Politecnico di Torino (logo)

Ponchio, Gloria and Cossa Majno di Capriglio, Filippo

INNESCO URBANO: Riqualificazione dell’area industriale ex O.S.I.-Ghia a Torino.

Rel. Gustavo Ambrosini, Caterina Tiazzoldi. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura per il progetto sostenibile, 2017

Abstract:

La volontà di riequilibrare, di inserire nuovamente nel tessuto urbano pezzi di città dimenticati, di riportare questi ultimi a nuova vita. Questi sono i principi che hanno dettato il lavoro di tesi, contestualizzato nella realtà torinese che ci circonda e che viviamo tutti i giorni.

Nello specifico, la ricerca svolta riguarda l’area delimitata lungo due lati dagli assi ferroviari che si diramano dopo Porta Nuova, verso Porta Susa e il Lingotto, e dal terzo lato Corso Dante. Il promontorio tra binari si estende lungo una superficie di circa cinquanta mila metri quadrati, isolato e quasi ostacolato dal contesto urbano che lo circoscrive. Gli assi di connessione che lo circondano, invece di presentarsi come opportunità di collegamento, si caratterizzano come limiti insuperabili, diventando fattori determinanti per l’abbandono e il degrado della maggior parte dell’ambito, che un tempo fu protagonista della storia industriale automobilistica di Torino. Erano allora gli anni Sessanta, gli anni d’oro che hanno trasformato questo triangolo di terra in un centro produttivo di rilievo, grazie anche all’acquisizione della Società Trafilati-Laminati da parte delle Officine Stampaggi Industriali, a sua volta nata dall’unione con la carrozzeria Ghia. La crisi degli anni Settanta portò alla dismissione degli impianti, divisi in tre imponenti manufatti industriali che ricoprivano essenzialmente l’intera superficie dell’ambito.

Ad oggi, l’area si presenta come un relitto industriale, all’interno del quale a partire dal 2010 è nata però la volontà di essere riutilizzata e fruita ancora. La

progettazione del polo di coworking Toolbox ha riqualificato infatti parte dei manufatti industriali esistenti, senza però coinvolgere i rimanenti edifici, interessanti non solo dal punto di vista storico, ma anche dal punto di vista architettonico.

Si è lavorato prima di tutto alla scala urbana e al tema della connessione: gli assi che delimitavano l’area diventano opportunità per il contesto e per la cittadinanza. Si immaginano dei collegamenti attraverso passerelle ciclopedonali, che si innestano da più punti interni all’area, facilmente raggiungibili anche dall’esterno. Le immediate prossimità dell’ambito di intervento vengono quindi coinvolte nel progetto di rigenerazione, che di conseguenza non si limita ai confini fisici dell’ambito, ma che interessa delle azioni urbane minori. Queste si concretizzano nella creazione di nuovi spazi verdi collettivi, che fungono da interventi di micro-rigenerazione urbana connessi alla proposta di maggiore estensione di riqualificazione dell’area stessa.

I fulcri collettivi si trovano poi direttamente connessi con attività e funzioni diversificate: è in questo modo che l’ambito di intervento rientra a far parte del network attrattivo urbano.

Spostando l’attenzione direttamente all’interno dell’ambito, la permeabilità è il principio che meglio descrive il trattamento adottato per l’edificato esistente. I massicci manufatti industriali non permettono di immaginare un loro totale utilizzo, senza la demolizione di qualche porzione, determinante per l’efficace fruibilità degli spazi. Si è eseguito quindi un lavoro di sottrazione di volumi laddove si voleva creare uno spazio collettivo aperto, una nuova piazza o un nuovo asse di connessione pedonale. A questo, si è contrapposta un’azione di addizione di nuovi volumi che rendono l’area maggiormente funzionale e più appetibile dai futuri fruitori. La permeabilità fisica è collegata alla flessibilità delle funzioni proposte, che si collocano nell’ambito per creare la possibilità di fruizione di utenze diverse e miste. Si pensa all’area come un nuovo polo culturale torinese, in cui sono inserite inoltre attività commerciali e di svago. Il tutto è immaginato come un processo incrementale: lo sviluppo è divisibile in stadi, dando priorità all’esecuzione delle connessioni attraverso le passerepasserelle, per poi concentrarsi gradualmente sull’edificato e sui diversi ambiti.

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Per ulteriori informazioni contattare:

Gloria Ponchio, gloria.ponchio@yahoo.it

Filippo Cossa Majno di Capriglio, ilfe.92@hotmail.it

Relatori: Gustavo Ambrosini, Caterina Tiazzoldi
Soggetti: A Architettura > AF Edifici e attrezzature per il tempo libero, le attività sociali, lo sport
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Architettura per il progetto sostenibile
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/5972
Capitoli:

INTRODUZIONE

PARTE PRIMA

CAPITOLO I: Il pubblico e il privato nella rigenerazione urbana

1.Il partenariato pubblico/privato

1.1.Società a economia mista (S.E.M.)

1.2.Società di trasformazione urbana (S.T.U.)

1.3.Zone d'aménagement concerté (Z.A.C.)

1.4.Conclusioni

2.La strategia bottom-up

2.1.Il caso Urban

2.2.Il caso K-City

2.3.Conclusioni

3.La creazione e la fruizione degli spazi collettivi

CAPITOLO II: I casi milanesi

1.Fondazione Prada

2.Fabbrica del Vapore

3.Pirelli Hangar Bicocca

4.BASE

5.Conclusioni

PARTE SECONDA

CAPITOLO III: Lo stato di fatto dell'ambito di intervento

1.Dalla fabbrica industriale

2.Analisi storica

3.Analisi urbanistica

4.La normativa

5.Il rilievo

CAPITOLO IV: Il progetto

1.Alla fabbrica culturale

2.Iter progettuale

3.Proposta progettuale finale

CAPITOLO V: Conclusioni

BIBLIOGRAFIA

SITOGRAFIA

APPENDICE: Carte storiche

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