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Calledda, Fabio and Sotgiu, Alice

Dalle miniere al mare tra ferrovie e ciclostrade : progetto di un bicigrill nell'area estrattiva della Sardegna sud-occidentale.

Rel. Riccardo Palma, Chiara Lucia Maria Occelli, Gabriele Bertagnoli. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura costruzione citta', 2015

Abstract:

I viaggiatori del Grand Tour che dal XVII al XIX secolo, provenivano dal centro e dal nord Europa e che percorrevano la nostra penisola, rimanevano folgorati dai paesaggi e dai panorami e annotavano nei loro taccuini le esperienze vissute. Essi raccontavano inoltre dell'abilità degli italiani di convivere in modo rispettoso con il passato e di riutilizzare con naturalezza antiche costruzioni; un'abilità che ha permesso al nostro paese di formarsi nei secoli seguendo le regole di una crescita armonica in cui ogni componente del territorio è in gra¬do di interagire con tutti gli altri.

Due secoli fa lungo tutta la penisola furono costruiti chilometri di linee ferroviarie, furono scavate colline, bucate montagne; un gran numero di quelle linee non furono mai percorse, altre furono attive per poco tempo ed altre lo furono per anni. L'orografia del territorio ne è stata segnata profondamente e il reticolo ferroviario dimenticato e abbandonato è diventato paesaggio. Quando si parla di ferrovia infatti non è come parlare di un'imbarcazione: una volta che essa è rimossa, il mare non muta. Se si elimina un treno, si elimina anche un pezzo di territorio ormai strutturato e modificato nell'aspetto.2 La ferrovia nasce come filo conduttore, capace di mettere in relazione i centri abitati, ma soprattutto le principali aree produttive della nazione. In quest'ottica vennero concepite le ferrovie che si sono allacciate ai principali flussi di traffico mercantile e che hanno caratterizzato i territori, dove un tempo l'attività produttiva dominava la scena. Le aree minerarie in Sardegna nel tempo si sono dotate di queste infrastrutture per connettere la propria produzione, con il resto del mondo. Ancora oggi in corrispondenza di queste aree quasi completamente abbandonate è possibile individuare il sedime delle vecchie strade ferrate. I casi più emblematici sono rintracciabili nei compendi minerari del Sulcis-lglesiente e del Guspinese-Arburese in corrispondenza delle grandi aree minerarie, rispettivamente di Monteponi e Montevecchio.

Il progetto di tesi che si vuole presentare, parte dal presupposto che i vecchi sedimi delle ferrovie minerarie, possano essere riutilizzati a favore di una riconversione in pista ciclo-pedonale e che idealmente questo progetto possa integrarsi agli esistenti progetti di recupero e valorizzazione dell'intera area mineraria. Il percorso ciclo-pedonale nella sua totalità ricalca i vecchi tracciati ferroviari, partendo dall'area del Sulcis-lglesiente per arrivare all'Oristanese. Lungo il tragitto individuato si attraversa l'area di Montevecchio Ingurtosu, alla quale verrà dedicata maggiore attenzione.

Il compendio minerario di Montevecchio-lngurtosu, situato nella provincia del Medio Campidano tra i comuni di Guspini e Arbus, è stato in passato tra i più grandi poli estrattivi e semi lavorativi d'Italia e tra i più importanti d'Europa per quanto riguarda l'estrazione del piombo e dello zinco. Nel ventennio che ha compreso gli anni settanta e ottanta, l'inesorabile crisi del settore minerario e le crescenti difficoltà di sfruttamento economico degli stessi giacimenti, hanno determinato la graduale rinuncia all'attività produttiva, la riduzione dei livelli occupazionali, la chiusura e l'abbandono dei cantieri e il conseguente degrado del territorio. La costruzione della ferrovia è da collocare tra il 1869, anno di inizio dello studio del tracciato della linea Montevecchio-San Gavino, e il 1879 anno in cui entrò in servizio nel mese di Novembre e rimase attiva per ottanta anni; nel 1959 si provvide infatti a togliere l'armamento. Attraverso questa linea privata a scartamento ridotto, i minerali venivano trasportati dai pozzi di estrazione ai centri di stoccaggio. Delle ferrovie costruite per il trasporto del minerale rimane il tracciato, silenziosamente nell'abbandono senza però essere deperito del tutto.3 I siti minerari in generale sono sistemi architettonici da indagare per la loro complessità e la stratificazione dei diversi livelli che li compongono: residenze, opifici, discariche, fabbricati contenenti le incastellature di trasporto tra cui ferrovie, strade e reti idriche. Strati che possono essere letti anche nei processi di estrazione e produzione, che negli anni sono mutati velocemente, lasciando un segno evidente nel territorio. Il sistema di produzione industriale ha generato mutazioni fisiche macroscopiche del paesaggio: deviazione dei corsi d'acqua, montagne artificiali di materiale sterile, modifiche del manto boschivo. Strati aventi tempi e scale molto differenti tra loro, si sovrappongono e si mescolano perfettamente, generando uno spazio che deve essere indagato a fondo per poter essere capito. Le carte che abbiamo prodotto in questo senso, sono un modo per analizzare il contesto, lo schermo attraverso il quale guardiamo il territorio e da cui provengono le sue forme; ciò che percepiamo dalle carte non è la superficie terrestre, bensì la traccia che gli oggetti del territorio lasciano su di essa dopo essere stati sottoposti a un procedimento di proiezione.

Tale procedimento produce già una configurazione nuova dello spazio che ha un valore formale per il progetto: quando le carte selezionano e isolano quella forma dello spazio topografico, costituita da oggetti, esse di fatto stanno già dando una nuova configurazione dello spazio, nella quale il progetto dovrà muoversi per risolvere i problemi.4

Nel caso specifico, il progetto tende a ritrovare nel territorio quelli che sono gli oggetti caratterizzanti il luogo; il mondo minerario si è creato e stratificato seguendo delle logiche complesse, (dagli scavi delle gallerie ai cambi di proprietà, all'evoluzione dei processi tecnologici) che per essere capite, necessitano di un'indagine, il cui sguardo deve essere capace di penetrare attraverso il tempo e il territorio.

Questa lettura per strati deve quindi essere effettuata basandosi su un modello di lettura, che concepisca l'interrelazione tra i diversi strati, composti da frammenti che non rimandano mai ad un tutto originario ma sono invece capaci di relazionarsi ad altri frammenti proprio per la loro assenza di completezza, che ci spingono a un movimento verticale che attraversa gli strati, ovvero quelle sezioni che ci permettono di vivere consapevolmente la dimensione complessa del territorio5, senza la pretesa di leggerlo attraverso isole sovra-storiche di mera conservazione che causerebbero l'interruzione delle molteplici relazioni tra gli oggetti appartenenti a reti differenti.

Le miniere incarnano questo principio nella loro logica intrinseca:, il territorio infatti ha subito delle modifiche a seguito degli scavi effettuati per raggiungere gli strati della terra, ricchi di quei minerali che, in un determinato momento storico, è stato necessario riportare alla luce in quanto oggetto d’interesse a per i settori produttivi. La miniera non crea relazioni solo tra due

Spazi diversi - superficie e sottosuolo - ma crea delle relazioni anche tra due tempi differenti - era geologica di formazione del minerale e età contemporanea-caricandosi quindi di un significato più complesso.

I manufatti di cui è costituito il nostro territorio vanno quindi considerati nella loro ricchezza di frammento e il progetto ha il compito di rendere complesse, semmai, le relazioni, interpretando, costruendo e Indagando anche rapporti inattesi.

Individuato il macro percorso generale passante per le ferrovie dismesse della Sardegna sud-occidentale, la tesi propone la rifunzionalizzazione dell'area estrattiva di Ingurtosu-Naracauli, per farla diventare un nodo di accoglienza all'interno del sistema ciclabile.

Si illustra quindi una modalità di intervento che indaga le complessità del luogo, con lo scopo di accrescere la consapevolezza nei suoi confronti, conoscenza fondamentale per poter intervenire nel sito, affinché il complesso non diventi solo uno spazio ricettivo, ma si configuri soprattutto come uno spazio capace di raccontarci se stesso, mostrando i propri pezzi a chiunque ne entri in contatto.

Relatori: Riccardo Palma, Chiara Lucia Maria Occelli, Gabriele Bertagnoli
Soggetti: A Architettura > AO Progettazione
T Tecnica e tecnologia delle costruzioni > TF Tensostrutture
U Urbanistica > UB Architettura del Paesaggio
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Architettura costruzione citta'
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/4229
Capitoli:

1. INTRODUZIONE

2. IL PROGETTO DELLA PISTA CICLABILE SULLA TRACCIA DELLE FERROVIE DISMESSE DELLA SARDEGNA SUD-OCCIDENTALE

Parte A: Il contesto scientifico del progetto

2.1La ciclabilità turistica

2.2Gli itinerari lungo le archeologie industriali

2.3 Le ferrovie dismesse

Parte B: Il progetto della rete ciclabile nella Sardegna sud-occidentale

2.4II comparto minerario della Sardegna sud-occidentale e le sue ferrovie

2.5 La proposta progettuale

3. PROGETTO DI UN BICIGRILL NELL'AREA MINERARIA DI NERACAULI-INGURTOSU

3.1 Introduzione

3.2 Breve introduzione delle miniere

3.3 Le miniere di Montevecchio-Ingurtosu

3.4 il cantiere di NaracauliProgramma di progetto

3.5 Programma di progetto

3.5.1 II problema distributivo

3.5.2 II problema tipologico-funzionale

3.5.3 II problema strutturale

3.6 II progetto

3.6.1 Introduzione

3.6.2 La distribuzione: i riferimenti

3.6.3 La struttura della miniera e i percorsi di progetto

3.6.4 Le tipologie minerarie: il pozzo, la galleria, la vasca

3.6.5 Lo spazio pubblico: organizzazione in relazione al bacino idrico

3.6.6 La rifunzionalizzazione

3.7 L'approfondimento strutturale: il ponte

3.7.1 Relazione tra strutture minerarie e ponte

3.7.2 Problemi e necessità

3.7.3 II predimensionamento

3.7.4 II modello di calcolo

4. CONCLUSIONI

5. BIBLIOGRAFIA

6.RINGRAZIAMENTI

7. ELABORATI DI PROGETTO

Bibliografia:

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http://www.comune.arbus.ca.it/

http://comune.guspini.vs.it/

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