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Quel che resta dei Ripari. La ricucitura di un pezzo di città = What remains of the Ripari. Mending a piece of the city

Orazio Rosato

Quel che resta dei Ripari. La ricucitura di un pezzo di città = What remains of the Ripari. Mending a piece of the city.

Rel. Annalisa Dameri. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Patrimonio, 2025

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Abstract:

La tesi, attraverso la consultazione di fonti bibliografiche e d’archivio, ricostruisce la genesi, le trasformazioni e la definitiva scomparsa del giardino dei Ripari di Torino, sorto su un tratto delle mura sopravvissuto allo spianamento di età napoleonica. Nel corso dell’Ottocento esso diventa uno dei temi più discussi a livello cittadino per il suo ruolo di netta cesura tra il centro storico e il Borgo Nuovo, che per molti decenni ne ostacola una ricucitura organica. Si analizza in prima istanza il contesto europeo, caratterizzato dal progressivo abbattimento delle cerchie murate, sulla spinta dei profondi cambiamenti socioeconomici in atto nelle città, e dall’introduzione di nuove tipologie edilizie richieste dai ceti emergenti, tra cui il giardino pubblico. In questo quadro si inserisce il caso specifico torinese. l’eredità napoleonica di Torino, segnata dalla demolizione delle fortificazioni seicentesche e dall’elaborazione di numerosi piani urbanistici, getta le basi per le trasformazioni morfologiche che la interessano durante la Restaurazione, avviate con il piano di ampliamento del 1817 e la creazione del Borgo Nuovo. Già dagli anni ’20 dell’Ottocento il rapporto problematico tra il nuovo quartiere e i Ripari superstiti alimenta il dibattito su come superare il dislivello: se abbattendo il terrapieno oppure trasformandolo in un giardino pubblico, dando luogo a proposte innovative e a soluzioni temporanee. Il concorso del 1834 rappresenta il primo momento di confronto sistematico: i progetti presi in esame propongono sia un totale abbattimento dei Ripari, sia una parziale o completa conservazione, mostrando approcci differenti all’integrazione tra verde e tessuto urbano. Le esigenze viarie, le ristrettezze economiche del comune e le aspettative del settore privato conducono tuttavia alla realizzazione di un giardino dei Ripari dotato di passeggi sopraelevati e piantumati, aderente a un linguaggio architettonico ormai superato. Negli anni successivi, il progressivo mutamento del contesto urbano rimette in discussione la sopravvivenza dei Ripari. Sul giardino si esercita una pressione edilizia sempre più intensa, legata alla volontà di edificare l’area e alla necessità di aprire nuove vie di collegamento tra le due parti della città; mentre la sua centralità viene ulteriormente ridimensionata dall’apertura del parco del Valentino, che ne sottrae il ruolo di principale polmone verde torinese. In un dibattito politico ancora incerto sul da farsi, la maggioranza si coagula attorno alla proposta avanzata da Ernesto Balbo Bertone di Sambuy. Segue la trattazione delle offerte presentate dalle imprese e la loro valutazione sulla base delle motivazioni economiche e di vantaggio atteso per la città. Dai resoconti dei consigli comunali e dai carteggi tra l’impresa e la Municipalità è poi possibile ricostruire il rapido procedere degli eventi: l’avvio dei lavori di spianamento, la successiva lottizzazione e infrastrutturazione dell’area e, infine, la costruzione dei due nuovi giardini, l’aiuola Balbo e il parco Cavour, che si collocano pienamente nel solco del giardino borghese ottocentesco.

Relatori: Annalisa Dameri
Anno accademico: 2025/26
Tipo di pubblicazione: Elettronica
Numero di pagine: 124
Soggetti:
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Patrimonio
Classe di laurea: Nuovo ordinamento > Laurea magistrale > LM-04 - ARCHITETTURA E INGEGNERIA EDILE-ARCHITETTURA
Aziende collaboratrici: NON SPECIFICATO
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/38991
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