Ipotesi progettuale di centro culturale a N'Kayi, Repubblica del Congo
Nicolas Diaz Giuffrida
Ipotesi progettuale di centro culturale a N'Kayi, Repubblica del Congo.
Rel. Andrea Bocco. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture (Construction), 2010
Abstract
Scoprire le città dei paesi in via di sviluppo oggi significa rendersi conto che ci troviamo di fronte ad un pentolone in ebollizione da cui, in particolare nel caso africano, sta emergendo un nuovo modello di struttura urbana. Quando ci si confronta a città dove i due terzi o più della popolazione fanno parte di quel settore chiamato "informale", diventa difficile considerare la marginalità come fenomeno secondario della struttura urbana e sociale in questione e siamo portati inevitabilmente a considerarla come la realtà principale.
Secondo UN-Habitat (organismo che segue le direttive stabilite da uno dei quattro comitati permanenti dell'ONU, la Commission on human settlements), le più alte percentuali di abitanti in slum si trovano in Etiopia (cifra sbalorditiva del 99,4% della popolazione urbana), in Ciad (anche qui 99,4%), in Afghanistan (98,5%) e in Nepal e Tanzania (92%).
Conclusioni:
la multidisciplinarietà che ha caratterizzato il lavoro di realizzazione di questa tesi è dovuta principalmente alla difficoltà del tema trattato.
Per un architetto occidentale trattare il tema dell'habitat in paesi e regioni lontani può essere un lavoro arduo con il rischio di cadere facilmente in errori. La nostra società vive secondo schemi che da secoli vengono corretti e rettificati di pari passo con l'avanzare del progresso e adattandosi alla esigenze delle varie comunità.
L'Africa e in generale molti dei paesi in via di sviluppo per secoli hanno vissuto una situazione di immobilità sociale legata in stretta simbiosi alle risorse dell'ambiente circostante. Le trasformazioni che le società occidentali hanno vissuto negli ultimi secoli i paesi africani le stanno vivendo in questo momento in maniera accelerata e senza assimilandole realmente ma semplicemente emulandole come esempio a cui tendere.
Negli ultimi secoli, da quando l'occidente è entrato in contatto con il continente africano, l'Africa, e come lei il Congo, è stata vista come una terra di conquista e una interminabile fonte di risorse umane, minerali, vegetali. Per secoli il flusso di risorse è stato praticamente a senso unico dal continente Africano verso l'occidente. Negli ultimi decenni, spinti da una necessità di regolare i flussi umani e le economie mondiali al fine di mantenere un relativo equilibrio, l'occidente sta lanciando numerosi investimenti con lo scopo di lanciare l'economia dei Paesi Africani.
Il fenomeno urbano nei paesi in via di sviluppo. Ipotesi progettuale di centro culturale ad N'Kayi, Repubblica del Congo.
Senza una conoscenza approfondita e multidisciplinare intervenire nella realtà africana è incosciente oltre che deleterio. Migliorare la qualità dell'Habitat in un paese come il Congo non vuol dire riproporre gli intenti ma stravolgere le soluzioni per analizzarle attentamente in maniera critica per poi ricomporle passo per passo in continua relazione con la realtà dei luoghi d'intervento.
In Congo parlare di sostenibilità è un tema quanto mai odierno. Più che per ragioni etiche progettare edifici che in fase di realizzazione e fruizione dipendano il minimo possibile dalle reti di comunicazione, idriche ed elettriche; che nascano e vivano sfruttando armoniosamente le caratteristiche geo-climatiche del luogo è l'unica alternativa per avere edifici che adempiano alle ragioni per cui sono nati.
Il lavoro svolto per la tesi è stato importantissimo perché mi ha permesso di osservare come il solo progetto di un edificio porti con se un infinità di considerazioni socio-economiche, urbane, architettoniche e tecnologiche che spesso vengono ignorate perché, in un ambiente familiare, semplicemente assimilate per consuetudine.
Il Congo è un paese con una grande richiesta di abitazioni che difficilmente potrà essere soddisfatto in termini economici e logistici se non si trova un'alternativa costruttiva. Tale alternativa per vincere le logiche di mercato e gli stereotipi classici deve essere non imposta ma abbracciata direttamente dai fruitori.
Le mie ipotesi progettuali sono dunque frutto di un ibridazione tra un' analisi socio-economica della popolazione durata 2 anni, tecniche costruttive locali pre-occidentali, tecniche costruttive utilizzate oggigiorno e un attenta osservazione del territorio e delle sue risorse.
La speranza, al termine di questo lavoro, è quella che siano messe in atto le ipotesi elaborate e poter offrire ai futuri realizzatori, e fruitori, un metodo e un approccio concreto e per la prima volta, dall'epoca del colonialismo, indipendente e autoctono.
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