonico ed economico vigente all'epoca nella città, sottolineando specialmente la varietà di attori che agivano in ogni settore della scena, il fervore e la dinamicità di una ex capitale in fase di rinnovamento e le forze politiche e sociali in gioco. Al termine, per tradurre in immagini quanto scritto, sono state inserite sette tavole che riportano cartografie storiche, rielaborate al fine di evidenziare lo sviluppo urbanistico.
Nella parte seguente, "III - Legislazione e Tutela", il fulcro del discorso si è spostato su ragionamenti più attinenti al mondo dei Beni culturali. In particolar modo si è cercato di far emergere, come l'atteggiamento dell'opinione pubblica sia variato nel corso dei secoli, passando da uno scarso interesse verso gli oggetti d'arte ad un attenzione ai singoli monumenti, fino ad arrivare ad una concezione più ampia di quanto sia degno di essere preservato e valorizzato, ovvero il paesaggio, sia esso di natura urbana o rurale. Ciò è stato possibile per mezzo dell'analisi dei punti più salienti della normativa in materia, dallo studio della bibliografia inerente agli editti preunitari agli ultimi aggiornamenti del Codice dei Beni Culturali.
Procedendo nella lettura, si giunge al cuore del lavoro: l'indagine censimentaria condotta sui beni immobili edificati nel comune di Torino tra il 1900 e il 1940, con un occhio di riguardo rivolto a quanto costruito nei borghi e nelle borgate sorte in prossimità delle vecchie cinte daziarie. Nel capitolo in cui l'inventario è inserito, "IV - Il catalogo degli edifici censiti", questo è preceduto da due paragrafi: il primo spiega le ragioni che rendono fondamentali, nel panorama attuale, le operazioni di catalogazione e le modalità con cui possono essere condotte, mentre il secondo racconta il metodo utilizzato per il censimento e le fasi che hanno condotto alla sua realizzazione.
L'ultima parte, "V - La pratica di vincolo", contiene una sintesi del modus operandi delle Soprintendenze nella formulazione della verifica e dichiarazione d'interesse condotta su architetture decretate di importanza artistico culturale: le considerazioni riportate sono sorte sia dall'esperienza vissuta personalmente in Soprintendenza, sia dal riesame degli articoli di riferimento inseriti nel Codice del 2004 e nelle successive modifiche. A conclusione di tale sezione, sono state inserite cinque relazioni di vincolo, da me redatte, adottate ad esempio di quanto venga realizzato negli uffici di competenza.
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