Sostenibilità sociale ed economica di un intervento di social housing
Giulia Grande
Sostenibilità sociale ed economica di un intervento di social housing.
Rel. Silvia Gron, Manuela Rebaudengo. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
La ricerca oggetto di questa tesi prende forma dalla volontà di concludere il percorso di formazione universitaria con un progetto che racchiuda in sé l'interdisciplinarietà propria dell'attività professionale, e che rispecchi la mia volontà di mettere al servizio di uno scopo sociale le competenze tecniche acquisite.
Assume, in quest'ottica, fondamentale importanza la dimensione sociale dell'architettura, che da sempre trova la sua più completa e quotidiana espressione nell'ambito residenziale.
Partendo da queste considerazioni, il settore sociale in cui intervenire, è stato individuato pensando all'emergenza abitativa, tematica negli ultimi anni molto discussa, ma, nella pratica, ancora affrontata e risolta solo in parte.
Con emergenza abitativa non si intende la mancanza fisica di immobili residenziali, bensì il problema dell'incidenza del canone d'affitto sul reddito medio dei cittadini.
Il fenomeno del disagio abitativo è una problematica concreta ed attuale, perciò decisamente preoccupante, strettamente legata alle trasformazioni demografiche in atto e alla crescente difficoltà a sostenere i costi degli affitti a causa dei recenti cambiamenti economici.
Negli ultimi dieci anni, infatti, si sono verificati, contemporaneamente, il drastico calo del potere d'acquisto di numerose famiglie che si rivolgevano al mercato della locazione e il progressivo aumento della flessibilità del lavoro, con conseguente incertezza sul guadagno mensile.
Si tratta di pensare, quindi, non soltanto alla fascia di popolazione meno abbiente, ma anche a tutte quelle persone che attraversano un limitato periodo di difficoltà, da cui possono risollevarsi grazie ad un aiuto immediato e circoscritto nel tempo.
A questo proposito, incide negativamente la mancanza di precise politiche che riguardino il mercato della locazione, fatta eccezione per la legge dell'Equo canone, introdotta nel 1978 per disciplinare le modalità economiche e normative degli affitti privati.
Appare quindi chiara la necessità di trovare soluzioni innovative, aderenti alla mutata realtà contemporanea.
Per rispondere adeguatamente all'attuale domanda abitativa, che riguarda differenti strati sociali, si possono offrire aiuti e agevolazioni tramite soluzioni diverse.
Se si guarda all'Europa le strategie variano di Paese in Paese, offrendo numerosi esempi: affitto moderato in Francia, sussidio pubblico indiretto in Germania, housing a profitto limitato in Austria e residenza protetta in Spagna; in Scandinavia si preferisce, invece, optare per la residenza condivisa (in Danimarca) e l'alloggio pubblico (in Svezia); in Italia si parla di locazione convenzionata o agevolata.
Le scelte, tra loro eterogenee, derivano sicuramente da tradizioni e culture diverse, ma anche dalla differente regolamentazione a livello nazionale.
Nel corso della tesi saranno analizzate le svariate legislazioni, con particolare riguardo a quella italiana, tenendo presente che l'obiettivo generale di un intervento di social housing è comunque quello di accompagnare le persone e le famiglie (italiane o straniere) durante una fase di fragilità economica e, conseguentemente, psicologica, offrendo residenze temporanee a prezzi più accessibili.
Più precisamente, secondo la definizione fornita dal CECODHAS, l'housing sociale è l'insieme delle attività atte a fornire alloggi adeguati, attraverso regole certe di assegnazione, a famiglie che hanno difficoltà nel trovare un alloggio alle condizioni di mercato perché incapaci di ottenere credito o perché colpite da problematiche particolari.
In virtù di tale definizione diventa, poi, importantissimo il contributo di un gestore sociale specializzato, che stabilisca regole di assegnazione, fornisca i mezzi e il sostegno necessario a recuperare autonomia e che intervenga discretamente nella vita della comunità. Lo stesso ente sarà chiamato a favorire le politiche di integrazione, per evitare il progressivo aumento di divario sociale, sempre in agguato in una società che si presenta in continua evoluzione.
Proprio a causa di tale mutevolezza, la funzione dell'abitare rimane particolarmente complessa, per quanto antica e diffusa; sono da considerarsi molteplici variabili interdipendenti (urbanistica, ambiente, economia, funzionalità) da soppesare e ottimizzare per raggiungere armonia ed equilibrio.
Oltre a questi parametri, ai fini di questa ricerca, entrano in gioco anche la fragilità e l'unicità delle persone, da valutare con attenzione e sensibilità.
Questa operazione diventa ancora più complicata nel presente caso, in quanto non si progetta per un singolo utente noto, ma per vari utenti che si susseguiranno nel tempo. Perciò, si rende necessaria una progettazione che preveda un determinato insieme di bisogni standard, a cui associare gli adeguati spazi per soddisfarli e, in aggiunta, lasci un certo margine di variazione perché, periodicamente, i residenti possano adattare l'ambiente alle loro specifiche necessità.
Sarà centrale, nel corso della trattazione, l'attenzione alla persona, che deve essere posta al centro di ogni processo progettuale; con ciò, si intende attribuire importanza in pari misura ai residenti già insediati e a quelli che si aggiungeranno.
Dal momento che l'obiettivo è ottenere indiscussi benefici sociali, non ci si può limitare a soddisfare i bisogni degli utenti ipotizzati: anche la collettività, che accoglie l'intervento architettonico, nuovi residenti ed eventualmente le nuove funzioni insediate, deve trarre vantaggio dall'innovazione, che sarà loro presentata, piuttosto che imposta.
Non si tratta, infatti, di predisporre soltanto nuove unità abitative, ma di ampliare la disponibilità di luoghi per il vicinato e la comunità in senso più esteso. L'offerta di abitazioni si trasforma in offerta di servizi abitativi, destinati ad un bacino d'utenza più ampio.
In questo senso, sarà facilitato l'obiettivo prioritario di stimolare l'incontro degli utenti con i residenti del quartiere, stabilendo una rete d'interazione tra i soggetti che nella zona vivono e operano.
In tal modo potrà essere favorita l'integrazione sociale tra le diverse fasce della cittadinanza e, di conseguenza, la miglior riuscita dell'intervento.
Oltre a perseguire il raggiungimento dell'obiettivo sociale, si dimostrerà in questa sede che è possibile operare interventi di questo genere ottenendo anche un ritorno economico accettabile, seppur limitato.
Attraverso una verifica di sostenibilità economica, comprendente una ricerca di finanziamenti (preferibilmente pubblici, o derivanti da forme di partenariato pubblico/privato), la stima dei costi di trasformazione e un'ipotesi di Piano Economico Finanziario (PEF) di gestione delle attività, otterremo la sicurezza di avere effettivamente progettato un intervento realizzabile. Perché il risultato sia positivo, è necessario verificare in partenza almeno due condizioni: l'effettiva presenza di un'emergenza abitativa (domanda), la favorevole situazione dei valori di mercato per la locazione (offerta).
Dal momento che è difficile far conto su sovvenzioni statali, si esplorano in questa sede possibili alternative che coinvolgano enti privati; l'incontro tra pubblico e privato risulta essere una risorsa ormai consolidata nel resto d'Europa, per cui una soluzione promettente anche per il contesto italiano.
Si può ragionevolmente ipotizzare che le Fondazioni di origine bancaria siano tra i più probabili finanziatori di interventi simili, dal momento che sono soggetti privati, ma no-profit, che si occupano proprio di sviluppo sociale ed economico delle comunità in cui operano.
Tutto ciò concorrerà a dimostrare che la crisi economica in cui versa la situazione attuale non può essere una scusante per dimenticare il ruolo educativo che l'architettura possiede: non si può aspettare che le emergenze si palesino, ma bisogna precorrere i tempi, sapere in anticipo le necessità e avere la lungimiranza di lavorare per soddisfarle, anche quando serve intraprendere la strada economicamente meno vantaggiosa.
Le decisioni passate, infatti, prese con questa limitata visione, hanno portato alla necessità di ricorrere ad interventi riparatori, come quello proposto in questa tesi.
Per questo motivo, saranno valutati anche aspetti e soluzioni che possono apparire scomodi e poco accettati dall'attuale società, ma che si propongono come scopo proprio quello di contribuire a migliorare la vita dei residenti e modificarne i comportamenti in un'ottica di maggior sostenibilità.
Come caso studio per la tesi, si prenderà in considerazione un edificio storico sito nel centro della città di Asti, l'ex Seminario Vescovile di Piazza Catena.
L'edificio è risultato essere adeguato per svariate ragioni, in primo luogo per la personale conoscenza della città e del contesto in cui si inserisce; essendo, poi, in pieno centro storico si presta a studiare l'integrazione e la vicinanza tra gli utenti del social housing e i residenti della zona, evitando l'effetto "ghettizzazione" che spesso affligge i beneficiari dell'edilizia sociale. Il fatto di utilizzare un "contenitore vuoto" non è detto che avvantaggi dal punto di vista economico, ma, ancora una volta, si tratta di un obiettivo più elevato: evitare inutile consumo di suolo, quando le nostre città abbondano di valide alternative di riuso architettonico.
Essendo l'immobile proprietà della Diocesi di Asti, un ente senza scopo di lucro, è ragionevole ipotizzare di avere la massima cooperazione nell'intento di privilegiare i benefici sociali rispetto al ritorno economico.
Inoltre, l'edificio affaccia su una piazza pubblica che si presenta ricca di innumerevoli potenzialità inespresse. Il che offre occasione per studiare anche l'interazione tra spazio pubblico e spazio privato, che diventa tanto più significativa se letta in correlazione con l'ampio cortile interno di pertinenza dell'edificio.
Da spazio pertinenziale, delimitato da confini "invalicabili", potrebbe diventare uno spazio permeabile, attraversabile, che in collaborazione con la piazza possa favorire incontri e relazioni.
L'architettura sociale, infatti, si sta rivolgendo sempre più a ciò che circonda l'oggetto costruito, in particolar modo agli spazi interstiziali che fanno da collegamento tra pubblico e privato, che arricchiscono il progetto della sfera emozionale del vivere.
Nel loro insieme, quindi, edificio e spazi circostanti, rispettano l'identità del quartiere e del contesto in cui si inseriscono e, tramite un intervento di qualità, contribuiscono ad arricchirla con innovazioni e cambiamenti migliorativi.
Il risultato principale che ci si propone è riportare ad un livello di concretezza la teoria della sostenibilità nella sua definizione più completa9, secondo cui i quattro indispensabili pilastri per la sostenibilità sono ecologia, economia, equilibrio sociale e diversità culturale.
Dando per scontata l'attenzione alla tematica ambientale ed energetica, tramite opportune tecnologie costruttive e impiantistiche, non intendo sminuirne l'importanza, ma avvalorarne la necessità. Il retrofit energetico nella riqualificazione di edifici esistenti, infatti, dovrebbe ormai essere considerata pratica consolidata in tutti gli interventi di architettura contemporanea.
Possiamo ritenere, poi, che l'impostazione stessa del lavoro presentato garantisca equilibrio tra beneficio sociale e realizzabilità economica; la diversità culturale, infine, è riscontrabile sia nella differente condizione economica delle fasce sociali coinvolte dall'intervento, sia nella completa apertura della gestione ad eventuali utenti stranieri.
Relatori
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