Politecnico di Torino (logo)

Astengo, Gregorio

Le radici della modernità : architettura e scienza tra Francia e Inghilterra, 1650-1700.

Rel. Guido Montanari. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (costruzione), 2012

Abstract:

Architettura e Scienza. Da tempo imbrigliato tra queste due passioni, mi sono spesso interrogato sul rapporto tra pensiero architettonico e pensiero scientifico, sulle intersezioni tra questi due mondi, su quanta Scienza ci fosse nell'Architettura. Al di là delle ovvie applicazioni tecniche e tecnologiche che fin dai tempi di Vitruvio hanno interessato la pratica costruttiva (la scienza delle costruzioni, la scienza dei materiali o la più moderna progettazione fisico-tecnica), il problema che mi sono posto riguarda piuttosto il metodo scientifico.

Il metodo a cui si fa riferimento nacque in un preciso momento della storia europea, grazie al pensiero e all'opera dei primi scienziati moderni. Cosa accadde allora all'architettura nel momento in cui la scienza diventò moderna? Nel presente lavoro si cercherà di rispondere a questa domanda, attraverso l'esame di teorie e pratiche architettoniche che, come verrà illustrato, si distinsero proprio per il loro carattere eminentemente scientifico.

La scienza moderna nacque nel Seicento. Oltre alle scoperte e ai nuovi paradigmi introdotti dai protagonisti di quest'epoca, nel XVII secolo vennero poste le basi per il concetto stesso di una scienza più autentica e fondata sull'esperienza. Concetti come quello di "nuovo" per la prima volta vennero intesi non più nella loro tradizionale accezione minacciosa e dispregiativa, ma finalmente in termini positivi e costruttivi. Cominciò poi a delinearsi una cultura scientifica internazionale, fatta di linguaggi universali, di dibattiti finalmente pubblici e di scoperte condivise.

Questo processo non si esaurì certamente nel XVII secolo. La stessa parola scienziato ancora non esisteva: gli intellettuali che si interessavano allo studio della natura e dei suoi fenomeni erano generalmente chiamati filosofi naturali o virtuosi. Il termine science (dal latino scientia) indicava ancora spesso il generico "sapere", un insieme molto vario di conoscenze che solo nel XIX secolo assumerà il carattere più ristretto e definito utilizzato oggi. Tuttavia un attacco alla filosofia Aristotelica e Scolastica, come quello intrapreso all'inizio del Seicento, fu un fenomeno dalla forza unica nella storia: la scoperta di Galileo delle macchie solari nel 1610-1611, il suo concetto di relatività, la diffusione del sistema copernicano e le leggi di Keplero furono solo le prime di uno sterminato corpus di conoscenze che, nel giro di pochi decenni, cambiarono il mondo.

Non è legittimo stabilire un rapporto diretto tra questo clima intellettuale e il pensiero architettonico seicentesco. Si possono tuttavia individuare alcuni caratteri di questo processo legati allo sviluppo del pensiero architettonico della seconda metà del secolo, periodo in cui la rivoluzione scientifica si fece più matura e diffusa. La portata internazionale di questa trasformazione, i suoi risvolti multidisciplinari, l'importanza dei risultati in ambito pratico come in quello teorico, hanno certamente investito anche il mondo dell'architettura, contesa proprio tra due nature - teorica e pratica - spesso in conflitto e in contraddizione.

La «crisi del classicismo architettonico», come la definisce Benevolo, si fece acuta proprio nel penultimo decennio del Seicento, quando la riflessione sull'architettura si liberò con forza della sua base altamente gerarchica e strutturata ancora sul concetto tradizionale di "autorità", per trovare uno sbocco nuovo come strumento di razionalizzazione e di subordinazione convenzionale. Gli "eterni" del passato vennero finalmente riportati sulla terra e fu data nuova luce all'opera dei "mortali": «La ricerca di un precedente sacro per ogni dettaglio antico, [...], secondo la quale gli ordini sarebbero stati un'istituzione divina, e addirittura un dettato divino, tutto ciò fu radicalmente spazzato via [...]. In quest'ottica, tutta l'antichità altro non era che un repertorio di minuzie».

Scopo di questo lavoro è l'approfondimento di alcuni caratteri di modernità, che emersero in architettura nella seconda metà del Seicento, in relazione a quelli che, con prorompente veemenza, plasmarono il mondo scientifico, attraverso l'analisi delle opere e delle idee di due tra gli architetti più importanti del tempo: il francese Claude Perrault (1613-1688) e l'inglese Sir Christopher Wren (1632-1723). Entrambi architetti dilettanti e scienziati professionisti, dedicarono i primi trent'anni di vita allo studio di quella filosofia naturale che fu all'epoca al centro di un dibattito destinato a rendere il mondo finalmente moderno, per poi rivolgersi anche alla teoria e alla pratica architettonica, affermandosi tra i maggiori innovatori dell'epoca.

Claude Perrault, medico e ricercatore di fisiologia, anatomia e biologia alla nuova Académie des Sciences, eseguì tra gli anni '60 e '70 una traduzione del De Architectura di Vitruvio — all'epoca ancora testo di riferimento per architetti e costruttori — che rimarrà la versione più moderna del trattato per i successivi duecento anni, applicando il suo razionalismo scientifico alle numerose contraddizioni insite nella teoria degli ordini. Perrault fu autore dell'Observatoire de Paris, cuore pulsante della nuova scienza e simbolo stesso di modernità. Oltre al celebre affaire del Louvre, egli fu poi protagonista dell'importante dibattito che influenzerà la teoria architettonica del secolo successivo: come vedremo, la sua Ordonnance des cinq espèces de colonnes smuoverà la basi stesse del linguaggio architettonico dei secoli precedenti e minerà molte delle certezze su cui in quegli anni si era fondata l'Académie d'Architecture. Perrault cercò, durante la sua carriera, di integrare le scienze dell'ingegnere e del costruttore con quelle del filosofo sperimentale, inserendole all'interno del corpus di conoscenze specifico dell'architetto.

Christopher Wren, di quasi 20 anni più giovane, grazie al suo formidabile talento matematico riuscì, appena ventenne, a entrare nelle file di quel manipolo di virtuosi che nei primi anni '60 fondò la celebre Royal Society, l'istituzione scientifica più conosciuta della storia. Professore di astronomia a Oxford per anni, amante della meccanica e della geometria, della medicina e dell'astronomia, continuò ad applicare il suo spirito curioso e inventivo anche alla pratica costruttiva. Insieme a Robert Hooke, uno dei protagonisti assoluti della scienza inglese del Seicento, dopo l'incendio di Londra del 1666 Wren progettò decine di chiese, tra cui la cattedrale di St. Paul, sempre adottando quell'empirismo che fu alla base del suo pensiero. Il suo Royal Greenwich Observatory fu la sintesi della volontà di applicare l'insieme delle conoscenze in ambiti inesplorati e produttivi. Nei suoi pochi scritti - Tracts on Architecture - egli riprese poi quei concetti, così potenti già in Perrault, per lo sviluppo di una nuova architettura fondata finalmente su un pensiero moderno e sull'esperienza. Come ricorda lo stesso Pevsner «è il razionalismo, lo scetticismo di Wren lo scienziato a decidere lo stile, il suo senso di ciò che si addice ad un'opera ma non ad un'altra, il suo divertimento nello sperimentare».

Perrault e Wren non furono gli unici scienziati-architetti della rivoluzione scientifica, ma furono sicuramente i più innovativi. Il matematico e fisico Guarino Guarini (1624-1683), anch'egli architetto, condivideva l'idea di un'architettura "per i sensi" e applicò il suo ricco background di uomo di scienza a una camera di progettista e trattatista. A differenza dell'inglese e del francese tuttavia, il maestro del barocco italiano apparteneva a un panorama intellettuale ormai quasi periferico. L'Italia infatti non era più il centro artistico e culturale dell'Europa: la sconfitta di Galileo negli anni '20 e '30, quella di Bernini negli anni '60, furono solo alcuni dei sintomi di una crisi che avrebbe strappato questa leadership all'Italia per consegnarla proprio all'Inghilterra e - in maniera ancora più evidente - alla Francia. Parigi, infatti, diventerà la meta privilegiata per architetti e artisti proprio a partire dalla metà del secolo. Lo stesso Wren decise di recarsi, durante il suo unico viaggio all'estero nel 1665-1666, nella capitale francese e non più a Roma: Parigi era la scuola di architettura più importante d'Europa. Anche il clima scientifico di questi due paesi, patria della maggior parte dei protagonisti della Rivoluzione, ne rispecchia il primato di centro dell'Europa. Galileo fu senz'altro uno dei motori della rivoluzione scientifica, ma la sua stessa carriera, segnata di fatto da una sconfitta, dimostra come egli vivesse in un paese che non sarebbe stato più al centro di questo cambiamento. Guarini, anche per il suo utilizzo della Retorica come strumento di scienza, non può essere posto sullo stesso piano di Wren e Perrault. Egli, tra l'altro, fu un convinto antigalileiano. Di seguito si farà quindi riferimento a Francia e Inghilterra non solo in quanto patria dei due architetti-scienziati, ma anche in quanto paesi rappresentanti del primato artistico-scientifico europeo.

Si porrà innanzitutto l'accento sull'aspetto progettuale che caratterizzò l'attività di questi due Maestri, con particolare attenzione ai due edifici che incarnarono maggiormente lo spirito scientifico moderno: gli Osservatori Astronomici. Accanto a queste innovative costruzioni verranno poi analizzati alcuni lavori, che mostrano con altrettanta chiarezza lo spirito della Rivoluzione che influenzò" le attività di Perrault e Wren: da una parte gli originali contenuti e i moderni strumenti con cui il medico francese diede un nuovo senso ai Dix Livres de Vitruve; dall'altra alcuni casi emblematici dell'approccio empirico e indipendente che Wren adottò in alcune delle sue più celebri realizzazioni, tra cui St. Paul, intese spesso come veri e propri strumenti scientifici. Saranno poi mostrati i tratti che accomunarono, e quelli che distinsero, l'importante attività teorica dei due scienziati nella ricerca di un ordine nuovo in architettura, e la loro concezione moderna di bellezza e di progresso, legate indissolubilmente alle nuove certezze in ambito scientifico che trasformarono l'intera Europa.

Vedremo quindi come il fatto di essere stati tra i primi scienziati moderni abbia costituito, per Christopher Wren e Claude Perrault, il presupposto tecnico e culturale attraverso cui giunsero a rifiutare i dogmi del tradizionale linguaggio architettonico e a proporne un uso nuovo, anticipando i tratti di un processo che definirà la nascita dell'architettura moderna.

Relatori: Guido Montanari
Soggetti: G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GD Estero
ST Storia > STK Periodo moderno
Corso di laurea: Corso di laurea specialistica in Architettura (costruzione)
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/2781
Capitoli:

Introduzione

I. Architettura e Rivoluzioni nel Seicento europeo

1 La "crisi del Seicento"

2 Architettura e Rivoluzione Scientifica: gli Osservatori Astronomici

3 Il sistema delle Accademie

II. Francia: Architettura e Scienza sotto il Sole

1 Scienziati all'Académie d'Architecture

2 Alla conquista del cielo: l'Observatoire de Paris

2.1 «Sic itur ad astra»: le origini dell'Osservatorio

2.2 Il primo progetto di Claude Perrault

2.3 L'edifìcio si trasforma

2.4 Il progetto definitivo e i suoi spazi

2.5 Lo sviluppo dell'edificio

3 Claude Perrault e la Scienza del De Architectura

3.1 Origine e fortuna del testo

3.2 Dentro il Trattato

3.3 Un manifesto di architettura moderna

III. Inghilterra: Architettura ed Empirismo

1 Nullius in Verba: la Royal Society

2 Una bussola per Londra: the Royal Greenwich Observatory

2.1 Una soluzione al Problema della Longitudine

2.2 L'edifìcio

2.3 Christopher Wren e l'Osservatorio

2.4 Modelli e confronti

2.5 L'evoluzione del Greenwich Observatory

3 Monumenti per la Scienza

3.1 Gli architetti della nuova Londra

3.2 The Monument

3.3 Esperimenti a St. Paul

IV. Elementi di modernità tra Parigi e Londra

1 I significati degli Osservatori

2 Perrault e Wren: due scienziati moderni

2.1 Una formazione scientifica in comune

2.2 La risposta a un'antica teoria

2.3 Un nuovo paradigma

Conclusioni: Architettura moderna e Scienza moderna

Bibliografia

Bibliografia:

- Vitruvio, De Architectura Libri Decem, II sec. a. C (P. Gros (a cura di), De Architectura, Einaudi, Torino 1997).

- T. Brahe, Epistolarum Astronomicarum, 1596.

- F. Bacon, New Atlantis, Londra 1627.

- R. Descartes, Discours de la méthode, Leida {Discorso sul metodo, Laterza, Bari 1980).

- T. Sprat, The history of the Royal Society of London, Londra 1667.

- C. Perrault, Mémoires pour servir à l'histoire naturelle des animaux, Parigi 1671.

- Perrault, Les dix livres de l'architecture de Vitruve, corrigez et traduits nouvellement en François, Parigi 1684 (Les dix livres de l'architecture de Vitruve, corrigés et traduits en 1684 par Claude Perrault, Mardaga, Bruxelles 1979).

- C. Perrault, Abregé des dix livres d'architecture de Vitruve, Parigi 1674.

- J. F. Blondel, Cours d'Architecture enseigné dans l'Académie Royale d'Architecture, Parigi 1675.

- C. Perrault, Essais de Physique, Parigi 1680-1688.

- J. Picard, Voyage d'Uranibourg, Parigi 1680.

- C. Perrault, Ordonnance des cinq espèces de colonnes selon la méthode des anciens, Parigi 1683.

- Charles Perrault, Les hommes illustres qui ont paru en France pendant ce siècle, 1696.

- C. Perrault, Recueil de plusieurs machines de nouvelle invention: ouvrage posthume, Parigi, 1700.

- G. Brice, Description de la ville de Paris, Tome III, Parigi 1725.

- Histoire de l'Académie Royale des Sciences, depuis son établissement en 1666 jusqu'à 1699, Tome I, Parigi 1733.

- C. Wren, Parentalia: or memoirs of the family of the Wrens, Osborn and Dodsley, Londra 1750.

- J.-F. Blondel, Architecture Française, Parigi 1752-1756.

- Cassini IV, Mémoires pour servir à l'histoire des sciences et à celle de l'Observatoire de Para, Parigi 1810.

- F. Baily, An account of Revd. John Flamsteed, fìrst Astronomer-Royal, Londra 1835.

- I. Newton, The Mathematical principles of natural philosophy, Daniel Adee, New York 1846.

- J. Bertrand, L'Académie des sciences et les académiciens de 1666 à 1793, J. Hetzel Librairie - éditeur, Parigi 1869.

- Œuvres complètes de Christiaan Huygens, Societé Hollandaise des Sciences, Tome neuvième Correspondance 1685-1690, LaHaye 1901.

- C. J. E. Wolf, Histoire de l'Observatoire de Paris de sa fondation à 1793, Gauthier-Villars, Parigi 1902.

- Mémoires de ma vie par Charles Perrault et Voyage a Bordeaux par Claude Perrault, Parigi 1909.

- H. Lemonnier, Procés-verbaux de l'Académie Royale d'Architecture 1671-1793, Société de l'histoire de l'art français, Voll. I-III, Parigi 1911-1929.

- M. Ornstein, The rôle of the scientific societies in the seventeenth century, New York 1913.

- W. D. Caröe, "Tom Tower", Christ Church, Oxford: some letters of Sir Christopher Wren to John Fell, Bishop of Oxford, Clarendon Press, Oxford 1923.

- A. Hallays, Les Perrault, Perrin & C., Parigi 1926.

- H. Cescinsky, Flamsteed's clocks from Greenwich Observatory, in "The Burlington Magazine", vol. 51, n. 297, 1927.

- A. T. Bolton, Wren Society, Vol. XIX, Londra 1931.

- H. Brown, Scientific organizations in seventeenth century France (1620-1680), The Williams & Wilkins Company, 1934.

- R. K. Merton, Science, technology and society in seventeenth-century England, in "Osiris", vol. 4, 1938.

- M. Romer, I. Bernard Cohen, Roemer and the First Determination of the Velocity of Light (1676), in "Isis", Vol. 31, n. 2, 1940.

- W. E. Houghton Jr., The English Virtuoso in the Seventeenth century, in "Journal of the History of Ideas", Vol. 3, n. 1, (Part 1), Vol. 3, n. 2 (Part 2), 1942.

- P. Hazard, La crisi della coscienza europea, Einaudi, Torino 1946.

- L. Hautecoeur, Histoire de l'architecture classique en France, Tome II, Picard, Parigi 1948-1957.

- R. Dutton, Tha age of Wren, Batsford, Londra 1951.

- R. Hall, The scientific revolution, 1500-1800; the formation of the modern scientific attitude, Longmans, Londra 1954.

- E. Hobsbawm, The Crisis of the Seventeenth Century, in "Past and Present", n. 5-6, 1954.

- V. Fürst, The architecture of Sir Christopher Wren, Lund Humphries, Londra 1956.

- F. Sekler, Wren and his place in European architecture. Faber Faber, Londra 1956.

- N. Pevsner, Christopher Wren. 1632-1723, Electa, Milano 1958.

- W. Herrmann. Antoine Desgodets and the Académie Royale d'Architecture, in 'The Art Bullettin", Vol. 40, n. I. 1958.

- A. Laprade, François d'Orbay, architecte de Louis XIV, Vincent. Parigi 1960.

- J. Summerson, Sir Christopher Wren, P. R. S., in "Notes and records of the Royal Society of London", Vol. 15, 1960.

- S. F. Mason, History of the sciences, MacMillan, Londra 1962.

- D. Ogg, Europe in the seventeenth century, McMillan, Londra 1962.

- L. Geymonat, Galileo Galilei, Einaudi, Torino 1963.

- E. Kaufmann, L'architettura dell'Illuminismo, Einaudi, Torino 1971.

- N. Pevsner, Storia dell'architettura europea, Laterza, Bari 1966.

- M. Petzet, Claude Perrault als Architekt des Pariser Observatoriums, in "Zeitschrift für Kunstgeschichte", 30, n. 1, 1967.

- A. Van Helden, Christopher Wren's 'De Corpore Saturni', in '"Notes and records of the Royal Society of London", vol. 23, n. 2, 1968.

- P. M. Rattansi, The intellectual origins of the Royal Society, in "Notes and records of the Royal Society of London", vol. 23, n. 2, 1968.

- L. S. Feuer, L'intellettuale scientifico. Origini psicologiche e sociologiche della scienza moderna. Zanichelli, Bologna 1969.

- F. Fichet-Poitrey, La gloire et l'argent. Architectes et entrepreneurs au XVII siècle, in "Revue française de sociologie", 10-1, 1969.

- L. Formigari, Linguistica ed empirismo nel seicento inglese, Laterza, Bari 1970.

- M. Tafuri, «Architectura Artificialis»: Claude Perrault, Sir Christopher Wren e il dibattito sul linguaggio architettonico, in Pier Fausto Palumbo (a cura di). Barocco Europeo. Barocco Italiano. Barocco Salentino. Relazioni e comunicazioni presentate al Congresso internazionale sul Barocco (Lecce e T. d'O., 21-24 settembre 1969), Centro Studi Salentini. Lecce 1970.

- R. Hahn. The anatomy of a scientific institution. The Paris Academy of sciences 1666-1803, University of California Press, Londra 1971.

- J. A. Bennett, Christopher Wren: the Natural Causes of Beauty, in "Architectural History", Vol. 15, 1972.

- J. A. Bennett, Wren's last building?, in "Notes and records of the Royal Society of London", vol. 27, n. 1, 1972.

- R. Sayce, Litterature et architecture au XVII siècle, in "Cahiers de l'Association internationale des études français", n. 24, 1972.

- M. Tafuri, Teorie e storia dell'architettura, Laterza, Bari 1973.

- E. G. Forbes, A. J. Meadows, D. Howse, Royal Observatory at Greenwich and Herstmonceux, 1675-1975, 3 Voll., Taylor & Francis LTD, 1975.

- D. Howse, Francis Piace and the early history of the Greenwich Observatory, Science History Publications, New York 1975.

- C. Hill, Le origini intellettuali della Rivoluzione inglese, Il Mulino, Bologna 1976.

- A. Koyré, Studi galileiani, Einaudi, Torino 1976.

- F. Yates, L'illuminismo dei Rosa-Croce, Mimesis, Torino 1976.

- F. Fichet, La théorie architecturale à l'âge classique, Mardaga, Bruxelles 1979.

- W. Herrmann, La théorie de Claude Perrault, Margada, Bruxelles 1980.

- R. Middleton, D. Watkin, Architettura dell'ottocento, Electa, Milano 1980.

- J. A. Bennett, The mathematical science of Christopher Wren, Cambridge University Press, Cambridge 1982.

- K. Downes, The architecture of Wren, Granada, Londra 1982.

- A. Koyré, La rivoluzione astronomica. Copernico, Keplero, Borelli, Feltrinelli, Milano 1982.

- N. Pevsner, Le accademie d'arte, Einaudi, Torino 1982.

- J. V. Polišenský, La guerra dei trent’anni, Einaudi, Torino 1982.

- A. Blunt, Art et architecture en France 1500-1700, Mecula, Parigi 1983.

- D. Giangaspo (a cura di), L'architettura delle macchine. Il Settecento, Mazzotta, Milano 1983.

- A. Pérez-Gómez, Architecture and the crisis of modern science, MIT Press, Cambridge 1983.

- E. Kaufmann, Tre architetti rivoluzionari. Boullée, Ledoux, Lequeu, Franco Angeli, Milano 1984.

- M. Hunter, A 'College 'for the Royal Society. The abortive plan of 1667-1668, in "Notes and records of the Royal Society of London", vo. 38, n. 2, 1984.

- J. A. Bennett, The mechanics' philosophy and the mechanical philosophy, in "Osiris", n. 10, 1952.

- S. Debarbat, Newton, Halley and l'Observatoire de Paris, in "Revue d'histoire des sciences", t. 39 n. 2, 1986.

- O. Hannaway, Laboratory design and the aim of science: Andreas Libavius versus Tycho Brahe, in "Isis", vol. 77, n. 4, 1986.

- W. Szambien, Symétrie, gout, caractère: théorie et terminologie de l’architecture à l'âge classique 1550-1800, Picard, Parigi 1986.

- J. A. Bennett, The divided circle: a history of instruments for astronomy, navigation and surveying, Phaidon, Londra 1988.

- H.-W. Kruft, Storia delle teorie architettoniche da Vitruvio al Settecento, Laterza, Bari 1988.

- A. Picon, Claude Perrault, 1613-1688, ou la curiosité d'un classique, Picard, Parigi 1988.

- S. Shapin, The house of experiment in seventeenth-century England, in "Isis", vol. 79, n. 3, 1988.

- O. Mayr, Authority, liberty, and automatic machinery in early modern Europe, Johns Hopkins University Press, Londra 1989.

- J. Summerson, Architettura del Settecento, Rusconi, Milano 1990.

- G. Germann, Vitruve et le Vitruvianisme: introduction à l'histoire de la théorie architecturale, PPUR, Parigi 1991.

- M. Massobrio, Gli osservatori astronomici, Tesi di Laurea Specialistica, Relatore Prof. O. Rosati, Politecnico di Torino Facoltà di Architettura, a.a. 1991-92.

- A. Koyré, dal mondo del pressappoco all'universo della precisione, Einaudi, Torino 1992.

- M. C. Jacob, Il significato culturale della rivoluzione scientifica, Einaudi, Torino 1992.

- K. Frampton, Storia dell'architettura moderna, Zanichelli, Bologna 1993.

- J. Summerson, Architecture in Britain 1530-1830, Yale University Press, 1993.

- A. Van Helden, Telescopes and authority from Galileo to Cassini, in "Osiris", vol. 9, Instruments, 1994.

- J. Rykwert, I primi moderni. Dal classico al neoclassico, Mondadori, Milano 1994.

- D. J. Sturdy, Science and Social Status: The Members of the Académie des Sciences 1666-1750, Boydell Press, Londra 1995.

- M. A. R. Cooper, Robert Hooke's Work as Surveyor for the City of London in the Aftermath of the Great Fire, in "Notes and records of the Royal Society of London", Vol. 51, n. 2, 1997 (Part 1), Vol. 52 n. 1, 1998 (Part 2), Vol. 52 n. 2, 1998 (Part 3).

- H. Butterfield, Le origini della scienza moderna, Il Mulino, Bologna 1998.

- R. Gargiani, Idea e costruzione del Louvre, Alinea, Firenze 1998.

- D. S. Lux, H. J. Cook, Closed circles or open networks: communicating at a distance during the scientific revolution, in "History of science", n.36, 1998.

- J. Moore, The Monument, or, Christopher Wren's Roman accent, in "The Art Bulletin", Vol. 80, n. 3, 1998.

- J. Summerson, Heavenly mansions and other essays on architecture, W. W. Norton & Company, Londra 1998.

- T. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino 1999.

- L. Jardine, Ingenious pursuit. Building the Scientific Revolution, Anchor Books, Londra 2000.

- L. Jardine, Monuments and microscopes: scientific thinking on grand scale in the early Royal Society, in "Notes and records of the Royal Society", vol. 55, n. 2, 2001.

- A. Tinniswood, His invention so fertile. A life of Christopher Wren. Oxford University Press, New York 2001.

- H. R. Trevor-Roper, The crisis of the seventeenth Century, Liberty Fund, Londra 2001.

- A. Gerbino, The library of François Blondel, in "Architectural history", vol. 45, 2002.

- L. Jardine, On a grander scale: the outstanding life of Sir Christopher Wren, HarperCollins, Londra 2002.

- J. A. Bennett, M. Cooper, M. Hunter, L. Jardine, London 's Leonardo: the life and work of Robert Hooke, Oxford University Press, 2003.

- D. Howse, Greenwich time and longitude, Philip Wilson, Londra 2003.

- G. Montanari, Vitruvio nella formazione dell'architetto tra Accademie e Encyclopédie, in Gianluigi Ciotta (a cura di), Vitruvio nella cultura architettonica antica, medievale e moderna. Atti del convegno internazionale di Genova, 5-8 novembre 2001, Tomo II, De Ferrari, Genova 2003.

- S. Shapin, La rivoluzione scientifica, Einaudi, Torino 2003.

- C. Thoenes, B. Evers, a cura di, Teoria dell'architettura. 117 trattati dal Rinascimento a oggi, Taschen, Colonia 2003.

- A. Geraghty, Robert Hooke's collection of architectural books and prints, in "Architectural History", vol. 47, 2004.

- L. Allais, Ordering the Orders: Claude Perrault's Ordonnance and the Eastern Colonnade of the Louvre, in "Future Anterior" Vol. 2, n. 2, 2005.

- E. L. Boullée, Architettura. Saggio sull'arte, Einaudi, Torino 2005.

- A. Gerbino, François Blondel and the "Résolution des quatre principaux problémes d'architecture" (1673), in "Journal of the Society of Architectural Historians", vol. 64, n. 4. 2005.

- L. Jardine, The curious life of Robert Hooke. The man who measured London, Harper Perennial, Londra 2005.

- K. Lippincott, A guide to the Royal Observatory, Greenwich, National Maritime museum, Londra 2005.

- P. Findlen. History of science: how building matter, in "Journal of the Society of Architectural Historians", vol. 65, n. 1, 2006.

- P. Gros, Vitruve et la tradition des traités d'architecture. Fabrica et ratiocinatio, École Française de Rome. Roma 2006.

- L. Soo, Wren's "Tracts" on architecture and other writings, Cambridge University Press. 2007.

- L. Benevolo, Storia dell 'architettura del Rinascimento. Laterza, Bari 2008.

- L. Hollis, The Phoenix, St. Paul's Cathedral and the man who made modern London, Weidenfeld & Nicolson. Londra 2008.

- M. Purver, The Royal Society: concept and creation, Routledge. Londra 2008.

- P. Rossi, I filosofi e le macchine. Feltrinelli. Milano 2009.

- Michael Hoskin (a cura di), Storia dell'astronomia, Rizzoli, Milano 2009.

- E. Dolnik, L'universo meccanico, Bollati Boringhieri, Torino 2011.

- M. F. Walker, The limits of a collaboration: Robert Hooke, Christopher Wren and the design of the Monument to the Great Fire of London, in "Notes and records of the Royal Society of London", pubblicato online il 6 febbraio 2011.

Modifica (riservato agli operatori) Modifica (riservato agli operatori)