Aosta : una trama fatta di canali e mulini
Alessia Vigna
Aosta : una trama fatta di canali e mulini.
Rel. Andrea Del Piano, Monica Naretto. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2013
Abstract
Ogni generazione ha scritto la sua storia attraverso l’edificazione delle città, una storia che si legge nelle vie, nelle piazze, nei palazzi, nelle chiese, nei quartieri e nella trasformazione dell’ambiente naturale.
Questi rappresentano documenti materiali alla base dello sviluppo futuro delle città, le quali, soprattutto negli ultimi due secoli, sono state protagoniste di profonde rivoluzioni frutto di eventi storici, calamità naturali ed un’imponente crescita urbana, che ne hanno, nella maggioranza dei casi, trasformato l’assetto.
Avere coscienza nell’operare su un tessuto così particolare, porta al tentativo di recuperare tutte quelle informazioni intrinseche del territorio, segni o regole, derivanti della storia, dalle tradizioni culturali, dai processi evolutivi, che lo hanno caratterizzato, al fine di trovare le risposte più corrette sul come comportarsi in futuro.
Queste regole o segni non sempre sono chiaramente visibili.
Un tempo il territorio era il prodotto naturale della vita quotidiana e non si presentava pianificato come oggi. Ciò permise dei PROCESSI DI STRATIFICAZIONE CHE SACRIFICARONO ELEMENTI PREESISTENTI DEL PAESAGGIO A FAVORE DI ALTRI, MAGGIORMENTE SIGNIFICANTI IN UN ALTRO DETERMINATO MOMENTO STORICO.
Sulla base di queste considerazioni, il lavoro di questa tesi vuole focalizzarsi in particolare sulla città di Aosta, piccolo insediamento ai piedi delle Alpi, la cui consistenza attuale, è frutto degli effetti prodotti da uno sviluppo intenso dello spazio, in un breve lasso di tempo, soprattutto a partire dal XX secolo. Da città prettamente compatta, a seguito dall’avvio della industrializzazione ed ammodernamento urbano, nonché dall’approvazione dei primi piani strutturali urbanistici, a partire dal suddetto secolo, vennero delineate le linee direttrici per l’espansione urbana.
La presenza dell’industria Cogne e della Dora a sud, e le condizioni morfologiche della collina a nord, definirono la necessità di ampliamento lungo le direzioni est ovest. Ciò ha portato oggi ad una progressiva saturazione delle aree disponibili, tanto che sono state via via inurbate anche quelle porzioni che un tempo rappresentavano lo spazio vuoto di delimitazione tra un Comune ed un altro. A partire dagli anni ottanta questo fenomeno aumentò, soprattutto a seguito del sempre maggiore spopolamento della città che portò ad un aumento della edificazione nei Comuni limitrofi a quello di Aosta.
I fattori che influenzarono questo fenomeno furono legati alla fiorente economia dell’epoca, all’aumento delle rendite immobiliari del centro storico, alla ricerca dell’abitazione indipendente, alla notevole presenza di strade che permetteva un buon collegamento alla città.
A cambiare l’aspetto paesaggistico della città fu anche l’architettura.
La volontà di riproporre i canoni stilistici propri della tradizione alpina, nelle nuove villette, portò sul territorio un insieme aspetti che da un lato si, ricordavano la suddetta, ma con la quale, tramite il posizionamento, le tecniche costruttive, e i rapporti tra le componenti, si trovano ad essere totalmente discostanti.
Il risultato di questo processo si riassume nella notevole presenza di una rete infrastrutturale, un elevato consumo di suolo, una poca attenzione alle proporzioni e caratteri stilistici architettonici, sfruttamento di aree storiche, naturali e rurali a scopo insediativo .
Volendo trattare in questo lavoro un tema che riguardasse la progettazione, vien da se la necessità di riflettere sul come comportarsi su di un suolo ormai saturo dall’impronta umana.
Da città storica quale Aosta è, dalla presenza sul suo impianto di beni dagli interessanti aspetti storici ed architettonici, la risposta al suddetto quesito non è stata la scelta di affrontare una progettazione ex-novo sulla città, ma alla sfida di volgere l’attenzione su alcuni elementi dimenticati, latenti, caratterizzanti un tempo la sua matrice territoriale. La ricerca della qualità, piuttosto che della novità, in un tessuto per certi aspetti disomogeneo, è ricaduta su di un piccolo complesso consistente in tre edifici rurali, di cui uno un mulino.
Circondato da un’area verde pianeggiate, una delle ultime ancora presenti nel centro storico, tale comparto urbano si trova a nord della Collegiata di S. Orso, ed è attraversato da un canale irriguo storico.
L’omologazione delle città a schemi e concetti dettati dalla globalizzazione, la mancata attenzione e tutela di spazi di notevole rilevanza, hanno fatto sì che venissero abbandonati edifici, luoghi, paesaggi, ricchi di storia immagine e peculiarità, capaci di rendere unica una città.
Su questi la progettualità dovrebbe intervenire al fine di riqualificarli, investirli di nuova importanza o garantire quella che già avevano, farli dialogare con l’esistente, integrarli in una rete o luogo di comunicazione con la nuova realtà, assicurandone memoria e rinnovamento.
La possibilità che ci offre oggi la quantità di fonti archivistiche, cartografiche, letterarie e iconografiche, dovrebbe permetterci di approfondire la storia di un elemento, e, solo dopo questo passaggio, di potervi intervenire sapendo cosa rappresenta e come, perché, e dove esso è nato e si è sviluppato.
GRAZIE ALLA PRESENZA DI UN ANTICO MULINO E DELL’ANNESSO CANALE IRRIGUO SUL SITO DI STUDIO, SI È RITENUTO CONGRUO ANALIZZARE LO SFONDO IN CUI ESSO SI TROVAVA.
E’ dipartita così la questione riguardante la maglia dei canali irrigui, detti i Ru, e degli Artifices, o impianti produttivi, da loro alimentati. La presenza di acque ormai visibili solo che in alcuni tratti che, un tempo assumeva un ruolo fondamentale per la popolazione locale. Mulini, fucine, segherie ed impianti tessili, costituivano, insieme ai suddetti, una componente dell’ambiente rurale, già presente in epoca romana , e maggiormente in quella medioevale . Purtroppo diverse furono le dinamiche che influenzarono la loro permanenza e funzionalità nei secoli. A tal proposito sono sorte diverse considerazioni sui fattori che hanno portato una rete così rilevante ad essere oggi praticamente nascosta o inesistente. A rimanere è in alcuni casi solo una traccia della loro esistenza, ma ciò permetterebbe comunque di compiere alcune considerazioni sull’operare all'interno dell’impianto urbano.
Tenuto conto di queste considerazioni e a fronte della complessità delle relazioni sopra accennate, riguardanti le trasformazioni e le tendenze in atto, la tesi si costituisce di due parti.
La prima riguarda la lettura ed analisi della storia, delle relazioni e dei significati attribuiti all’acqua in rapporto al paesaggio urbano, l’uomo, le infrastrutture, la legislazione e i vari fenomeni che hanno condizionato la presenza del sistema di canali e mulini, al fine di ottenere uno sfondo generale di conoscenza, su cui improntare la seconda parte di lavoro. Quest’ultima, preso atto delle considerazioni derivanti dalla precedente sezione, sarà infatti incentrata sull’esplicitazione progettuale del riuso del complesso architettonico, la sua riqualificazione ed inserimento nel contesto urbano grazie ad una nuova funzionalità.
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