La manifattura di Moncalieri di Passanti e Perona: tra conservazione e innovazione
Monica Chiesa
La manifattura di Moncalieri di Passanti e Perona: tra conservazione e innovazione.
Rel. Liliana Bazzanella, Carlo Giammarco, Guido Callegari. Politecnico di Torino, , 2006
Abstract
Tra conservazione e innovazione. Il titolo della tesi individua uno spazio che a prima vista può sembrare infinito e in grado di contenere molteplici metodi d'approccio; soffermandosi però a riflettere su questo argomento, quando ci si avvicina ad un edificio esistente, non può esservi durevole e autentica conservazione senza innovazione, ed è la conservazione il vero luogo dell'innovazione per la società contemporanea: conservare è quindi innovare.
E importante capire il motivo per cui certi edifici del recente passato, che ora ci sembrano desueti e privi di particolarità, abbiano avuto un ruolo importante nel linguaggio architettonico del periodo in cui sono stati progettati e costruiti, cercando di approfondire il significato del termine "innovazione", per comprendere quali prodotti, metodi o tecniche possano essere definiti tali, e soprattutto capire l'importanza della salvaguardia degli edifici industriali del recente passato. Il progetto di conoscenza acquista un'importanza rilevante, in quanto, nel momento in cui si pone il problema del recupero di un qualsivoglia edificio, si dichiara il riconoscimento e la condivisione di valori ad esso attribuiti, oltre che dalle memorie individuali, anche da istanze culturali attente alle categorie della monumentalità, o alla semplice oggettualità del documento materiale.
Nel primo capitolo ho analizzato le caratteristiche architettoniche dell'ex Manifattura di Moncalieri, fabbrica dismessa da quasi ventanni ed ancora priva di una possibile nuova destinazione d'uso. Ho studiato in modo approfondito il progetto, i materiali, il contesto nel quale la Manifattura ha preso forma e si è sviluppata, e naturalmente gli architetti che hanno progettato questo singolare edificio.
La zona dell'Oltrepò in cui è stata costruita la Manifattura, al confine tra Torino e Moncalieri, è stata a lungo caratterizzata dalla locazione di varie industrie e manifatture per la presenza di torrenti e canali che scendevano dalla collina per andare ad immettersi nel Po. Occorre sottolineare però che la Manifattura è stata costruita quando la zona iniziava ad essere abbandonata dalle fabbriche, rendendo così questo edifìcio molto particolare per la sua tipologia e la sua collocazione; il rapporto di amicizia degli architetti con il committente dell'opera, ed un comune amore per il luogo, avevano reso quel contesto il luogo più idoneo per la realizzazione dell'edificio.
Una parte dell'analisi, come già anticipato, ha riguardato in modo approfondito anche gli architetti che hanno progettato la Manifattura: Mario Passanti e Paolo Perona. Essi hanno infatti lasciato una testimonianza importante nell'ambiente architettonico torinese del XX secolo, e per tale motivo l'analisi del loro lavoro mi ha permesso di comprendere meglio il loro approccio verso il progetto della Manifattura. Nella parte conclusiva del primo capitolo, per effettuare un'analisi esauriente, ho approfondito ciò che è stato detto e scritto sulla Manifattura di Passanti e Perona da parte della critica. Le opinioni del passato, così come quelle di oggi, hanno messo in risalto l'importanza architettonica della fabbrica ormai dismessa, sottolineando gli intenti dei progettisti e, ad ormai più di 50 anni dalla sua realizzazione, le peculiarità che le hanno permesso di suscitare le attenzioni di docenti e studenti anche ai giorni nostri. Successivamente ho voluto analizzare ed approfondire i dibattiti che si sono sviluppati in merito all'evoluzione della tecnica dell'edilizia industriale e la sperimentazione di nuovi materiali, in un periodo ricco di cambiamenti e di importanti fermenti culturali. La produzione industriale ha progressivamente ispirato sostanziali mutamenti del gusto e delie esigenze: se da un lato i processi industriali hanno infatti stimolato l'architettura ad adeguarsi nelle strutture e nelle forme, con la necessità di grande flessibilità degli spazi interni e una riduzione consistente degli elementi portanti, dall'altro lato però, è stata proprio la stessa industria a generare la spinta innovativa delle tecnologie costruttive. L'architettura del Movimento Moderno, alla sua nascita, ha dunque cavalcato le innovazioni tecnologiche e morfologiche così dirompenti negli edifici industriali di quegli anni, trasformando le nuove fabbriche nel manifesto di un periodo nuovo. Le numerose pubblicazioni e la crescente importanza dell'estetica dell'architettura industriale, hanno dunque rappresentato delle grandi innovazioni per questo tipo di costruzioni a partire dal XX secolo. Nel secondo capitolo ho cercato di individuare i nuovi possibili approcci progettuali nei confronti del recupero degli edifici industriali dismessi. Il recupero delle fabbriche dismesse rappresenta infatti un'opportunità eccezionale nell'ambito della ricerca tecnologica, oltre che nella valorizzazione culturale ed economica di questi luoghi. L'approccio verso questi edifici, per il loro recupero, non è né universale né tanto meno scontato. Per non interrompere la storia di questi edifici, dandole invece continuità e per coniugare il loro passato produttivo con una futura destinazione, è importante l'introduzione di elementi innovativi. I nuovi elementi non sostituiscono nulla, ma vanno ad aggiungersi al preesistente, partendo dalla consapevolezza dell'importanza delle tecniche costruttive originarie.
I numerosi esempi di progetti di recupero già realizzati mostrano l'inserimento in questi edifici, oltre alle innovazioni tecnologiche, di forme innovative d'uso, come la nascita di macrotipologie funzionali quali i parchi tecnologici, gli incubatori di impresa ed i BIC. In questo capitolo sono state inserite delle schede di analisi su alcuni progetti di recupero di edifici industriali dismessi in cui, per ciascun intervento, ho cercato di individuare quale fosse l'elemento caratterizzante ed emblematico dal punto di vista dell'innovazione.
Partendo dall'analisi condotta fino a questo punto è stato possibile fare alcune ipotesi di prefigurazioni progettuali, degli schemi metodologici tesi ad evidenziare gli elementi specifici di opportunità e problematicità dell'edificio. L'obiettivo di queste ipotesi progettuali quindi, non è tanto la creazione di un progetto unitario e concluso, quanto la definizione di alcuni spunti progettuali, dei possibili punti di partenza a cui fare riferimento nel caso in cui sì decidesse di recuperare l'ex Manifattura di Moncalieri. La mancanza di volontà dei proprietari anche solo di ipotizzare un possibile recupero o di permettere uno studio diretto dell'edificio, non mi ha permesso purtroppo di vedere personalmente l'interno della struttura: per tale motivo non sono a conoscenza dello stato di degrado degli interni, e neppure in possesso di una planimetria con la corretta distribuzione degli alberi o l'indicazione dei dislivelli, utili per la progettazione dì eventuali corpi aggiunti in grado di integrarsi nell'area.
Il punto di partenza per il progetto di recupero di un edificio industriale dismesso è fondamentale, in quanto dall'approccio iniziale si determina già il grado di rispetto della memoria dell'edificio. Osservando infatti con attenzione alcuni esempi di riconversione di edifici industriali dismessi, si ha l'impressione che la questione del riuso sia posta spesso a partire da punti di vista lontani. Oltre ai casi in cui la mancanza di rispetto del preesistente è palese, talvolta questo tipo di approccio avviene anche in quei progetti che ostentano discorsi legati alla salvaguardia della memoria industriale legata a macchinari o operai al lavoro, creando magari percorsi turistico ricettivi. Tali interventi, ad uno sguardo più attento, sembrano a volte assomigliare più ad un escamotage che ad una soluzione reale dei problemi. Un approccio innovativo coniuga quindi la conservazione dell'edificio con gli elementi tecnologici che offre attualmente il mercato, per non trasformare l'edificio semplicemente in museo di se stesso, ma per dargli nuova vita con una nuova destinazione ed adattandolo alle nuove esigenze.
Nel terzo capitolo viene ipotizzato l'inserimento della Manifattura all'interno del Parco del Po, collegandosi in particolare al progetto per la creazione di archivi di paesaggi fluviali. In base alle esigenze degli archìvi ed alle caratteristiche dell'edificio, emerse dalle prefigurazioni progettuali, la Manifattura risulta idonea per ospitare questo tipo di funzione. Obiettivo del progetto per la creazione degli archivi dei paesaggi fluviali è la tutela del patrimonio contemporaneo: con atteggiamenti di responsabilità nei confronti del passato, si vuole infatti attuare un processo di valorizzazione del patrimonio contemporaneo esistente.
Considerata l'attenta analisi effettuata nei capitoli precedenti, le esigenze degli archivi, e le possibili configurazioni attribuibili alla Manifattura, si reputa possibile l'inserimento di questa funzione all'interno dell'edificio. Il progetto per la creazione di archivi di paesaggi prevede la riqualificazione dei tessuti di bordo della città lungo i fiumi, con il proposito di inserire, dove questo sia possibile, qualche nuovo elemento attrattore.
L'obiettivo di questo progetto quindi, è quello di creare un nuovo tipo di archivio, diverso rispetto a quello a cui siamo abituati, in quanto questo luogo verrebbe utilizzato per rileggere fonti e documenti in trame legate alla geografia, potendo usufruire di apparati innovativi.
Negli interventi promossi da questo progetto, una particolare attenzione è stata prestata all'utilizzo di tecniche e materiali di basso impatto e di compatibilità ambientale, la gestione naturalistica della flora e fauna spontanea, l'utilizzo di materiali ecologici per le piste ciclabili, la riduzione al minimo dei fattori di impermeabilizzazione dei terreni.
Relatori
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