Piazza San Carlo dalla Torino napoleonica a via Roma Nuova : uno studio di digital history della piazza e dell’isolato San Federico
Maria Vona
Piazza San Carlo dalla Torino napoleonica a via Roma Nuova : uno studio di digital history della piazza e dell’isolato San Federico.
Rel. Rosa Rita Maria Tamborrino, Fabio Rinaudo. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Restauro E Valorizzazione Del Patrimonio, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
Questo lavoro nasce come una lettura dello “spazio” fisico della piazza S. Carlo e delle sue isole nel corso del XIX secolo sino al risanamento nei primi trent’anni del Novecento della via Roma, attraverso le sue trasformazioni socio-economiche, partendo da uno studio globale sull’intera piazza e concentrando particolare attenzione su uno dei sei isolati, il S. Federico, sino all’analisi di una parte di questo, la Casa Geisser.
Nata nella metà del XVII secolo su progetto dell’architetto ducale Carlo di Castellamonte, come elemento di collegamento tra la città “vecchia” e la “città” nuova voluta dal duca Emanuele Filiberto1, piazza S. Carlo racchiude alle spalle della sua costante cortina muraria di “rappresentanza’*2, una storia fatta di uomini, azioni, sistemazioni e cambiamenti sociali e “fisici” parallela a quella che è la storia della Città di Torino, dei suoi spazi, dei suoi abitanti e protagonisti.
La piazza, delimitata sui quattro fronti dagli isolati di S. Federico e S. Giovanni Battista (già S. Clemente) a nord, S. Giovanni Evangelista a levante e S. Giorgio a ponente, S. Cristina e S. Carlo a sud, rappresenta il punto di “slargo” e “suddivisione” di una delle principali arterie storiche della città, quella che noi oggi chiamiamo col nome di via Roma.
'«Nel progetto barocco la piazza era entrata come entità del tutto congruente cl disegno complessivo della città, delineando un volto urbano inedito, di matrici dichiaratamente barocche, legate alle fughe scenografiche della Piazza Reale [...] volto che inciderà in profondità sul progetto della città per tutto il successivo Ottocento e oltre. [...] In questo quadro la piazza si era posta come un pezzo di architettura essa stessa: era luogo progettato, con dimensioni eccezionali nella città proprio per l’eccezionalità della committenza: il Re e il suo demanio regio. [...] Nella realizzazione degli ampliamenti le grandi piazze risultano infatti situate di regola nei punti di giunzione del vecchio col nuovo, in aree di vallo rese libere dalla demolizione delle mura.» V. Comoli, Città piazza monumento, in «Cronache Economiche», n.7-8, 1978, pp.3-18; per ulteriori approfondimenti sul progetto del Castellamonte su piazza S. Carlo e i successivi rimaneggiamenti architettonici e strutturali dell’ Alfieri cfr. Istituto di Architettura tecnica del Politecnico di Torino, Forma Urbana e architettura nella Torino barocca. Dalle premesse classiche alle conclusioni neoclassiche, (a cura di) A. Cavallari Murat UTET, Torino, vol.2, 1968; U. Bretagna, Piazza S. Carlo: dal Castellamonte ai restauri statici del secondo Settecento, in «Cronache Economiche», n.11-12, 1976, pp.3-14; V. Comoli; Analisi di un fatto urbano: piazza S. Carlo in Torino nel quadro della formazione e delle trasformazioni della "città nuova", in “La capitale per uno Stato”, Vera Comoli Mandracci, p. 87-102, Torino Celid 1983; M. Di Macco, G. Romano (a cura di), Diana Trionfatrice. Arte di Corte nel Piemonte del Seicento (catalogo della mostra, Maggio-Settembre 1989), Torino, 1989; M. P. Dal Bianco, Carlo Marenco di Santarosa, Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Piemonte (con la collaborazione di), Piazza San Carlo a Torino : cronaca di un restauro ( Piazza San Carlo in Turin : chronicle of its restoration), Settore Arredo e Immagine Urbana della Città di Torino, Milano Lybra Immagine, 2001;P. Cornaglia, E. Kieven, C. Roggero (a cura di), Benedetto Alfieri — 1999-1767architetto di Carlo Emanuele III, Roma, Campisano 2012.
Lo studio è stato condotto attraverso l’analisi dei catasti e dei censimenti storici presenti all’interno del patrimonio archivistico della città, attraverso i quali è stato possibile realizzare degli strumenti “ibridi”, nati dall’interazione tra più fonti di natura sia bibliografica che archivistica. Le informazioni presenti riescono a restituire un’immagine della piazza tale da poter fare riflessioni e interpretazioni del tessuto sociale, sia abitante che proprietario, all’interno di un periodo abbastanza dinamico dove, al di là dell’espansione che progressivamente la città subisce, vi è la graduale imponenza di un ceto sociale “alto borghese' anche all’interno della città storicizzata, che poco alla volta diviene prolusole di una serie trasformazioni spaziali, funzionali e sociali.
I catasti, i censimenti e le informazioni dateci dalle guide del tempo sono stati messi in relazione tale da poter ricavare il racconto di questa parte di città, stabilendo degli “attribuiti comuni” ricavabili attraverso le diverse fonti o “attributi diversi”, così da consentire una lettura su più scale dello spazio partendo dalla “piazza” arrivando al singolo “appartamento” e viceversa, incrociandolo con piani, progetti e altri strumenti che riescono a restituire lo spazio che “muta” nel corso del tempo. Un aspetto molto importante che permette di realizzare questa “nuova immagine” della città è l’utilizzo degli strumenti digitali che, partendo dalla georeferenziazione dei dati presenti all’interno dei catasti storici e dei censimenti, costituiscono un ricco database attraverso il quale è possibile ottenere una restituzione visiva del rapporto esistente tra “spazio e persona” e la creazione di nuovi mezzi per l’interpretazione del dato e la narrazione dell’interpretazione storica.
La creazione di più mappe e interpretazioni volumetriche, attraverso l’ausilio della modellazione 3D, consentono “l’interpretazione” di una parte di città “scomparsa” visibile e collegabile con il dato scientifico digitalizzato, attraverso la realizzazione di una libreria digitalizzata.
Partendo dall’arrivo del governo francese con il console Bonaparte, la città di Torino diviene lo scenario di una serie di trasformazioni sociali collegabili attraverso lo spazio che muta o che, paradossalmente, rimane immutato nella percezione di chi percorre lo spazio vedendolo come un luogo aulico e imponente, come la piazza stessa conferisce.
- Abstract in italiano (PDF, 195kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in inglese (PDF, 181kB - Creative Commons Attribution)
- Abstract in spagnolo (PDF, 220kB - Creative Commons Attribution)
Relatori
Tipo di pubblicazione
URI
![]() |
Modifica (riservato agli operatori) |
