La rete della Banca Commerciale Italiana nel bacino del Mediterraneo
Giuseppina Giambarresi
La rete della Banca Commerciale Italiana nel bacino del Mediterraneo.
Rel. Vilma Fasoli. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2015
Abstract
Obiettivo di questa tesi è ricostruire l'immagine perseguita dalla Banca Commerciale Italiana nella costruzione delle sue sedi estere. I criteri attraverso i quali le analisi sono state condotte riflettono da un lato, una periodizzazione storica attinta prevalentemente dall'ampia bibliografia che ha affrontato la storia di questa banca in relazione ai contesti economici e finanziari europei e anglo- americani, dall'altro l'area geografica dei Paesi del Mediterraneo in quanto bacino economico e finanziario maggiormente interessato dalle strategie promosse dalla Banca Commerciale Italiana fin dagli esordi della sua politica estera.
L'ampia documentazione conservata e consultabile presso l'Archivio storico Intesa San Paolo di Milano, ex Archivio della Banca Commerciale Italiana, ha costituito la fonte principale di questo studio nel corso del quale sono stati analizzati, sia gli apparati grafici di progetto e di trasformazione degli edifici, sia la consistente corrispondenza intercorsa tra l'Ufficio Tecnico della Banca, progettisti ed imprese.
Un contributo significativo ai fini della ricostruzione delle reti e della localizzazione delle diverse sedi si è rivelato l'insieme delle ricognizioni attuate da Cesare Merzagora nel periodo compreso tra
1929 ed il 1938. Repertori fotografici risalenti agli anni 1910 - 1930 hanno consentito di documentare, almeno parzialmente, anche le sedi andate distrutte, radicalmente trasformate o vendute nel corso del tempo.
Fondamentale è risultato essere la consultazione dei fascicoli dell'Ufficio Immobili e dei "Disegni Casati", di quelli del "Fondo Servizio Estero", del "Fondo della Rete Estera" e del "Servizio Filiali Italiane", in cui si trovano diverse "offerte immobili" anche relative ad alcuni Paesi esteri.
Occorre notare tuttavia che non tutte le sedi citate dalla documentazione ufficiale sono accompagnate da elaborati grafici o scritti sufficientemente esaurienti a far luce sulle scelte o sui criteri compositivi dei progetti. Talvolta si tratta di rinunce fatte dalla Direzione della Banca Commerciale Italiana scarsamente interessata ad aprire versanti di investimento immobiliare in aree adeguatamente affidabili, talaltra si tratta di trattative protrattesi a lungo ma mai concluse o concretizzate.
Probabilmente, la scarsità di documentazione disponibile, in alcuni casi, è riconducibile alle operazioni di macero, ai bombardamenti che colpirono l'Archivio della Direzione Centrale di via Nievo a Milano nel 1943 ed all'incendio dell'aprile 1973 di Villa Ombrosa a Parma, Archivio Centrale della BCI dal 1941 .
Nel complesso questo studio interviene a confermare le analisi e le interpretazioni avanzate dallo storico Sergio Pace in relazione al suo lavoro sull'architettura delle banche in Europa e in Italia tra 1788 e 1925, pubblicato nel 1999. Lo stesso titolo "eclettismo conveniente" potrebbe essere esteso ai casi studio della BCI trattati in questa tesi. Non si allontano dalle osservazioni mosse da S. Pace, sia in relazione alla dualità privato - pubblico che caratterizza questo tipo di edifici, sia all'istituzionalità che essi esprimono poiché la loro architettura costituisce un segno nel contesto cittadino tanto che, spesso, ne determina l'identità urbana . Se affidabilità, credibilità e solidità , suscitano attenzione e consenso , gli aspetti legati ai valori astratti del decoro, della sobrietà e dell'eleganza5 ne corroborano il valore comunicativo. La BCI si muove in questa direzione soprattutto nelle sue sedi estere dove sembra ricercare un'immagine di continuità con i linguaggi architettonici di matrice occidentale e più precisamente europea.
In questo quadro non è indifferente la decisione della BCI di dotarsi, a partire dal 1913, di un Ufficio Tecnico diretto e curato dall'ingegner Giovanni Battista Casati (1853-1934) che, seppur come consulente esterno, veniva considerato "l'ingegnere della Banca". Preposto alla gestione degli immobili, sia in Italia che all'estero nel 1898 Casati aveva diretto i lavori di ristrutturazione della prima sede della BCI, Palazzo Rosso a Milano e, dall'inizio del secolo fino alla metà degli anni Venti, aveva collaborato con l'architetto Luca Beltrami, per la progettazione e la costruzione di alcuni tra i più importanti palazzi della BCI, la sede di Piazza della Scala a Milano e Corso Umberto a Roma. All'attività di Casati si riferiscono i progetti per l'agenzia di Montecarlo (1920), per le sedi di Marsiglia ed Istanbul (1920), per la prima fase di lavori riguardanti la sede di Nizza in Rue Deloye (1921) e, quasi certamente, per la sede di Atene (1929) .
Una pratica adottata da Casati per l'elaborazione di progetti o la direzione dei cantieri di costruzione, ma che si radicherà anche nelle procedure successive, consisteva nell'avvalersi della collaborazione di architetti presenti nel territorio o nelle città interessate dalle nuove aperture di filiali o di sedi. Anche in questo caso ricorre la presenza di professionisti che si erano formati o avevano maturato esperienze in Europa, come nel caso dell'architetto Emmanuel Lazaridès, diplomatosi in Francia, o dei numerosi architetti italiani emigrati, i quali, all'esercizio della professione, affiancavano talvolta, l'attività di imprenditori nel settore edilizio locale. Ne sono un esempio Giulio Mongeri, Giacomo Alessandro Loria e Ugo Dessberg.
Ulteriore conferma degli studi di S. Pace è rappresentata dai criteri localizzativi attraverso i quali la BCI sceglie le aree urbane in cui collocarsi. In questo caso tuttavia la BCI sembra poter aggiungere alle strategie legate alla programmazione politica e finanziaria definita dal succedersi della compagine governativa italiana, un ruolo particolarmente attivo nella penetrazione commerciale da esercitare sul mercato estero. Per questo le architetture indagate nell'ambito di questa tesi seguono una periodizzazione storica che permette di connettere le scelte immobiliari attuate dalla BCI con le strategie governative in materia di politica commerciale estera. Appartengono alla prima fase (1894-1918) le sedi francesi in Costa Azzurra, che rappresentano la fase di esordio della BCI sul mercato internazionale, alla seconda, coincidente con il Regime del Fascismo, gli accordi per le sedi e le filiali in Turchia, ma soprattutto per quelle legate alle aspirazioni di penetrazione nel territorio balcanico alle quali si aggiungono le aree dell'Albania e del Dodecanneso, mentre alle terza fase (1940-1957) è legata la ricomposizione della rete estera attraverso ristrutturazioni di sedi già esistenti come quella di Istanbul o di Casablanca, ma anche la dismissione di altre sedi collocate in città che, con gli accordi del dopoguerra, sarebbero rientrate in una geografia radicalmente modificata (come nel caso delle sedi della Croazia divenuta parte della Repubblica Jugoslava).
Questa periodizzazione si intreccia con le diverse fasi di riorganizzazione dell'Ufficio Estero della BCI, riorganizzazione nella quale per quanto riguarda gli aspetti immobiliari si distinguono le figure dell'ingegner Giacomo Tedeschi, dagli anni Venti direttore generale del'Ufficio Gestione Immobili, e dell'ingegner Marco Diego Verga posto alla direzione dell'Ufficio Tecnico.
A fronte dell'obiettivo di ricostruire la distribuzione geografica delle filiali, delle affiliate e delle associate8 della BCI nel bacino del Mediterraneo, la documentazione conservata presso l'Archivio storico Intesa San Paolo di Milano, ex Archivio della Banca Commerciale Italiana, lascia ancora aperti numerosi quesiti in relazione alla ricomposizione del quadro complessivo. Al di là della fitta corrispondenza intercorsa tra i funzionari della Banca e architetti o impresari impegnati nei diversi cantieri numerose sono le pratiche incomplete, lacunosi gli apparati iconografici consegnati all'Ufficio Tecnico. Significativa è per esempio l'assenza di documentazione non solo relativa alle città coloniali libiche, ma anche ad altri luoghi citati nelle lettere ma prive di ulteriori informazioni iconografiche o di cantiere (Damanhour e Port Said in Egitto, Cavalla e Pireo in Grecia, le agenzie di Beyoglu e Pangalti ad Istanbul).
L'ambito cronologico indagato si ferma al 1957 che rappresenta il momento in cui l'Italia, lasciatasi alle spalle il protezionismo e le limitazioni che questo comportava, si proietta verso il "boom economico" e si avvia, sulla scia del Piano Marshall, verso un generale ammodernamento. Nonostante l'imperversare della Guerra, a livello internazionale, la BCI aveva proseguito con la manovra di penetrazione nell'Adriatico attraverso la fondazione, nel 1941, del Sindacato Trasporti Adriatico Balcani, costituito dall'accordo tra la Compagnia d'Antivari, la Fiat e la Italstrade ed in Grecia, ormai privata dell'affiliata Comitellas, la BCI aveva fatto leva sulla necessità di essere l'unica affiliazione bancaria estera presente sul territorio acquistando azioni della Banque Populaire di Atene sequestrate alla Jonian Bank cui appartenevano dalle autorità di occupazione . Dopo la guerra, molte erano state le chiusure dovute alle variate alleanze ed alla riconfigurazione dei confini di diversi Paesi in cui la BCI era presente: erano state chiuse le filiali di rappresentanza di Berlino, Madrid, Belgrado e Londra; Bankunit, Comitellas ed Hrvatska Banka non esistevano più; Comitfrance era stata posta sotto sequestro nel 1944; nel 1948, veniva riaperta la sola filiale egiziana del Cairo; Romcomit e Bulcomit operavano staccate dalla casa madre; le filiali turche erano state inserite nella Lista Nera; le filiali istriane di Fiume e Lussinpiccolo erano state cedute alla Jugoslavia.
A partire dal dopoguerra, la BCI avrebbe ripreso ad intensificare la sua posizione guida nel mercato internazionale, anche grazie agli stretti contatti, mai interrotti, con la finanza americana, e fu molto attiva nella Ricostruzione. Cambiava il tipo d'interesse e di sostegno offerti dalla Banca Commerciale Italiana al sistema industriale, caratterizzato nel periodo del boom economico dal finanziamento a nuovi settori produttivi e alle piccole e medie imprese.
Nel 1946, con la creazione di Mediobanca per il finanziamento a medio e lungo termine alle imprese, la BCI fu nuovamente promotrice della crescita economica in Italia in vista delle potenzialità offerte dai nuovi comparti dell'esportazione: tra il 1945 ed il 1948, prestò i propri servizi per l'aumento di capitale a importanti società tra cui la FIAT, l'Edison, la Montecatini, la SIP e l'ILVA.
Vennero aperti gli uffici di rappresentanza di Londra (1946) e New York (1949) nelle piazze politico-finanziarie e commerciali più importanti dell'epoca e le affiliate in America Latina furono trasformate in società autonome con partecipazioni locali in modo da aggirare la restrittiva legislazione a tutela del nazionalismo. Nel 1946 fu aperto a Parigi un ufficio di rappresentanza, cui nel 1951 venne aggiunto quello di Francoforte.
Ripresero l'attività le filiali turche di Smirne e Istanbul, le filiali della Comitfrance, di Comitegit (con la sola filiale del Cairo) e della Sudameris, mentre le affiliate balcaniche, a seguito della nazionalizzazione bancaria di quei Paesi, cessarono di far parte della rete della BCI La filiale del Cairo fu acquistata dalla BCI nel 1952 e, come descritto nel relativo caso studio, nella sede di Casablanca (1954-1956) furono apportate modifiche di ammodernamento.
La BCI potenziò la propria presenza in alcune piazze ove già operava con l'apertura di alcune agenzie ad Istanbul (nel quartiere di Pangalti, nel 1951) ed a Casablanca (nei quartieri di Maarif, nel 1957, e Mediouna, nel 1958). Ad Istanbul, nel 1955, furono intrapresi i lavori di ristrutturazione dell'edificio dell'Agopyan Han, acquistato dalla BCI nel 1957, per consentire lo spostamento della precedente sede dal Karakoy Palace.
A partire da quest'ultimo periodo, la BCI risultò via via sempre meno interessata al bacino del Mediterraneo in quanto l'area di espansione economico-finanziaria si era spostata verso i Paesi più sviluppati ove la BCI aveva aperto i nuovi uffici di rappresentanza per la crescente importanza dei mercati azionari: Londra, Parigi, New York e Francoforte.
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