Dalla percezione dello spazio alla comprensione della forma in architettura
Serena Picco, Olimpia Tattoli
Dalla percezione dello spazio alla comprensione della forma in architettura.
Rel. Mauro Luca De Bernardi. Politecnico di Torino, Master of science program in Architecture (Rehabilitation And Revaluation), 2009
Abstract
Il nostro percorso universitario ci ha dato la possibilità di poter studiare e conoscere molteplici argomenti di grande complessità, che hanno arricchito il nostro bagaglio culturale e hanno organizzato le basi per un futuro rivolto alla professione dell'architetto. Prima di introdurci nel mondo del lavoro abbiamo sentito il desiderio di trattare temi che principalmente potessero divertirci, arricchirci e darci la possibilità di sperimentare e approfondire argomenti a noi nuovi, ma già in parte presenti nel nostro passato scolastico e legati ai nostri rispettivi interessi. La scelta di affrontare una tesi ad argomentazione teorica e non progettuale è nata in particolare dall'interesse profondo per la filosofìa, da una parte, e per il disegno, dall'altra.
La filosofia, per Olimpia, ha sempre rappresentato, sin dai primi anni di liceo, un mondo a parte, da scoprire e fare proprio. Il fascino della filosofia è rimasto sempre vivo e grazie a questa tesi la sua trattazione si è affiancata al mondo dell'architettura.
Il disegno, per Serena, ha simboleggiato una svolta nella sua vita scolastica, passando da uno
studio liceale linguistico ad uno più artistico e progettuale all'interno di una facoltà di architettura
presso il Politecnico di Torino. Importanti sono stati i primi approcci con i corsi di disegno della
rappresentazione dal vero di colonne, edifici, e oggetti intorno a noi. In seguito, l'approfondimento
è stato maggiore grazie al corso del Prof. De Bernardi che ha dato il via ad un interesse culminato
al termine dei cinque anni con questa dissertazione finale sulla geometria. '
Questa tesi rappresenta un percorso di lavoro che noi, come futuri architetti, ci prefiggiamo di compiere ogni qual volta ci troveremo ad affrontare l'analisi di un organismo architettonico. Abbiamo deciso di utilizzare un'insolita chiave di lettura nell'osservazione e rappresentazione delle opere architettoniche, facendo interagire diverse zone del sapere. Abbiamo posto l'attenzione a come percepiamo la realtà che ci circonda, definendo la percezione in generale e delineando brevemente alcune teorie della psicologia della percezione e, in particolare, quella a impianto gestaltista. Abbiamo cercato di introdurre, nell'ambito dell'architettura, le conoscenze di percezione visiva utilizzate dagli psicologi, chiedendoci come mai percepiamo gli oggetti in un determinato modo e non in un altro. A fianco del percorso verbale ne abbiamo proposto uno visivo: tutte le affermazioni teoriche poggiano e sono connesse a esemplificazioni tratte da architetture e raffigurazioni.
Una volta delineati i meccanismi che stanno alla base della percezione, ci siamo soffermati sui concetti di spazio e di forma, sottolineandone lo stretto legame. A questo abbiamo fatto seguire alcune riflessioni riguardanti lo spazio architettonico e la sua rappresentazione.
Dalla sfera del sensibile siamo passati a considerare aspetti di tipo intellegibile. A questo proposito abbiamo cercato di delineare alcune parti della conoscenza geometrica e brevi riflessioni filosofiche sulla conoscenza stessa.
La rappresentazione dell'idea architettonica necessita della geometria, degli enti geometrici che nella loro semplicità ci descrivono la realtà, o meglio, ci permettono di comunicarla. La geometria ci da la possibilità di realizzare graficamente l'immagine archetipa, che poi sviluppandosi attraverso la nostra esperienza si trasforma, diventa forma e non più cosa, ed è plasmata e realizzata proprio dalla geometria. Anch'essa, nella sua apparente e totale spiegazione della realtà, è piena di imperfezioni e di continui miglioramenti alla ricerca di una realtà globalmente comprensibile. In questo ambito nascono le realtà poli dimensionali sviluppate in una maniera non del tutto comprensibile, ma spesso davvero molto affascinante. È come se la geometria ci desse la possibilità di inventare mondi inesistenti, ma logicamente possibili perché secondo le sue regole tutto dovrebbe agire in un determinato modo, anche se poi il mondo reale si muove in tutt'altra maniera.
Le Corbusier credeva che lo scopo principe dell'architettura fosse la commozione e noi, nel nostro
piccolo, abbiamo cercato di portare avanti tale pensiero, di farlo nostro, sviluppando un approfondimento che fosse sempre fedele ad esso e alla ricerca del significato profondo di architettura.
È necessario ricordarsi che l'architettura deve essere in sintonia con l'essere umano, deve dargli la possibilità di vivere e di esprimersi al meglio per poter godere di se stesso, della sua vita, e per essere sempre ispirato nella ricerca della conoscenza.
L' architettura in funzione dell'uomo e non in funzione dell'architetto, I'architettura come oggetto
da poter percepire, come cosa che a contatto con la fruizione dell'uomo diventa forma, si espande
e vive nel suo spazio ed è rappresentabile mentalmente e realmente attraverso la geometria.
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