Analisi di bacino visuale con strumenti gis : metodologia per il posizionamento dei viewpoint
Roberto Amatobene
Analisi di bacino visuale con strumenti gis : metodologia per il posizionamento dei viewpoint.
Rel. Alberto Di Gioia , Claudia Cassatella. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica E Paesaggistico-Ambientale, 2014
Abstract
INTRODUZIONE E OBIETTIVI DI RICERCA
Nel corso degli ultimi decenni le tecnologie informatiche hanno consentito di ampliare enormemente il ventaglio analitico a disposizione di coloro che studiano, progettano e pianificano il territorio e le complessità crescenti che esso ospita, anche a causa della sempre più incessante e pervasiva azione dell'uomo su di esso, che ha dato luogo a fenomeni complessi e di difficile lettura. Lettura che o viene facilitata dall’avvento di nuovi strumenti informatici che non solo hanno semplificato le analisi del territorio, ma hanno consentito la nascita di nuovi linguaggi di comprensione e comunicazione dei fenomeni territoriali. Si pensi ad esempio alla possibilità fornita dall'esistenza di database, ovvero banche di dati in grado di fornire un vastissimo numero di informazioni da consultare, aggiornare e modificare in pochissimo tempo. Ma per chi si occupa di territorio (dagli architetti al geologi, dai pianificatori ai geografi, ma anche economisti, sociologi, ingegneri, ecc.) la svolta principale risiede nella possibilità di associare queste informazioni complesse allo spazio reale, concetto che sta alla base dei moderni Geographic Information System (GIS), sistemi progettati per catturare, immagazzinare, manipolare, analizzare, gestire e rappresentare dati di tipo geografico (Borrough, 1986).
L'informazione geografica ha quindi una dimensione prettamente spaziale così come sono definibili nello spazio molti dei processi che essa descrive, ma gran parte delle descrizioni e interpretazioni geografiche e territoriali devono confrontarsi con dinamiche "invisibili" e interdipendenti grazie alla presenza di reti immateriali fitte e che pongono a chi studia il territorio domande inedite di conoscenza e valutazione incrociata (Gambino, 2005), non solo nei rapporti e nei comportamenti dell'uomo, ma anche e soprattutto nel suo rapporto con la natura e le sfide ambientali che sempre più esperti e non esperti sono chiamati ad affrontare.
A questo proposito è paradigmatico il rinnovato interesse che ha assunto il tema “paesaggio" che proprio per la varietà di significati e interpretazioni a cui è soggetto risulta difficile da definire in modo univoco ed unanime, così come fece nel 2000 il Consiglio d'Europa con l’emanazione della Convenzione Europea del Paesaggio, in cui viene riconosciuta l'azione combinata di fattori naturali ed antropici nella creazione del paesaggio stesso. Oltre al riconoscimento di questa azione combinata nella formazione del paesaggio, la Convenzione riconosce anche che il paesaggio è ciò che viene percepito dalle popolazioni, investendo queste ultime di un ruolo fondamentale prima di allora mai evidenziato. La pianificazione e la progettazione territoriale è quindi chiamata ha dare voce a questo nuovo modo di pensare al paesaggio, un modo più inclusivo (più democratico e partecipato , oltre che esteso a tutto il territorio e non alle sue parti), più interessato ai modi in cui il paesaggio viene percepito. Tutto ciò si intreccia con il crescente utilizzo per la definizione di politiche ambientali e territoriali di analisi geografiche complesse realizzate con strumenti GIS (Roche e Caron, 2009, Weitkamp, 2011).
L'idea che sta alla base di questa tesi risiede proprio nella necessità di indagare le modalità in cui le popolazioni, ossia le persone che vivono ed operano su un territorio, contribuendo alla sua trasformazione, percepiscono il paesaggio di cui essi sono a un tempo attori e spettatori, per usare una metafora coniata da Eugenio Turri (1998).
Come detto, le possibilità offerte dall'informatica consentono di affrontare in modo del tutto nuova il tema della percezione del paesaggio, sopratutto grazie alla disponibilità di Modelli Digitali del Terreno, una rappresentazione in formato ráster del territorio che può contenere non soltanto la sua morfologia ma anche gli oggetti (edifici, infrastrutture, vegetazione) presenti su di esso e grazie alla possibilità di utilizzarli per realizzare delle analisi di bacino visuale (in inglese viewshed analysis), ovvero delle restituzioni bidimensionali, ossia cartografiche, o tridimensionali di ciò che è visibile da uno o più punti posti sulla superficie del modello. E quindi possibile stabilire dei gradi di visibilità, di aree e oggetti (esistenti o in progetto) posti sul territorio. Ma in che modo vanno posizionati i punti di osservazione (in inglese viewpoint)? In virtù della richiesta di analisi inclusive delle percezioni non è sufficiente ricorrere esclusivamente a viewpoint specifici, ossia punti privilegiati sul paesaggio, come ad esempio attrazioni locali, aree note per le bellezze visuali, panoramiche e/o per servizi ricreativi, punti associati a determinati paesaggi storico-culturali già riconosciuti dagli strumenti di pianificazione come il Piano Paesaggistico Regionale. Molte esperienze soprattutto britanniche per la valutazione paesaggistica (landscape assesment), hanno evidenziato come essi siano integrabili con altri punti, detti rappresentativi, selezionati per rappresentare l'esperienza di diversi tipi di recettori visuali, laddove grandi quantità di viewpoint non possono essere incluse individualmente e laddove è improbabile ci siano differenze significative degli effetti. In altre parole è possibile pensare a dei punti di vista rappresentativi della fruizione che avviene in un determinato luogo, evitando di dover rappresentare tutti i punti di vista effettivamente esistenti (e consentendo anzi di posizionare sistematicamente i punti di osservazione nei luoghi dalle caratteristiche simili.
La proposta metodologica assume, ricorrendo a dataset disponibili liberamente a tutti gli utenti, ossia open data, che sia possibile attraverso poche fasi di elaborazione dei dati in ambiente GIS ottenere dei viewpoint rappresentativi e si rivolge in modo particolare all'utilizzo nella Regione Piemonte. Il territorio è stato scomposto in quattro contesti geo paesaggistici elementari: pianura, fondovalle, colline e aree a discontinuità altimetrica. A sua volta questi contesti sono stati suddivisi in recettori basati sugli usi del suolo principali (aree residenziali, industriali e commerciali, seminativi, aree boscate, ecc.) le cui differenti caratteristiche influiscono sulle modalità di osservazione del paesaggio. Ad esempio in un'area residenziale le condizioni di osservazione del paesaggio saranno ben diverse da quelle di un'area coltivata. Allo stesso modo se ci troveremo in un'area industriale in un fondovalle le condizioni di osservazione cambieranno rispetto ad un'altra area industriale in pianura: non soltanto per l'ovvia considerazione che ci si trova in due contesti paesaggistici differenti, ma anche perché cambierà quantitativamente ciò che potrà essere osservato.
Tra gli obbiettivi principali della tesi c'è la realizzazione di una metodologia che tenga conto delle differenti forme di fruizione e di attribuzione di valore presenti sul territorio, di facile utilizzo, nonché facilmente riproducibile anche perché fa appello all'utilizzo di open data, fornendo uno strumento alla scala sovra locale e regionale adattabile alle esigenze analitiche degli utilizzatori perché consente approfondimenti tematici basati sulla scelta dei recettori da considerare, con particolare attenzione ai luoghi di vita e di lavoro delle popolazioni.
Oltre alla possibilità di utilizzi puramente descrittivi e analitici l'adozione di una metodologia definita può essere di grande aiuto per le valutazioni a supporto delle scelte progettuali e pianificatone in campo ambientale (Valutazione di Impatto Ambientale e soprattutto Valutazione Ambientale Strategica).
Relatori
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