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Bruera, Gianni

Progetto per una mediateca a Campana (Argentina).

Rel. Cesare Griffa, Paolo Mellano, Alejandro Vaca Bononato, Alfredo Quiroga, Lucas Gilardi, Jorge Sinesi. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2012

Questa è la versione più aggiornata di questo documento.

Abstract:

La genesi di ogni processo creativo è l'azione, e quell’azionare è la causa del pensare. Durante lo sviluppo del Trabajo Final de Carrera, e della successiva stesura di questa tesi si è dato luogo a molteplici idee, che innescate dall'inconscio, sono state decifrate rivelando man mano il progetto architettonico. Si generò un "laboratorio di idee", senza mai formulare una teoria previa. La teoria scaturisce quindi attraverso il processo di generazione dell'architettura, andandosi via via retro-alimentandosi ed espandendosi.

Lo spazio, mentale e fisico, oggetto di questo azionare è stato Campana: una città industriale argentina sul Río Paraná, situata a circa 75 km a nord della grande metropoli di Buenos Aires.

Questa cittadina, che oggi conta circa 90.000 abitanti, è stata fondata meno di 150 anni fa, e si è sviluppata verso la fine del XIX secolo attorno ad una fremente attività ferroviaria importata a imprenditori inglesi. L’espansione della rete ferroviaria nella Argentina di quegli anni fu dovuta, in larga misura, al suo modello politico-economico agro-esportatore (1880-1930): era necessario costituire un supporto logistico all'agricoltura e allevamento per sull'esportazione diretta verso il porto di Buenos Aires, che divenne e rimase il punto focale di linee radiali convergenti.

Campana, strategicamente situata appena a nord di Buenos Aires, era luogo adatto a ospitare officine ferroviarie per la produzione e riparazione di treni e binari. Si sviluppò attorno a quest'attività una fiorente industria, in prevalenza siderurgica, situandosi lungo la costa del rio. Alle spalle, verso l'infinita pampa argentina, si è esteso l'impianto della città con un modello europeo. Una griglia ortogonale con due assi principali e due diagonali, che incrociandosi danno luogo a piazze e si focalizzano sulla stazione, vero volano della crescita demografica e quindi urbanistica. A seguito del "Proceso de Reorganización Nacional" (1976) e della privatizzazione della rete ferroviaria argentina (1991), dovuta a particolari condizioni politiche ed economiche, la maggior parte delle strutture legate a queste attività caddero in stato di abbandono e disuso. Edifici, capannoni, spazi e vie del treno rimangono ancora oggi, chiusi fra la morsa di una sorta di vuoto legislativo e indecisione politica, contesi fra il governo centrale, l'impresa statale "Ferrocarriles Argentinos" (oggi ADIF) e le comunità locali. Le ex officine di Campana sono dunque tuttora abbandonate e non contribuiscono né allo sviluppo economico nè a quello sociale e ambientale della città e dei suoi cittadini; una frontiera che separa dal rio.

Il porto e le ferrovie hanno fatto di questo luogo un crocevia d'immigranti, che hanno contribuito a creare una gran tradizione costruttiva. Tecnologie di montaggio a secco di strutture metalliche, come capriate che sostengono soffitti e sistemi di travi reticolari che formano portici, configurano il linguaggio architettonico di molti dei capannoni ferroviari costruiti fra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.

E' quindi in questa fascia, fra il Rio e la città, comprendente le ex-officine che siamo intervenuti con la cattedra AVB; con un progetto di riqualificazione urbana e edilizia.

Abbiamo fatto una prima escursione per metterci in contatto con l'ambiente sede del progetto. Sorse da subito una dalle prime incognite: è necessario proiettare questo luogo "periferico" come futuro assemblamento alla metropoli di Buenos Aires? O, approfittando della sua relativa lontananza, possiamo indagare sulla ricerca di un'identità e un carattere proprio del luogo? Il nostro compito è stato quindi rivelarne il carattere in accordo al suo paesaggio, posizione geografica e la sua storia, in modo da poterlo tradurre posteriormente in termini architettonici. Se il progetto manterrà fedeltà alla sensibilità del suo ambiente, sarà in grado di garantire la propria coerenza e diritto a esistere.

«L’architettura ha un compito preciso: fare delle condizioni date di ogni luogo parole che significhino le qualità dell'esistenza, e che svelino la ricchezza e i contenuti che si racchiudono potenzialmente in esse». Tutti gli elementi sono già dati prima, solo resta trasparii, permutarli, e farli "giocare" fra loro di differenti modi; e si fa architettura».

Rem Koolhaas con la sua teoria della città generica e più puntualmente col suo libro-manifesto "Delirious New York", evidenzia come le metropoli hanno generato la cultura della congestione, del delirio; è una fabbrica dell'artificiale che consuma la cosa reale, «con la sua indifferenza rispetto alla topografia, all'esistente, rivendica la superiorità della costruzione mentale sulla realtà»

Regolarmente, l'America non riuscì attraverso la sua cultura a emanciparsi dei modelli di città importato dagli immigranti. Mantenne uno sguardo gravitazionale sulla cultura europea senza rendersi conto che quella essa si stava esaurendo, era in stallo. Lo spirito proprio del luogo rimase nascosto dietro successivi strati; sarebbe necessario esplorare la maniera di tornare a reincarnare l'aura di ciò che è americano e che rimase sepolta: «scava per trovare nuovamente la fonte».

La tesi proporre svilupparsi in linea con il processo architettonico che è stato seguito durante laboratorio di progettazione dell'ultimo anno con il Taller AVB. Si tratta di un quaderno di appunti, di quel "laboratorio d'idee", che ha fatto parte della struttura teorica del progetto.

Progetto, che al di là dei risultati ottenuti, che giudico ottimi, è stato una sorta di pretesto per parlare di architettura, per sviluppare ed espandere la creatività e le qualità insite in ognuno di noi.

Questa tesi ha visto la luce attraverso due momenti distinti: una parte sviluppata parallelamente e contemporaneamente al progetto di cui tratta, mentre un'altra di riformulazione e approfondimento degli argomenti trattati.

Il primo capitolo: Processo, coinvolgerà il lettore dentro quelli che furono i processi di design e sulla teoria e le idee che da essi sono scaturiti; partendo dal presupposto che la natura di ciascuna e di tutte le fasi che implicano l'atto del "fare architettura" è l'assenza costante del "lavoro mentale". Il secondo capitolo cerca di far comprendere quale sia il quadro culturale, in cui sono stato immerso per un intero anno, che ha permesso lo sviluppo dei vari concetti come la ricerca di un'identità (sud)americana; le problematiche che crea la metropoli, come nel caso di Buenos Aires, e il logoramento della sua cultura; le metodologie d'intervento sull'ambiente costruito. Questi concetti nel capitolo seguente permettono di parlare del progetto e dei suoi caratteri, ma soprattutto di un'intensa e particolare visione dell'architettura.

Relatori: Cesare Griffa, Paolo Mellano, Alejandro Vaca Bononato, Alfredo Quiroga, Lucas Gilardi, Jorge Sinesi
Soggetti: A Architettura > AO Progettazione
G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GD Estero
Corso di laurea: Corso di laurea specialistica in Architettura
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/2726
Capitoli:

Prologo

1. PROCESSO

1.1 Cartografia intuitiva del subcosciente

1.2 Strumenti di coerenza

1.3 Decodificando la crittografia

1.4 Distruzione

1.5 Poiesis, portare a presenza ciò che ancora non esiste

1.6 La questione della rappresentazione

2. PRE-ESISTENZA

2.1 II luogo come rovina

2.2 II paesaggio culturale e la pampa

2.3 In America

2.4 La metropoli e il consumo della cultura

2.5 Conserv-Azione

3. PROGETTO E ARCHITETTURA

3.1 Lo spazio impenetrabile

3.2 Che cosa vuoi essere un edifìcio?

3.3 Fino a incontrarne il senso

3.4 II tempio comò luogo per coltivare

3.5 La biblioteca e la caverna

3.6 Atmosfera e dinamismo

3.7 Architettura meticcia

Bibliografia

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