La chiesa cimiteriale di San Pietro a Brusasco, (To)
Tiziana Guasco
La chiesa cimiteriale di San Pietro a Brusasco, (To).
Rel. Rosalba Ientile. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2005
Abstract
INTRODUZIONE
Fin dal momento in cui, terminati gli ultimi esami, ho iniziato a pensare alla mia tesi di laurea, di una cosa ero certa: sarebbe stata una tesi di restauro. La motivazione è legata alla mia passione per ciò che racchiude una testimonianza del passato e della nostra storia e che come tale deve essere, criticamente, oggetto di tutela e conservazione. Passione che è accresciuta ed è diventata più consapevole grazie all'opportunità che ho avuto, durante il mio percorso formativo, di frequentare specifici corsi legati a questa materia. Forse qualche dubbio vi era: la scelta del tema. Ma guardandomi attorno ben presto ho capito da che cosa la mia attenzione poteva essere attratta. Passeggiando per le colline del Monferrato è possibile scoprire un gran numero di chiese romaniche, un vero e proprio patrimonio, frutto dell'attività storico- artistica degli uomini. Purtroppo però spesso ci si trova di fronte ad una situazione di degrado e di abbandono. E' il caso, per esempio, della chiesa di San Pietro Vecchio a Brusasco che ho assunto quale oggetto della mia tesi. Un'amara constatazione è lo scarso interesse con cui spesso si guarda a questo patrimonio del passato che ci appartiene. Molte volte durante i miei sopralluoghi sul sito della chiesa alcuni mi hanno domandato che cosa stessi facendo. Quando rispondevo che stavo svolgendo dei rilievi per l'elaborazione della tesi di laurea in architettura rimanevano stupiti, non riuscivano a credere che quell'edificio potesse essere così "interessante" da diventare oggetto di studio di un laureando in architettura.
Ma se non riconosciamo all'immenso patrimonio artistico- culturale tramandatoci fino ad oggi il valore che esso ha quale elemento di continuità nella storia, è difficile pensare di instaurarne un effettivo recupero. E allora dovremmo tristemente accettare di perdere una parte del nostro passato, di vivere in società inchiodate ad un eterno presente, private della loro storia e delle loro tradizioni.
Le esigenze della conservazione non sono solo limitate alla storia e all'estetica, ma partecipano alla difesa dell'equilibrio psichico dell'uomo e alla sua formazione. Nella Carta europea del Patrimonio architettonico del settembre 1975 si legge: "Le strutture degli insiemi storici favoriscono l'equilibrio armonico della società e, oltre a costituire un patrimonio e quindi una risorsa economica, esse hanno un valore educativo determinante: servono alla formazione degli uomini".
La conservazione è quindi un'azione con finalità culturali e umanistiche: il restauro è il suo strumento tecnico che si deve avvalere di una specifica metodologia storico- critica.
Nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un bene architettonico che necessita di un intervento di restauro è bene seguire un metodo rigoroso che inizia con la conoscenza del manufatto in tutte le sue parti, solo dopo a questa fase si può procedere con le operazioni di consolidamento.
Si tratta di un vero e proprio "progetto di conoscenza", percorso conoscitivo che si compone di tanti tasselli correlati con il comune obiettivo di progettare un intervento capace di rispettare l'edificio stesso e la sua autenticità.
Così Marco Dezzi Bardeschi ci dice come il restauratore si deve comportare nei confronti di un bene architettonico:
"Il restauratore si limiti solo a fare correttamente il proprio mestiere: cioè operi all'unico fine di assicurare la conservazione dell'autenticità dell'opera, che è costituita da tutti gli apporti materici che le si sono stratificati addosso e che appunto rappresentano quell'insostituibile e irripetibile hic et nunc che caratterizza e distingue in modo specifico quella e non altra fabbrica: perduto e compromesso il quale è perduto e compromesso tutto il resto, il valore di testimonianza e la stessa credibilità dell'oggetto.
Nell'elaborazione della tesi sulla chiesa di San Pietro ho seguito questo percorso di conoscenza procedendo per fasi successive.
Dopo aver contestualizzato territorialmente la fabbrica, ho proceduto con l'analisi storica. Attraverso la lettura di documenti d'archivio ho potuto individuare una cronostoria con le diverse tappe delle vicende costruttive della chiesa.
Questa analisi non è fine a se stessa, ma di fondamentale importanza per l'individuazione della struttura originaria e di come essa si sia evoluta ne! tempo.
Dopo aver svolto le operazioni di rilievo generale con un'accurata campagna fotografica sono passata all'analisi dei materiali.
L'utilizzo dei materiali ci aiuta a capire le tecniche costruttive in uso all'epoca, le capacità tecniche, la facilità con cui un materiale piuttosto che un altro si trasforma col trascorrere del tempo.
Il passo successivo è stato il rilievo dello stato di conservazione. Fondamentale è lo studio dei fenomeni di degrado che inevitabilmente interessano i materiali una volta messi in opera. Le cause possono essere legate a diversi fattori: ambientali, di natura biologica, chimica-fisica. Le alterazioni non devono essere mai sottovalutate, infatti anche quelle superficiali a lungo andare possono disgregare il materiale e portare ad un abbassamento della resistenza meccanica della muratura portante.
Sono state poi condotte alcune verifiche statiche sugli elementi della copertura, e utilizzano il metodo del Méry sugli archi della parete nord dell'edificio che in origine dividevano la navata sopravissuta da quella laterale, sull'arco di trionfo di divisione della navata dall'abside, sul catino absidale, In ultimo si sono indicati i possibili interventi di consolidamento.
Relatori
Tipo di pubblicazione
Corso di laurea
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