Edilizia sociale certificata per la definizione dell'housing cost : il caso della residenza temporarea di via San Pio V a Torino
Simona Calusini
Edilizia sociale certificata per la definizione dell'housing cost : il caso della residenza temporarea di via San Pio V a Torino.
Rel. Stefano Paolo Corgnati, Luisa Ingaramo. Politecnico di Torino, Corso di laurea magistrale in Architettura Costruzione Città, 2012
Abstract
Dagli anni '50 il diritto alla casa è sempre stato considerato una priorità nelle politiche italiane. Nonostante ciò negli ultimi tempi questo tema ha ritrovato una nuova importanza dovuta alle forti connessioni che legano questo diritto - non sempre garantito - alle possibilità abitative (in diminuzione, non solo per le classi più svantaggiate) e alla qualità delle abitazioni stesse.
Le recenti dinamiche economiche e sociali hanno richiesto nuove riflessioni e lo sviluppo di nuove soluzioni (diverse dalle pratiche tradizionali di edilizia popolare) che rispondessero alle diverse realtà sorte con il passare del tempo. Tutto ciò ha dunque fatto del Social Housing uno dei nuovi strumenti più importanti con cui i governi perseguono i propri obiettivi in materia abitativa. Negli ultimi decenni, infatti, per molte famiglie la difficoltà a sostenere le spese relative alla casa è aumentata. Si è potuto assistere ad un forte e continuo incremento dei prezzi degli immobili e degli affitti effettivi (+63% tra il 1996 e il 2008), a cui tuttavia non è corrisposta una crescita altrettanto significativa dei redditi reali (+10% nel medesimo periodo). Al tempo stesso in molti Paesi è andato progressivamente riducendosi l'intervento pubblico, accordando indirettamente una crescente fiducia alle forze di mercato per il soddisfacimento della domanda abitativa. A ciò si deve aggiungere anche il fatto che alcuni fattori demografici come l'aumento dell'immigrazione e l'invecchiamento della popolazione contribuiscono ad esporre la domanda abitativa a nuove pressioni. Di conseguenza, i bisogni abitativi dei nuclei familiari poveri e vulnerabili sono affrontati e soddisfatti in maniera spesso inadeguata.
E' proprio in questo senso che l'offerta di alloggi sociali si rivela di fondamentale importanza. Infatti, un sistema di Residenze Sociali - per così dire - virtuoso può garantire maggiore accessibilità ed una qualità abitativa più alta rispetto ad un modello di offerta abitativa disperso, in proprietà a locatori privati, può contribuire ad evitare discriminazioni ed aree polarizzate, nonché sostenere il tenore di vita familiare. Tuttavia, la complessità insita in una proposta di alloggi sociali deve farsi inevitabilmente carico di quei rischi progettuali già affrontati e discussi nell'ambito delle case popolari tradizionali: l'impronta associata alle aree dove negli scorsi decenni si sono concentrate le costruzioni di edilizia popolare - aree prive di adeguate infrastrutture economiche e sociali - ed i problemi correlati di alienazione, segregazione e vandalismo ne offrono un esempio di estrema attualità.
E' dunque indispensabile che, sulla basse delle esperienze passate e alla luce delle nuove dinamiche economiche e sociali, le Residenze Sociali si trasformino e si rinnovino, integrandosi con una serie più vasta di politiche pubbliche in modo da affrontare e risolvere tutta quella serie di limiti dovuti ad una progettazione confinata alla sola sfera edilizia. Si rende necessario, in quest'ottica, l'inserimento degli interventi di edilizia sociale in altre politiche, pubbliche, urbanistiche, ambientali e sociali.
Un punto chiave su cui si rende fondamentale incentrare il dibattito è dunque il problema ambientale connesso al risparmio energetico del costruito, divenuto negli ultimi decenni paradigma delle progettualità sociali e oggi "costante" nel panorama non solo scientifico ma anche architettonico mondiale.
La riduzione dei consumi di energia, la conseguente diminuzione delle emissioni di gas a effetto serra, l'interesse allo sviluppo di tecnologie (ed architetture) a basso impatto e l'attenzione alle caratteristiche climatiche locali sono infatti salite ai primi posti tra le preoccupazioni dei Capi di Stato e delle organizzazioni mondiali, in modo da garantire alle generazioni future un pianeta più vivibile. E' in questa direzione che si è mossa l'Unione Europea sin dal 2002 a partire dalla direttiva 2002/91/CE ed attraverso i numerosi provvedimenti seguenti, mirati ad incentivare l'utilizzo di tecnologie innovative e fonti di energia alternative, nonché di metodologie di costruzione 'intelligenti', con la necessità dell'introduzione dell'Attestato di Certificazione Energetica nelle normative di ogni Stato membro.
Tuttavia, per raggiungere l'ambizioso obiettivo di sostenibilità delle costruzioni non sono certamente sufficienti le leggi ed i regolamenti introdotti dalle amministrazioni, per quanto possano essere stringenti. E' necessaria la volontà di cambiare non solo le regole, ma anche la mentalità stessa delle persone, stimolando l'adozione da parte del mercato di alcuni strumenti che possano guidare il settore edilizio verso scelte più consapevoli dal punto di vista ambientale. In questo può aiutare l'adozione volontaria di uno dei numerosi sistemi di certificazione sviluppati negli ultimi anni a diversi livelli (internazionale/europeo, nazionale, regionale) e di cui il Sistema GBC Home ed il Protocollo ITACA analizzati ed utilizzati in questo elaborato sono solo due esempi. Al contrario dell'Attestato di Certificazione Europea, tali sistemi di certificazione non considerano esclusivamente le prestazioni energetiche dell'edificio, ma anche ulteriori aspetti legati alla qualità dei materiali utilizzati, al consumo di risorse, all'interazione con l'ambiente circostante, permettendo di effettuare una valutazione più completa e più vicina al concetto di 'edilizia sostenibile', seppur - senza dubbio - più complessa.
Il dibattito legato a tali argomenti si è giocato finora quasi esclusivamente sul piano industriale e della residenza privata, a causa degli elevati costi a cui le soluzioni progettuali sono inevitabilmente ancora legate. Per questo, lo studio svolto nell'elaborato vuole indagare come la progettazione integrata nel casi di Social Housing possa avvalersi dei metodi di certificazione del prodotto, considerando anche i vincoli economici legati al diverso modello abitativo proposto.
Questa tesi di laurea magistrale nasce infatti all'interno di un progetto di ricerca sviluppato dall'Istituto di Ricerca SITI (Istituto Superiore sui Sistemi Territoriali per l'Innovazione), che prende come casi studio due Residenze temporanee promosse e realizzate dal Programma Housing della Compagnia di San Paolo al fine di valutare la sostenibilità degli interventi di recupero degli edifici destinati a Social Housing. In particolare, il lavoro svolto si è concentrato particolarmente sul caso della ristrutturazione dell'edificio sito in via San Pio V a Torino.
Per comprendere il rapporto esistente tra gli tali interventi ed i sistemi di certificazione, è stato necessario innanzitutto creare una sorta di banca dati di interventi simili al caso studio (ristrutturazioni di edifici di Social Housing), in modo da avere dei termini di paragone sui differenti approcci con cui tali casi vengono affrontati in diversi Stati, sia europei che statunitensi.
A questa fase di benchmarking, è seguita l'effettiva analisi del caso studio della Residenza Temporanea di via San Pio V, al quale sono stati applicati due diversi protocolli per la vantazione della sostenibilità ambientale (GBC Home e ITACA). I risultati ottenuti dall'applicazione di queste metodologie possono essere non solo confrontati in modo da studiare i differenti approcci proposti dal sistema sviluppato a livello internazionale e dal protocollo nazionale, ma anche - e soprattutto - analizzati per valutare l'impatto delle soluzioni progettuali sui risultati finali e la reale possibilità di utilizzo in casi di Social Housing come quello in oggetto. Ed è proprio su quest'ultimo aspetto che si sofferma particolarmente l'ultima parte dell'elaborato: non bisogna dimenticare, infatti, che il caso studio in questione si inquadra in un programma di edilizia sociale per cui le necessità dettate dai requisiti di sostenibilità ambientale devono obbligatoriamente scontrarsi con l'imperativo del mantenimento di un canone calmierato, che non vada ad incidere in maniera eccessiva sui redditi di nuclei famigliari già in difficoltà.
Le domande a cui si è cercato di rispondere, dunque, sono state prevalentemente due: i protocolli per la vantazione della sostenibilità sviluppati finora sono realmente applicabili anche ad interventi di edilizia sociale? Ma soprattutto, l'efficienza energetica e la sostenibilità ambientale possono concretamente influenzare l’Housing Cost, determinando un sostegno a favore delle fasce sociali che lo necessitano?
Relatori
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