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Pedrazzo, Marco Maria

Open sorce, emergency shelter.

Rel. Roberto Pagani, Alessandra Zanelli, Enrico Bassi. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura per la sostenibilita_, 2012

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Abstract:

Introduzione

Il 30 marzo 2012 si è chiusa la prima edizione del concorso "OUTSIDE THE BOX_Low and High Technologies for thè Emergencies" indetto dal gruppo Analisi Group e patrocinato da Luigi Prestinenza Puglisi, discusso saggista e critico dell'architettura2, forte asseritore delle potenzialità delle nuove tecnologie e delle tecnologie digitali. Il tema del concorso era una piccola scatola, un "box" per le emergenze, che sapesse coniugare la sostenibilità con il design parametrico. Il bando riportava esattamente il termine "sfida", poiché nella pratica architettonica la modellazione parametrica è stata fin dai suoi esordi sinonimo di complessità, di preminenza della forma, di eccesso. I nuovi mezzi della tecnologia hanno infatti permesso di potenziare all'infinito le capacità di pensiero dell'architetto, rendendo possibile, anche per uno studente, il disegno e la valutazione di strutture così complesse, che in precedenza erano state alla portata di pochi menti geniali, dopo anni di esperienza sul campo. Si può affermare che la portata dell'innovazione del disegno, inscindibile da quella del progetto in virtù del rapporto che li lega al pari di due facce della stessa medaglia, si pari a quella dell'invenzione della prospettiva.

Le similitudini infatti si sprecano, tra le tante cito in primis il fatto che la prospettiva permise di rappresentare la terza dimensione su un foglio bidimensionale, così come la modellazione parametrica aggiunge n dimensioni al progetto, oltre la terza, siano esse di tipo temporale, fisico, produttivo, economico; in secondo luogo, così come, a seguito dell'invenzione del Brunelleschi, il modo di fare architettura e concepire lo spazio cambiarono in modo sostanziale sebbene alcuni illuminati artisti e progettisti avessero già sfondato in modo empirico il muro delle due dimensioni3, ora i segnali lanciati realizzazioni visionarie del secolo scorso, così complesse da suscitare ancora oggi ammirazione (mi vengono in mente le aviorimesse di Pierluigi Nervi presso Orvieto), il mondo dell'architettura sta cambiando in modo irreversibile, malgrado alcuni progettisti si oppongano strenuamente alla trasformazione, spaventati dai primi e poco convincenti risultati, o semplicemente restii al cambiamento.

Quando presi in mano questa tesi, sei mesi orsono, accettai di ottimo grado di sviluppare il tema del "worldwide container" per le emergenze, che sfruttasse la modellazione parametrica in modo semplice e silenzioso, per adattarsi ai requisiti climatici di tutto il mondo, variando le proprie stratigrafie e gli accorgimenti tecnologici, proprio perché mi sentivo in dovere di testimoniare come l'architettura parametrica (etichetta che non amo ma che racchiude in un unico termine il significato di architettura creata appoggiandosi a strumenti di disegno innvativi) non fosse esclusimente sinonimo di blob privi di un'anima architettonica e delle motivazioni forti tipiche di ogni buona architettura. Sarei dovuto stare nei confortevoli limiti di una scatola dalla dimensioni finite, e sviluppare un efficiente sistema si montaggio sullo stampo del modello Ikea, nella quale fosse possibile scegliere una serie tra una serie infinita di configurazioni i cui componenti venissero spediti in lastre perfettamente impacchettabili.

Si trattava dunque di un'architettura per ogni luogo, o meglio di architettura senza luogo. Mi ritrovai in quell'immenso vuoto di una progettazione per tutti le esigenze, quindi paradossalmente senza esigenze: nessuna priorità, nessuno standard di existenzminimum comune, nessun cliente, nessuna.

Provai lo stesso turbamento che mi prende ogniqualvolta penso alla differenza che passa tra i mobili della casa produttrice svedese, che mi hanno accompagnato (e spesso salvato devo ammettere) in questi anni da studente, e la libreria di quercia massiccia che realizzai con mio fratello con i materiali, avanzati a seguito del rifacimento del tetto, un paio di anni orsono, monumento4 dell'anima della casa, del piacere del lavoro manuale e della soddisfazione che ne deriva ma soprattutto di radici e senso d'appartenenza. Con il senno del poi mi rendo conto come questo turbamento non fosse una sensazione che appartenesse soltanto a me stesso, ma fosse anzi fondato e attestato anche dalla letteratura riguardo all'abitare di emergenza. A questo punto credo sia quasi superfluo dire al lettore che il percorso intrapreso, con il supporto dei relatori, sia stato molto diverso da quello descritto pocanzi: ho appreso a mie spese come fosse impossibile realizzare un modulo di emergenza sostenibile economicamente, tecnologicamente e socialmente prescindendo completamente dal fattore locale. A seguito dell'analisi sullo stato dell'arte ho ritenuto infatti necessario prendere in considerazione tutti gli attori che collaborano all'interno della catena, dalla disegno del modulo fino alla sua realizzazione ed all'utilizzo conseguente in un'ecologia complessiva, poiché il semplice procedere lungo la via tracciata

Relatori: Roberto Pagani, Alessandra Zanelli, Enrico Bassi
Soggetti: A Architettura > AD Bioarchitettura
A Architettura > AO Progettazione
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Architettura per la sostenibilita_
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/2922
Capitoli:

INDICE

Introduzione

1. Abitare e Prefabbricazione

1.1 Abitare in emergenza e prefabbricazione

1.2 Giochi da Costruzione | anni '20

1.3 Blocco Mattone | Roberto Mattone | 1998

1.4 Quonset Hut | Otto Brandeberger | 1943

1.5 Water Block House Fragments | Kengo Kuma | 2010

1.6 Paper Emergency Shelter | Shigeru Ban | 1999

1.7 Baukasten | Walter Gropius, Adolf Meyer 11923

1.8 Packaged House | Konrad Wachsmann, Walter Gropius |1941

1.9 Casa Jacobs | Frank Lloyd Wright | 1936

1.10 Maison Tropicale | Jean Prouvé | 1949

1.11 GreatHanshin EarthquakeCommunityShelter | AA Archi. |1996

1.12 Maison Dom-ino | Le Corbusier | 1914

1.13 Wichita House | R. Buckminster Fuller | 1929

1.14 Habitat '67 | Moshe Safdie | 1967

1.15 Moduli 225 | Kristian Gullichsen, Juhani Pallasmaa |1970

1.16 Micro Compact Home | Horden Cherry Lee Architects

1.17 System3 | Oskar Leo Kauffmann, Albert Ruf, KFN System |2008

1.18 Quick House Variations | Adam Kalkin |2009

1.19 Burst*008 | Jeremy Edmiston, Douglas Gauthier |2008

2. Emergenze nel mondo

2.1 La sostenibilità nel contesto globale

2.2 La situazione delle aree critiche

2.3 Sud-Est dell'Africa

2.4 Centro e Ovest Africa

2.5 Medio Oriente e Nord Africa

2.6 Sud Asia

2.7 Est Asia e Pacifico

2.8 America Latina e Caraibi

2.9 Europa Centrale e Orientale

2.10 Rifugiati e Sfollati in cifre

3. il Soccorso nelle Emergenze

3.1 Le Organizzazioni di Aiuto

3.2 Organizzazioni InterGovernative

3.3 Le Organizzazioni Governative

3.4 Le Organizzazioni Non Governative

3.5 Framework per l'abitare d'emergenza

3.6 Requisiti prestazionali igienico-sanitari

3.7 II Modulo d'Emergenza come Prodotto di Design

3.8 II sistema attuale di produzione

4. il Progetto e la scelta di campo

4.1 L'Innovazione e La Ricerca

4.2 Innovate on thè Cheap - Nuovi Principi di Innovazione

5. il Progetto e la scelta di strumenti

5.1 La Modellazione Associativa e Parametrica

5.2 Progettazione e Modifiche: Massive Prototyping

5.3 Progettazione e Performance: Massive Analysis

5.4 La Pratica del Teckton

5.5 Modellazione parametrica e moduli d'emergenza

5.6 II modello Operi Source

6. Concept development

6.1 Ripensare la tenda.

6.2 Shaping

6.3 Making

7. Analisi di scenario

7.1 Hamilton2014

7.2 Fabbriche di Vallico 2016

7.3 Nyamey2012

8. Conclusioni

Bibliografia:

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