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Ferraro, Katia

La sopraelevazione nell'ambiente urbano.

Rel. Guido Callegari. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (costruzione), 2015

Abstract:

1. Introduzione

In tutte le culture di ogni parte del mondo si ritrova un forte e profondo legame tra l’uomo e il suolo. Un legame che esprime la consapevolezza di come il suolo sia l’elemento portante di tutte le forme viventi presenti sulla superficie terrestre e garantisce all'uomo il necessario per il proprio sostentamento: nonostante ciò, negli ultimi decenni stiamo assistendo inermi alla sua totale distruzione a causa di un fenomeno in continua crescita - l’impermeabilizzazione - che spesso e volentieri si identifica nei termini di sprawl urbano, cementificazione o dispersione urbana. Il consumo di suolo è considerato un effetto collaterale e inevitabile della crescita delle città e delle reti ad essa collegate, a prescindere dalla qualità e dalla funzione dei manufatti che sostituiscono il suolo.

Se storicamente la crescita delle città era sempre stata determinata dall’aumento della popolazione, oggi, invece, si assiste a un fenomeno inverso: nonostante la pressione demografica sia irrilevante o addirittura inesistente, le aree urbane continuano ad ingrandirsi per effetto dei cambiamenti negli stili di vita e nei consumi, fattori che scaturiscono dal desiderio di vivere in spazi maggiormente a misura d’uomo, fuggendo da città congestionate e inquinate.

Nel 2008 siamo stati testimoni di un radicale cambiamento della società: per la prima volta nella storia dell’umanità la popolazione residente nelle aree urbane ha superato quella delle aree rurali. Un sorpasso epocale destinato nel corso dei prossimi decenni ad ampliarsi: infatti si stima che entro il 2050 la popolazione mondiale raggiungerà i 9 miliardi di abitanti e circa il 70% vivrà nelle città. Il progressivo aumento della popolazione e la maggiore prosperità tenderanno sempre di più ad avere un impatto negativo sull’ecosistema urbano, pertanto la domanda che tutti si pongono è la seguente: come si potranno soddisfare le esigenze dei nuovi abitanti evitando un ulteriore depauperamento delle risorse ancora disponibili per non incombere in conseguenze disastrose?

È necessario porre l’attenzione verso la trasformazione dei nostri centri urbani, stabilendo delle linee di confine assolutamente insuperabili, oltre le quali non si può e non si deve più costruire, riutilizzando ciò che è dismesso e vuoto, riusando massa e spazio. Queste strategie non sono del tutto nuove, in quanto la città ha da sempre costruito su sé stessa, continuando a cambiare, mutando ciò che c’era, per gusto estetico, per necessità, per volontà politica, cercando di utilizzare le medesime parti adeguandole continuamente.

Tra le tante strategie che hanno come obiettivo la crescita interna della città e rientrano nell’ottica del recupero urbano, può essere individuata la densificazione urbana, che mira a intensificare, laddove si ritiene opportuno e fattibile, il tessuto edilizio esistente attraverso addizioni volumetriche, ampliamenti, sostituzioni edilizie e talvolta demolizioni selettive con conseguente ricostruzione.

Ma in quale modo possiamo intervenire sul costruito? Non esiste un’unica soluzione, ma diversi modi di agire; infatti si può pensare di recuperare le aree dismesse, gli edifici inutilizzati, oppure agire attraverso il completamento edilizio di determinate zone all’interno della città, mediante ampliamenti e sopraelevazioni: proprio quest’ultimo intervento sarà oggetto di approfondimento.

Le coperture, infatti, rappresentano un potenziale eccezionale, che può essere trasformato, indipendentemente da quello che accade intorno e questo si può ben comprendere se pensiamo a loro come una seconda città, “una città di livello superiore’’(nel vero senso della parola) che deve ancora essere scoperta e potrebbe offrire vantaggi all'intera collettività. Spesso viene sottovalutata l’importanza di questi elementi, ma basterebbe osservare una foto satellitare per comprenderne l’eccezionale imponenza che predomina sulla città.

I tetti rappresentano uno spazio quantitativamente importante, pari quasi all’intera superficie dell’area urbana, ma molto spesso inutilizzato. È arrivato il momento di scoprire quali altre funzioni possono essere svolte dalle coperture, oltre a quella più nota, ossia di protezione dell’edificio sottostante, che se viene guardata con la lente di ingrandimento, potrebbe essere anche la più riduttiva. L’unica certezza è che essi rappresentano una risorsa importante che non può essere trascurata, o lasciata invariata, ma deve essere sfruttata in maniera innovativa per cercare il più possibile di migliorare, non solo gli effetti dei cambiamenti climatici, ma anche la qualità di vita degli abitanti urbani. L’intervento di sopraelevazione non sempre corrisponde ad una aggiunta di volumi, ma talvolta implica un utilizzo alternativo della copertura con conseguente miglioramento delle qualità e delle prestazioni dell’edificio sottostante, oppure la creazione di spazi o funzioni definiti inesistenti all'interno della città, o addirittura la produzione di energie rinnovabili.

Siamo arrivati a un punto di svolta, in cui dobbiamo affermare con forza il cambiamento, iniziando a valutare ciò che è stato fatto fino ad oggi e intervenire su quello che è considerato negativo, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici in atto.

Proprio in questi giorni si sta svolgendo a Parigi la 21 esima Conferenza sul Clima (COP 21) che ha l'obiettivo di concludere, per la prima volta in oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, un accordo vincolante e universale sui cambiamenti climatici che limiti il riscaldamento globale sotto i 2°C. L'ultimo documento dell'IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change, diffuso nell'agosto scorso incoraggiava ancora una volta i governi a prendere in tempi certi misure concrete. "Il cambiamento climatico è in atto. Le emissioni di gas serra causeranno un ulteriore riscaldamento, che comporterà cambiamenti a lungo termine in tutto il sistema - clima, accrescendo la probabilità di impatti severi e irreversibili per le persone e l'intero ecosistema. Continuare a far aumentare la temperatura globale avrà quasi certamente effetti catastrofici, tra cui l'estinzione di massa di specie vegetali e animali, insufficiente disponibilità di cibo, inondazione di ampie zone costiere e molti altri catastrofici problemi" (Fonte: Report IPCC Agosto 2014).

Il ruolo delle città nella sfida ai cambiamenti climatici è molto importante, perché esse emettono grandi quantità di C02, ma allo stesso tempo sono le principali vittime. Pertanto capire i rischi e le conseguenze sul territorio, con specifica attenzione alle aree urbane, è diventata oggi una priorità.

A tal fine in molte città europee e degli Stati Uniti sono stati elaborati nuovi strumenti di pianificazione e intervento che hanno al centro il tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Si intende approfondire due casi specifici degli Stati Uniti - Chicago e New York - in cui vengono proposti e strutturati complessi programmi di adattamento, integrati ad azioni di mitigazione al fine di ottenere una politica di protezione del clima a partire proprio dalle aree urbane. In particolare questi piani hanno individuato nelle coperture della città nuovi territori da urbanizzare per densificare attraverso una riduzione dell'occupazione del suolo e per operare un controllo del microclima urbano attraverso la realizzazione di nuovi servizi e funzioni per gli abitanti.

La crisi climatica, come ogni crisi, offre pure grandi opportunità: l’occasione per ripensare radicalmente il modello di sviluppo, per costruire società intelligenti e sostenibili. Fra le possibili soluzioni vi è la consapevolezza che intervenire sul costruito rappresenta un modo per risolvere gli effetti dei cambiamenti climatici in atto.

Relatori: Guido Callegari
Soggetti: R Restauro > RC Restauro urbano
U Urbanistica > UK Pianificazione urbana
Corso di laurea: Corso di laurea specialistica in Architettura (costruzione)
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/4410
Capitoli:

mancante

Bibliografia:

Bibliografia

Imperadori M. a cura di, "Costruire sul costruito. Tecnologie leggere nel recupero edilizio", Carocci Editore, Roma, 2001

Camagni R., Gibelli M. C.; Rigamonti P., “ I costi collettivi della città dispersa”, Alinea, Firenze, 2002

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Zambelli E. a cura di, “Ristrutturazione e trasformazione del costruito. Tecnologie per la rifunzionalizzazione e la riorganizzazione architettonica degli spazi”, Edizione il Sole 24 ore, 2004

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Commissione Europea (2006a), “Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce un quadro per la protezione del suolo e modifica la direttiva 2004/35/CE", Bruxelles, 22.09.2006 COM (2006) 232 definitivo

Gibelli M., Salzano E., “No sprawl", Alinea, Firenze, 2006

Fontana C., Di Battista V., Pinto M.R., “Flessibilità e riuso. Recupero edilizio e urbano. Teorie e tecniche", Alinea, Firenze, 2006

Osservatorio Nazionale sui Consumi di Suolo (2009) - Primo rapporto 2009

Trio O., “Innovazione e risparmio energetico. Nuove sfide per il cambiamento dell'edilizia abitativa", Franco Angeli Editore, Milano, 2008

Kolb, Josef, “Systems in Timber Engineering: loadbearing structures and component layers", BirkhAuser, Berlin, 2008

Musco F., “Rigenerazione urbana e sostenibilità", Franco Angeli, Milano, 2009.

WWF e Booz&Co, “Reinventing the city: three prerequisites for greening urban infrastructures”, 2010

Smith Ryan E., “Prefab architecture: a guide to modular design and construction’’, John Wiley & Sons, New York, 2010

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Sitografia

vwwv.chicagoclimateaction.org

www.nyc.gov

www.eddyburg.it

www.ance.it (Associazione Nazionale Costruttori Edili)

www.stopalconsumoditerritorio.it

www.isprambiente.gov.it (Istituto Superiore perla Protezione e la Ricerca Ambientale)

wwf.panda.org (World Wide Fund For Nature)

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