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Menaldo, Stefania

La Serra d'Ivrea Ipotesi per un Piano Paesistico.

Rel. Pompeo Fabbri. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2004

Abstract:

Il territorio di studio della tesi è la suggestiva morena laterale sinistra dell'anfiteatro morenico di Ivrea, chiamata Serra e caratterizzata da una particolare regolarità di crinale; essa rappresenta un monumentale esempio dell ' azione modellatrice del ghiaccio, il cui nome pare derivi dal fatto che si erge come un bastione a chiusura del canavese orientale. Materialmente risulta la naturale delimitazione tra le province di Torino e di Biella, ma mentre dal lato canavesano il limite viene colto visivamente in modo più reale, dal lato Biellese si modella in varie colline che si alternano gradatamente, e visivamente il riferimento naturale di confme viene percepito molto meno. L 'intero anfiteatro di Ivrea, posto all'imbocco della Valle d' Aosta ed esteso su gran parte ..della pianura canavesana, occupa una superficie di 361,80 kmq ed è delimitato da un cordone ininterrotto di colline di circa 90 kmq; la Serra, con direzione NO-SE, si estende per 24 km con un profilo rettilineo di regolarità sorprendente che, dal Comune di Andrate, giunge fino al Comune di Salussola, partendo da un'altezza di circa 900 mt s.l.m. e degradando sino a circa 200 mt s.l.m. La zona sud-est della Serra biellese non può essere separata da un'altra importante area di pregio paesaggistico, e già area protetta : la zona della Bessa. Questo luogo era conosciuto sin nell'epoca pre-romana per la possibilità di estrazione di pagliuzze d'oro dalla lavatura delle sabbie aurifere che, come risultato tangibile, ha lasciato immensi cumuli di ciottoli di rigetto. La scelta dello studio di questo territorio non è Stata casuale, ma dettata dal desiderio di conoscere e preservare i luoghi a me più cari, nonche dar rilievo ad una porzione di territorio piemontese forse poco conosciuta, da preservare ed al contempo valorizzare. Individuazione dell 'area di studio L 'area di studio comprende la Serra vera e propria, ossia la morena latrerale sinistra dell ' anfiteatro morenico, ma anche l' espansione dei cordoni morenici intervallati da vallecole che troviamo nel versante biellese. Visivamente partiamo dal Comune di Andrate, sulle pendici del Monte Mombarone, scendiamo verso Sud-Est incontrando nel versante canavese i comuni di: Borgofranco d'Ivrea, Chiaverano, Cascinette, Burolo, Bollengo, Palazzo Canavese, Piverone, Viverone, Roppolo e Cavaglia'. Dal lato biellese incontriamo invece: Sala Biellese, Torrazzo, Zubiena, Mongrando, Borriana, Zubiena, Magnano, Zimone, Cerrione, Salussola e Dorzano. Il Piano Paesistico come strumento di salvaguardia: Il Piano Paesistico è uno strumento urbanistico-territoriale incentrato sui valori paesaggistici ed ambientali che ha lo scopo di tutelare l' identità culturale e l' integrità fisica dell' intero territorio, facendo emergere che non ci sono paesaggi che meritano di essere conservati ed altri consumati, ma che esistono livelli di trasformabilità differenziati in funzione del ruolo che una porzjone di territorio assume nel contesto ambientale, naturalistico e storico-culturale di appartenenza. Il fine è di dettare una preventiva ed articolata disciplina del territorio, costituito anche da località già oggetto di vincolo, non ponendo impedimenti alle trasformazioni, bensì offrendo delle linee di sviluppo compatibili con le caratteristiche proprie dell'area, funzionali e non vincolistiche, in modo tale da non disperdere o distruggere l'identità propria del territorio. Le ipotesi di conservazione e valorizzazione partono dal presupposto che il paesaggio non è immutabile nel tempo, ma che è l' aspetto tangibile dei processi e degli equilibri che si stanno sviluppando o che si sono sedimentati nel tempo. Le ipotesi di Piano Paesistico non sono dunque da intendersi come un punto di arrivo, ma al contrario vogliono essere l'avvio di un processo di assimilazione ed attuazione dei principi e degli obiettivi in esso contenuti. Vengono quindi proposti dei parametri di riferimento in grado di essere usati per valutare la compatibilità delle scelte, nonche gestire in modo sostenibile il recupero e la valorizzazione del patrimonio ambientale, naturalistico e storico-culturale. Processo di studio : La conoscenza di base del territorio è stata approfondita con lo studio mirato della situazione attuale e, attraverso un approccio pianificatorio, alla finale stesura di obiettivi:

-tutela e valorizzazione degli ambiti paesaggistici e delle presenze architettoniche di pregio;

-mantenimento dei contesti stabilizzati;

-riassetto del territorio in presenza di squilibri;

-rilancio economico e turistico dell ' area della Serra.

Lo studio è stato condotto rilevando in modo fisiografico il territorio, producendo carte tematiche specifiche di analisi dei vari aspetti significativi del paesaggio e della sua storia evolutiva, delle trasformazioni e delle persistenze agli usi del suolo, dei segni storici e delle tutele paesistiche, delle attrattive turistiche, delle sensibilità e dinamiche di trasformazione, per concludere con l'ipotesi di piano paesistico. La prima indagine conoscitiva dell ' area di studio è stata effettuata su una scala più grande, in seguito sono poi stati ricercati precisi parametri di qualificazione visiva al fine di avere un giusto supporto per il successivo processo di analisi paesaggistica. Alla base del lavoro effettuato vi è principalmente l' analisi fisiografica, che verrà poi implementata da nozioni di carattere ecologico. Il metodo della va/utazione fisiografica è un complesso di indagini condotte allo scopo di analizzare il territorio prendendo in considerazione solo gli elementi fisici dell'ambiente, i descrittori fisiografici (clima, geologia, morfologia, idrografia, vegetazione, flora e fauna, beni culturali ed ambientali, uso del suolo, aree inquinate, valori scenici) di un paesaggio inteso come una struttura di segni, e logicamente di un intero ambito territoriale quale è nel nostro caso la Serra d'Ivrea. Il solo metodo della valutazione fisiografica ha dei limiti in quanto fornisce indicazioni sui tipi di usi del territorio senza tener conto delle relazioni esistenti tra gli ecosistemi; sarebbe quindi necessario integrare lo studio usufruendo dei concetti e degli strumenti dell ' ecologia applicata, ma tale trattazione non verrà qui affrontata. La ricerca conseguita per questa tesi si è articolata su più livelli con una metodologia a tappe successive di analisi ed approfondimento (seguendo a modello la "metodologia italiana" proposta da Oneto e suggerita proprio per la stesura dei piani paesistici) :

l. Valutazione fisiografica e formazione di una cartografia di base adatta per caratteri e scala agli scopi prefissati.

2. Realizzazione di carte tematiche dopo aver effettuato la raccolta e mappatura di tutti i dati naturali, colturali ed urbanistici necessari a definire il paesaggio dell'area in esame.

3. Rappresentazione cartografica delle aree omogenee.

4. Individuazione di vincoli, tutele e dissesti.

5. Individuazione delle dinamiche di trasformazione in atto.

6. Studio delle ipotesi di piano paesistico adatte alle singole aree omogenee.

Per la realizzazione delle tavole grafiche si è fatto riferimento alle carte tematiche consultabili e scaricabili dal portale inforrnatico del Settore Cartografico della Regione Piemonte, ed inoltre quelle allegate ai Piani Territoriali Provinciali di Coordinamento delle province di Biella e Torino. Tutte le operazioni di acquisizione, elaborazione e rappresentazione dei dati sono state .effettuate con l'uso del sistema GIS GCarto della ditta Geosoft S.r.l, software in grado di permettere uno studio grafico sia partendo da dati numerici che da immagini, ed elaborando autonomamente le necessarie analisi. Articolazione e sviluppo degli argomenti di studio: Lo studio dell' ipotesi di Piano Paesistico è iniziato con l' analisi fisiografica dell ' ambito ~ territoriale, genemto da un puntuale esame degli aspetti morfologici, geologici e della '. struttura del terreno morenico, dell'idrografia, del clima, della flom e della fauna presenti, soffermandosi approfonditamente sulla Riserva Natumle Speciale della Bessa. Effettuato l'inquadramento genemle si è passati all'analisi dei segni storici presenti, tmcciando il profilo storico dalle origini ai giorni nostri, l'origine ed i tmcci'ati delle strade della Serm, ed infine la catalogazione e la descrizione dei beni di valore ambientale, architettonico, urbanistico ed archeologico rilevati nell ' area di studio. Successivo argomento di conoscenza è stata l'analisi della copertum del suolo, datata al 1960 ed attuale, con la mppresentazione dei tematismi rilevati (aree poco vegetate con presenza di roccia, boschi, cespugliati ed arbusti, corpi ghiaioso-sabbiosi fluviali, pioppeti, prati permanenti, prati-pascolo e pascoli erbomti, rimboschimenti, seminativi associati ed avvicendati a pmti, seminativi con prevalenza di grano e/o mais, vigneti e frutteti) e la successiva verifica delle trasformazioni e delle persistenze che si sono genemte nel territorio. Particolare rilevanza si è data all'evoluzione storica ed alla situazione attuale della copertum vegetale di maggior estensione, di fatto simbolo dell ' area della Serm : i boschi. Il capitolo dell'analisi fisiografica si è concluso poi con l'analisi del tessuto insediativo, in particolare di un insediamento, Torrazzo Biellese, effettuato mccogliendo le ricorrenze significative utili a stilare una scheda finale che ne riassume le caratteristiche genemli, secondo i parametri della forma (risultato del mpporto tm un edificio e la morfologia del luogo ), della scala ( dimensioni, lunghezze, mpporti fra pieni e vuoti, caratteristiche tipologiche prevalenti) e della texture (ciò che, visivamente, è immediatamente percepibile in un edificio). Tale scheda ci offie l'impatto paesaggistico degli edifici, conseguenza tipologica a situazioni proprie di ogni territorio, all 'uso di certi materiali secondo tradizioni ed usi locali, ed il paesaggio d'insieme è quindi il risultato delle trasformazioni ad opem dell'uomo. Concluso il capitolo dedicato all ' analisi del paesaggio inteso come una struttura di segni, con lo studio degli elementi fisici dell'ambiente, si è passati all'inquadramento del profilo socio- economico, ambientale e turistico, secondo una visione globale dell'ambiente legato al suo grado di antropizzazione, partendo dall'analisi della situazione demografica, le risorse economiche quali agricoltura, industria ed artigianato, i settori terziario e turistico, ed il .sistema di comunicazioni. Importante l'esigenza di mettere in rilievo che la Serra, come l'intero anfiteatro morenico d'Ivrea, possiede ampie potenzialità da valorizzare per rendere turisticamente sempre più appetibili i suoi luoghi, sopmttutto dal lato ambientale a carattere turistico e natumlistico. Di rilievo il patrimonio geologico, proprio della tipicità dell'anfiteatro morenico, e quello archeologico per i numerosi ritrovamenti di incisioni rupestri nella zona della Bessa, di piroghe e palafitte nel Lago di Viverone e di Bertignano, e di ritrovamenti vari nel territorio dei Comuni di Magnano, Palazzo Canavese, Sala Biellese, Salussola, Torrazzo e Zimone. La conformazione fisica del territorio offre inoltre un buon livello di diversità biologica; sono infatti presenti un'area protetta regionale (la Riserva Naturale Speciale della Bessa) e ben cinque biotopi proposti dall'Unione Europea per la realizzazione della Rete Natura 2000: La Ressa (IT113001), Lago di Rertignano e stagno presso la strada per Roppolo (IT1130004), Lago di Viverone (IT1110020), Laghi di Ivrea (IT1110021), Serra d'Ivrea (IT1110057). E' stato poi dedicato anche un capitolo a paesaggio ed ecologia, dando cenni sul concetto di c paesaggio e la sua valutazione visiva, nonche di ecologia del paesaggio. Si sono poi susseguiti il capitolo inerente le fonti dei dati, che provengono prevalentemente " dalla cartografia tematica su supporti cartacei o numerici, dalle banche dati regionali sul Web, da fonti bibliografiche e da altre fonti istituzionali e non (Regione Piemonte, Province di Biella e Torino, il laboratorio di ricerca territoriale e urbana presso la Facoltà di Architettura L.A.R. T. U ., l 'Istituto per le piante da legno e l' ambiente I.P .L.A., gli uffici tecnici dei Comuni), e quello che descrive la metodologia di studio adottata. Come precedentemente già detto essa consiste in una percorso di studio a tappe successive di analisi ed approfondimento, sino alla definizione di criticità, squilibri ed esigenze, e la successiva elencazione di ipotesi ed obiettivi perseguibili. Importante la verifica dello stato della pianificazione attuale, con la valutazione dei contenuti del Piano Territoriale Regionale, dei Piani Territoriali di Coordinamento delle Province di Biella e Torino, della Direttiva Habitat, dei siti di interesse comunitario (S.I.C.) e dei biotopi presenti, delle ipotesi di Piano Paesistico della Comunità montana Alta Valle Elvo, del. Progetto Integrato d' Area "Pays-sage" e delle leggi vigenti. Nel penultimo capitolo della tesi si è effettuata l'individuazione deUe criticità e deUe esigenze: grazie all'analisi delle tavole grafiche, ed in relazione alla conoscenza effettiva del territorio in esame, si è giunti alla valutazione di tutte le componenti che concorrono a definire e modificare il paesaggio della Serra ( componenti naturali -geomorfologiche e biologiche- e componenti antropiche -agricola, residenziale, industriale, produttiva e turistica- ). Si sono dedotte così le esigenze, i bisogni intrinseci di tutte le componenti ambientali ed .antropiche, ricavati dallo studio delle dinamiche territoriali ed espressi anche dalle componenti economiche; tendenzialmente le esigenze primarie sono legate agli squilibri causati dall'azione dell'uomo. L 'ultimo capitolo è invece riservato esclusivamente al nocciolo della tesi: la formulazione delle ipotesi di piano paesistico, nonche la loro sostenibilità. ; Si è introdotto il concetto basilare di questo strumento di governo del territorio, partendo .dall'origine della pianificazione territoriale, cioè la Legge n. 1089 dell giugno 1939, Tutela delle cose di interesse artistico e storico (Legge Bottai), sino a giungere all ' attuale Codice Urbani (Codice dei beni culturali e del paesaggio ai sensi dell'art. lo della legge 6 luglio 2000, n° 137) attraverso la Legge Galasso (Legge n. 431 del 8 agosto 1985, 'conversione in legge del decreto legge 27 giugno 1985, n. 312, concernente disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale ). Dalla tutela delle "cose immobili e mobili, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnografico ...le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico..." della Legge Bottai, si è dapprima passati all'ampliamento della tutela anche per le "bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così pure quei punti di vista o belvedere ...dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze" con la Legge n. 1497 del 29 giugno 1939, Protezione delle bellezze naturali, per giungere ad una vera e propria tutela ambientale, capace di interpretare il paesaggio come una globalità dinamica che trascende il semplicistico concetto di bellezza naturale e che supera la mera visione episodica delle bellezze naturali, con la Legge Galasso. La pianificazione paesistica attuale viene sancita con l' adozione dei Piani Paesistici da parte della Legge Regionale n. 20 del 3 aprile 1989, Norme in materia di beni culturali, ambientali e paesistici, secondo cui la regione redige tali piani "laddove siano presenti beni ambientali la cui valorizzazione e tutela esiga uno specifico ed organico intervento...", per culminare con l' attuale normativa di settore, il Codice Urbani, secondo cui il piano paesaggistico è inteso come strumento utile ad individuare e coordinare le azioni dell ' amministrazione pubblica nella conservazione, recupero, riqualificazione, valorizzazione e gestione del paesaggio, costituendo un quadro di riferimento per tutte le attività, pubbliche e private, che investono l'assetto del territorio e la sua valorizzazione, anche in relazione alle prospettive di sviluppo sostenibile, e fornendo loro un più ampio ed organico quadro di conoscenze e previsioni con cui effettuare scelte operative. Gli obietti

Relatori: Pompeo Fabbri
Parole chiave: Serra d'Ivrea - paesaggio
Soggetti: U Urbanistica > UM Tutela dei beni paesaggistici
U Urbanistica > UG Pianificazione del paesaggio
Corso di laurea: Corso di laurea in Architettura
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/36
Capitoli:

Prefazione

Motivazioni, finalità e struttura della tesi

CAPITOLO 1 : Analisi fisiografica dell'ambito territoriale

1.1 Inquadramento geografico

1.2 Aspetto morfologico

1.3 Caratteristiche geologiche

1.4 Stmttura del terreno morenico

1.5 Idrografia e laghi

1.6 Clima

1.7 Flora

1.8 Fauna

1.9 La Riserva Naturale Speciale della Ressa

1.10 I segni storici

1.10.1 Profilo storico dalle origini ai giorni nostri

-Dalle origini all ' anno mille

-Dall� XI al XV secolo

-Dal XVI secolo ai giorni nostri

1.10.2 Le strade della Serra: origini e tracciati

1.10.3 I paesi della Serra: beni di valore ambientale, architettonico, urbanistico ed archeologico

1.10.4 Emergenze individuate, catalogate e descritte

1.11 Copertura del suolo

1.11.1 Uso del suolo al 1960

1.11.2 Uso del suolo attuale

1.11.3 Trasformazioni e persistenze degli usi del suolo

1.11.4 I boschi della Serra

1.12 Analisi del tessuto insediativo

1.12.1 Analisi di un insediamento

CAPITOLO 2: Profilo socio-economico, ambientale e turistico

2.1 Il contesto socio-economico

2.2 L'ambiente ed il turismo quale risorsa economica

CAPITOLO 3 : Paesaggio ed ecologia

3.1 Cenni sul concetto di paesaggio e sua valutazione visiva

3.2 Cenni di ecologia del paesaggio

CAPITOLO 4 : Le fonti dei dati

4.1 La cartografia : supporti cartaceo e numerico

4.2 Le banche dati regionali sul Web

4.3 Le altre fonti : istituzionali e non

CAPITOLO 5 : Metodologia di studio

CAPITOLO 6 : Lo stato della pianificazione attuale

6.1 Il Piano Territoriale Regionale

6.2 Il Piano Territoriale Provinciale (prov. di Biella)

6.3 Il Piano Territoriale di Coordinamento (prov. di Torino)

6.4 La direttiva "HABITAT", il programma Bioitaly e la rete Natura 2000

6.5 S.I.C. e Biotopi individuati nell'area

6.6 Ipotesi di Piano Paesistico per i Comuni C.M.A. V .E.

6.7 Il Progetto Integrato d' Area "Pays-sage"

6.8 Leggi vigenti

CAPITOLO 7: Individuazione delle criticità e delle esigenze

7.1 I segni del territorio

7.2 Gli squilibri e gli effetti sul territorio

7.3 Individuazione delle esigenze

CAPITOLO 8: Piano Paesistico

8.1 Il Piano Paesistico, nuovo strumento di governo del territorio

8.2 Obiettivi ed indirizzi gestionali

8.2.1 Obiettivi del piano

8.2.2 I macrosistemi individuati

8.2.3 I macro-indirizzi

8.2.4 Sostenibilità delle ipotesi

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Tavole:

Tav. n° 1 Inquadramento territoriale

Tav. n° 2 Sintesi morfologica

Tav. n° 3 Uso del suolo al 1960

Tav. n° 4 Uso del suolo attuale

Tav. n° 5 Trasformazione degli usi del suolo

Tav. n° 6 Persistenze degli usi del suolo

Tav. n° 7 Carta della vegetazione

Tav. n° 8 Segni storici

Tav. n° 9 Mosaicatura dei P.R.G.C. e P.R.G.I.

Tav. n° 10 Vincoli, tutele e dissesti

Tav. n° 11 Tutele paesistiche

Tav. n° 12 Attrattive turistiche

Tav. n° 13 Sensibilità alla trasformazione e squilibri

Tav. n° 14 Dinamiche di trasformazione in atto

Tav. n° 15 Indirizzi di Piano paesistico

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