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Colli, Claudio Simone

Il chiostro di S. Domenico a Casale Monferrato.

Rel. Carla Bartolozzi, Valentina Bonora. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (restauro e valorizzazione), 2006

Abstract:

Dopo la soppressione dell'ordine domenicano e l'alienazione della chiesa e del primo chiostro, con la conseguente fondazione della parrocchia, incomincia per il complesso domenicano una lunga fase di declino non sul piano religioso, dove S. Domenico rimane una delle realtà più attive nel panorama casalese, ma negli aspetti di uso dell'antico convento.

Da qui, in parte, nasce il progetto di restauro e rifunzionalizzazione degli ambienti di proprietà della parrocchia, ma non solo. Infatti la velocità con cui il convento passa nelle mani dei Padri di S. Maria di Piazza, ha permesso il mantenimento del patrimonio artistico domenicano e anche grazie alla cultura di alcuni parroci che negli gli ultimi due secoli hanno accumulato un patrimonio letterario di pregio.

L'esigenza di conservare e rendere fruibili le opere custodite nello "scrigno" domenicano hanno portato alla progettazione per la realizzazione di uno dei poli del neonato sistema museale della Diocesi di Casale Monferrato, che vede al suo attivo il sistema della Sacrestia Aperta del Duomo e il museo di S. Giacomo di Lu di prossima apertura, proprio nell'antica università paleologa.

La disposizione degli ambienti, nati come spazi collettivi e per la gestione di gruppi discreti di persone, appare sicuramente più consona per l'utilizzo di tipo museale o bibliotecario piuttosto che nelle frammentate funzioni abitative, di rappresentaza, di stoccaggio materiali etc. presenti attualmente.

La presenza di numerosi accessi ha reso possibile l'ideazione di un sistema in cui diverse funzioni con diverse modalità e tempistiche di fruizione esaltano l'unitarietà del complesso e non lo rendono frammentato, ne ottimizzano le strutture e rendono percepibile l'antica funzione di cittadella nella città.

Gli interventi sul costruito sono volti alla rimozione dell'impiantistica novecentesca, soprattutto della centrale termica collocata nella "Quarta Navata" e alla rimozione degli orizzontamenti realizzati nell'ottocento sempre all'interno della "Quarta Navata" ma anche nella manica a Nord e a Sud; interventi che mettono in risalto le volumetrie architettoniche e ne migliorano la fruizione.

Il passo successivo è stato l'ideazione di una combinazione di percorsi museali che valorizzano, ogni volta in maniera diversa ed inedita, gli allestimenti come il costruito e la sua storia.

Nel progetto il chiostro ritorna ad avere l'antico ruolo per cui era nato, infatti nel nuovo sistema museale viene attraversato, secondo percorsi ricorrenti e molto differenti.

I vari percorsi museali, l'utilizzo per convegni, opere teatrali, allestimenti e mostre lo rende il fulcro dell'intervento e gli permette di essere nuovamente quella parte del complesso dove si passeggia per isolarsi dalla città, dove si passa per andare da un'ambiente all'altro oppure dove si ospitano eventi.

Un ritorno all'uso che il recente restauro non ha ricreato attenendosi unicamente ad un restauro di tipo materico e non funzionale su base storica come il nuovo progetto.

Le possibilità di uso ora sono molteplici, a partire da ambiente espositivo del complesso museale, a sede di mostre scultoree o allestimenti temporanei, fino agli spettacoli teatrali, attraverso l'antica funzione di filtro nei confronti della Sala del Consiglio durante i convegni.

Nella parte centrale, nel giardino, è poi possibile collocare la centrale termica del complesso, in posizione baricentrica, interrata e completamente mimetizzata sfruttando l'accesso dalle due stanze interrate sede della vecchia caldaia a carbone.

Il Museo inizia dalla porta che si affaccia sulla piazza di S. Domenico e da cui si accede alla, erroneamente entrata nell'immaginario collettivo casalese come la "Quarta Navata", una navata abbandonata in fase di costruzione, ipotesi che i documenti storici in nostro possesso smentiscono chiaramente, era semplicemente lo sfondato delle cappelle di destra della chiesa e che nella prima versione avevano uno profondità maggiore.

Il ritrovamento di numerosi affreschi cinquecenteschi, in buono stato di conservazione, la rendono, idealmente museo di se stessa; qualcosa che andrebbe fruire in maniera completa e non limitata, come attualmente, dall'orizzontamento ottocentesco

L'intervento in questa parte del complesso è forse il più forte dal punto di vista materico, infatti prevede la rimozione dell'orizzontamento ottocentesco e anche della centrale termica di fine novecento; centrale collocata nella parte terminale della galleria, interrompendola.

La rimozione dell'orizzontamento permetterà una fruizione completa dello spazio architettonico e, mediante la realizzazione di una struttura "provvisoria" rialzata di tre metri, la fruizione da vicino delle opere.

Nonostante l'importanza espositiva della manica, dal punto di vista museale ricopre un ruolo chiave; infatti è propio da qui che si accede alla pinacoteca ed è qui che verrà localizzato l'ingresso principale.

La struttura provvisoria permetterà l'utilizzo per le funzioni di portineria della prima parte del piano terra e, in base alle necessità, permetterà di trasformare il normale senso espositivo, la direzione di percorrenza del museo, monodirezionale, in un flusso bidirezionale di spettatori che da qui potranno non solo entrare ma anche, eventualmente, uscire.

Al termine della galleria è posto un nodo cruciale del percorso espositivo; infatti in base a come si vuole gestire la visita, oppure alla presenza di eventi particolari, è possibile scegliere diverse strade o itinerari:

-Il percorso rosso: definibile "stabile" ovvero è il percorso, nelle sue due varianti, che normalmente muove il flusso degli spettatori della Pinacoteca.

Infatti entrati dalla Quarta Navata la si percorre tutta per finire nel chiostro, da qui si può scegliere come percorlo, si può salire direttamente al piano superiore, seguire nel suo sviluppo temporaneo come anche vivere in maniera autonoma come una pausa dalle collezioni interne. Successivamente si sale al piano superiore da cui poi si ritorna ripercorrendo a ritroso il complesso oppure uscendo direttamente dal chiostro piuttosto che dalla chiesa.

Le alternative dal percorso a ritroso sono prevalentemente rivolte alle comitive accompagnate che, in giornate di particolare afflusso, possono completare la visita e, allo stesso tempo, non ingombrare l'accesso principale.

-Il percorso viola: porta, sempre attraverso la quarta navata, alla Sacrestia Aperta; gli altri ambienti della sacrestia rimangono separati da un cancello e non visitabili anche se non esiste una chiusura alla vista.

Non è sempre aperta inquanto utilizzata a servizio della chiesa, tuttavia in quelle occasioni piuttosto che nelle aperture programmate sarà possibile visitarla e quindi è stato previsto un percorso espositivo apposito con poi diverse soluzioni per chiuderlo.

Il ritorno può avvenire sia dalla chiesa che dal chiostro; anche l'ingresso può avvenire dalla chiesa o dal chiostro, si può gestire a a seconda delle occasioni e delle esigenze.

-Il percorso blu: in realtà è un percorso che integra la quarta navata nella visita della chiesa.

Di conseguenza il tragitto inizia dalla biglietteria della quarta navata per sfruttare le strutture tecniche della Pinacoteca per poi attraversare la chiesa e uscire dal portale principale della stessa.

-Il percorso grigio: che coinvolge il loggiato, può partire dalla quarta navata e finire nel chiostro per ritornare nella stessa, oppure uscire direttamente dal chiostro altrimenti passare dalla chiesa.

In realtà non ha un senso di percorrenza così forte, infatti può tranquillamente essere invertito quando ad utilizzarlo è, per esempio, il museo.

Quindi scelto il percorso si può accedere alla settecentesca Sacrestia Aperta destinata ad assumere un doppia funzione, come in passato era sia Sacrestia che chiesa nei periodi di guerra, nel nuovo progetto sarà Sacrestia della chiesa, assieme agli ambienti di servizio come la stanza delle corde delle campane, le ex stanze di Teologia e Filosofia, e Sacrestia Aperta (nella definizione del sistema museale Diocesano)durante i grandi eventi culturali.

L'attuale accesso alla chiesa non sarà più riservato agli scopi liturgici bensì a quelli museali, in sostituzione verrà utilizzato l'accesso che porta nel coro. Per entrare dall'esterno invece si continuerà nell'uso della porta che da sul retro, porta che servirà anche come uscita di emergenza per la Pinacoteca collegata dall'antica scala del convento sita in testa alla galleria superiore.

Come riportato negli itinerari si può poi scegliere di uscire dalla chiesa o dal chiostro oppure proseguire la visita al piano superiore; per proseguire bisogna passare dal chiostro e, a seconda degli allestimenti, può essere percorso in diverse direzioni.

Diversamente può essere vissuto come pausa o area di riflessione del complesso.

Salendo al piano superiore troviamo un ingresso che ha la funzione di filtro con il chiostro e l'esterno, dal punto di vista progettuale ha due scopi:

-Ingresso vero e proprio con gli armadi e e le strutture necessarie per accogliere i visitatori

-Biglietteria, infatti quando il chiostro viene aperto al pubblico è necessario creare dei settori museali distinti e con strutture di biglietteria autonome.

In questo modo l'ingresso è bivalente e segue le caratteristiche dinamiche dei percorsi museali che possono anche variare notevolmente.

Entrati nell'ingresso inizia la visita in senso classico, se s'imboccano le stanze che si affacciano sul chiostro si entra nella Lipsanoteca.

La Lipsanoteca è una realtà di rilievo nel panorama casalese; parola che deriva dalla nome del contenitore, in genere ligneo, contenente una reliquia, attualmente è impiegato come dicitura delle stanze che contengono le reliquie stesse.

Anche a S. Domenico il patrimonio di questi oggetti di culto è notevole, non è solo una questione dei reperti dei santi, ma anche di argenti e lavorazioni di alta oreficeria che ospitano, a loro volta, le reliquie vere e proprie.

Questo culto è antichissimo e ha da sempre portato ad un vero e proprio mercato delle reliquie ed è stato spesso la causa scatenante di alcune guerro, come di contraffazzioni.

Le aree espositive di questo genere di oggetti devono essere proporzionate ma sopratutto ben aereate e illuminate, da qui la scelta del posizionamento negli attuali due uffici del parroco.

Diversamente è possibile visitare la Pinacoteca che, in realtà, è un museo a tutti gli effetti, ha la galleria principale e le sale adorne con le tele lasciate nel complesso dai domenicani. Sul passaggio dai Padri Predicatori ai Padri di S. Maria di Piazzaci sono dei sospetti, sembra impossibile che passarono solo tre mesi dal sequestro all'istituzione della Parrocchia.

Probabilmente dovendo, il governo francese, radere al suolo la chiesa di S. Maria di Piazza per realizzare la piazza napoleonica, in accordo con il potente Capitolo di S. Evasio che non gradiva la vicinanza del padri Lateranensi, tramano a tavolino per liberare una chiesa e vendere l'altra.

Nonostante le guerre e i sospetti di furti perpetrati ai danni della Parrocchia, il patrimonio al giorno d'oggi è considerevole.

Non parliamo solo di tele, ma anche di oggetti liturgici, Vasi Sacri e argenterie in genere, codici liturgici musicali, paramenti sacri come il mantello in seta e oro che adornava la statua della Madonna Immacolata piuttosto che i due drappi. Si tratta infatti di tue sete finissime di dimensioni considerevoli che vengono utilizzati per le grandi celebrazioni tipo i matrimoni eccellenti e i grandi lutti come la scomparsa dei parroci.

E' proprio sui paramenti che la tematica museale moderna si sofferma frequentemente, sulla loro conservazione in verticale piuttosto che in orizzontale; tematica generalmente affrontata all'interno delle sacrestie Aperte ma che, per la vastità del patrimonio, sembra opportuno riprendere nell'area museale.

Rimangono solo le strutture per la didattica museale........

Ritornando al chiostro, rimangono da analizzare le attività che su di esso si affacciano; infatti abbiamo un microsistema che gira attorno all'area porticata.

Uno dei tasselli è l'antica sala Capitolare dove si riunivano i padri domenicani per discutere e amministrare il convento, direttamente affacciata sul chiostro, nel nuovo progetto riprende questo ruolo centrale dove la comunità, ora non più composta da domenicani ma da coloro che rappresentano la fervente cultura casalese, possa discutere e comunicare le proprie ricerche.

In linea con l'alto profilo della rifunzionalizzazione, la sala si propone come centro per i convegni locali, attualmente si svolgono nella chiesa domenicana, dove anche il chiostro ritorni ad assumere il significato originale di "auditorio" collettivo, esteso e non limitato alla sola sala.

A supporto tecnico rimane la stanza sul retro, collegata alla sala principale e con accesso diretto dal cortile posteriore.

A fianco, dove in origine c'erano le antiche sale dove i Padri potevano comunicare (Locutorium) e dove potevano godere del tepore del fuoco (Sala del Fuoco), per la loro posizione e per lo stato di conservazione che versa in gravi condizioni, si prestano per ospitare gli uffici amministrativi del complesso, gli ambienti a servizio dei dipendenti ed, eventualmente, alla funzione di camerino per le rappresentazioni teatrali tenute nel chiostro.

E' prevista la rimozione dell'orizzontamento e delle scale realizzate nel novecento per adibire la parte superiore ad abitazione e la rimozione di alcune aggiunte verso il cortile posteriore a servizio di questa abitazione.

L'ultima manica di proprietà della parrocchia è quella a sud dove troviamo il refettorio del convento, è l'ambiente che per volumetria, accessi e struttura meglio si presta ad ospitare la biblioteca composta dal cospicuo patrimonio di letteratura popolare ottocentesca e delle biblioteche private che, negli anni,la parrocchia ha ereditato.

Collocato all'ingresso del chiostro, con accesso sulla piazza e con numerose aperture nelle corti vicine, è l'unica manica del convento ad essere cantinata. Cantina in cui si prevede la realizzazione di un bunker per la conservazione e lo stoccaggio dei volumi lasciando la sala superiore unicamente per la consultazione.

L'accesso indipendente consente alla biblioteca un funzionamento perfettamente autonomo e, storicamente, andrebbe ad inserirsi nei pressi dell'antico noviziato; nuovamente la funzione exnovo prosegue in sintonia con quella antica del convento.

Relatori: Carla Bartolozzi, Valentina Bonora
Parole chiave: salvaguardia - san domenico - casale - museo
Soggetti: A Architettura > AS Storia dell'Architettura
A Architettura > AE Edifici e attrezzature per il culto
G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GG Piemonte
R Restauro > RA Restauro Artchitettonico
Corso di laurea: Corso di laurea specialistica in Architettura (restauro e valorizzazione)
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/889
Capitoli:

- Premessa

- Introduzione metodologica

1. Le fonti archivistiche e documentarie

2. Strumenti per il rilevamento architettonico

- Introduzione storica

1. La città e il Marchesato di Monferrato

a. Casale capitale del Marchesato Paleologo.

b. Casale come avamposto del ducato di Mantova, le vicende dei secoli XVI e XVII: il micro-stato.

c. Il primo periodo sabaudo, il governo francese di Napoleone, la Restaurazione.

d. Il Novecento e la prima industrializzazione.

2. Il complesso architettonico della chiesa e del convento.

a. La fondazione del complesso domenicano di Casale da parte di Guglielmo VIII Paleologo e l'impianto originario.

b. Il completamento del complesso ad opera dei successori di Guglielmo VIII e i lavori attraverso i secoli XVI e XVII.

c. La definizione del ruolo urbanistico dell'isola del convento nell'impianto cittadino.

d. Il conte Ottavio Magnocavalli e i grandi restauri del secolo XVIII.

e. La ridefinizione funzionale dopo le soppressioni napoleoniche e l'istituzione della parrocchia.

f. Il secolo XIX e il restauro autorizzato da Alfredo D'Andrade.

g. I restauri del secolo XX e XXI.

-Scheda A. Negri, il pioniere della fotografia

- Il rilievo architettonico.

1.Introduzione

2.Descrizione

a. Le attuali destinazioni d'uso dei locali (piante e Foto)

b. Documentazione fotografica (pianta con punti di vista e foto)

3. Il Rilievo

a. L'Inquadramento Topografico (poligonali, strumenti etc..)

b. Il Rilievo Celerimetrico

-Scheda SW Geos-

c. Il Raddrizzamento Fotografico (geometrico e analitico)

-Scheda RDF-

4. Organizzazione dei dati raccolti

a. Tipologie dei dati

5. Elaborazioni con SW Opensource e Free

a. Cosa sono

b. Costruzione del modello tridimensionale

-Scheda Progesoft-

-Scheda Blender-

-Scheda Inkscape-

6.Estrazione degli elaborati 2d.

7.Elaborazione di viste 3d.

- La proposta di restauro.

- Bibliografia.

- Allegati

1. Copie dei documenti originali d'Archivio

Bibliografia:

N.GABRIELLI, L'arte a Casale Monferrato dall'XI al XVIII secolo, Maglietta, Torino, 1935.

V. TORNIELLI, Architetture di otto secoli nel Monferrato, Casale Monferrato, 1962.

G.DE CONTI, Ritratto della città di Casale monferrato, Rotary Club di Casale Monferrato, Casale Monferrato, 1966.

M. VIALE FERRERO, Ritratto di Casale, Istituto Bancario San Paolo di Torino, Torino, 1966.

A. CASTELLI, D. ROGGERO, Casale immagine di una città, Edizioni Piemme, Casale Monferrato, 1986.

G. DE BONO, Origine e progresso della Chiesa casalese, a cura di Luigi Cravino, Lions Club di Casale Monferrato, Casale Monferrato, 1986.

V. PORTA, Occhi dell'architettura, Media Editrice, Villanova Monferrato, 1992.

M. VIGLINO DAVICO, C. TOSCO, Architettura e insediamento nel tardo medioevo in Piemonte, Celid, Torino, 2003

C. TOSCO, Architetture del Medioevo in piemonte, Valerio, Torino, 2003.

TESI DI LAUREA

Dal Marchesato Paleologo alla chiesa di San Domenico a Casale Monferrato, Torino, 1973.

L.SACCO, Le chiese degli ordini mendicanti, dalla predicazione alla cura d'anime: Domenicani e Francescani in Piemonte, Torino, luglio 1997.

ARCHIVIO CAPITOLARE DI CASALE MONFERRATO

FRA ANTONIO CLOCHE, Cronaca Sagra, cioè....., a cura di fra G: M. Cervetti, Casale Monferrato, 1706.

PADRE CAVALLI, Manoscritto, a cura di Don Oreste Ghigo, Casale Monferrato, 1752.

Tavole:

1. Inquadramento Storico-territoriale.

2. Inquadramento urbano.

3. Il rapporto tra i Domenicani e gli altri complessi religiosi a Casale.

4. L'espansione del complesso e le principali acquisizioni cantonali.

5. Piante

6. Prospetti

7. Sezioni

8. Modello tridimensionale

9. Elaborazioni per il restauro

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