Social housing fra innovazione sociale e innovazione tecnologica : piccoli "cenni" di rigenerazione, le nuove frontiere dell'abitare
Andrea Pomatto, Andrea Sanguineti
Social housing fra innovazione sociale e innovazione tecnologica : piccoli "cenni" di rigenerazione, le nuove frontiere dell'abitare.
Rel. Francesca Governa, Guido Callegari. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2016
Abstract
INTRODUZIONE
La trattazione seguirà due livelli d'indagine: il primo obiettivo della nostra tesi sarà indagare i cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni e le loro ripercussioni sul modo di abitare, con la conseguente necessità di rispondere alle nuove emergenze abitative.
Già Bernardo Secchi [2008] osservava acutamente che, nella fase storica in cui viviamo, stessero emergendo nuove forme di povertà, che coinvolgono soprattutto alcune fasce della popolazione, come i giovani e le famiglie, che non riescono più ad entrare nel mercato abitativo.
Gli studi condotti a Milano dal Professor Gabriele Pasqui, inoltre, hanno evidenziato alcuni cambiamenti interni ai nuclei familiari: molti degli appartamenti in questa città sono occupati da una media di 1,2 abitanti per alloggio, mentre gran parte del nostro patrimonio edilizio è stato progettato per sopperire ad una richiesta abitativa adatta a famiglie di almeno quattro membri. Va anche segnalato l'aumento dell'età media della popolazione, che porta a percepire la necessità di un altro tipo di servizi, proporzionato rispetto alle reali esigenze.
Studiosi quali Lefebvre e Foucault, già negli anni Settanta, [Governa / Memoli, 2011] hanno notato come il modo di vivere nelle nostre città sia diventato più complesso, rendendo obsoleti molti dei precedenti approcci alla progettazione, che risultano incompleti, poiché trascurano questioni chiave come i temi del quotidiano e delle pratiche urbane, i quali, invece, sono determinanti per la buona riuscita o meno di un intervento.
Rispetto al passato, infine, si deve considerare la profonda crisi del welfare, che non permette più il finanziamento delle grandi opere pubbliche da parte dello Stato; lo stesso, non riesce ad intervenire con le stesse modalità che avevano caratterizzato il periodo del
"trentennio glorioso", modalità4 che analizzate oggi, non possiamo assumere come la giusta linea d'azione, ripetibile ai nostri giorni, per sopperire alle nuove richieste del mercato, ma che rispondevano in tempi brevissimi ad una domanda sempre più crescente di unità abitative per la nuova popolazione delle nostre città.
Attualmente per il nostro Governo, risulta prioritario evitare il tracollo economico e finanziario, piuttosto che concentrarsi sulla sperimentazione e sull'innovazione progettuali e sulla risposta alla domanda abitativa [Bagnasco 1999].
Per tale ragione, abbiamo ritenuto essenziale concentrarci soprattutto sull'abitare sociale, che in passato si concretizzava attraverso l'edilizia sociale convenzionata, gestita e realizzata dal sistema nazionale, mentre oggi viene sostituito da numerose e variegate iniziative che vengono classificate sotto la categoria del cosiddetto Social Housing dove il soggetto statale passa in secondo piano e dove gli attori principali di queste operazioni diventano privati, banche, associazioni e fondazioni.
Quest'ultimo termine raccoglie al proprio interno interventi tra loro assai diversi, che si declinano in maniera differente in base ai Paesi in cui ci si trova, i quali contribuiscono più o meno attivamente alla realizzazione di questi progetti. Si tratta, inoltre, di provvedimenti che si rivolgono soltanto a specifiche fasce di popolazione, determinando quasi inevitabilmente l'esclusione di altre parti del tessuto sociale, che, invece, necessiterebbero di essere coinvolte in questi processi.
Pertanto abbiamo identificato nella materia della Geografia dell'Urbano un ottimo strumento che ci permette di indagare i cambiamenti sociali in atto nelle nostre città prendendo in considerazione sia singoli progetti di rigenerazione urbana, sia proposte
progettuali che coinvolgono intere parti di città, tutto ciò con un'attenzione nuova rispetto agli strumenti che una formazione puramente ' da architetto ' tende ad utilizzare.
Una volta gettate queste basi, nella nostra argomentazione, ci siamo posti la domanda di quali siano gli strumenti più adatti per poter fare, oggi, un'indagine di tipo qualitativo sul tema dell'abitare sociale. Abbiamo innanzitutto deciso di mettere in risalto l'abitante, andando a studiare le persone che popolano questi spazi e dando la maggiore importanza possibile al tema delle pratiche. Alcuni degli strumenti che ci permettono di cogliere questi aspetti sono: i racconti del luogo, con l'osservazione diretta degli spazi e delle pratiche svolte in essi, le interviste, le indagini fotografiche e filmografiche.
Da queste considerazioni preliminari, è emersa l'esigenza di confrontare tutte le precedenti osservazioni teoriche con una loro applicazione pratica, motivo per cui abbiamo deciso di approfondire l'analisi delle problematiche abitative odierne mediante il ricorso ad un caso studio, ritenuto particolarmente rilevante e coerente con quanto detto finora.
Abbiamo deciso di selezionare, fra i tanti casi studio disponibili sul territorio nazionale e non, un progetto italiano, sito a Milano, denominato Cenni di Cambiamento. Si tratta di una realizzazione recente (2013) di Social Housing, che si prefigge lo scopo di offrire una casa alle fasce 'deboli' della popolazione e si propone, in virtù dell'impiego del sistema
tecnologico dell'Xlam, come guida innovativa per future operazioni di rigenerazione urbana.
Questo progetto risulta, inoltre, fondamentale soprattutto perché ci permette di individuare un importante relazione fra l'innovazione, in abito sociale, che si realizza attraverso la sperimentazione di nuove forme di programmi di Housing e la sperimentazione tecnologica, questa viene applicata nel progetto e diventa il motore della sua fattibilità, generando conseguenze che non si limitano a coinvolgere solo Cenni di Cambiamento ma generano cambiamenti nel modo di pensare realizzare e approcciarci alla questione abitativa nelle nostre città.
Cenni di Cambiamento è il più grande progetto residenziale realizzato in Europa che utilizza un sistema di strutture portanti in legno: l'intervento offre appartamenti a prezzi contenuti e una soluzione abitativa innovativa, che si basa sulla cultura dell'abitare sostenibile e collaborativo.
destinatari di questo intervento sono principalmente i giovani, intesi sia come nuovi nuclei familiari, sia come singoli in uscita dalla famiglia d'origine. Particolare attenzione è riservata ai giovani di età compresa tra i diciotto e i trent'anni, ai quali è dedicato un CoHousing costituito da cinque alloggi per un totale di ventisette posti letto, affittabili ad un prezzo di 350 C/mese per camera singola e 230 C/mese in camera doppia.
complesso si compone di centoventiquattro alloggi in classe energetica A, di diverse dimensioni (100, 70 e 50 mq), proposti in locazione a canone calmierato e in affitto con patto di futuro acquisto.
Il costo di costruzione di soli 1456 €/mq ha permesso di contenere i prezzi, che si aggirano intorno ai 450 C/mese per gli alloggi di 70 mq. Anche il costo derivante dai consumi è molto basso (intorno ai 300 €/anno per l'appartamento da 100 mq, contro i 1000-1500 € mediamente spesi in Italia in un normale alloggio), grazie al fatto che tutti gli alloggi sono in classe A.
Il progetto ha previsto, inoltre, l'inserimento di una serie di servizi con l'obiettivo di creare le condizioni ottimali per la formazione di una rete di rapporti di buon vicinato solidale, tra cui citiamo: lavanderia, living comunitario, spazio agricoltura, fai da te, tetti verdi e spazi ricreativi, come l'area gioco coperta per i bambini e la latteria sociale, che organizza eventi anche rivolti al resto del quartiere.
Le motivazioni che hanno determinato la scelta di questo progetto sono state principalmente tre: innanzitutto la capacità dimostrata dalla committenza di far dialogare l'apparato pubblico, con investitori privati; in secondo luogo, l'impiego di un sistema tecnologico e costruttivo d'avanguardia, che non è stata una scelta di ordine meramente estetico, ma anzi mirava direttamente a favorirne la fattibilità; infine, l'ambizioso proposito di dimostrarsi un progetto efficace, non solo in apparenza, ma anche nelle pratiche reali e quotidiane che lo riguardano.
In questo caso, infatti, non si tratta di un intervento 'da copertina', eccezionale a livello superficiale, ma non incisivo rispetto alle esigenze della popolazione, bensì di un complesso edilizio che ha sfruttato al meglio un cospicuo investimento monetario, al fine di offrire un alloggio ad un elevato numero di persone.
Parallelamente, tuttavia, Cenni di Cambiamento presenta anche dei punti deboli, di cui bisogna prendere atto, in vista di future progettazioni eticamente sostenibili: esso pur essendo un'operazione edilizia piuttosto rilevante, cade in alcune semplificazioni che già avevano caratterizzato realizzazioni più modeste. Palesemente, infatti, le abitazioni all'interno del complesso sono riservate a fasce attentamente selezionate della popolazione, che non sempre risultano essere davvero quelle che necessitano di maggior tutela da parte delle amministrazioni pubbliche.
Pertanto, abbiamo cercato di trovare una connessione tra innovazione tecnica/tecnologica e innovazione sociale e, quindi, abbiamo deciso di seguire due filoni d'indagine sul progetto: il primo volto ad individuare gli aspetti d'innovazione sociale ed il secondo incentrato su ogni aspetto tecnico che si sia fatto promotore di innovazione e, quindi, di impatto sull'intero processo edilizio.
Quest'ultimo percorso di analisi, quindi, si focalizzerà sull'aspetto tecnologico, fondamentale in un'epoca di profonda contrazione dei mercati e di instabilità economico-governativa, poiché esso può divenire il vero motore per le future progettazioni, incentivando interventi puntuali di rigenerazione, ma anche progetti che possano innescare una trasformazione più ampia di parti delle nostre città. Questo livello di approfondimento seguirà le linee tracciate dalla materia del Building Management, che, attraverso la suddivisione del processo edilizio in blocchi tematici, ci permette di gestire in modo efficace le molteplici informazioni reperite, di paragonarle con altri progetti noti e, infine, di poter identificare, almeno per quanto riguarda gli aspetti tecnici, gli elementi innovativi che nella situazione attuale diventano la marcia in più che le future progettazioni dovranno avere.
Per approfondire lo studio abbiamo deciso di fornire un quadro che integri problematiche sociali e soluzioni teoriche e tecnologiche, motivo per cui si è deciso di fornire un breve background, che renda conto delle risposte fornite, in tempi passati, alla domanda abitativa; per questo è stato impossibile prescindere dall'analisi delle forme di edilizia popolare che hanno coinvolto numerose parti di città europee, soprattutto tra gli anni Cinquanta e Settanta.
L'obiettivo di questi interventi era rispondere in maniera efficace all'aumento esponenziale della popolazione nei grandi centri urbani italiani, divenuti meta di immigrazione grazie alle prospettive lavorative aperte dal vertiginoso sviluppo del settore secondario.
Il risultato di questa espansione è stata la costruzione, in tempi brevissimi e con costi contenuti, di parti intere di città, realizzate utilizzando sistemi tecnologici innovativi.
Le nostre periferie urbane sono il retaggio di questo periodo e, nonostante versino, in alcuni casi, in uno stato di degrado, esse possono attualmente proporsi come risorsa di edilizia residenziale, nuovamente capace di rispondere alle recenti richieste abitative.
Il nostro scopo, quindi, è ricavare, attraverso le indagini qualitative e quantitative del caso studio, delle linee guida valide per intervenire sul nostro patrimonio edilizio e, in particolare, sulle periferie, che sono in fase di riprogettazione al fine di rispondere alle attuali esigenze, sia dal punto di vista abitativo, sia energetico-tecnologico.
L'accento dovrà spostarsi sempre di più su chi abita un luogo e su come quest'ultimo venga vissuto dalla popolazione, in modo che le nuove costruzioni garantiscano un 'diritto universale alla casa.
Questo traguardo potrà essere raggiunto integrando gli spunti positivi offerti da proposte come quella di via Cenni, con una maggiore sensibilità nei confronti degli individui: preliminari studi urbanistici, geografici e sociologici condotti direttamente in loco, velocità di realizzazione, abbattimento dei costi della manodopera, ottime prestazioni energetiche e rispetto delle nuove normative, saranno gli strumenti per riqualificare e rigenerare il tessuto urbano esistente.
Relatori
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