Casa di donna: analisi dello spazio domestico tra le due guerre
Stefania Berrino
Casa di donna: analisi dello spazio domestico tra le due guerre.
Rel. Michela Rosso. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2006
Abstract
INTRODUZIONE
Scegliere di raccontare del rapporto della donna con l'architettura e con la casa, ambiente al quale da sempre essa è più intimamente legat, può sembrare sì curioso, ma anche banale. In realtà, di questa storia, della storia delle donne che l'architettura l'hanno vissuta e con il loro contributo anche trasformata, molte cose non sono affatto note. Mary Mc Leod, nella sua conferenza del dicembre 2004 alla Facoltà di Architettura di Torino, ha saputo infatti far notare, quanto tale questione abbia suscitato interesse tra le donne americane a partire dall fine degli anni Sessanta, con l'insorgere del movimento femminista a sua volta legato ai nomi di autrici quali Betty Friedan (The Femminist Mystique, 1963), Kate Millet (Sexual Politics, 1970) e Juliet Mitche (Woman's Estate, 1971). A partire da quel momento emerge la volontà di individuare le professioniste dimenticate o sottovalutate dell'architettura moderna, e riconsiderare la natura e i confini della professione per cogliere in maniera più vasta l'esperienza femminile, soprattutto nel settore della casa. Mostre come quella di Susana Torre (Women in American Architecture: a historic and contemporary perspective, 1977) e la pubblicazione di The Grand Domestic Revolution, di Dolores Hayden nel 1981, segnano l'importanza attribuita al genere femminile nella cultura architettonica e domestica. Negli anni a venire questi argomenti vengono ulteriormente studiati, anche da un punto di vista più teorico, concentrato piuttosto sulla rappresentazione che non sulla pratica, rivolti all'esame della costruzione della sessualità e del genere, ed affrontati in particolare da Beatriz Colomina nel convegno Sexuality and Space del 1990. Ancora tutta una serie di eventi seguireanno a questi, nel discorso che interessa la storia delle donne legata all'ambito architettonico e domestico, e che la McLeod passa in rassegna nei suoi scitti. Anche in Italia la questione deonne architettura trova degli interessati, o meglio, delle interessate: è il caso del Gruppo Vanda, una comunità accademica femminile che opera lla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dal 1990 (anno della sua fondazione), nato da alcune docenti (come Ida Farè e Gisella Bassanini), ricercatrici e studentesse, mosse dal desiderio di studiare il pensiero e l'opera delle donne nell'architetture, nel design e nell'urbanistica. Seguendo un percorso che parte dalla ricerca delle "madru dell'architettura" (ignorate dalla storia e dall'insegnamento), per passare alle questioni del tempo e dei ritmi della città, fiuno ai contributi derivanti dall'ambito anglosassone sui temi dei quartieri di etnie diverse. Una presenza rilevante, dunque, che è stata d'impulso nell'affrontare l'argomento di questo lavoro legato al mondo femminile.
La storia della casa e la storia delle donne, è risaputo, hanno origini molto lontane. Il progresso e la rivoluzione industriale hanno, in particolar modo tra la fine dell'Ottocentoe l'inizio del Novecento, profondamente influito nella trasformazione di entrambe. Con Taylor e Ford, la nuova gestione aziendale, basata sull'impostazione di un metodo di lavoro scientifico, cambia totalmente i modi della produzione. Razionalizzazione, standardizzazione ed efficienza diventano le parole chiave della società moderna. La casa, profondamente sconvolta dalle conseguenze del conflitto bellico, diventa ambito di studio a cui applicare i nuovi concetti dettati dalla fabbrica: la casa minima, la casa razionale, la casa intelligente, saranno definizioni frequentemento usate per la nuova abitazione, Ed è nell'Europa della metà degli anni Venti che tali significativi cambiamenti sembrano suscitare un interesse più marcato. La Germania in prima linea (ma anche l'Olanda, la Francia e il Belgio), è il paese in cui le nuove idee sull'abitazione trovano un fertile terreno di applicazione: l'Existenzminimun, a cui si deve l'invenzione della casa minima (ridotta nelle sue dimensioni ma migliorata a livello qualitativo e prestazionale), propone modelli abitativi a basso costo per una diffusione di massa. Gropius, Taut, Oud, Klein, sono solo alcuni dei nomi legati alla nuova casa moderna. Tra queste presenze maschili, spiccano però anche alcune donne il cui contributo alla realizzazione dei tanti progetti è di fondamentale importanza. E' il caso della viennese Margarete Lihotzky, con la sua storica Cucina di Francoforte, e l'olandese Erna Mayer, che attraverso la pubblicazione del suo libro diffonde le teorie sulla cucina moderna. Ma le conoscenze in merito all'efficienza applicata alla conduzione della casa, giungono già anni prima dalle inglesi sorelle Beeche (che pubblicano il loro libro alla fine dell'Ottocento) e all'americana Christine Frederick, portavoce della razionalizzazione nell'ambiente domestico, a cui tutte in seguito faranno riferimento. E in Italia? In Italia la questione della casa muove i primi passi proprio a partire dalle influenze europee. Numerose sono, infatti, le considerazioni in merito all'abitazione moderna che compaiono sulle pagine delle riviste italiane sul finire degli anni Venti e lungo tutti gli anni Trenta. Casabella e Domus, ma anche l'Organizzazione Scientifica del Lavoro ne documentano dettagliatamente trasormazioni ed innovazioni. La casa moderna riesce comunque anche a presentarso materialmente al suo futuro abitante: con le Triennali, a partire dal 1930 (che in realtà si chiama ancora Biennale di Monza, e cambierà denominazione dall'edizione successiva) vengono realizzati in scala reale modelli di case razionali, prima fra tutte la Casa Elettrica del Gruppo 7. Durante gli anni del regime lo spazio abitativo vede un progressivo evolversi, anche e soprattutto attraverso l'ideologia fascista. E la donna?
Soggetto principale a cuore di questo lavoro, la "nuova donna italiana", malgrado la posizione ancora marginale in cui si trova ad operare, contribuisce profondamente alle trasofrmazioni che interessano l'organismo casa.
Attraverso le esperienze quotidiane, sono infatti proprio loro, le donne a mostrare maggiore interesse (e grandi capacità pratiche ed intellettuali) per le nuove teorie che saranno in grado di incidere sulla tradizionale condizione di "angelo e custode del focolare". L'ultima parte di questa tesi si propone dunque di raccontare (sebbene non in modo ancora esaustivo, data l'innumerevole quantità di materiale esistente in merito) il contributo che il genere femminile ha saputo fornire, attraverso scritti, proclami e dichiarazioni, all'evoluzione della casa.
Perché la storia della casa è la storia delle donne.
Relatori
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