L’architettura delle cappelle universitarie : città, spazi, liturgia
Flavia Radice
L’architettura delle cappelle universitarie : città, spazi, liturgia.
Rel. Andrea Longhi. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture Heritage Preservation And Enhancement, 2012
Abstract
"Città, monasteri, conventi, carceri, ospizi, ospedali, ostelli, hanno nel loro impianto l'edificio cultuale in una collocazione emergente. In collegamento con esso sono i luoghi tipici di ciascun complesso che talvolta ripropongono elementi architettonici dell'edificio sacro. L'insieme delle costruzioni da in molti casi origine ad elaborate valenze simboliche che infondono significati spirituali ai significati strutturali. Inoltre, lo spazio dedicato al sacro, che polarizza lo schema urbanistico in generale e i singoli complessi in particolare, è espresso attraverso soluzioni architettoniche che vorrebbero sempre essere intrise di bellezza così da dare splendore di forme sensibili all'habitat cultuale, quale simbolo dell'infinita bellezza e sacralità del luogo della visione beatifica.
A fortiori una Città Universitaria, sede del sapere per eccellenza, deve poter esprimere nella sua impostazione l'eminenza del luogo religioso attraverso congrui riferimenti spaziali
Così nel volume curato da Sandro Benedetti sulla Cappella della Divina Sapienza viene introdotto il tema del luogo di culto progettato per l'università. Egli parla di "soluzioni architettoniche che vorrebbero sempre essere intrise di bellezza", di "eminenza del luogo religioso" e con una proporzione paragona la città degli studi alla città e la cappella alla cattedrale. Con il presente studio ci si propone di indagare se nelle università italiane del terzo millennio sia possibile trovare dei luoghi di culto e se essi effettivamente rispondano ai canoni di bellezza ed evocazione del sacro suggeriti da Benedetti.
Il tema della tesi è la "cappella universitaria", quindi dalla (scarsa) letteratura su questo tema emerge innanzi tutto un problema linguistico: cos'è una cappella? Un buon dizionario direbbe che essa è un "piccolo edificio religioso o votivo talvolta isolato e a pianta centrale, più spesso facente parte di una chiesa o di una costruzione pubblica o privata, dotato di un altare e destinato a qualche particolare culto" . Ma questa definizione non esaurisce la complessa realtà delle cappelle universitarie. Spesso infatti le stesse vengono indicate con le iniziali maiuscole, intendendo così non un edificio o uno spazio, bensì un'istituzione: la Cappella Universitaria. Vale la regola che relaziona un caso com'è quello di "chiesa" / "Chiesa". Il primo termine con l'iniziale minuscola riguarda la chiesa come edificio; con il secondo termine, dall'iniziale maiuscola, solitamente si fa riferimento alla Chiesa come istituzione, come comunità dei fedeli.
Cosa si intende per Cappella universitaria? La questione dev'essere affrontata partendo da alcuni documenti normativi e magisteriali della Chiesa Cattolica, per osservare come la stessa intenda tale istituzione e in che modo la rapporti alla sua espressione architettonica.
Dal Concilio di Trento non emerge nulla a riguardo dei luoghi di culto nell'università. Nulla di preciso anche da parte del Vaticano II, dove tuttavia emergono considerazioni di carattere pastorale nella dichiarazione Gravissimum Educationis (1965) che parla dell'università e, in tono minore, nella Christus Dominus (1965) che individua la cura pastorale degli universitari fra i compiti propri del Vescovo.
Più interessante in questo senso il Codice di Diritto Canonico (1983). Questo in 17 canoni differenzia fra rettore e cappellano, con i compiti specifici dell'uno e dell'altro. Entrambe queste figure interessano le cappelle universitarie in quanto tavolta esse sono appunto cappelle, rette da un cappellano, mentre talaltra risultano essere proprio rettorie (come ad esempio nel caso della chiesa universitaria di San Sigismondo a Bologna) dove dunque è la figura del rettore ad occuparsene. Dove non indicato, come avviene nella maggioranza delle cappelle di cui si andrà a parlare, è probabile che vi sia un cappellano non di rado con ufficio di responsabile della pastorale universitaria diocesana. Altri due articoli trattano della cura da parte del Vescovo, vero responsabile della sollecitudine per i fedeli all'interno del mondo universitario. Sono stati inseriti nel regesto posto in appendice al volume, anche se non direttamente inerenti le cappelle universitarie, alcuni ulteriori canoni in merito ai luoghi sacri, in cui si opera la distinzione fra chiesa, oratorio e cappella privata. Dato il particolare caso istituzionale, l'oggetto del presente studio oscilla fra la chiesa ("edificio sacro destinato al culto divino ove i fedeli abbiano il diritto di entrare per esercitare soprattutto pubblicamente tale culto") e l'oratorio ("luogo destinato, su licenza dell'Ordinario, al culto divino in favore di una comunità o di un gruppo di fedeli che ivi si radunano, e al quale possono accedere anche altri fedeli con il consenso del Superiore competente"). La differenza è lieve e la forma architettonica non ne risente particolarmente, se non per il fatto che potrebbe essere più comune che un oratorio si trovi contenuto in un altro edificio.
Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992) viene in aiuto sulla definizione dei luoghi per il culto, ma anche in questo caso non si hanno definizioni precise in merito a spazi particolari. In realtà molti documenti della Chiesa, di vario ordine, spiegano fino al dettaglio le caratteristiche e le esigenze di un luogo di culto, e tuttavia non si trova praticamente nulla di preciso e puntuale sulle cappelle universitarie. Si può asserire tranquillamente che un documento normativo o di orientamento e indirizzo specifico non esista. Ad oggi i testi di riferimento per chi si approccia alla cappella universitaria come luogo di culto rimangono le note pastorali della CEI del 1993 (La progettazione di nuove chiese) e del 1996 (L'adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica).
Questo non vuoi dire che la Chiesa si disinteressi della cosa, anzi. Ci sono numerosi documenti di commissioni pontificie, conferenze episcopali (Europea ed Italiana), congressi di cappellani universitari nonché alcuni discorsi di Giovanni Paolo II che trattano di questo tema (e che sono stati inseriti in appendice). L'unica nota da farsi è che lo affrontano quasi esclusivamente dal punto di vista pastorale: parlano della Cappella, quella con la 'e' maiuscola. In realtà purtroppo nello svolgere la ricerca per stendere il presente testo si è potuto notare come i due termini praticamente vengano spesso usati come sinonimi, ingenerando non poca confusione in un lettore inesperto. In particolare il Santo Padre Giovanni Paolo II, che tanto ha avuto a cuore la questione, quando si riferisce all'istituzione della Cappella sembra quasi parlare di un luogo, probabilmente da intendersi come luogo teologico, uno spazio non fisico ma spirituale in cui è possibile l'incontro con Dio. In questo clima generale vengono in aiuto gji Orientamenti di pastorale universitaria dati nel 2003 dalla diocesi di Milano che in un paragrafo corto ma denso rendono T'idea di Cappellania, cappella, cappellano e tutto ciò che concerne. La Chiesa ambrosiana primeggia in questo settore, anche per il pragmatismo delle indicazioni fornite. Qui di seguito si riportano alcuni concetti rinvenuti sul sito dell'arcidiocesi.
Partendo da una definizione di Cappellate universitarie, "segno e strumento più completo dell'attenzione alla cura pastorale in ambito universitario", si fa notare come esse corrispondano alla già citata normativa canonica in materia di Cappellani (cann. 564-572). Vien detto che esse sono caratterizzate dalla presenza costante di uno o più presbiteri nominati dall'Ordinario del luogo all'ufficio di Cappellani universitari (se fossero più di uno, uno di essi assumerebbe la qualifica di Cappellano rettore) e dispongono normalmente di un luogo di culto (che potrà avere o meno la qualifica di rettoria), nell'ambito del plesso universitario o nelle sue vicinanze. Partecipano dell'esercizio della cura pastorale nella Cappellania, oltre ai Cappellani, i diaconi, i consacrati e le consacrate che assumono compiti specifici a seguito di accordi con l'autorità diocesana e tutti i fedeli laici che si dedicano stabilmente a questa attività.
L'attenzione pastorale della Cappellania si rivolge a tutti coloro che sono coinvolti nell'ambito universitario: autorità accademiche, docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo. Lan Cappellata può promuovere significativi percorsi di riscoperta e di approfondimento della realtà sacramentale, ma per l'effettiva celebrazione dei sacramenti dell'iniziazione cristiana o del matrimonio fa riferimento al contesto della parrocchia territoriale del fedele o della Cappellata stessa (can. 571). La Cappellata ha il compito di coordinare l'attività presso i Centri di Pastorale Universitaria ad essa aggregati. I Centri di Pastorale Universitaria sono quelle forme di animazione pastorale dell'ambito accademico prive della presenza costante di un presbitero e dotate o meno di un luogo di culto. In questo contesto un sacerdote viene comunque incaricato dall'Ordinario di coordinare le iniziative pastorali, con la qualifica di Incaricato per la Pastorale Universitaria. Il Centro di Pastorale Universitaria non è ordinariamente il luogo in cui vivere la prassi sacramentale. Ogni Centro di Pastorale Universitaria è aggregato a una Cappellata universitaria a cui deve fare riferimento per lo sviluppo delle sue attività, sotto la responsabilità del Cappellano.
Questa lunga precisazione normativa aiuta a comprendere l'articolata realtà delle cappelle e soprattutto il perché, di fatto, ve ne siano così poche: perché l'attenzione ecclesiale è rivolta, attualmente, soprattutto alle Cappelle. Poche cappelle, quindi, ma in un contesto secolarizzato come quello odierno sorprendentemente presenti. Lo studio intende fornire se non delle risposte almeno delle basi di partenza per poter rispondere a domande che spontaneamente sorgono considerando questa presenza. Perché oggi prevedere un luogo per pregare all'università: sensibilità del progettista? Volontà dei committente? Esubero di spazi esistenti e nessun'altra funzione accettabile? Emulazione di progetti famosi? Ed ancora: le cappelle rispondono ai canoni vigenti per quanto riguarda l'assetto liturgico, l'uso della luce, etc...? Perché in alcuni atenei vengono realizzate e in altri no? Quali sono i fattori decisivi in tal senso?
Per affrontare questi temi è necessario guardare alla storia dell'istituzione universitaria. Attraverso una periodizzazione è possibile riscontrare alcuni tipi di edificio che rappresentano pietre miliari in questo percorso. Per orientarsi meglio nel panorama edilizio dell'università italiana si è scelto di analizzare la conformazione a scala urbana del sistema università, per scendere poi ad una scala di analisi di tipo più prettamente architettonico con approfondimenti di alcuni casi noti di cappella universitaria nella letteratura architettonica e nella manualistica. Si tratta di due gruppi distinti di edifici. Il primo comprende cappelle opera di architetti di grande fortuna critica e appartenenti a diversi periodi del Novecento e a diverse confessioni religiose, scelte per avere un quadro di riferimento entro cui inserire l'analisi che rappresenta il cuore della presente ricerca, ossia le cappelle italiane prevalentemente cattoliche. A chiudere l'opera non poteva mancare un riferimento ad un particolare tipo di istituzione universitaria quale quella degli atenei collegati direttamente alla Chiesa.
II taglio liturgico (che emerge nelle conclusioni) è in realtà quello generatore del lavoro che si inserisce nel solco di un filone di ricerca già portato avanti, fra gli altri, dal relatore della presente tesi. Il lavoro si è avviato con la cernita delle cappelle universitarie italiane, nel confronto tra i dati forniti dal sito della CEI e da quelli istituzionali dei singoli atenei. Per una conferma informale c'è stato uno scambio epistolare con alcuni responsabili della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), associazione presente su scala nazionale in buona parte degli atenei e a conoscenza di questo particolare aspetto dell'edilizia universitaria. Il confronto è stato utile soprattutto per avere notizie aggiuntive e la conferma sull'assenza della cappella in molte università. Le risposte sono giunte anche da alcuni cappellani universitari. Si è raccolta una bibliografia specifica per ogni cappella (in particolare le numerose monografie sugli esempi internazionali). Per organizzare la periodizzazione storico-culturale si sono assunti come testi di base la raccolta di saggi curata da Brizzi, Del Negro e Romano nonché molti articoli della rivista «Annali di Storia delle Università Italiane» edita dal Centro Interateneo di Studi sulle Università Italiane di Bologna. Si conforma così una tesi su due livelli: un primo, costituito dai cinque capitoli, e un secondo formato dalle ventidue schede di analisi che volutamente forniscono informazioni essenziali al fine di evidenziare analogie o differenze tra un edificio e l'altro.
- Abstract in italiano (PDF, 123kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 121kB - Creative Commons Attribution)
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