Il centro di salute mentale nel sistema psichiatrico : sperimentare un progetto multidisciplinare
Desiree Grisoni, Silvia Meterc
Il centro di salute mentale nel sistema psichiatrico : sperimentare un progetto multidisciplinare.
Rel. Anna Marotta, Gaetano De Simone, Elena Varini, Peppe Dell'Acqua, Alessandro Brosio. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2017
Abstract
INTRODUZIONE
Questo lavoro parla di luoghi e di istituzioni, di ambienti e persone legate dalla psichiatria, di muri che vennero abbattuti e degli spazi che la salute mentale sta conquistando nel territorio. Parla di una storia che non si è mai conclusa e che aspetta ancora di essere scritta.
Il nostro lavoro parte dalla nascita della psichiatria e arriva alla sua deistituzionalizzazione ed è ispirato alle riflessioni di Giovanni Michelucci davanti al manicomio oramai chiuso:
[...] nella mia posizione di architetto si affaccia ovviamente il problema angoscioso di dover tradurre in termini di spazio architettonico una linea di principio che pure approvo: che non esista cioè una separazione netta tra ragione e follia.
La psichiatria si è servita dell’architettura per concretizzare un’istituzione delirante e sempre chiusa. Dall’altra sponda l’architettura ha approfittato della delega per costruire manicomi, e parti intere di città, in maniera così scrupolosa da definirne i minimi dettagli e imporne l’uso stabilito. Luoghi di sperimentazione sia architettonica che psichiatrica con l’obiettivo ultimo di assicurare ai normali una città senza pazzi.
Oggi progettare negando la “separazione netta” tra follia e normalità è possibile con un’azione congiunta che coinvolge tutte le discipline ed esperienze. Si può fare pensando ai malati come soggetti nella società e ai loro bisogni come diritti. Si fa a partire dagli anni ‘70 quando i manicomi sono stati chiusi e il territorio, con i suoi abitanti, cominciò ad “abituarsi” ai matti. La presenza del malato nel tessuto sociale è possibile grazie alla rete di servizi sul territorio che sono stati pensati a partire dalla chiusura dei manicomi. Il percorso che dalla psichiatria porta alla salute mentale è in continuo avanzamento grazie alla costante tenacia di chi porta avanti la logica basagliana.
Il contesto territoriale è l’unico terreno d’azione concreto e positivo su cui agire per avanzare nel percorso verso la definizione della salute mentale. Nella maggior parte delle città italiane la presenza di presidi per la salute mentale nel tessuto urbano non è ancora consolidata e ha ancora profumo di provocazione e di una diversità difficile da accettare.
Il Centro di salute mentale incarna la possibilità concreta di stabilire una rete di assistenza continua sul territorio per “sostenere e accompagnare i cittadini nel loro rapporto con la malattia, la cura, la possibilità di vivere nel proprio ambiente” . Nel contesto attuale, e pensando costantemente al futuro, ci poniamo come obiettivo principale la progettazione di un’architettura che aiuti a disegnare la soglia. Vogliamo progettare un Centro di salute mentale che sottenda quello spazio tra se e le strade del quartiere.
Questo luogo-non luogo deve necessariamente essere abbastanza grande per contenere passioni e malesseri, incontri e scontri, deve prevedere la possibilità di essere sempre ascoltati e anche quella di poter ascoltare. Deve essere un’opportunità di scambio continuo tra le persone.
Vogliamo proporre la nostra idea di Centro di salute mentale che guarda al fuori e riesce a formare il dentro abbattendo il limite e contemporaneamente disegnando le basi della soglia.
Il lavoro si struttura in tre parti:
Nella prima parte, Racconto intorno alla follia, riportiamo gli eventi che hanno caratterizzato la storia della disciplina psichiatrica, dalla sua formazione ad oggi, per costruire la base di conoscenze fondamentali da intrecciare con gli studi che abbiamo presentato nella seconda parte.
Verso un approccio polisensoriale è il titolo che riassume le teorie e gli approcci metodologici utilizzabili nel processo di umanizzazione dei luoghi della salute.
L’analisi critica dei dati selezionati nelle prime due parti del lavoro ci ha permesso di pensare, nella terza parte della tesi, Sperimentare un progetto multidisciplinare, al progetto per un Centro di salute mentale.
La ristretta lista di studi sulla progettazione di un Centro non ci permette da sola di elaborare soluzioni progettuali:
L’apporto di psicologi, psichiatri e operatori sanitari è stato, quindi, fondamentale nella stesura di questo lavoro.
Le figure interpellate appartengono principalmente a tre realtà italiane: Torino, Trieste e Lecco.
Nel capoluogo piemontese abbiamo osservato, con l’aiuto e l’accompagnamento costante della dottoressa psicoioga Elena Varini, l’operato della Società Blu Acqua e le attività di MinD Mad in Design. Grazie a questa esperienza abbiamo conosciuto i presidi psichiatrici sul territorio e ci siamo confrontate direttamente con le esigenze degli utenti e degli operatori. Abbiamo potuto lavorare assieme ad alcuni utenti alla progettazione di elementi di arredo destinati agli alloggi della Società.
La realtà triestina e tutta la storia della rivoluzione basagliana ci è stata spiegata da uno dei suoi protagonisti, Peppe Dell’Acqua che ha risposto ad ogni nostro dubbio e ci ha accompagnate alla scoperta di un sistema, un metodo e un’idea rivoluzionaria che si sta ancora evolvendo. Le visite di tutti i presidi sul territorio di Trieste ci hanno mostrato una realtà all’avanguardia e in continuo fermento. Durante gli incontri nei Centri di salute mentale o al Servizio psichiatrico di diagnosi e cura abbiamo avuto modo di parlare con i direttori dei presidi, gli infermieri, gli operatori e con gli utenti.
A Lecco abbiamo incontrato il Forum di salute mentale che ci ha accompagnate alla scoperta di un sistema che si sta impegnando per raggiungere gli obiettivi di Trieste. Renderci conto della situazione lecchese ci ha fatto capire come possa essere arduo lavorare in questo campo e quanti ostacoli si presentano nel percorso di cambiamento.
L’incessante impegno del Forum di Lecco per migliorare la situazione sul territorio ci ha messo di fronte alle difficoltà ma ci ha presentato un’altra forma di consapevolezza e tenacità. Il perseguimento dell’obiettivo di cambiamento richiederà ancora molto tempo ma le cose si stanno muovendo.
Per Lecco questo è un momento di particolare fervore nell’ambito della salute mentale: da un lato la cittadinanza chiede a gran voce nuove soluzioni e dall’altro le strutture preposte stanno affrontando i nodi con particolare impegno, in un continuo dialogo che suggerisce coma la situazione locale stia radicalmente evolvendosi nella direzione giusta.
L’istituzione ospedaliera risponde alla richiesta con la proposta di spostare l’attuale Centro psicosociale in un edificio esistente di sua proprietà, con l’obiettivo di perseguire le buone pratiche consolidate nel resto del paese. L’Azienda sanitaria di Lecco, con la direttrice sanitaria Flavia Pirola, il direttore sociosanitario Enrico Frisone e tutti coloro che sono coinvolti nell’organizzazione della salute mentale sul territorio ci ha permesso di studiare, con tutti i mezzi a disposizione, una soluzione progettuale alternativa che si confronti con le normative attuali e che immagini il Centro del futuro.
In questo contesto si inserisce il progetto per il nuovo Centro psicosociale della città di Lecco.
Relatori
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