L’oratorio barocco italiano tra genere musicale, soluzioni architettoniche e acustiche
Sergio Maria Massone
L’oratorio barocco italiano tra genere musicale, soluzioni architettoniche e acustiche.
Rel. Chiara Devoti, Attilio Piovano, Valerio Roberto Maria Lo Verso. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2015
Abstract
INTRODUZIONE
“Senza l'arte l'uomo resterebbe cieco a se stesso e al proprio mondo interiore. La musica, tra tutte le arti, esalta al meglio l'armonia universale e suscita nell'uomo la fraternità al di là di tutte le frontiere [...]; la musica è lo strumento per eccellenza di vera amicizia, solidarietà e fratellanza che aiuta a superare discriminazioni e barriere [...].”
Da questa dichiarazione, rilasciata in una intervista dal pontefice Giovanni Paolo II, ho ritenuto che tutte le arti, in particolare quelle per cui sono più avvezzo - l'architettura e la musica - debbano rivestire un ruolo tutt’altro che marginale nella vita quotidiana e specialmente nella mia personale carriera professionale. Durante il percorso universitario, costellato dalla presenza costante dell’indagine storica a supporto della composizione architettonica, e dalla possibilità di partecipare agli eventi musicali barocchi proposti nei cicli musicali tematici sia in modo diretto - cimentandomi direttamente suonando - sia indirettamente - in qualità di semplice spettatore/uditore - ho sempre riposto grandissimo interesse e un particolare occhio di riguardo al mondo artistico soprattutto alle tematiche che legano l'architettura alla musica.
Una vicenda, vissuta in prima persona qualche anno fa, mi ha stimolato a tal punto da voler approfondire la materia "oratorio” su molti aspetti della sfera architettonica: durante una trasferta - che mi vedeva protagonista al clavicembalo per accompagnare l'ensemble barocca astigiana «Claudio Monteverdi» -trovandomi a dover suonare in una piccola chiesa, affiorarono in me domande riguardanti la corretta collocazione orchestrale, piuttosto che la qualità della chiesa trasformata temporaneamente in sala adibita alla musica o se empiricamente alcune di esse erano state disegnate secondo una logica acustica. Le domande da porsi e le relative risposte sono molteplici poiché investigano ampi settori dell’ambito architettonico: si passa dalla materia logica e prettamente umanistica come la composizione architettonica fino a legarsi con quella più squisitamente ingegneristica del suono come risulta l'acustica architettonica, tangendo l'analisi musicale, il disegno architettonico e l'indagine storica-archivistica. Fondamentale risultano le domande che mi sono posto all'inizio del percorso conoscitivo: esistono legami o rapporti stretti tra le pagine musicali e il loro ambienti di esecuzione? 0 meglio, l’architettura barocca vantava conoscenze applicabili nel nascente scienza acustica? Dal punto di vista fisico, qual’era la
soluzione architettonica migliore per l’esecuzione musicale o per Xars oratoria! La partitura musicale, specialmente la strumentazione e il numero dei musicisti, rispecchiava il luogo di esecuzione oratoriale? Infine, gli architetti portavano con se nel loro bagaglio culturale primordiali conoscenze di acustica geometrica applicabili all’edificio adibito allo spettacolo e alla musica? Le risposte sono molte e svariate, ma posso affermare con certezza che vi sono legami stretti tra l’esecuzione strumentale e la soluzione architettonica applicata. Per esempio, nel 1639 a Roma, il priore del convento dei Filippini incaricò l’architetto Borromini a progettare il refettorio della congregazione (Chiesa Nuova o S. Maria in valli cella) seguendo una logica compositivo-acustica: il priore richiese espressamente che la sala fosse ellissoidale, convinto così di farsi intendere meglio nel corso delle sue omelie, dimenticando però di posizionare il pulpito in uno dei due fuochi!.
La mia analisi, svolta parallelamente su più fronti cercando di esaminare in modo privilegiato la composizione architettonica e l’indagine storico-archivistica, mi vede protagonista in questa tesi - prendendo in prestito un termine musicale -"tripartita”: lo studio è condotto approfondendo la sfera musicale in modo speciale il genere "oratorio barocco", la sfera architettonica dal punto di vista dei legami compositivi che si instauravano reciprocamente tra soluzione architettonica e musica, ed infine la sfera acustica che mi ha fornito il metodo per indagare scientificamente la risposta all'impulso sonoro degli edifici destinati all’ascolto della musica.
Similmente alla tripartizione degli oratori musicali seisettecenteschi il presente lavoro è diviso in tre ampie sezioni: la prima parte, di carattere squisitamente introduttivo alla nozione "oratorio", investiga il tema sotto l’aspetto storico e sociologico, dalla nascita fino alla sua funzione didattica-religiosa, esaminando con meticolosità le varie tipologie di oratori musicali (oratori allegorici, politici, in prosa latina e italiana). Un capitolo è stato dedicato interamente al compositore Alessandro Stradella i cui oratori ebbero fama eccezionale grazie alla loro circolazione nelle corti nazionali ed europee: verranno analizzate tutte le sette composizioni oratoriali dell’autore soffermandoci sulle caratteristiche strumentali e poetiche offerte dalla partitura stessa in relazione all’ambiente in venne eseguito la prima volta. L’approfondimento si estenderà nuovamente in campo architettonico dove vengono individuati i principali oratori (fatto architettonico) italiani che, all’epoca, vennero considerati come modelli da emulare in territorio italiano. Per ogni oratorio viene presentata una ricerca compilativa storico-architettonica, dove vengono rilevate le principali caratteristiche fisiche e compositive del luogo in esame.
La seconda parte intende discorrere il caso studio preso come oratorio di riferimento in territorio piemontese: si esaminerà a tal fine la cappella alfieriana di Sant’Evasio (patrono della città) situata all’interno del Duomo della città di Casale Monferrato. Dopo una dovuta panoramica sull'architettura alfieriana in ambito sabaudo, ci si è concentrati sul manufatto architettonico andando a sviscerare in Archivio Storico di Casale le principali annotazioni storiche e le vicende architettoniche che l'hanno portata ad avere la forma attuale. Grazie al rilievo strumentale da me personalmente effettuato tramite metodo della Total Station, ho potuto fornire maggiore scientificità all'analisi architettonica nonché produrre elaborati in scala da tempo mancanti negli archivi comunali e storici. Successivamente ci si è concentrati specificatamente sulla composizione architettonica alfieriana rinvenendo il metodo e i ragionamenti compositivi adoperati dall'architetto astigiano per tracciarne un quadro generale a livello locale. Interessanti risultano lo studio delle fonti del linguaggio alfieriano, rintracciate grazie all’approfondito studio delle lezioni impartite dall'architetto ai suoi pupilli tra cui ricordiamo l’ingegnere torinese Luigi Barberis.
Parallelamente allo studio architettonico evasiano, si sono rintracciati documentazioni a livello archivistico riguardanti la musica nel Duomo casalese tra la metà del Cinquecento fino verso la fine del Settecento. Viene approfondita l’interessante discussione sulla possibilità che i casalesi possano aver assistito a qualche forma oratoriale a partire dal primo Seicento: la ricerca è avvenuta sia sulle partiture musicali tutt’ora reperibili in Archivio della Curia casalese sia sulle scarse documentazioni epistolari giunte sino a noi. Dalla ricerca è scaturita la possibilità che Casale, verso la fine del Seicento, possa essere stata palcoscenico di alcune delle più celebri composizioni oratoriali: a partire da queste scarse ma relativamente precise indicazioni, ho ricostruito storicamente le vicende, tendenzialmente realistiche, che portarono all’esecuzione casalese di alcuni dei più celebri oratori che circolavano negli stati italiani verso la fine del Seicento.
Infine, grazie all'invito della Dott.sa Meni - direttrice dell'Archivio Diocesano casalese - ho colto l'occasione per potermi cimentare nella critica pittorica, sempre in funzione della correlazione acustica: il dipinto a me sottoposto, dal nome eloquente di Concerto de’ Padri congregati, mi ha concesso la possibilità di esaminare e comprendere meglio le relazioni che si instauravano tra musica e congregazioni religiose, come venisse concepito il concerto pubblico (ben diverso da come lo intendiamo comunemente noi) ed infine, fisicamente, quale fosse la disposizione strumentale ottimale per l’esecuzione della musica antica e barocca. Grazie all'analisi del dipinto ho potuto tracciare un File rouge che collegasse l’ambito storico-architettonica a quello fisico-tecnico: la terza parte, di carattere squisitamente tecnico-acustico, si compone di due capitoli tra loro intimamente collegati; il primo capitolo tratta largamente degli strumenti musicali antichi (quelli che si possono ancora ammirare durante l’esecuzioni filologiche contemporanee) sotto il punto di vista della direttività dell'emissione sonora, dell’intensità emessa e della disposizione migliore di questi in concerto. Per far ciò ho mosso i primi passi ricercando nell'evoluzione storica la disposizione orchestrale ottimale, basando le mie ipotesi su immagini dell’epoca (dipinti o raffigurazione nei trattati) e verificandole scientificamente grazie alla bibliografia contemporanea in merito all’acustica strumentale. Tutto ciò mi ha permesso di formulare una mia ipotesi sulla collocazione spaziale dell’orchestra barocca qualora la cappella evasiana venga adibita temporaneamente ad ambiente destinato all’esecuzione musicale, in particolare, come se si dovesse eseguire al suo interno l’oratorio stradelliano San Giovanni Battista.
L’ultimo capitolo della presente tesi è dedicato interamente all’esame dei parametri oggettivi e soggettivi acustici che caratterizzano le sale da concerto. L’analisi è stata condotta tramite l’utilizzo del foglio di calcolo computerizzato semplificato che mi ha permesso di giudicare scientificamente il manufatto ma anche di proporre soluzioni non invasive da mettere in pratica nel caso si pensasse ad un eventuale concerto di musica barocca. Le simulazioni acustiche proposte derivano dall’esperienza personale dell’ambiente musicale, prevedondo l’utilizzo della cappella evasiana durante tre distinti momenti dell’avvenimento musicale: il primo caso, quello coincidente con le prove orchestrali che vengono eseguite comunemente qualche giorno prima - chiaramente, se si avesse la possibilità - del concerto, vede lo studio del manufatto evasiano privo di sedute per il pubblico con la sola presenza degli strumentisti e dei cantanti; il secondo caso, rappresentato dalle prove dell’orchestra poche ore prima del concerto, prevede l’analisi acustica con le sedute imbottite distribuite al suo interno mentre l’ensemble rifinisce gli ultimi "aggiustamenti" orchestrali; l'ultimo caso, il terzo - quello più importante fra tutti - coincide con il momento del concerto stesso: la cappella alfieriana è completamente occupata da un centinaio di persone (sedute e in piedi) dedite all'ascolto dell'evento musicale.
Gli esempi che correlano lo scritto sono stati scelti in base alla conoscenza personale dettata dagli studi didattici effettuati durante il corso di studi, sia quelli politecnici sia quelli musicali del conservatorio.
I1 presente studio è indirizzato prevalentemente agli architetti, poiché l’Architettura, la più nobile fra le arti liberali, è la scienza dalla quale i saggi dell'antichità si sono serviti per esprimere il concetto di bellezza; si è cercato di illustrare in modo semplice e piuttosto chiaro i concetti di teoria musicale e di storia della musica essenziali per la comprensione generale della trattazione. Il lettore musicalmente preparato o il semplice interessato troverà comunque utili tali parti della tesi, in quanto le modalità esplicative impiegate per la loro redazione sono fortemente orientate alle questioni inerenti l'analogia tra l'argomento musicale e l'architettura.
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