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Il senso dei nuovi scenari: i luoghi del consumo nella città postmoderna

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Alagia, Marilisa Il senso dei nuovi scenari: i luoghi del consumo nella città postmoderna. Rel. Tosoni, Piergiorgio. Politecnico di Torino, 2. Facoltà di architettura , 2006

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Abstract:

Introduzione

1. La città postmoderna

1.1 I segni del postmoderno

1.2 La bellezza e la citazione: strumenti di affermazione

2. Dinamiche di trasformazione delle città-sogno

2.1. I passage, il salotto della collettività: un primo esempio di luoghi commerciali

2.2. Le Esposizioni Universali

2.3. I grandi magazzini

2.4. I centri commerciali

3. Luoghi e nonluoghi

3.1. Storicità, identità e relazionalità

3.2. L'immaginario collettivo: la città ideale

3.3. Simulazione e spettacolarizzazione

3.4. La realtà come sogno

4. Nuovi scenari

4.1. La piazza nell'ambiente urbano

4.2. Il centro storico e il centro commerciale extraurbano a confronto

4.3. Il senso dei nuovi scenari

4.3.1 Uno sguardo al passato: il mito di Parigi

4.3.2 I luoghi delle identità collettive, oggi

5. Le nuove strutture: i Factory Outlet Centers

5.1 II concetto del nuovo modello distributivo

5.2 L'esperienze internazionali: Stati Uniti e Europa

5.3 L'esperienza italiana: il Factory Outlet Center di Serravalle Scrivia Conclusioni

Relators: Tosoni, Piergiorgio
Uncontrolled Keywords: postmoderno - scenario - centro comerciale
Subjects: A Architettura > AO Design
U Urbanistica > UM Tutela dei beni paesaggistici
Degree course: 2. Facoltà di architettura
Date Deposited: 05 Jan 2007
Last Modified: 09 Jun 2011 12:34
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/797
Chapters:

Nel panorama definito postmoderno si consolida una città costituita da un insieme di luoghi dove sono concentrati oggetti e immagini, che simulano, con la forza imperiosa della suggestione e della nostalgia, una città sognata e rassicurante. Oggi la città diventa il palcoscenico culturale, artistico e architettonico della simulazione, in cui la citazione è ridondante e l'edonismo di massa domina in tutti i settori. La città deve piacere e il fenomeno investe tutto ciò che essa contiene: forme, geometrie, merci e individui. E' l'avvento della cosiddetta cultura della bellezza e del consumo, che segna il passaggio da una società del bisogno a una società del desiderio, cambiamento i cui primi segni si avvertono già nella seconda metà dell'Ottocento, nei passages parigini, dove, per la prima volta nella storia della città, la ragione sociale si fonda con il momento del consumo, che si celebra nelle grandi vetrine dei negozi. E' un processo di trasformazione sociale che vede la piazza sempre più luogo marginale della socialità, che invece nel frattempo individua nuovi e più sicuri ambiti in cui esprimersi: gallerie urbane, grandi magazzini, esposizioni universali. Da qui in avanti la dimensione del sogno coniugata a quella del consumo diventa caratteristica imprescindibile dell'esperienza urbana. Gli spazi della città si modellano e si specializzano al fine di rispondere alle esigenze di autorappresentazione sociale del potere della nascente borghesia industriale.

Il passaggio alla città contemporanea è segnato dall'emergere di nuovi criteri d'uso dello spazio, legati al segno crescente dello shopping; si assiste ad una progressiva espansione del fenomeno commerciale, che si va imponendo come attività onnipresente, elevando la categoria del consumo a massima espressione di una nuova socialità all'insegna dell'effimero e del provvisorio.

L'architettura si presta a svolgere un ruolo importante come strumento di enfatizzazione, fornendo dei riferimenti simbolici a livello di immaginario collettivo: i luoghi del consumo come i centri commerciali, oggi, diventano punti di riferimento e di identificazione di una città frammentata e globalizzata; collocate ai margini della città, da cui ricevono stimoli, tendenze e ritmi, le grandi cattedrali del consumo offrono una città simulata, depurata e climatizzata.

Come esempio di architettura rassicurante, in cui la simulazione è ridondante, viene preso il Factory Outlet Center di Serravalle Scrivia, che con la sua architettura di facciata fa da scenario artificiale al consumo di massa.

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