Due modelli di sviluppo urbano? : città intelligente vs città ecologica : riflessioni dei casi di Barcellona, Amburgo, Torino
Matthieu Hérin
Due modelli di sviluppo urbano? : città intelligente vs città ecologica : riflessioni dei casi di Barcellona, Amburgo, Torino.
Rel. Marco Santangelo. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Progettazione Urbana E Territoriale), 2012
Abstract
La scelta di Barcellona
Durante il mio primo mese di permanenza nella città catalana per il progetto Erasmus, dal settembre '2009 al luglio dello stesso anno, ho avuto modo di conoscere alcuni italiani che vivono, più o meno permanentemente, a Barcellona. Molti di loro mi hanno raccontato di come, da alcuni anni a questa parte, tutta la Spagna, e in particolare la Catalogna, abbiano vissuto un notevole slancio economico a partire dalla metà degli anni '90. Quando venni nel 2005 per la prima volta nel paese iberico notai infatti il frenetico proliferare di cantieri che dimostravano l'esistenza di un periodo di "boom" economico in tutto il Paese, legato principalmente al settore edilizio, i cui effetti, bisogna ammettere, non sono sempre stati positivi: speculazione edilizia, alloggi sfitti, cementificazione e densificazione dei pochi spazi liberi come lamentano vari studiosi, come dimostrano le numerose pubblicazioni di giornali locali come, ad esempio, la "Veu del carrer", e gli stessi abitanti della città che spesso si rendono protagonisti di episodi di contrasto con l'Amministrazione. Ne è un esempio il "forat de la vergonja", episodio di lotta attiva dei cittadini che hanno provveduto a creare e gestire un parco giochi ed un orto urbano sul luogo del centro cittadino dove un tempo sorgevano abitazioni abbattute dall'Amministrazione per Far posto ad un parcheggio. L'ultimo ventennio del XX secolo è infatti stato caratterizzato dal moltiplicarsi di numerose trasformazioni urbane che, sebbene in alcuni casi abbiano dato adito a polemiche, hanno fatto nascere un dibattito teorico e offerto molti casi pratici dove si sono potuti concretizzare gli aspetti dibattuti. Dai primi mesi del 2008 questo periodo di prosperità ha subito una forte battuta d'arresto, tendenza confermata nel 2009 e i cui effetti saranno percepibili ancora per lungo tempo nonostante la diminuzione del PIL nazionale sembra essersi arrestata (-0,1% a livello annuale per il 2010, +0,6% nel quarto trimestre dello stesso anno - dati Instituto Nacional de Estadistica, 2011). A dispetto della crisi, quello che però mi ha maggiormente colpito di Barcellona è stato il persistere di una serie di opere di grande portata come il quartiere del 22@ e la costruzione della linea 9 della metropolitana che diventerà, una volta terminata, la più lunga d'Europa con 47,8 km di lunghezza. Vivendo nella città catalana si percepisce una continua trasformazione iniziata con i Giochi Olimpici del 1992 e che una volta avviata neanche la crisi economica può arrestare completamente. Il primo motivo che mi spinge a considerare la città di Barcellona è proprio questa rapidità nel cambiamento, una dinamicità resa inoltre possibile da un'amministrazione che, come da me stesso verificato e dal racconto di alcuni amici residenti nella città catalana, posso affermare essere molto efficiente. Accanto a questa bisogna aggiungere la volontà dei cittadini di creare e mantenere funzionali tutti i servizi.
Un secondo aspetto che mi ha spinto a interessarmi all'urbanistica barcellonese è la ricorrenza del cento cinquantenario dell'approvazione del piano dell'Eixample, il quartiere disegnato da Ildefons Cerdà i Sunyer nel 1859. Dal giugno del 2009 e per i 12 mesi successivi la città ha reso onore al pensatore, urbanista e ingegnere catalano con esposizioni, mostre, eventi che ne sottolineino l'importanza. Questa celebrazione mi ha indirizzato ad interessarmi di Barcellona dal punto di vista sia storico, sia urbanistico dato che gli echi del pensiero di Cerdà sono ancora oggi studiati e riletti chiave contemporanea tanto che ho avuto modo di visitare un'esposizione temporanea dal titolo “Cerdà i la Barcelona del futur”. In questa mostra veniva presentata la nascita dell'Eixample, si confrontava con altre città di diversi continenti, si mostrava la trasformazione e ristrutturazione di alcuni isolati ed infine i progetti per la trasformazione infrastrutturale futura di Barcellona. Stesso sguardo al futuro riproposto da alcuni siti internet: "www.anycerda.org" e “www.barcelona2159.org" che si domandano e chiedono ai cittadini di esprimersi su come sarà il domani di Barcellona, sebbene a volte in maniera un po' utopistica e visionaria. Infine a orientarmi verso uno studio più approfondito della capitale catalana è stato l'interesse per il progetto 22@. Il progetto presenta un modo di affrontare la preesistenza storica di un passato industriale lungo un percorso di terziarizzazione con l'obiettivo di creare un nuovo polo innovativo e di rilancio per le aziende che vi si insediano. Ad attirarmi maggiormente è la ricerca dei motivi che sono alla base delle politiche dell'intervento, si tratta cioè di analizzare il progetto nel quadro delle trasformazioni della città contemporanea. Non è solo a Barcellona, ma in molte altre città, tra cui Torino, che si attuano interventi volti al riutilizzo di aree industriali dismesse, produttive o di servizio all'interno di un quadro più ampio di trasformazione dalla città industriale alla città contemporanea.
Tema e schema della tesi
Gli interventi che in questi anni stanno caratterizzando le trasformazioni urbane si rifanno a vari principi. Molti sono quelli caratterizzati da un'impronta principalmente ecologista: carbon free city, zero waste, bicicle e carfree city, green city solo per citarne alcuni tra i più famosi e dibattuti; altri, invece, si riferiscono all'uso delle tecnologie come la digitai city o la intelligent city; altri ancora si rifanno ad altri aspetti come ad esempio la cultura, la conoscenza e la creatività. La scelta è però ricaduta sui due modelli di sviluppo urbano che si richiamano ai temi della sostenibilità e delle tecnologie.
Il primo è il modello della Ecocity o città ecosostenibile che, come suggerisce il nome, richiama il principio della sostenibilità, cioè "l'equilibrio fra il soddisfacimento delle esigenze presenti senza compromettere la possibilità delle future generazioni di sopperire alle proprie" (Rapporto Brunftland, 1987).
Il secondo modello oggetto di studio è la Smart City o città intelligente. Si tratta in pratica di città
che applicano le ICT in modo tale da favorire uno sviluppo sostenibile; un miglioramento della qualità della vita dei cittadini; una maggiore efficienza delle sue risorse, sia umane sia energetiche, ed una maggiore partecipazione cittadina (http://smartbarcelona.cat/es/).
La città ecosostenibile è un modello radicale di trasformazione, un deciso cambio di rotta sia nella
pianificazione e gestione della città, sia nell'atteggiamento dei cittadini in relazione all'ambiente ed al processo decisionale. La necessità di comportarsi in maniera differente sia da parte di chi è chiamato ad amministrare la città, sia da parte di chi ci vive è uno degli aspetti che mi ha spinto a considerare questo approccio.
Mentre altre correnti ecologiche (zero carbon city, green city, carfree city, ecc.) puntano a migliorare alcuni aspetti legati all'ambiente, la città sostenibile si occupa di tutte le caratteristiche ecologiche da considerare per rendere i luoghi dove viviamo maggiormente sostenibili. L'ecosostenibilità tuttavia non si ferma alla città, ma considerare un'area più ampia. Una visione più estesa e su più livelli, in un mondo globalizzato, con problemi che riguardano ogni parte del globo, non può che essere un elemento favorevole perché permette di avere una percezione d'insieme delle problematiche e delle soluzioni da adottare. L'immagine richiamata dal modello della città ecosostenibile risulta tuttavia ancora lontana dal trovare compimento nelle nostre città, tuttavia reputo utile trattarla in questa tesi in quanto indica la direzione da prendere per garantire un futuro per i luoghi dove viviamo.
Il modello della smart city sarà trattato nella tesi perché mostra in che modo il digitale e la tecnologia, che sono oggi realtà esistenti, possano essere sfruttati per migliorare le città in cui abitiamo. Molti studiosi ed amministrazioni ne hanno capito l'importanza e si impegnano oggi per realizzare quartieri ed interventi smart: De Martin (videointervista "Smart city, si può progettare un futuro più facile?", 9/3/2012), ad esempio, teorizza un'imminente rivoluzione "digitale" e, tra le istituzioni, l'Unione Europea specifica le azioni da intraprendere per raggiungere entro il 2020 gli obiettivi definiti in tal senso. La caratteristiche di una smart city comprendono molti aspetti di una città: dalla mobilità all'ambiente, dalla qualità della vita all'economia, dalla partecipazione alla governarne. Il modello della Smart City è, tra i modelli citati, quello più facilmente realizzabile, e la sua attuazione è in parte già in atto. La presenza di molte città che stanno attuando progetti "intelligenti" rende interessante trattare questo tema nella tesi.
I due modelli verranno analizzati nelle loro sfaccettature e declinazioni nel tempo e nei diversi approcci con cui vengono definiti. Dopo averli inquadrati e descritti, i due modelli saranno oggetto di un confronto per capire quali sono i temi che vengono affrontati da entrambi e quelli che invece sono prerogative dell'uno o dell'altro. Per gli aspetti comuni sarà approfondito il modo in cui questi vengono affrontati. Tale confronto, realizzato sotto forma di tabella, sarà lo strumento con cui verranno analizzati e confrontati i casi studio.
Tra i numerosi progetti che si rifanno alle idee chiave dei citati modelli verranno presentate tre esperienze europee. In particolare, approfondirò il quartiere del 22@ Barcellona, in costruzione nella zona est del capoluogo catalano. Questo primo caso rappresenta la volontà di creare un quartiere "intelligente" e vari accordi con imprese molto attente ai temi innovativi, come ad esempio quello firmato dalla compagnia Schneider Electric per creare un centro di ricerca e sviluppo di tecnologie destinate allo sviluppo intelligente della città (Soler Jubert, 2012). Successivamente l'attenzione si sposterà ad Amburgo dove è in corso la creazione di un nuovo quartiere nell'area del vecchio porto sull'Elba. In questo caso i principi ispiratori riguardano in modo particolare l'attenzione all'ambiente e la mobilità sostenibile, quindi il modello di riferimento è l’ecocity.
Per concludere lo studio di casi la tesi sposterà lo sguardo su Torino per analizzare il bando per la Variante 200 del PRGC che interessa la zona dall'ex scalo ferroviario Vanchiglia fino a Spina 4. Nonostante il piano sia ancora in fase di gara, il bando fornisce già una serie di elementi fìssi da considerare nel Masterplan. Su questi punti ci si baserà per confrontare questo e i due precedenti esempi.
Dal confronto si potranno trarre le conclusioni sulla valenza realizzativa di questi modelli e sulle possibilità di allargare tali proposte anche ad altre città.
Relatori
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