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Il parco Mario Carrara detto Pellerina a Torino, un patrimonio da riattivare. Riscoprire il passato, plasmare il futuro: esplorare la bellezza e l’intelligenza di un progetto iconico e di un’oasi dimenticata attraverso un approccio sostenibile alla vasca Pellerina e al suo sistema idrico storico. = Mario Carrara Park also called Pellerina in Turin, a heritage to be reactivated. Rediscovering the past, shaping the future: exploring the beauty and intelligence of an iconic project and a forgotten oasis through a sustainable approach to the Pellerina pool and its historic water system.

Ilaria Gravili

Il parco Mario Carrara detto Pellerina a Torino, un patrimonio da riattivare. Riscoprire il passato, plasmare il futuro: esplorare la bellezza e l’intelligenza di un progetto iconico e di un’oasi dimenticata attraverso un approccio sostenibile alla vasca Pellerina e al suo sistema idrico storico. = Mario Carrara Park also called Pellerina in Turin, a heritage to be reactivated. Rediscovering the past, shaping the future: exploring the beauty and intelligence of an iconic project and a forgotten oasis through a sustainable approach to the Pellerina pool and its historic water system.

Rel. Daniele Regis, Luca Davico, Roberto Olivero. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile, 2023

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Abstract:

Una passeggiata nel tempo e nello spazio che tenta di rivelare storie e luoghi, in cui la città è il libro e i materiali urbani, le immagini di mille storie. Muoversi nella città, quella più insolita, quella che appare dimenticata o sottovalutata, porta a porsi delle domande sulla genesi alla base delle trasformazioni spaziali. Una passeggiata, quella all’interno del Parco Mario Carrara-Pellerina, volta a cogliere eccezioni, relazioni, intromissioni o assenze. Camminare e osservare per avvicinarsi ad un luogo in vista di una qualche trasformazione, che non solo ci consente di scoprire come esso è, ma contemporaneamente di intravedere come si potrebbe ancora trasformare. Uno spazio pubblico responsabile della composizione di un’identità di città, in grado di incoraggiare il benessere psicologico, le attività sociali, la comunicazione e l’integrazione sociale per il miglioramento della società. L’intento di riconoscere il valore rigenerativo e ridare dignità e ruolo a questo spazio a lungo dimenticato, muove la scelta di approfondire il tema dell’acqua, riconsiderando quelle che erano un tempo le piscine più gettonate all’interno del parco, ad oggi, scomparse, in parte, dalla memoria della città, dove l’applicazione di possibili azioni di mitigazione e/o adattamento in grado di contrastare le cause del cambiamento climatico, dà vita ad una rete fisica e naturale in cui tale spazio urbano dialoga con le memorie e le tracce del presente. Memoria, identità e luogo diventano un tutt’uno e, allo stesso tempo, influenzano la progettazione e la trasformazione di uno spazio già esistente rimodellandolo con uno sguardo rivolto non solo al passato, ma collocato anche nel presente e orientato al futuro. Da questo punto di vista, proprio l’acqua è destinata a vedere implementata la sua presenza sulla scena urbana evoluta del futuro prossimo perché la sua conservazione – e perché no, visibilità – è testimonianza diretta della “buona salute” di un territorio. L’acqua come elemento costante del disegno urbano che, con il suo incessante scorrere, può essere memoria vitale così persistentemente radicata e seducente, da suggerirne il recupero anche quando di essa non vi è più traccia. Questo perché, spesso, i cittadini e il territorio sono legati da un rapporto inestricabile tra ciò che essi sentono dei luoghi e ciò che i luoghi sentono dei cittadini. Un luogo, uno dei parchi più grandi della città torinese, ricco di potenzialità ma allo stesso tempo caratterizzato da grandi vuoti, tra cui quella grande vasca di cemento nella quale un’intera generazione ha imparato a nuotare che fu chiusa negli anni ’70, ma mai cancellata dai ricordi. Ad oggi, l’impianto si è ormai trasformato e si sta ancora trasformando prima in un monumento all’abbandono e oggi in un’incognita, attraversato anche dal piccolo fiume chiamato Dora Riparia che, purtroppo, col tempo è stato rimosso sempre di più dalla mente dei torinesi, mentre le sue sponde sono diventate un “non luogo” privo d’identità e di funzioni, uno spazio urbano da evitare perché privo di qualsivoglia bellezza e funzione. Dunque, anche lo studio del sistema idrico e territoriale della Dora cerca una modalità di riscoperta delle possibilità di questo luogo ed un metodo di lavoro da applicare in un possibile progetto di riqualificazione del parco e delle sue piscine in cui l’acqua diviene l’elemento strutturante del progetto, oggi come allora.

Relatori: Daniele Regis, Luca Davico, Roberto Olivero
Anno accademico: 2022/23
Tipo di pubblicazione: Elettronica
Numero di pagine: 464
Parole chiave: Rigenerazione urbana; identità dei luoghi; bene comune; acqua; fiume; piscine; verde urbano; parco; degrado ambientale; degrado sociale; Torino; fitodepurazione; sistemi di purificazione dell’acqua; Dora Riparia
Soggetti:
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in Architettura Per Il Progetto Sostenibile
Classe di laurea: Nuovo ordinamento > Laurea magistrale > LM-04 - ARCHITETTURA E INGEGNERIA EDILE-ARCHITETTURA
Aziende collaboratrici: NON SPECIFICATO
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/27604
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